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	<title>Georgika &#187; terra dei fuochi</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Terra, fuoco, cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 17:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;agricoltura è spesso considerata un tema squisitamente tecnico, noioso e culturalmente disancorato dalla modernità, soprattutto perché, nell&#8217;immaginario collettivo, è stata deprivata di tutta la sua nobiltà.  Eppure, soprattutto nelle agende politiche dei movimenti ambientalisti &#8211; legati alla terra come fonte d&#8217;identità profonda e luogo dell&#8217;esistere &#8211; dovrebbe essere  centrale: dovrebbe poter penetrare nel linguaggio comune, in ogni discorso. E dovrebbe esserlo non solo perché &#8220;palestra di virtù civili&#8221;, come vuole Virgilio nelle Georgiche, ma perché le civiltà contadine di tutto il mondo insegnano una condivisione del vivere imperniata sui beni comuni da opporre all&#8217;idolatria neoliberista dell&#8217;io (basta guardare ai millenari usi civici)  e perché, oggi, l&#8217;agricoltura nella sua declinazione convenzionale costituisce una gravissima problematica ambientale con effetti devastanti sulla salute delle persone, sulla fertilità dei suoli e sui cambiamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;">I contadini risentono ormai drammaticamente delle alterazioni del clima e, con ogni probabilità, sono fra coloro che le registrano prima e con maggior attenzione. Un esempio generazionale e al femminile può ben descrivere l&#8217;accelerazione del cambiamento: mia madre ha conosciuto solo la neve del &#8217;56 che a Napoli fu un evento di portata storica; io, al contrario, avevo visto solo un po&#8217; di zucchero a velo sui tetti della mia città. Ma mia figlia, che oggi ha dieci anni soltanto, ne ha invece fatto esperienza già due volte e di entrambe le volte io ricordo la data. In tutti e due casi, soprattutto nell&#8217;ultimo, le colture hanno riportato danni e nel 2018 (anche per eventi non riconducibili al gelo) i <a title="Italia, con disastri naturali persi 48,8 mld in 20 anni" href="http://https://www.ilmessaggero.it/economia/news/italia_con_disastri_naturali_persi_48_8_mld_in_20_anni-4037097.html">danni riportati in agricoltura</a> ammontano a 600 milioni di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Alluvioni, siccità, nevicate sono fenomeni che influenzano moltissimo l&#8217;andamento dei raccolti. L&#8217;aumento progressivo delle temperature globali, nello specifico, comporta  una diversa distribuzione degli agenti patogeni. In soldoni, significa che le colture soggette a stress idrico (troppa acqua o troppo poca) si ammalano di più, cosa che in agricoltura industriale si traduce in un uso ancora più massiccio di fitofarmaci per evitare che le rese produttive calino drasticamente. Sulle conseguenze nefaste dell&#8217;uso, razionale e irrazionale, dell&#8217;agrochimica mi sono già espressa <a title="Pesticidi, una cultura da eradicare" href="http://http://www.georgika.it/wordpress/?p=489">qui</a>. In questo contesto, vale perciò la pena insistere non tanto sui danni <em>causati</em> <em>in agricoltura </em>dalle alterazioni climatiche, ma principalmente sul processo inverso, ossia su quelli <em>provocati dall&#8217;agricoltura</em> al clima.</p>
<p style="text-align: justify;">I gas climalteranti, la cui produzione naturale viene drammaticamente aumentata da quella antropica, sono essenzialmente l&#8217;anidride carbonica, il metano, i gas fluorurati e il protossido di azoto. Nel complesso, si ritiene che l&#8217;agricoltura convenzionale sia responsabile per circa il 25-30% delle emissioni globali di gas serra perché incide pesantemente sulla produzione della maggior parte di essi. E&#8217; basata, infatti, sull&#8217;uso massiccio di combustibili fossili tanto come carburanti dei mezzi meccanici quanto come coadiuvanti e coformulanti degli agrofarmaci. Inoltre, la spropositata fertilizzazione chimica dei terreni &#8211; oltre a provocare serissimi problemi d&#8217;inquinamento delle falde acquifere &#8211; ha determinato un significativo aumento delle emissioni di protossido di azoto. Rivedere, pertanto, la cultura produttiva attuale non è solo un&#8217;alternativa possibile, ma una necessità impellente.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è di più. Se accostassimo le problematiche ambientali specifiche della Terra dei Fuochi, le alterazioni climatiche e la riflessione fin qui condotta sull&#8217;agricoltura, ci renderemmo conto di quanto, tecnicamente e politicamente, tutto si incroci.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia, in quanto paese sottoscrittore del Protocollo di Kyoto, è tenuta ad elaborare periodicamente l&#8217;Inventario Nazionale delle Emissioni (INES) suddividendolo in sei settori: Energia, Processi Industriali, Solventi, Agricoltura, LULUCF (grosso modo consumo di suolo e silvicoltura) e Rifiuti. In tutti questi ambiti, la combustione dei rifiuti presa in esame è esclusivamente quella legale, ossia derivante da incenerimento, cremazione dei corpi e compostaggio. Nessun accenno, chiaramente, alla combustione <em>illegale </em> dei rifiuti che è invece un fenomeno largamente diffuso non soltanto in Campania, ma in tutto il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a title="In due anni 250 incendi nello smaltimento dei rifiuti: non è normale " href="http://https://www.lastampa.it/2017/09/13/scienza/in-due-anni-incendi-nello-smaltimento-dei-rifiuti-non-normale-lpUTVvHf7Vd1apoyAi0InI/pagina.html"><em>La Stampa </em></a>e soltanto fino al settembre del 2017, sono 250 gli incendi dolosi negli impianti di gestione dei rifiuti. In Campania, nella sola estate del 2018, sono state 8 le piattaforme di stoccaggio andate a fuoco: colonne di fumo nero, densissime e imponenti, hanno messo a rischio le colture e la salute delle popolazioni circostanti nel raggio di molti chilometri. Una fenomenologia criminale così radicata, che in Terra dei Fuochi si accompagna ad una vera e propria quotidianità di roghi appiccati ad ogni discarica abusiva di rifiuti, influisce sicuramente in maniera catastrofica sui cambiamenti climatici e dovrebbe essere registrata anche all&#8217;interno dell&#8217;INES. Varrebbe dunque la pena, per noi ambientalisti, spingere politicamente perché lo sia.</p>
<p><iframe width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/l-8jojujUWI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Risulta di certo comprensibile che le popolazioni afflitte da un&#8217;ordinaria e locale violenza ambientale non abbiano, probabilmente, sviluppato una sensibilità particolare ad un gravissimo problema globale. Tuttavia, è necessario attivarsi in questa direzione e incrociare sempre la riflessione politica sulla Terra dei Fuochi a quella sul clima. E se, abbandonando per un attimo i Fuochi, ci concentrassimo sulla parola Terra, dovremmo sostenere un deciso cambiamento di passo a favore del modello contadino, l&#8217;unico in grado di poter garantire:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">giustizia ambientale, perché fa a meno dell&#8217;agrochimica</li>
<li style="text-align: justify;">equità, perché incentrata sui beni comuni</li>
<li style="text-align: justify;">economia produttiva di segno positivo, come dimostrano i moderni studi agroecologia</li>
<li style="text-align: justify;">un rinnovato senso di umanità perché la spiritualità diffusa in tutte le civiltà contadine è ciò che ci serve per immaginare un mondo diverso</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In fondo, dedicare tutto a questa terra è quello che facciamo da sempre: combattiamo per lei, per il diritto di restarci, perché non venga deturpata e perché continui ad avere radici lunghissime e delicate nella memoria di ciascuno di noi. L&#8217;agricoltura, dunque, non è solo la storia di questa regione. E&#8217; il futuro radioso che ci attende se sapremo coltivare opportunamente il nostro passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Intervento preparato per Stop Biocidio nell&#8217;ambito di Occupy Climate Change, incontro incentrato sulle strategie di contrasto ai cambiamenti climatici e promosso da Marco Armiero, direttore dell’Environmental Humanities Laboratory del KTH Royal Institute Technology di Stoccolma. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto in evidenza: Luigi Viglione</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Augusta, la Terra dei Fuochi silenziosa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 10:09:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Sicilia è un’isola sfolgorante, se ne percepisce l’intensità non appena si sbarca a Messina. E’ stato tranquillo il viaggio in auto con la troupe cinematografica che realizza il docu-film “Resistenti”: un vario sonnecchiare e un robusto chiacchierare fino ad Augusta, in provincia di Siracusa, dove ci aspettano Padre Palmiro Prisutto e i suoi. Loro difendono la loro terra tra [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Sicilia è un’isola sfolgorante, se ne percepisce l’intensità non appena si sbarca a Messina. E’ stato tranquillo il viaggio in auto con la troupe cinematografica che realizza il docu-film “Resistenti”: un vario sonnecchiare e un robusto chiacchierare fino ad Augusta, in provincia di Siracusa, dove ci aspettano Padre Palmiro Prisutto e i suoi. Loro difendono la loro terra tra Augusta, Priolo Gargallo e Melilli, nota alle cronache come il Triangolo della Morte. Un nome che dice tutto.</p>
