<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Georgika &#187; trivellazioni</title>
	<atom:link href="https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;tag=trivellazioni" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.georgika.it/wordpress</link>
	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 Mar 2023 08:13:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>No Triv e il 17 aprile: la marea che sale dal basso</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=362</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=362#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Apr 2016 21:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[17 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[no triv]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[trivellazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=362</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il 17 aprile siamo tutti chiamati a esercitare un diritto fondamentale. Qualunque cosa dicano il premier Renzi e le varie voci a favore del NO, il referendum abrogativo sulle trivelle non è inutile e non verte solo su un dettaglio tecnico: è la possibilità di riappropriarci di uno strumento, l’ultimo, di democrazia diretta e di dare un giudizio politico sull’operato [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=362">No Triv e il 17 aprile: la marea che sale dal basso</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 17 aprile siamo tutti chiamati a esercitare un diritto fondamentale. Qualunque cosa dicano il premier Renzi e le varie voci a favore del NO, il referendum abrogativo sulle trivelle non è inutile e non verte solo su un dettaglio tecnico: è la possibilità di riappropriarci di uno strumento, l’ultimo, di democrazia diretta e di dare un giudizio politico sull’operato di un governo le cui strategie energetiche, come dimostra il recente scandalo di Tempa Rossa in Basilicata, hanno il solo scopo di favorire i finanzieri dell’oro nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quesito referendario, l’unico di sei sopravvissuto al vaglio della Corte Costituzionale, pone un interrogativo preciso: noi italiani dovremo decidere se le concessioni per la coltivazione di idrocarburi a meno di dodici miglia dalla costa dovranno cessare all’esaurimento dei giacimenti di gas o petrolio che vi insistono oppure al termine della durata della concessione (trent’anni che possono, tra varie proroghe, arrivare anche a cinquanta). Intorno a quella che sembra una goccia nel mare, una specie di cavillo giuridico, si muovono non solo i due schieramenti del SI e del NO, ma due concezioni del mondo del tutto antitetiche. Forti solo della loro volontà e del senso critico che un governo molto autoritario e poco autorevole sa instillare, i “quattro comitatini” che pullulano su tutto il territorio nazionale hanno ingaggiato una feroce lotta contro il tempo, sostenendo sopra ogni cosa il diritto dei popoli ad autodeterminarsi. Il Coordinamento Nazionale No Triv, che da anni catalizza le lotte e le esperienze delle comunità afflitte dall’insulto ambientale prodotto dalle trivellazioni, ha messo in campo mille iniziative e una campagna referendaria come poche: creatività, spirito, informazione capillare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/si-lo-voglio-2-1.jpg" rel="attachment wp-att-11584"><img class="alignright wp-image-11584" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/si-lo-voglio-2-1.jpg" srcset="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/si-lo-voglio-2-1-150x150.jpg 150w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/si-lo-voglio-2-1-300x300.jpg 300w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/si-lo-voglio-2-1.jpg 540w" alt="si, lo voglio 2" width="471" height="471" /></a>Quell’informazione artatamente boicottata, come tutto il referendum, sulla TV generalista e sui quotidiani main stream, è invece passata sul web, sui social networks e soprattutto in migliaia di incontri, convegni, banchetti informativi, catene umane, flash mob, spot di artisti, concerti, cortometraggi. Insomma, quanto più Renzi pensa di oscurare, tanto più i territori fanno luce con il mezzo più potente che hanno a disposizione: la cultura. Stare insieme, uniti nell’impegno attivo e nello sviluppo di sapere e consapevolezza, diventa