<div id="attachment_442" style="width: 870px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0022.jpg"><img class="size-large wp-image-442" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0022-1024x681.jpg" alt="Augusta, Polo Petrolchimico" width="860" height="572" /></a><p class="wp-caption-text">Augusta, Polo Petrolchimico</p></div>
<p style="text-align: justify;">E’ di un polo petrolchimico che raccontiamo stavolta, un mostro al quale sono stati sacrificati 30km di costa fascinosissima, di storia e di cultura. Al vederlo, ci si spiega perché chiamino “cattedrali nel deserto” questi insediamenti industriali: intorno alle centinaia di ciminiere, alla faccia ferrosa di un gigante che solo apparentemente dorme e alle mille luci che di notte lo rendono una stazione lunare, c’è solo un gran senso di solitudine e di degrado. Le rovine dell’antica Megara Hyblea, fondata nel 750 a.C. dai Greci in cerca di una nuova vita, sono lì, a pochi passi da un disastro ambientale come pochi e così abbandonate a se stesse da preconizzare il futuro di una piana già dimenticata. Un mare bellissimo e pescoso ospita piattaforme petrolifere dai nomi evocativi e lunghi tentacoli di raffinerie: circa 15 anni fa, livelli di mercurio 20.000 volte superiori alla norma lo colorarono di rosso, come in Sardegna, a Porto Scuso. Tra cardi e acacie selvatiche che solo timidamente nascondono le industrie, pascolano indolenti alcune mucche e si coltiva biologicamente. A pochi chilometri case, gente, vite comuni.<br />
Il petrolchimico è una Cattedrale contro una piccola Chiesa. Don Palmiro, un uomo profondamente buono e schivo, ha già pagato sulla propria pelle il costo di una vita all’ombra di quel mostro e non può lasciare che i suoi concittadini continuino a essere carne da macello. Lui parla. Parla ai parrocchiani, ai suoi studenti, ai suoi confratelli e anche per lui, purtroppo, si ripete il clichè della derisione, quando non delle minacce. Perfino la sua Famiglia, quella in Cristo, gli si schiera contro e ne tenta la rimozione: il Vescovo, al contrario del Parroco, ama il silenzio. Ma Don Palmiro resiste: contro i numeri agghiaccianti che vogliono morto un augustano su due nei prossimi anni, contro i voltafaccia dei compaesani che guardano al petrolchimico come ad un faro nella notte dell’endemica disoccupazione siciliana e perfino contro la Chiesa locale, lui va avanti. E con lui un pugno di donne e uomini che non possono rimanere fermi ad aspettare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Guerriere_1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-443" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Guerriere_1-1024x681.jpg" alt="guerriere_1" width="860" height="572" /></a><br />
Sulle magliette che ha fatto stampare il migliore di loro, Carmelo Miano, si legge: “Se dovessi morire di cancro, sarebbe un omicidio”. Già nel 2001 uno studio del OMS prova che nell’area di Augusta – Priolo si registrano eccessi di mortalità significativi &#8211; per patologie polmonari negli uomini &#8211; nelle zone più vicine al petrolchimico. Ma è solo il principio: è un’escalation di notizie terrificanti fino alle ultime dichiarazioni del Dott. Madeddu, direttore del Registro Tumori di Siracusa-Messina-Catania, che nel 2015 definisce “incontrollabile” il tasso di mortalità per tutti le neoplasie nei prossimi 40 anni.<br />
Di cancro, purtroppo, muore anche Carmelo. Indossano le sue magliette durante le manifestazioni pubbliche che mai radunano grandi folle e in quelle occasioni in cui, per fortuna, possono gioire del corso della giustizia. Sotto la discarica CISMA, a Melilli, pochi giorni prima del nostro arrivo, un sit-in degli attivisti sugella l’arresto di 14 presunti assassini responsabili dello smaltimento illegale di rifiuti tossici: “ricette” le chiamavano, le misture abominevoli in cui mescolavano a calce e ad altri inerti i rifiuti che avrebbero dovuto essere codificati in ben altro modo. Così allegramente confezionati, venivano bruciati nel vicino inceneritore della Gespi.<br />
Sono queste le pennellate principali del mio dipinto siciliano. L’ultima è quella nota ai più, quella buia e fosca dell’elenco dei “caduti” per inquinamento che il Don fa ogni 28 del mese, alla fine della messa. Più di 900 nomi e professioni: impiegati, casalinghe, studenti, bambini, operai, professionisti. Il cancro non guarda in faccia a nessuno, non importa che si lavori nel petrolchimico o meno. Basta viverci accanto. E a chi continua a dire che il nesso di causalità tra ambiente e salute è labile, tocca venire in questi luoghi di morte per rendersi conto che tutte le cause che determinino, anche in maniera opaca, terribili malattie, malformazioni e alterazioni genetiche come ad Augusta, vanno rimosse senza perdere un solo attimo di tempo.<br />
Oltre lo scempio e il disastro, rimangono gli attivisti, i cittadini che non si stancano di lottare e rifuggono il silenzio come l’immobilismo. Di elenco voglio farne uno anch’io, per ricordare che c’è chi non si arrende e per dare dignità a chi spesso viene abbandonato, deriso, minacciato:</p>
<p style="text-align: justify;">Don Palmiro Prisutto</p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro Riera<br />
Cinzia Di Modica e suo figlio Alessio<br />
Lina Iannello e la piccola Chiaretta<br />
Cosimo e Lucia Rapisarda<br />
Giusi Palmi<br />
Maurizio Di Grande<br />
Angela Passarello<br />
Giusi Nanè</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti loro soffrono, hanno sofferto. Nessuno di loro molla. Tra cardi ed acacie selvatiche, non ci sono solo le ciminiere, ma santuari in cui la gente si raccoglie con speranza come l’ “Adonai”, “Mio Signore”: davanti ad un mare che rimanda a genti antiche, io che non ho fede non posso che guardare al Cielo e cogliere in Don Palmiro e nei suoi un frammento di specchio. Quello che riflette con coraggio un Amore che dissolve la storia e ne cancella la disumanità.<br />
<em>Miriam Corongiu</em></p>
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		<title>#Resistenti_Brescia: pane e veleni nella Terra dei Fuochi del Nord</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2017 16:58:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;REsistenti” è il nuovo lungometraggio della Socialmovie: dopo “Il Segreto di Pulcinella – Storie dalla Terra dei Fuochi”, per la regia di Mary Griffo, il cinema torna ad occuparsi di inquinamento, devastazione ambientale, disagio sociale e coraggio. Coraggio, si. Perché stare sul territorio, ogni giorno, combattendo la mala politica, l’indifferenza e un paradigma economico che produce solo distruzione e disuguaglianze, [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;REsistenti” è il nuovo lungometraggio della Socialmovie: dopo “Il Segreto di Pulcinella – Storie dalla Terra dei Fuochi”, per la regia di Mary Griffo, il cinema torna ad occuparsi di inquinamento, devastazione ambientale, disagio sociale e coraggio. Coraggio, si. Perché stare sul territorio, ogni giorno, combattendo la mala politica, l’indifferenza e un paradigma economico che produce solo distruzione e disuguaglianze, richiede fermezza e coraggio. È resistenza. Un manipolo di attivisti della Terra dei Fuochi, quelli della Rete di Cittadinanza e Comunità, segue le riprese del film in giro per l’Italia: in ogni regione c’è una Terra dei Fuochi, in ogni regione c’è una forma di resistenza. Il cinema le racconterà come sa, attraverso il grandangolo e le luci. Noi le racconteremo qui, su Decrescita Felice Social Network, attraverso lo sguardo di chi si fa barricata tutti i giorni e di chi sa nel profondo che, battaglia dopo battaglia, “questa terra, un giorno, sarà bellissima”.<br />
E’ povero il cortile di Pierino Antonioli, un allevatore di Brescia che circa 15 anni fa si è visto stravolgere la vita dalla Caffaro. Oggetti vari ammonticchiati un po’ ovunque e una tenda in plastica che separa la parte abitata da quella ormai semiabbandonata, parlerebbero di stentata sopravvivenza se non ci fossero due incredibili, maestosi pavoni blu oceano a testimoniare tutt’altro: un pezzo di vita che pulsa ancora prepotente, una forma semplice e inconsapevole di resistenza.<br />
Ci accolgono con la riservatezza tipica della civiltà contadina, gli Antonioli, ma si vede che sono abituati a giornalisti e telecamere. Ce ne sono stati fin troppi lì, ad ascoltare i racconti di Pierino, senza che poi chi doveva e poteva fare un po’ di giustizia intervenisse. E così Pierino racconta ancora, ogni volta, a chiunque si mostri interessato la storia di un Piccolo Agricoltore che un giorno si scontrò con la Grande Industria e ne rimase spezzato.<br />
La Caffaro è un’industria chimica sorta agli inizi del Novecento in quella che un tempo era la periferia di Brescia. Dall’albergo dove siamo, in pieno centro, oggi però non dista che pochi minuti e quando il disastro si è consumato, la fabbrica era già tra scuole e case, a ridosso di terreni coltivati. Produceva PCB (policlorurobifenili) utilizzati come olio isolante per condensatori e trasformatori elettrici, una piccola rivoluzione della chimica – brevetto Monsanto –  rivelatasi poi mortale. I PCB, infatti, sono inquinanti organici persistenti. Significa che una volta dispersi nell’ambiente non vanno più via se non a seguito di costosissime bonifiche. Permangono nelle acque, non si biodegradano, rimangono pervicacemente nei terreni e così, anche se la Caffaro ha dismesso buona parte dei suoi impianti – il sito è ancora attivo – i PCB continuano ad avvelenare terre e sangue dei bresciani.</p>
<div id="attachment_437" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/pierino-antonioli.jpg"><img class="size-medium wp-image-437" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/pierino-antonioli-300x200.jpg" alt="Pierino Antonioli. Ph. www.senigalliesi.photoshelter.com" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Pierino Antonioli. Ph. www.senigalliesi.photoshelter.com</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo sa bene Pierino Antonioli che lì vive e lì ha perso tutto. Quando il caso Caffaro scoppiò, molti anni dopo che i PCB vennero messi al bando in Giappone e molti anni dopo la chiusura dello stabilimento, gli ispettori dell’ASL andarono nella sua cascina e gli ingiunsero di abbattere i suoi undici capi di bestiame e le sue galline. Non fu sufficiente ucciderli: dovettero incenerirli, perché le carcasse non inquinassero il terreno. Gli dissero che non poteva più coltivare nemmeno un pezzetto di terra e che tutta la sua famiglia doveva sottoporsi ad analisi. Fu così che scoprirono che Pierino era altamente intossicato, con un livello di PCB nel sangue pari a 290 su una soglia massima di 15. La madre, Luigia, ne aveva 700.<br />
Fu difficile cambiare, racconta la moglie. Franca era abituata a lavorare in campagna, alle balle di fieno. Una vita dura, come quella di tutti i contadini, una vita però a cui si dice addio a malincuore. Rimane in piedi mentre mi parla con gentilezza, con lo sguardo chiaro un po’ distante e con la premura verso gli ospiti propria delle donne di un tempo. Le piace che anch’io sia una contadina e con quel cameratismo che da l’appartenere alla stessa categoria, mi porta a vedere un albero di limoni che le hanno regalato e che mai ha potuto piantare: come in uno scenario post-atomico, cresce in un gigantesco vaso di ferro, al riparo, in una specie di garage…la signora Antonioli, però, è orgogliosa di quella pioggia di frutti gialli il cui colore così intenso, in quella penombra e in quella latente tristezza, fa il paio con il blu elettrico delle piume di pavone che pochi minuti più tardi mi regalerà perché le porti a Napoli, a mia figlia.<br />
Ce ne andiamo con il silenzio nel cuore. Venendo dalla Terra dei Fuochi, dovremmo essere abituati alle storie di disagio economico e sociale che accompagnano sempre la devastazione ambientale, ma le persone non sono certo un numero in una statistica e quando le incontri, immergendoti nelle loro vite, non puoi lasciarle senza che l’incredulità e l’amarezza ti invischino nella loro ombra. Nessuno ha mai risarcito Pierino, anzi. Pierino paga l’IMU sui suoi terreni che non valgono più nulla e dovrebbe sopportare in prima persona parte dei costi altissimi della bonifica, se volesse recuperarli. Hanno sacrificato il piccolo, mentre la Caffaro, dopo alterne vicende giudiziarie e societarie, non ha mai pagato.<br />
Sarà che da noi lo Stato non l’abbiamo mai sentito presente, sarà che da noi l’inquinamento non è mai stato l’effetto collaterale di un’economia che portasse vera occupazione e sarà, perciò, che abbiamo imparato prima degli altri ad alzare la testa e a ribellarci, ma il silenzio che abbiamo dentro lasciando Brescia Sud è il silenzio che avvertiamo fuori, nella città. La Caffaro smette nel 1983 di produrre PCB, mentre lo scandalo scoppia solo nel 2001 e tutt’ora sembra relegato ai soli, ordinati, cartelli che segnalano le aree inquinate. Eppure, tonnellate di diossine e PCB sono state emesse dalla fabbrica della morte facendo diventare Seveso un granello di polvere tra i disastri industriali. Scrive bene Zancan in un articolo apparso su La Stampa nel 2012: a Brescia i veleni sono istituzionalizzati. Un prezzo, per molti, adeguato alla vita benestante che vi si conduce.</p>
<div id="attachment_438" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/discarica-vighizzolo.jpg"><img class="size-medium wp-image-438" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/03/discarica-vighizzolo-300x225.jpg" alt="Montichiari, una delle 15 discariche che lì si concentrano" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Montichiari, una delle 15 discariche che lì si concentrano</p></div>
<p style="text-align: justify;">La chiamano la Terra dei Fuochi del Nord per i rifiuti tossici sepolti un po’ ovunque, nelle fondamenta dei centri commerciali come nelle arterie stradali. Oppure, a Montichiari, è la Terra dei Buchi per via delle circa 140 discariche autorizzate che popolano la provincia e che le Mamme di Castenedolo ben pensarono di riprendere dall’alto, con un aereo da turismo, in un colpo d’occhio che rende conto con crudele precisione di uno sventramento senza precedenti. Brescia è anche l’esempio nazionale dell’incenerimento supertecnologico dei rifiuti, quello che ci sbattevano sotto il naso quando in Campania nel 2008 soffrivamo di un’emergenza – oggi si sa – montata ad arte per favorire l’Impregilo e l’imprenditoria criminale di cui la camorra era solo il braccio armato.<br />
Dietro un ordine perfetto, siepi ben potate e cascine un po’ retrò, si nasconde il nucleo nero di un’economia disfunzionale che compra il cuore degli uomini e lo rivende al miglior offerente. Non di tutti, però. Perché anche lì abbiamo conosciuto un coraggio che non si traduce solo nella pacata resistenza di Pierino Antonioli. Anche lì, manipoli di cittadini si organizzano e si oppongono come accade in ogni angolo d’Italia. Anche lì, un po’ per volta, cambieranno le cose. Perché siamo tutti vittime della devastazione planetaria e del silenzio connivente delle istituzioni, ma diventiamo tutti attori del cambiamento quando mettiamo al primo posto la dignità e la vita degli altri. Quelle combattute con il cuore sono battaglie vinte in partenza. Ad ogni latitudine. Come ad ogni latitudine, le fratellanze strette tra uomini e donne di coraggio sconfiggeranno il buio e l’indifferenza che c’è.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo pubblicato su <a title="Decrescita Felice Social Network" href="http://www.decrescita.com/news/resistenti_brescia-pane-veleni-nella-terra-dei-fuochi-del-nord/">Decrescita Felice Social Network</a></em></p>
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		<title>Terra dei Fuochi: il Progetto Veritas al tempo dell’inganno universale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 20:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in avanti.<br />
Il Progetto Veritas, che in Terra dei Fuochi nasce, mette insieme medici affermati e cittadini comuni per dimostrare che, dal basso, si può tutto. Perfino arrivare a quei risultati che richiederebbero mezzi imponenti per essere raggiunti e ai quali la politica, indifferente quando non volutamente assente, sembra proprio non voler pervenire.<br />
“Un gruppo di cittadini onesti e risoluti”, direbbe Margareth Mead, quelli della Rete di Cittadinanza e Comunità, hanno messo insieme l’Università Federico II di Napoli, un oncologo di fama internazionale (il Prof. Antonio Giordano dello Sbarro Institute di Philadelphia), attivisti ambientalisti, cittadini comuni e perfino artisti, per poter effettuare test tossicologici su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi e mapparne il sangue allo scopo di verificare la presenza di agenti inquinanti. Si intende misurare il livello di intossicazione della gente tra Napoli Nord e Caserta Sud e lo si farà in maniera del tutto indipendente.<br />
I costi dei test di laboratorio verranno economicamente sostenuti tramite crowdfunding sul web, spettacoli e varie iniziative sul territorio: una grande raccolta fondi, insomma, che rimane lontana dalle questue istituzionali e soprattutto dalle ombre della politica. I test saranno effettuati gratuitamente da un grande staff di medici della storica università napoletana e lo studio finale di biomonitoraggio condotto – e sempre senza compenso – dal Prof. Giordano negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Progetto Veritas" href="http://https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=fGaAGIGKFNI">Progetto Veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio migliore di resilienza non c’è. Un popolo che soffre, davanti alle mistificazioni e alle inadempienze della politica locale e centrale, decide di fare da sé e di riscrivere la storia. Si riorganizza, unisce la proposta alla protesta, si dota di strumenti che sembravano appannaggio solo dell’establishment e resiste, adattandosi con successo ai cambiamenti, cercando esso stesso di produrne di altri e positivi. Cerca la verità. Per riconsegnarla alla gente.<br />
In tempi di referendum costituzionale, del grande inganno che potrebbe portarci all’autarchia elettiva, è doppiamente corretto parlare di resistenza. Dire NO è, in questi casi, un’affermazione di sé stessi, non il diniego immaturo di chi scuote la testa per partito preso. Resistere è attivare un enorme sistema frenante e progredire al tempo stesso: la barricata che, per l’appunto, non rimane mai ferma, che si espone al fuoco nemico. Resistere è impedirsi di cedere all’abbrutimento e al silenzio, alla superficialità e perfino alla facilità. Nessun obiettivo di peso si raggiunge in fretta, nessun cambiamento è figlio della velocità.<br />
È questa la lezione che abbiamo imparato nella Terra dei Fuochi. Sappiamo perfettamente di avere davanti una strada ancora lunghissima e piena di ostacoli, alla scoperta di noi stessi e dei nostri limiti, ma ci proiettiamo verso scelte capaci di futuro e resistiamo sul territorio avanzando continuamente. Sono queste le rivoluzioni di successo, quelle combattute sognando e radicando i sogni nello spazio e nel tempo. E il nome del nostro ultimo progetto, “Veritas”, non è una scelta casuale. Perché è noto: “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”<br />