così  una rivoluzione pacifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Fossi in Renzi, rifletterei su questa ondata che viene dal basso. Non tanto in virtù del 18 aprile: il giorno dopo il referendum, non si perderà nessun posto di lavoro, né – come la mala fede fa dire ai sostenitori del NO – dovremo fare a meno del petrolio o del gas metano da un momento all’altro. La password è “transizione” e l’espressione chiave è riduzione graduale dei consumi e degli sprechi a vantaggio di forme alternative di energia pulita. Transizione vuol dire passaggio, trasformazione. Vuol dire che nuovi comparti energetici in grado di rispettare l’ambiente, se favoriti, produrranno impiego senza cannibalizzare altre forme di economie territoriali come turismo e agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Primo Ministro non comprende che la gente, in maniera molto naturale e spontanea, si riconosce nell’opposizione (e lo si legge sui comunicati di tutti i comitati referendari) ad un modello di sviluppo iniquo e assassino. A questo punto, caro Matteo, non siamo solo noi della Decrescita Felice a necessitare le cure di “uno bravo”, come lei di recente ha sostenuto. Siamo i 60.000 di Lanciano, i 130.000 della Terra dei Fuochi, i 40.000 di Potenza. Siamo tanti, troppi. Siamo persone con una visione di ampio respiro e con una speranza: quella di liberarci di uomini come lei che pensano di poter soffocare le nostre aspettative e, quel che è peggio, di barattare la nostra vita con un pugno di barili di petrolio a colpi di emendamenti notturni e telefonate imbarazzanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo stanchi di dover scegliere tra lavoro e salute, tra il pane e le cure mediche. In molti casi, siamo addirittura disperati. Ma sappiamo che è la vita dei nostri figli a essere il vero oro. E non è certo nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, questo referendum, che ci è costato tanto quanto tutte le royalties provenienti dagli idrocarburi estratti nell’ultimo anno e solo perché lei ha pensato di metterci i bastoni tra le ruote scorporandolo dalle amministrative di maggio, non è affatto un dettaglio tecnico: è la possibilità che lei ci ha gentilmente concesso di essere ancora di più una comunità consapevole, unita, forte. In questo, lo devo ammettere, lei ha ottenuto più risultati dello stesso Coordinamento Nazionale No Triv.</p>
<p style="text-align: justify;">A fronte del suo gravissimo e vergognoso invito all’astensionismo, di tutti i sotterfugi adottati con la Legge di Stabilità per non arrivare alle urne e indipendentemente dai risultati del referendum stesso, noi oggi siamo nei fatti una marea. E il mare, ci pensi su,  non lo ferma nessuno: nemmeno le sue trivelle.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo pubblicato sul sito nazionale di</em> <a title="No Triv e il 17 aprile: la marea che sale dal basso" href="http://decrescitafelice.it/2016/04/no-triv-e-il-17-aprile-la-marea-che-sale-dal-basso/">MDF:http://decrescitafelice.it/2016/04/no-triv-e-il-17-aprile-la-marea-che-sale-dal-basso/</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><span class="whole-read-more">“Per me l’uomo colto è colui che sa dove andare a cercare l’informazione nell’unico momento della sua vita in cui gli serve” – Umberto Eco</span></em></p>
<p><a href="http://www.notriv.com/">Coordinamento Nazionale No Triv</a></p>
<p><a href="http://dorsogna.blogspot.it/">Maria Rita D’Orsogna – fisico, docente universitario, attivista ambientale</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=aubnsXS-_FY">Enzo Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale e co-fondatore del CN No Triv – Le Ragioni del SI</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=n6d-oVTJVW8">Criminali dalla faccia pulita – Roberto Pennisi, DNA, sui legami tra mafie e imprenditoria deviata nell’Italia dei Veleni. Intervista di Pino Ciociola.</a></p>
<p><a href="https://andreaspartaco.wordpress.com/amaralucania_il-film/">Amara Lucania – docufilm di Andrea Spartaco</a></p>