<em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se anche voi volete partecipare al Progetto Veritas e prendervi cura del futuro, potete donare su <a title="Progetto Veritas - Raccolta Fondi" href="http://https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas">https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte foto in evidenza: Mauro Pagnano</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sul sito nazionale del <a title="Movimento per la Decrescita Felice" href="http://http://decrescitafelice.it/2016/12/terra-dei-fuochi-progetto-veritas-al-tempo-dellinganno-universale/">Movimento per la Decrescita Felice</a></p>
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		<title>Il Giardino degli Alberi Dimenticati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 15:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi nella mia terra in cui è difficile immaginare la pace e la bellezza. Luoghi dove la natura è cancellata dalla mancanza di speranza e di prospettiva. Luoghi dove l’amore è negato dal narcisismo e dalla brutalità. È in quei luoghi, però, che torno tutte le volte che desidero sentire il flusso della vita perché è lì che [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono luoghi nella mia terra in cui è difficile immaginare la pace e la bellezza. Luoghi dove la natura è cancellata dalla mancanza di speranza e di prospettiva. Luoghi dove l’amore è negato dal narcisismo e dalla brutalità.</p>
<p style="text-align: justify;">È in quei luoghi, però, che torno tutte le volte che desidero sentire il flusso della vita perché è lì che nasco ed è lì che muoio un po’ ogni giorno. Che si chiami Terra dei Fuochi o che sia semplicemente l’orto dietro casa mia, lì trovo la forza di immaginare il futuro e le sue radici. Ed è in un punto preciso del mio campo, tra il gelso intorno al quale si arrampicano le mie piccole zucche e gli albicocchi che nessuno ama più, che tratteggio il disegno di un giardino nuovo, fatto di Alberi Dimenticati.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché gli Alberi Dimenticati esistono, come contorni sfumati dei sogni di quand’ero bambina. Sono alberi come il cotogno, i cui frutti legnosi riempiono di profumo le torte delle nonne o come il nespolo mediterraneo, di cui ci sfugge perfino l’aspetto, del tutto obliato da varietà moderne dai nomi d’oltreoceano.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/pero-cotogno.jpg" rel="attachment wp-att-12246"><img class="size-full wp-image-12246 alignleft" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/pero-cotogno.jpg" alt="Pero Cotogno" width="296" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sedendo per terra, sporcandomi il jeans e le mani, fisso lo sguardo tra le foglie per un po’. Gli uomini hanno scelto le grandi coltivazioni, le rese sicure, l’ingegneria genetica e l’innovazione forzata in un campo, l’agricoltura, in cui la fertilità è figlia solo di una spontaneità che vuole essere addomesticata con dolcezza. Abbiamo creato grandi eserciti in luogo di piccoli e funzionali drappelli di sentinelle, senza renderci conto che ciò che è troppo grande spesso finisce con il perdere l’identità, mentre l’esigenza di sicurezza va trasformandosi in meschinità. E andar dietro alle novità non vuol dire sempre progredire: vuol dire sovente dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna fare i conti, dicono, con il mercato. Dobbiamo immettervi serie ininterrotte di nuove cultivar, preferendo piante resistenti agli attacchi degli insetti fitofagi e commercialmente convenienti solo per un ciclo di 5-9 anni, per poterle poi sostituire con altre varietà quando le rese cominciano a diminuire. Sono piante i cui semi sono ibridi, sterili, privi di futuro, perché ci rendano tutti dipendenti dalle multinazionali dell’agrochimica. E in questa folle corsa alla più gigantesca e distruttiva modifica del paesaggio che sia mai esistita, il modo in cui la natura si è espressa fin dalla sua alba, la biodiversità, diventa essa stessa un termine alla moda e nulla più.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordare gli alberi, questi possenti, fruscianti, tranquilli amici, non è dunque un esercizio di memoria. Bisogna tornare a riconoscerne le fattezze, un po’ come bisogna tornare a interpretare l’alfabeto dei nostri sentimenti. E’ una questione di ritmo: senza seguire quello cadenzato delle stagioni, della luna e del cuore, non potremo che sentirci smarriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò il mio Giardino sarà un ricordo vivente di ciò che non è più e sarà popolato da giovani alberi di specie dimenticate. Sotto i loro rami mostrerò alle persone la loro delicata resistenza al tempo e racconterò loro storie perdute di bambini nemmeno troppo antichi, di tradizioni cancellate dalla modernità e di quanto sia importante, a volte, recuperare il passato per dare vita al futuro. Con i loro frutti preparerò leccornie da mangiare su tovaglie a quadroni stese alla rinfusa sull’erba e su quell’erba inviterò tutti a sdraiarsi, per sentire quella frescura naturale che non ci appartiene quasi più. Si può sognare ad occhi aperti all’ombra di alberi così.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché è vero che, come è accaduto per la lentezza, questi alberi non hanno più voce, se non quella del vento. Ma, a sforzarsi di ascoltare il vento e di prendere la corrente giusta, si può anche imparare a volare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://decrescitafelice.it/2016/09/il-giardino-degli-alberi-dimenticati/">&#8220;Il Giardino degli Alberi Dimenticati&#8221;</a> è stato pubblicato sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Processo Resit: non solo la mafia è “una montagna di merda”</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2016 14:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cipriano Chianese]]></category>
		<category><![CDATA[io morto per dovere]]></category>
		<category><![CDATA[Resit]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Cipriano Chianese, l’inventore dell’ecomafia, è molto diverso dall’immagine da delinquente che rimandano le foto segnaletiche in giro per il web. Non l’ho riconosciuto subito. E’ un uomo alto, elegante, con i capelli bianchi che scendono in un’onda: solo il naso, grande e con una piega carnosa nel mezzo, lo associa a ciò che ricordavo di lui. E lo sguardo altezzoso [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cipriano Chianese, l’inventore dell’ecomafia, è molto diverso dall’immagine da delinquente che rimandano le foto segnaletiche in giro per il web. Non l’ho riconosciuto subito. E’ un uomo alto, elegante, con i capelli bianchi che scendono in un’onda: solo il naso, grande e con una piega carnosa nel mezzo, lo associa a ciò che ricordavo di lui. E lo sguardo altezzoso e tranquillo nonostante segga da imputato in un processo per disastro ambientale e associazione mafiosa.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/chianese-640.jpg" rel="attachment wp-att-11973"><img class=" wp-image-11973" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/chianese-640.jpg" srcset="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/chianese-640-300x157.jpg 300w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/chianese-640.jpg 640w" alt="Cipriano Chianese - Fonte foto: www.ilfattoquotidiano.it" width="452" height="236" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le indagini di Roberto Mancini, il poliziotto romano della Criminalpol che in una preziosa informativa del 1996 per primo lo denunciò, l’avvocato Chianese è l’anello essenziale dell’iniqua catena che lega camorra, servizi deviati, pezzi dello Stato e imprenditoria allo smaltimento selvaggio dei rifiuti in Campania. E’ sua la discarica Resit a Giugliano, piena Terra dei Fuochi, dove soltanto tra il 1987 e il 1991 vengono accatastate più di 30.000 tonnellate di rifiuti provenienti dall’Acna di Cengio, azienda savonese produttrice di coloranti. La perizia del geologo toscano Balestri, richiesta dalla Procura di Napoli e depositata nel 2010, ci consegna ad un futuro agghiacciante: è tale il livello di inquinamento provocato che entro il 2064, quando il percolato tossico avrà raggiunto le falde sottostanti, i veleni contamineranno decine di km quadrati di terreno e la vita che ospitano. Un disastro da trattare come quelli nucleari, se pare che l’unica soluzione – peraltro mai applicata – sia quella di sarcofagare la discarica con il cemento.</p>
<p style="text-align: justify;"><object width="590" height="390"><embed src="http://www.youtube.com/v/inZN_4Fc_Z4?version=3&amp;theme=dark&amp;fs=1&amp;cc_load_policy=1&amp;iv_load_policy=1&amp;modestbranding=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="allowfullscreen" width="590" height="390" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base di questa perizia, il boss Francesco Bidognetti, clan dei Casalesi, è stato condannato nel 2013 a 20 anni per disastro ambientale e avvelenamento della falda acquifera. E sulla base di questo studio che la difesa ha cercato in tutti i modi di smontare, sull’informativa di Mancini e su un quadro probatorio che appare molto solido, la Direzione Distrettuale Antimafia ha chiesto, nel complesso, 280 anni di carcere per 29 persone coinvolte a diverso titolo nel disastro della Resit. Tra queste, c’è Giulio Facchi, sub-commissario all’emergenza rifiuti tra il 2000 e il 2004 (quando commissario governativo era Antonio Bassolino) e Gaetano Cerci, imprenditore affiliato ai Casalesi e legato alla loggia massonica Propaganda 2.</p>
<p style="text-align: justify;">Attendiamo la sentenza per ore, dietro il vetro dell’aula 116, impegnati in una prova emotiva non da poco. Quando si parla di criminali, di mafiosi, ci si aspetta inconsciamente che siano mostri anche nell’aspetto, come per negare la loro appartenenza al genere umano già alla prima occhiata. Invece, hanno volti comuni, perfino belli, curati. Anche Gaetano Cerci, che assiste al processo dalla gabbia per detenuti, sembra soltanto il ragioniere che è. Questi uomini sono, invece, tra i principali responsabili del biocidio perpetrato in Campania, della morte di troppi bambini e di una devastazione ambientale a cui non potremo porre rimedio.</p>
<p style="text-align: justify;">La pioggia battente di questo 15 luglio, così disarmonica in un giorno d’estate, è la compagna perfetta di una cupezza crescente. Ascolti i giornalisti presenti ripercorrere date, luoghi, nomi conosciuti ad ogni livello della politica italiana, nomi stanati tra giudici, carabinieri e imprenditori gettati nell’immane calderone di una “società alla deriva” – per citare Castoriadis – in cui è così nauseabonda la puzza di marcio da farti salire le lacrime agli occhi. E ti chiedi, abbracciando una mamma che ha perso il suo unico figlio nella Terra dei Fuochi, come la speranza possa ancora chiamarsi tale e come (come!!!) siamo potuti arrivare a tanto. Nessun candore. Mai più.</p>
<p style="text-align: justify;">È intollerabile vedere così nitidamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre in aula il numero degli attivisti, delle mamme e dei preti sale al lento susseguirsi delle ore e man mano che la pioggia lascia timida un po’ di spazio alla sera, faccio appello – in mancanza di fede –  a tutti i miei riferimenti culturali. Nel brusio sorvegliato dalla Polizia, mentre porto lo sguardo dai capelli chiarissimi della vedova Mancini alle toghe degli avvocati, mentre mi indicano i consulenti che si sono venduti alla difesa e fissiamo nervosi, dalla stessa sala che ospita due familiari del Cerci, la porta dalla quale entreranno i giudici, ricordo le parole di Alex Langer sulla “cultura del limite”. Io ho davanti l’eccesso, la tracotanza, la superbia dell’Uomo che non ha saputo guardare oltre sé stesso. La corsa sfrenata al profitto, legittimata da questa folle economia del “più” ad ogni costo, ha trascinato nella sua piena qualunque cosa e ha lasciato al suo passare solo una profonda mancanza di dignità. E molti morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non fosse per gli sguardi puliti delle persone con cui condivido questa assurda attesa, per quello del PM Alessandro Milita che è venuto a salutarci al mattino e per quello ormai privo di luce delle tante vittime campane, io non avrei ragioni per andare avanti. Sono loro il mio limite, il limite alla mia pazzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi istanti ancora e sapremo, mentre tratteniamo il respiro, che Chianese Cipriano, Cerci Gaetano e Facchi Giulio vengono condannati rispettivamente a 20, 16 e 5 anni di reclusione in primo grado di giudizio e in un giorno che rimarrà, per noi, storico. Anche se si tratta di uno dei tanti round di un lunghissimo match, riaffiora la speranza nei giorni che verranno: ora è scritto che sono gli imprenditori e la politica ad essi vicina i veri protagonisti del nostro eccidio ambientale, mentre la camorra ne è solo il braccio armato. La “montagna di merda” di Peppino Impastato si popola sempre più di inquietanti figure dall’aria per bene e dallo sguardo tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;">Distolgo il mio da quell’aula piena di gente e lo rivolgo verso i tanti attivisti che negli anni non hanno mai mollato. E’ loro l’immagine che voglio rimanga impressa nei miei occhi, non quella di Chianese in completo scuro o di Cerci dietro le sbarre. Appartiene a loro la sofferenza, la povertà, lo splendore di questo giorno lento e terribile, come appartiene a tutti noi il sacrificio di Roberto Mancini, “morto per dovere”.</p>
<p style="text-align: justify;">A casa, spiegando alla mia piccola cosa ha fatto la sua mamma assente fin dal mattino, mi sento rispondere che “quell’uomo cattivissimo” dovrebbe rimanere in prigione non per 20, ma per 2300 anni. E così, di colpo, mia figlia mi restituisce un po’ di quell’innocenza che, guardando attraverso il vetro dell’aula 116, credevo il mondo avesse perso per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sul sito nazionale del <a href="http://decrescitafelice.it/2016/07/processo-resit-non-solo-la-mafia-e-una-montagna-di-merda/">Movimento per la Decrescita Felice</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riferimenti bibliografici:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Io, morto per dovere” – Luca Ferrari, Nello Trocchia – Chiarelettere, febbraio 2016</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Monnezza di Stato” – Antonio Giordano, Paolo Chiariello – Minerva Ed., gennaio 2015</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per documenti Video:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="https://www.youtube.com/channel/UCP4vRiVr4SJZcFddrYe_XxA">Pino Ciociola</a>, inviato speciale di Avvenire</em></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte foto in evidenza: www.diariopartenopeo.it</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=389">Processo Resit: non solo la mafia è “una montagna di merda”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
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		<title>Carissimi ragazzi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2016 15:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ai miei nuovi amici della IC, IB e IA &#8211; Liceo Linguistico e Liceo Scientifico “Campana” , Osimo (AN) Carissimi ragazzi, vi scrivo per ringraziarvi dal più profondo del mio cuore per aver scelto il mio blog nell’ambito di “La forza delle idee per la tutela del paesaggio”, una manifestazione che la vostra insegnante di Scienze, la Prof. Bianchini, mi [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ai miei nuovi amici della IC, IB e IA &#8211; Liceo Linguistico e Liceo Scientifico “Campana” , Osimo (AN)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Carissimi ragazzi,</p>
<p style="text-align: justify;">vi scrivo per ringraziarvi dal più profondo del mio cuore per aver scelto il mio blog nell’ambito di <a title="&quot;La forza delle idee per la tutela del paesaggio&quot;" href="https://prezi.com/gjlkfktjigt_/la-forza-delle-idee-per-la-tutela-del-paesaggio/">“La forza delle idee per la tutela del paesaggio”</a>, una manifestazione che la vostra insegnante di Scienze, la Prof. Bianchini, mi ha detto essere stata indetta dal vostro Comune sul tema “La resistenza oggi…”</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se ho fatto della scrittura una delle armi da tenere costantemente affilate per sostenere come posso le battaglie mie e della mia gente, vi assicuro che è molto difficile descrivervi quanto mi avete emozionato con questo bellissimo riconoscimento!!! Si potrebbe pensare che chi decida di difendere la propria terra con le scelte quotidiane, con l’attivismo sul campo o con la penna, riceva automaticamente apprezzamenti e incoraggianti pacche sulle spalle o che provare a fare la cosa giusta sia visto come un esempio di bel vivere. E invece, spesso, accade proprio il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, in Terra dei Fuochi, o comunque in tutti i territori il cui ambiente sia in grave pericolo, coltivare la consapevolezza e avviare un percorso di responsabilità civile è complicato: si toccano gli interessi di chi dalla distruzione della natura ha tutto da guadagnare, si finisce con lo scontrarsi con l’indifferenza della gente che preferisce rimanere a guardare (quando non ti consiglia vivamente di andare a zappare) oppure ci si deve misurare con una grande sofferenza, come quella delle mamme che qui hanno perso i loro piccoli e che di questa sofferenza hanno fatto la loro più grande fonte di coraggio. Ci si sente spesso soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, leggere il messaggio della Prof. Bianchini che mi mostrava il vostro bellissimo lavoro, mi ha riempito il cuore di gioia e soprattutto di speranza, una speranza che ho portato orgogliosa a tutti i miei compagni di lotta: loro hanno fatto tanto più di me per questa terra che, ne sono certa, “un giorno sarà bellissima”.</p>
<p style="text-align: justify;">E soprattutto sono contenta per una cosa. Voi avete dimostrato a me e a tutti che il web, un blog, i social networks sono una risorsa potentissima, se usati correttamente. Avete giustamente rimarcato, nella vostra presentazione, l’espressione “credere nel valore delle parole”. Scrivere non vuol dire solo raccontare, ma farsi testimoni della verità, denunciare le ingiustizie, porsi a difesa dei più deboli. Le parole possono ferire: noi usiamole per amare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, vi invito ad andare sempre oltre le parole stesse. Siatene all’altezza, perché sono la carne che veste la vostra anima. Che siano sempre ponti tra le persone e mai strumenti per offendere la dignità altrui, perché hanno un ruolo molto più alto che essere scagliate come pietre. Fatevi sempre rapire dalla musica che svelano, perché la bellezza della vita risiede nella meraviglia che i vostri occhi sapranno scorgervi. E soprattutto, rendetele vere con le vostre azioni: traducete in scelte quotidiane le parole che più vi assomigliano. Allenatevi alla coerenza e alla speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se farete qualche passo in questa direzione e tenterete con tutto l’impegno di cui siete capaci di allineare il dire e il fare, allora questa terra, oggi, è già bellissima. Vi prometto che anch’io tenterò con tutte le mie forze di essere sempre all’altezza di ciò che scrivo e sempre cercherò di essere, nel mio piccolo, la sentinella della mia terra, come spero che voi lo siate per la vostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo ringraziandovi ancora tanto. Ringrazio con affetto anche la vostra professoressa che di voi ha tanta stima e che difende il vostro crescere, ogni giorno, con il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Siate sempre belli come vi vedo oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Miriam Corongiu</p>