<p><a href="http://www.decrescita.com/news/si-contro-ignoranza-e-bugie/">“Referendum 17 aprile: SI contro ignoranza e bugie” di Igor Giussani, Decrescita Felice Social Network</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=362">No Triv e il 17 aprile: la marea che sale dal basso</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=362</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Life after oil: quando il cinema diventa (inform)azione</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=206</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=206#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2015 15:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[reati ambientali]]></category>
		<category><![CDATA[alterazioni del DNA]]></category>
		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
		<category><![CDATA[cinema ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Life after oil]]></category>
		<category><![CDATA[Martis]]></category>
		<category><![CDATA[Massimilano Mazzotta]]></category>
		<category><![CDATA[Oil]]></category>
		<category><![CDATA[Oil 2]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[raffinerie]]></category>
		<category><![CDATA[Saras]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Sardinia Film Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Sarlux]]></category>
		<category><![CDATA[Sarroch]]></category>
		<category><![CDATA[scorie nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[trivellazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Val d'Agri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=206</guid>
		<description><![CDATA[<p>Cinquemila abitanti e il loro sindaco combattono trivelle e inquinamento a Martis, nel sassarese, impiegando un’arma non convenzionale: il cinema. “Life after oil”, sezione a tema ambiente del Sardinia Film Festival, è la creatura di un giovane regista di origine salentina, Massimiliano Mazzotta, che qualche anno fa con due film documentari &#8211; “Oil,” e “Oil, secondo tempo” – mise a [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=206">Life after oil: quando il cinema diventa (inform)azione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/life_after_oil.jpg"><img class=" size-medium wp-image-211 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/life_after_oil-300x285.jpg" alt="life_after_oil" width="300" height="285" /></a>Cinquemila abitanti e il loro sindaco combattono trivelle e inquinamento a Martis, nel sassarese, impiegando un’arma non convenzionale: il cinema. “<em>Life after oil”</em>, sezione a tema ambiente del Sardinia Film Festival, è la creatura di un giovane regista di origine salentina, Massimiliano Mazzotta, che qualche anno fa con due film documentari &#8211; “Oil,” e “Oil, secondo tempo” – mise a nudo la realtà della Saras, una delle più imponenti raffinerie del Mediterraneo, di proprietà della famiglia Moratti. Un racconto, quello di Massimiliano Mazzotta, di profitti e di morte, disperazione e ingordigia in nome dell’oro nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo nella Sardegna del sud, a Sarroch: venti chilometri da Cagliari e pochi di più dagli incantevoli paradisi naturali della costa meridionale. Anche Sarroch, come Martis, conta cinquemila abitanti. E moltissimi morti. E’ a ridosso di un vero e proprio distretto “nero”: meno di ottocento ettari, espropriati ai contadini della zona, dove c’è la Saras, la Sarlux (società controllata della Saras), centrale elettrica che sfrutta gli scarti tossici della lavorazione del petrolio, e la Versalis (ex Polimeri Europa), gruppo ENI fino alla fine del 2014 e ora acquisita quasi interamente dai Moratti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/sarroch-di-notte_gentedi-sardegna.jpg"><img class="  wp-image-212 alignright" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/sarroch-di-notte_gentedi-sardegna.jpg" alt="sarroch di notte_gentedi sardegna" width="439" height="252" /></a>Sembra quasi una città lunare, la Saras, nelle riprese di “Oil” (2009): a costeggiarla in auto, di notte, con le sue luci al neon disseminate in ogni punto della raffineria, si ha la sensazione di una base spaziale. Ma non suggerisce fascino, né meraviglia: solo inquietudine. Il funerale di un ragazzo di trent’anni, raccontato da un coetaneo in un piccolo bar, fa da contraltare alle parole pronunciate da Gianmarco Moratti in apertura di un convegno e del film. Tra “spigole diesel”, polipi neri e interiora di agnello allo zolfo, “sa (la) raffineria” diventa “sa rovineria” nella testimonianza vocale di un’altra sarrochese e il Golfo degli Angeli (coi suoi fondali adatti ad ospitare le petroliere) di angelico finisce per non avere più nulla. Molte generazioni di contadini sono stati costretti a barattare tutta la loro vita con quella tranquillità da fine mese che la Sardegna, terra economicamente depressa, non ha mai offerto. E così, funerale dopo funerale, Sarroch si spegne, mentre le luci della raffineria brillano ogni notte dal 1966.