<p style="text-align: justify;">p.s. a quelli che incautamente mi consigliano di andare a zappare, io rispondo che non è un insulto: è un augurio! Io, che lavoro la terra a mani nude, lo so!</p>
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		<title>Azioni in&#8230;campo!</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 14:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="pagetitle" style="text-align: justify;">Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! D’amore e rispetto per la terra da tradurre in gesti quotidiani, suggerendo che le singole scelte contano e che fanno la differenza. Sempre!</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’aula, vivace e rumorosa, la lavagna multimediale fa sfigurare un po’ quella in ardesia che le è rimasta timidamente accanto e ventisette paia di sguardi curiosi mi dicono che, anche se solo per le prossime due ore, ho il grande privilegio di cercare la strada verso la loro immaginazione. Il futuro si costruisce così: disegnando un mondo migliore con i gessetti colorati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645.jpg"><img class="  wp-image-352 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645-300x169.jpg" alt="20160216_091645" width="334" height="188" /></a>In jeans e maglietta mi aggiro un po’ intimorita tra i banchi e chiedo: “Avete mai pensato di fare i contadini da grandi? ” Certo che nessuno ci ha mai pensato! Chi penserebbe oggi che i contadini sono le vere sentinelle della terra? Oggi siamo in molti a studiare, impariamo tecniche antiche e nuove, ci informiamo su ciò che davvero è meglio per le colture, ma soprattutto amiamo intensamente. Sappiamo, per esempio, che in un solo grammo di roccia vivono circa 14.000 microorganismi e che le radici delle piante messe a dimora in un campo dovranno creare milioni di legami con ciascuno di essi: pesticidi e diserbanti spazzano via questo continuo fare all’amore e avvelenano ciò che vi cresce su. Lavoriamo duramente noi contadini, a schiena bassa, e non dovremmo lasciare che i contadini di altri mondi, in Sud America o in Africa, vengano schiavizzati dalle multinazionali dell’agroalimentare: il sudore è lo stesso in ogni angolo del globo, dovremmo avere tutti gli stessi diritti. Conosciamo il potere distruttivo dell’inquinamento, legale ed illegale (ma comunque e sempre criminale) e dovremmo porci a difesa del nostro territorio, perché più di tutti sappiamo che se si ammala la terra, noi ci ammaliamo con lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Li vedo, i ragazzi, mentre vanno via le slide animate e colorate, stare attenti a parole che, forse, non hanno mai sentito. E fanno domande anche, parlando delle loro esperienze in un orto, contenti di potermi dare del tu. Ma come potreste fare voi, se anche non diventaste mai contadini, ad amare la terra e a proteggerla sempre? Prima regola: mangiare bene! Poca carne! Perchè mangiare carne, dimostro loro, non fa solo male alla salute – se si eccede – ma anche all’ambiente: per consumo di suolo, di combustibili fossili e d’acqua.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI.jpg"><img class=" size-medium wp-image-9733 alignright" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>E le verdure? Si, ok…Ma quali verdure? Facciamo un gioco, dividiamoci in squadre!!! Scatta subito il rumore assordante dei banchi che si spostano, il chiasso di chi ha davanti un po’ di svago e le voci, sempre troppo alte, dei ragazzi che si affacciano alla vita. Passano sulla lavagna multimediale le foto di frutta e ortaggi: per ogni abbinamento corretto tra un prodotto della terra e la sua stagione, assegnerò un mandarino del mio albero…ridono!!! E rido felice anch’io.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre ci divertiamo tra un cavolfiore e una prugna, i mandarini si accumulano sui banchi e scopriamo che le melanzane a gennaio non ci sono – e no, proprio non ci sono – e che se le vediamo al supermercato non dobbiamo fidarcene, perché sono coltivate tra mille sostanze nocive. La natura è così perfetta da darci stagione per stagione tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno il nostro organismo. Bisogna assecondare il ritmo delle stagioni, della luna e del cuore, riappropriarsi della simbiosi che è sempre esistita tra noi e la terra. E bisogna soprattutto tornare a comprare dai contadini perché i contadini sanno aspettare e la loro attesa rispetta profumi e sapori e…la squadra B vince!!!Giù di applausi mentre ci ricomponiamo un po’ e andiamo tutti insieme a parlare, tra le ultime risate, di contadini nel mondo.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero.jpg"><img class="wp-image-9737 " src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero-300x200.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In questa foto tratta da “Internazionale”, posano due coltivatori di canna da zucchero, padre e figlio, in Nicaragua: “Il lato oscuro del cibo”. Suggerisco ai ragazzi di guardare oltre l’immagine, perché possano guardare anche oltre il cibo sulle loro tavole. Caffè, zucchero, cacao sono solo alcuni dei prodotti che arrivano da altri mondi e il cui basso costo è fondato sullo sfruttamento del lavoro servile in campi così lontani da sembrare irreali. Quando mostro ai ragazzi un pacco di zucchero da commercio equo e solidale, mi rendo conto che non sanno nemmeno che il vero colore dello zucchero è quello bruno, come la pelle di chi lo raccoglie. Si, costa di più…ma vale sempre la pena privarsi di qualcosa per sostenere le popolazioni che ne hanno bisogno e per mangiare sano.  Si chiamano acquisti responsabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è sulla responsabilità che provo a far leva per parlare di inquinamento: la Campania, Terra tradita dai Fuochi.  Per gentile concessione di Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, instancabile nel difendere i diritti fondamentali di chi si ammala e muore qui da noi, ho potuto mostrare in aula uno dei suoi documenti video.</p>
<p><iframe width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/inZN_4Fc_Z4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero, come è vero, che la terra non è una cosa, ma un essere vivente, realtà come quella della Resit di Giugliano in Campania non dovrebbero poter esistere. In questa enorme discarica di proprietà dell’avvocato Cipriano Chianese, imprenditore senza scrupoli e signore dei rifiuti , sono state sversate 350.000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia. Il geologo Renato Balestri, su richiesta della Procura di Napoli, scrive nel famoso rapporto del 2010 che “la contaminazione in corso nell’area vasta di Giugliano è così grave che entro il 2064 provocherà un disastro ambientale totale”. Il Commissario alle Bonifiche Mario De Biase, nel 2013, sostenne che la soluzione più sicura, oltre a convertire in “no food” tutti i terreni coltivati circostanti, avrebbe dovuto essere un enorme sarcofago sotterraneo in cemento armato. Come a Chernobyl o a Fukushima. In quanti ancora dovremo morire, a Giugliano come in qualunque altra terra dei fuochi all’italiana, per la lucida scelleratezza di questa generazione di assassini?</p>
<p style="text-align: justify;">Amare teneramente e senza misura. Custodire la vita. Ripristinare il legame spezzato con la terra. Suscitare meraviglia e stupore per l’infinita Bellezza del Creato. E’ questo che si deve fare, a partire dai piccoli, per riconvertire un manto erboso da tappeto sotto il quale nascondere rifiuti tossici al prato che è sempre stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendo il mio cesto di frutta, ormai vuoto, e rinfodero la mia pen drive: lascio i ragazzi contenta di aver fatto almeno un tentativo in questa direzione e mi dico che però devo aver colpito nel segno se una bimba pienotta, con le mani cariche di mandarini, alla fine del video sulla Terra dei Fuochi mi dice: “Ma questa gente, ai bambini non ci pensa?”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Desidero ringraziare <a title="Pino Ciociola" href="https://www.youtube.com/channel/UCP4vRiVr4SJZcFddrYe_XxA">Pino Ciociola</a> – ed è un moto del cuore, non gesto di cortesia – per essersi reso disponibile con chi, come me,  prova a muovere qualche passo nella giusta direzione. </em></p>
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		<title>Terra dei Fuochi. E di Vita.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 18:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ci sono tanti modi di intendere la propria esistenza su questa terra: c&#8217;è chi molla e c&#8217;è chi, invece, si impegna ogni giorno; c&#8217;è chi ne fa merce e chi ne coglie solo l&#8217;infinita Bellezza. E c&#8217;è chi, infine, la difende ad ogni costo, anche quando il prezzo è altissimo: Enzo Tosti, storico attivista in Terra dei Fuochi, racconta la sua esperienza e la sua terra. La stessa terra che ha finito per tradirlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class=" size-medium wp-image-271 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a>C’è un uomo in Terra dei Fuochi che brucia di passione. Un uomo semplice, un attivista, una persona buona che subisce potentemente il fascino della vita e che ha dato sempre tutto per gli altri. Non ha un nome famoso, se non tra noi che viviamo qui, in questo lembo di inferno strappato al paradiso, e non vuole nemmeno averlo. Ma va fatto, perché quest’uomo combatte ogni giorno il biocidio che subiamo da trent’anni: il suo nome, perciò, è Enzo Tosti. Occhiali, 57 anni, argento vivo addosso. E una confessione da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Entra in casa mia come un turbine, Enzo, inconsapevole del sentimento di semplice fratellanza che da subito riuscirà a suscitare nel tuo cuore. Se mi chiedeste qual è il primo ricordo che ho di lui, vi risponderei che è un abbraccio stretto stretto. Un abbraccio dato ad una perfetta sconosciuta a suggerire che siamo tutti superstiti qui, dove i fuochi covano ceneri complesse e drammi infiniti: tutti uniti da una mattanza perpetrata nel silenzio dello Stato dalla violenza ignorante della camorra e dalla gretta avidità dell’imprenditoria di mezza Italia. In quell’abbraccio, vi assicuro, ci si scioglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Enzo Tosti si intreccia con quella dell’ambientalismo campano. Giovane uomo di sinistra, con un percorso simile a quello di tanti altri ragazzi impegnati socialmente nell’area di Napoli Nord, una grande passione per la storia e per la gente, Enzo si imbatte presto nel Grande Bluff: l’industrializzazione forzata di paesi a vocazione agricola come Caivano (dove c’è la parrocchia di Padre Maurizio Patriciello e dove nasce buona parte della resistenza al Biocidio) baratta lo stipendio fisso con la morte. Il profumo della canapa che impregnava i vestiti dei lavoratori anche nei giorni di festa – racconta Enzo – viene sostituito dal fetore del comparto industriale in marcia verso il progresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La terra comincia a bruciare. La gente a morire. Le campagne diventano piene delle polveri delle fonderie circostanti, la camorra costringe i contadini a comprare compost realizzati con gli scarti della lavorazione industriale e interra, ovunque, tonnellate di rifiuti tossici che avveleneranno la nostra vita per sempre nel silenzio complice di chi, qui, non è mai Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi hai detto che negli anni ’80-’90 gli ambientalisti erano grosso modo gli “impegnati”, cioè persone provenienti da ambienti culturali di sinistra che, preoccupandosi della difesa dei diritti tra i lavoratori, hanno poi maturato una coscienza ambientalista. E oggi? Chi sono oggi</strong> <strong>gli attivisti ambientalisti in Campania e nel resto d’Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi l’attivismo ambientalista ha caratteristiche diverse. Il diritto alla vita appartiene a tutti e tutti, senza distinzioni, siamo chiamati alla difesa della nostra terra. Anzi, dobbiamo puntare proprio su quest’attivismo più vero, più spontaneo, che rifugge le etichette e le parti politiche: il potere vuole dare un nome alle cose, ama le sigle che creano contrapposizioni e quindi, per contrastarlo, dobbiamo imparare a dare peso solo alle idee e all’impegno delle persone. L’unica bandiera sotto la quale dobbiamo marciare è quella della Vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In “Un programma politico per la Decrescita”, a cura di Maurizio Pallante, Marco Cedolin – storico esponente dei NO TAV – sostiene che l’aumentare delle conoscenze tecniche sviluppate da un popolo porta prima o poi alla consapevolezza che il sistema sviluppista in cui viviamo non terrà mai conto, nel prendere decisioni, dello stato di salute e di ben-essere dei cittadini, ma soltanto del profitto. Se i tumori e le cure chemioterapiche ad essi connesse continueranno ad aumentare il PIL, si continuerà a non eliminarne le cause di insorgenza, come l’inquinamento, e a favorire le lobby farmaceutiche. C’è tra di voi chi pensa che forse la soluzione non è quella dello sviluppo sostenibile che si richiama comunque  alla logica del profitto, ma che, come scrive Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sii”, sia necessaria ormai “una certa decrescita”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo pensiero si sta facendo pian piano spazio. E’ inutile continuare con le colate di cemento, sottraendo territorio alla naturale vocazione agricola e turistica della nostra terra, quando le case e le strutture ci sono già per tutti. E anche quando parlo di turismo, non mi riferisco certo al turismo che distrugge le bellezze naturali per far posto ai grandi complessi-vacanze: non può esserci vero progresso se non si rispettano i luoghi e i paesaggi. E se non si rispettano i luoghi, non si rispetta l’Uomo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu ripeti spesso che la via per sensibilizzare le persone al dramma dell’inquinamento, è parlare loro di salute. Tuttavia, nel 2013, quando 130.000 persone sono scese in piazza contro il biocidio, tutti ci siamo commossi al vedere sfilare le mamme che portavano come un vessillo la foto dei figli uccisi dalla Terra dei Fuochi, ma poi la maggior parte di noi è ritornata nella comodità delle proprie case e ha lasciato che fossero le mamme, da sole, a combattere per tutti. Le persone non vogliono sentir parlare di tumori o leucemie: tende a scappare e a sotterrare la testa. Inoltre, il 30 dicembre scorso, l’Istituto Superiore della Sanità pubblica uno studio in cui si ammette finalmente che in Campania c’è un legame tra insalubrità dei luoghi e un aumento delle patologie tumorali soprattutto tra i bambini: di nuovo una valanga di polemiche o i soliti silenzi ci dicono che – sull’argomento salute – dobbiamo ricominciare ogni giorno daccapo. Siamo proprio sicuri che la via per arrivare al cuore delle persone sia la salute? Sono state valutate altre possibilità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il motivo per cui dopo il 2013 c’è stata una dispersione delle forze in gioco risiede nell’individualismo che permea la vita di ognuno di noi, anche inconsapevolmente. La grandissima attenzione mediatica – che comunque ha portato, grazie allo strumento normativo della L.6/2014 (peraltro insufficiente) alla legittimazione di Terra dei Fuochi,– ha alimentato anche il personalismo, il protagonismo, il professionismo nell’associazionismo. La gente non si è sentita più convolta nei processi conoscitivi e in quelli decisionali. Di conseguenza, è ritornata a casa. Il più grande lavoro da fare, quindi, è su noi stessi: bisogna smettere di parlare di “IO” e passare al “NOI” cercando di esaltare i talenti di ognuno, senza farli diventare strumento di potere.</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg"><img class="size-medium wp-image-9561" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg" srcset="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg 300w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg 640w" alt="" width="300" height="156" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritornando all’Enciclica Papale: Francesco dice che il degrado ambientale e sociale, causato dalla cultura dello scarto, è il frutto della visione tecnocratica della natura considerata come terreno di conquista: sei d’accordo? E la vita condotta da un ambientalista, tra terre violate e vite perdute, quanto avvicina alla Bellezza del Creato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Papa Francesco ha un grandissimo merito: quello di aver scritto un documento eversivo alla portata di tutti. Non sembra nemmeno scritto da un Papa. E la semplicità del linguaggio, insieme alla chiarezza di esposizione dei temi ha, secondo me, proprio questo significato: siamo TUTTI chiamati a difendere la nostra terra, ad amare la Natura e l’Uomo, ognuno per il proprio ruolo, ognuno con il suo grado di responsabilità. E’ questo l’appello più grande, come ti dicevo prima, alle persone: non al rivoluzionario di turno, non al professionista dell’attivismo, ma alla gente comune.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Personalmente, si, credo che girando tra la gente e studiando, verificando con mano il disastro ambientale in Campania e in altre zone d’Italia, si impara che dev’esserci per forza Qualcuno di più grande. La Vita esplode prepotente anche dove tutto sembra perso: ho visto la Natura riappropriarsi del deserto lasciato dalle industrie e dalla munnezza, l’edera vincere il cemento. Non si può che provare rispetto e deferenza per una forza tanto più grande di noi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Enzo parla con grande commozione di questo Amore che ha imparato ad accogliere. E’ un uomo generoso nelle emozioni, mai stanco di parlare e di testimoniare con il suo impegno quanto è profondo il trasporto che prova per la gente e per la sua terra. Una Terra che non è solo quella dei Fuochi, ai suoi occhi, ma ogni angolo del mondo che riporti le ferite inferte dalla nostra stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Terra che, alla fine, lo ha tradito: nel sangue di Enzo sono stati trovati alti livelli di pcb 118-126 (policlorobifenili, inquinanti simili alla diossina), già riscontrati nel sangue di uno dei tanti martiri della Terra dei Fuochi e tipici della zona Caffaro di Brescia. Gli è stata diagnosticata una forma di leucemia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai scoperto di aver contratto la leucemia pochi mesi fa. Vivere in Terra dei Fuochi, guidare