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, a seguito di un numero sempre più impressionante di decessi, si moltiplicano gli studi scientifici e tutti raggiungono gli stessi risultati: dal 2007 al 2013 si certifica a Sarroch l’elevata incidenza di malattie respiratorie e neoplasie di polmoni e pleura, tra Pula, Sarroch e Assemini (Cagliari ovest) si registra un alto rischio di leucemie nella popolazione maschile. Ma gelano il sangue i dati pubblicati nel febbraio 2013 da un’importante rivista internazionale di epidemiologia, <em>Mutagenesis (Oxford University): </em>a fronte di più alte concentrazioni di benzene, metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici nell’ambiente, corrispondono alterazioni del Dna nei bambini sarrochesi.</p>
<p style="text-align: justify;">E le istituzioni? Sono due gli “Atti di Sindacato Ispettivo” sull’argomento depositati in Senato dal M5S, uno nel 2013, l’altro l’estate scorsa, mentre la Procura di Cagliari ha avviato un’indagine per verificare l’eventuale correlazione tra emissioni della raffineria e patologie tumorali. A proposito, ancora oggi manca un registro dei tumori che metta in luce quali siano le zone dell’isola in cui esplode il rischio di contrarre malattie.  Il dottor Vincenzo Migaleddu dell’Isde (Medici per l’Ambiente), in un’intervista a <em>Sardinia Post</em>, parla di “atteggiamento timoroso, se non omertoso, quando si parla di Saras: sudditanza psicologica nei confronti dei potenti che vengono da fuori (e che portano lavoro)”? O altro?</p>
<div id="attachment_213" style="width: 512px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/saras1_sardinia-post.jpg"><img class=" wp-image-213" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/saras1_sardinia-post-300x214.jpg" alt="Sarroch, il distretto &quot;nero&quot;" width="502" height="358" /></a><p class="wp-caption-text">Sarroch, il distretto &#8220;nero&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Secondo i legali della Saras, la raffineria “non inquina”. La famiglia Romanino è costretta a chiudere la propria azienda agricola di Sarroch e, nel 2013, fa causa ai Moratti per due milioni e mezzo di euro: le analisi sui pomodori rivelano la presenza di metalli pesanti in elevatissima concentrazione, al punto da doverle ripetere tre volte per essere certi che valori così vertiginosamente alti siano la realtà. La Saras “contesta con decisione l’attribuibilità di qualsiasi inquinamento ambientale all’attività produttiva del suo impianto di produzione”. Ritiene sia colpa del clima salmastro e della scarsa manutenzione delle serre dei Romanino, se le canalette di raccolta delle acque piovane sono corrose. Si risente anche delle riprese di Massimiliano Mazzotta e lo cita in giudizio per danno d’immagine. La vicenda legale intorno ad “Oil” darà poi ragione al regista, perché il garante della Privacy definisce “d’interesse pubblico nazionale” il suo lavoro.</p>
<div id="attachment_215" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/mazzotta_oil.jpg"><img class="size-medium wp-image-215" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/mazzotta_oil-200x300.jpg" alt="Massimiliano Mazzotta" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Massimiliano Mazzotta</p></div>
<p style="text-align: justify;">Massimiliano, dopo un anno in India, a Goa, torna con grandi idee e con una visione della militanza da sublimare nell’arte. A Martis, non distante dal petrolchimico di Porto Torres e dove incombe la minaccia delle trivelle della Geoenergy, il giovane regista salentino ha organizzato alla fine dello scorso anno un laboratorio completamente gratuito di fotografia e cinema d’inchiesta, mettendo a disposizione dei partecipanti la propria esperienza e la propria attrezzatura: non tutti, infatti, possono permettersi una costosa videocamera. Ogni corsista ha perciò riciclato ciò che aveva in casa e ha avuto la possibilità di