nelle discariche – tra i roghi – giornalisti, politici, la Guardia Forestale e chiunque avesse più voce di te per gridare che la Campania muore, richiede un prezzo troppo alto. Perché hai deciso di parlare pubblicamente della tua malattia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non sono alla ricerca di un pubblico commosso, né tantomeno voglio trarre profitto dal mio stato di salute. So già – perché Padre Maurizio è oggetto di continui attacchi personali e perché alle mamme orfane dei propri figli sono state dette cose terribili – che anche a me, probabilmente, verranno mosse molte accuse. Io, però, che ho sempre rifiutato tutte quelle opportunità che comportavano un compromesso, sono pronto a controbattere con forza le obiezioni di chi si azzarderà ad attaccarmi. Io non sono un eroe. Né voglio esserlo. Ho il dovere morale di gridare per tutti quelli che si ammalano di “ambiente” e non lo sanno: a differenza loro, io lo so. Voglio continuare a essere, in fondo, quello che sono sempre stato: io voglio essere solo Enzo Tosti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Solo Enzo Tosti”. Guardo il mio amico: i suoi occhi, lucidi specchi di un cuore grande e di una forza che non so misurare, fissi nei miei che spero tradiscano quanto sono fiera di avergli aperto le porte della mia casa e della mia vita. E mentre spengo il mio improvvisatissimo registratore, mi dico che anche io sono “solo Miriam”, ma che non sarò mai all’altezza del suo coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardandolo andare via e sentendomi ad ogni passo avvampare, più decisa di prima a difendere la mia terra, capisco che è questo il motivo per cui è venuto da me. Per accendere un fuoco che faccia un po’ di luce fra i tanti che qui portano solo morte.</p>
<p style="text-align: justify;"> <em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: Parallelo 41</em></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il percorso di Georgika sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/">http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/</a></p>
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		<title>Francesco e la Decrescita Felice: il futuro della Terra è nelle nostre mani</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 18:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_307" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_foto-del-palco.jpg"><img class="size-medium wp-image-307" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_foto-del-palco-300x200.jpg" alt="Maurizio Pallante, Miriam Corongiu (Georgika) e Padre Alex Zanotelli a &quot;CambiaMenti&quot; - Ph. Enza Sola" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Maurizio Pallante, Miriam Corongiu (Georgika) e Padre Alex Zanotelli a &#8220;CambiaMenti&#8221; &#8211; Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima lettera enciclica di Papa Francesco, pubblicata lo scorso giugno, è un documento basilare per chi voglia accostarsi, con semplicità, ad un&#8217;analisi indipendente del progressivo degrado ambientale e sociale a cui si assiste ogni giorno. Ne abbiamo parlato a Salerno, il 19 novembre, durante il convegno &#8220;CambiaMenti: la cura della casa comune tra Decrescita Felice e l&#8217;enciclica Laudato si&#8221; con Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano da sempre impegnato nella difesa dei diritti dei cittadini e soprattutto dei più poveri, e con Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, pensatore e saggista.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi affrontati, mettendo in risalto i punti nodali dell&#8217;Enciclica &#8211; davvero densa di contenuti &#8211; sono stati molti (dalle emissioni di CO2 alle fonti energetiche rinnovabili) e si sono inevitabilmente incrociati con la realtà campana, così difficile dal punto di vista socio-ambientale e al centro di un aspro scontro in sede di Consiglio Regionale sulla privatizzazione del servizio idrico. Alex Zanotelli ne è stato uno dei protagonisti, animando la protesta dei Movimenti per l&#8217;Acqua contro una legge dell&#8217;amministrazione De Luca (PD) in totale continuità con quella precedente e di parte politica opposta. Beni comuni, dunque, come l&#8217;aria, l&#8217;acqua e la terra al centro di una lunga conversazione in cui si è discusso dei meccanismi di potere che ci hanno portato a tale grado di devastazione e delle possibili soluzioni alternative.</p>
<div id="attachment_304" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_zanotelli.jpg"><img class="wp-image-304 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_zanotelli-300x200.jpg" alt="Padre Alex Zanotelli a &quot;CambiaMenti&quot; - Ph. Enza Sola" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Padre Alex Zanotelli, Miriam Corongiu (Georgika) a &#8220;CambiaMenti&#8221; &#8211; Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il papa stesso individua nell&#8217;attuale paradigma tecnocratico  &#8211; e nella finanza ad esso legato &#8211; il fondamento dei mali che oggi ci affliggono. La ricerca del solo profitto, il sentirsi dominatori assoluti della natura e la mancanza di capacità di vedere che il mondo, al contrario del nostro appetito, è un sistema &#8220;finito&#8221; di risorse saranno i vettori dell&#8217;imminente estinzione della nostra specie se non freneremo questo triste andazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne convengono anche Pallante e Zanotelli convergendo, nella sostanza, sulla proposta della Decrescita Felice come concreta e praticabile via alternativa al sistema della crescita a tutti i costi, un sistema che ci ancora al Prodotto Interno Lordo per misurare il nostro benessere e ci rende, nei fatti, tra le più infelici società della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo che ci induce a desiderare sempre qualcos&#8217;altro e che per soddisfare i nostri falsi bisogni annienta gli ecosistemi e crea discariche umane e materiali, è coraggioso sostituire uno slogan con una riflessione e dissonante parlare di sobrietà. Tuttavia, è talmente in pericolo il futuro della Terra, così devastante lo scempio dell&#8217;ambiente e a tal punto legato alle condizioni di vita dell&#8217;immensa folla di poveri del pianeta, che Francesco si sente in dovere di ricordarci che siamo andati troppo oltre e che &#8220;una certa decrescita&#8221; si è resa ormai necessaria.</p>
<div id="attachment_309" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_pallante.jpg"><img class="wp-image-309 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_pallante-200x300.jpg" alt="cambiamenti_pallante" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Maurizio Pallante, Miriam Corongiu (Georgika) a &#8220;CambiaMenti&#8221; &#8211; Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">Basta disegnare un triangolo su una qualunque cartina geografica d&#8217;Italia per rendersi conto che quello tristemente noto come &#8220;Triangolo della Morte&#8221; in Terra dei Fuochi è solo uno dei tanti che potremmo tracciare. E&#8217; la cultura dello scarto, dell&#8217;usa e getta, che produce rifiuti di ogni genere ed è la nostra assoluta mancanza di lungimiranza o, se vogliamo, la nostra più becera forma di inettitudine &#8211; quando non parliamo di evidente criminosità &#8211; a farci concepire un prato solo come un tappeto sotto il quale nascondere rifiuti tossici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è questo che il Papa sottolinea: si è persa l&#8217;intima connessione con il Creato, abbiamo dimenticato quanta bellezza si nasconde nella semplicità di Francesco e quanto amore potremmo tornare a provare se solo ci distaccassimo, con il pensiero e con le azioni, da questa società che ci vuole disperati per poter andare avanti e che ci mette gli uni contro gli altri per poterci controllare meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">La distinzione principe, oggi &#8211; dice Thomas Berry, ecoteologo spesso citato da Zanotelli &#8211; è fra chi preserva il mondo e chi lo distrugge. Continuare ad alimentare il nostro insaziabile ego e perpetuare insostenibili stili di vita  basati sullo scellerato sfruttamento dei tre quarti della popolazione mondiale ci fa riconsiderare, insieme alla Conferenza Episcopale Australiana del 2006 citata in &#8220;Laudato si&#8221;, gli ambiti del comandamento &#8220;non uccidere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, sta tutto nella responsabilità, la nostra e quella dei potenti della Terra che si riuniranno a giorni a Parigi per il COP 21 e per ragionare sulle emissioni di CO2. Le loro decisioni potranno allontanare il futuro di desertificazione che ci attende.</p>
<div id="attachment_310" style="width: 349px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_libro.jpg"><img class=" wp-image-310" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_libro-300x200.jpg" alt="Ph. Enza Sola" width="339" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tutto è ancora possibile, ma dobbiamo cominciare a percepire la realtà per quella che è e non per quella costruita ad arte nella pubblicità. Se saremo capaci di gettare la luce della consapevolezza sul nostro immaginario, sarà più semplice scegliere di vivere diversamente e praticare il valore della resistenza. Ci vuole solo un po&#8217; di coraggio e un pizzico in meno di pigrizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il convegno &#8220;CambiaMenti&#8221; è stato organizzato dal Movimento per la Decrescita Felice di Salerno. Georgika ne è, orgogliosamente, parte attiva.</em></p>
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