imparare un nuovo modo di intendere la lotta per l’ambiente. La mostra e il documentario che ne sono il diretto risultato saranno mostrati a quello che è il fiore all’occhiello della virtuosa militanza di Massimiliano: <em>“Life after oil”</em>, International Film festival, che nella sua seconda edizione si terrà a Martis dal 7 al 9 agosto prossimi. L’associazione culturale a cui fa capo e da cui prende il nome, vanta come presidente onorario Giuseppe Ferrara, regista di “Cento giorni a Palermo” e “Il caso Moro”. L’obiettivo principale della rassegna – si legge sul sito internet in italiano, inglese e sardo – è denunciare la devastazione ambientale provocata dalla ricerca e dall’impiego dei combustibili fossili, ma soprattutto, di ricercare sistemi di vita alternativi a quelli imposti dalla società del petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna del resto è la regione dove si registra l’area inquinata più vasta d’Italia, triste primato condiviso con la Campania: oltre 445mila ettari nei quali si calcola che un sardo su tre viva in un territorio contaminato, a fronte di una media nazionale di 1 su 6. Ridotta ad altoforno, con discariche che si ingrandiscono esponenzialmente, possibile sito di stoccaggio per le scorie nucleari dell’intera nazione, l’isola non ne può più. E nemmeno i suoi abitanti, i quali si oppongono strenuamente allo svilimento della loro terra organizzandosi in numerosi comitati cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre a Martis il sindaco Lasia difende il suo piccolo comune dagli attacchi dei giganti della trivellazione anche con operazioni culturali di grande respiro come una rassegna cinematografica, “sa raffineria”, a Sarroch, punta sul “Progetto Scuola Saras”: visite guidate negli stabilimenti e un fumetto in cui Gaby, un gabbiano, spiega ai bambini che la raffineria non è pericolosa. Queste iniziative che mirano a “educare” gli adulti del futuro, non sono isolate: a Marsico Nuovo, nella bersagliatissima Basilicata, l’Eni vara il progetto Eni Scuola lo scorso 25 marzo. “Al termine della presentazione – si legge sul sito del cane a sei zampe &#8211; alunni e famiglie hanno assistito allo spettacolo teatrale &#8220;<em>Le insostenibili leggerezze di Ciccio&#8221;</em>. Un’esperienza formativa e divertente per spiegare ai ragazzi la strettissima relazione che c’è tra i prodotti che quotidianamente consumiamo e l’energia che serve a produrli“ .</p>
<p style="text-align: justify;">Sardegna, Campania, Basilicata: mille terre dei fuochi bruciano nel silenzio spesso connivente della politica,  mentre i colossi dell’energia puntano ad assicurarsi cifre da capogiro. La soluzione, come ha saggiamente compreso Massimiliano Mazzotta, risiede nella controinformazione e nella cultura ambientalista che ognuno di noi deve contribuire ad alimentare secondo le proprie inclinazioni e possibilità. Un regista contribuisce con le immagini; un film o una fotografia hanno un grandissimo valore non solo dal punto di vista documentale: presuppongono, in chi gira o in chi scatta, la tensione alla verità oggettiva e hanno il potere di suscitare consapevolezza in chi guarda.</p>
<p style="text-align: justify;">„Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“, diceva Primo Levi, ma sapere e rimanere seduti non ha senso. Amare la propria terra significa difenderla, dobbiamo venire a patti con il nostro coraggio e la nostra pigrizia. Dobbiamo agire. Ma soprattutto, dobbiamo comprendere che quando si parla di terra non c’è geopolitica che tenga: ce lo dimostra un regista salentino di adozione milanese  prestato alle lotte ambientali sarde. L’Appennino è poi così diverso dal Gennargentu? E‘ forse la Val d‘Agri così distante da Porto Torres? Ha importanza la provenienza geografica dei bimbi morti a causa dell‘inquinamento?</p>
<p style="text-align: justify;">La terra è sempre la stessa ovunque la si calpesti e la devastazione ambientale ha le stesse caratteristiche in qualunque angolo del pianeta. Esiste un solo mondo da tenere in vita ed esiste una sola razza a condannarlo e a difenderlo: la razza umana, tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=206">Life after oil: quando il cinema diventa (inform)azione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=206</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
