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	<title>Georgika &#187; rifiuti tossici</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Fuoco Nero &#8211; Rifiuti Tossici e Trivelle a Sud</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 18:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_274" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/7_Paolo-Piras.jpg"><img class="wp-image-274 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/7_Paolo-Piras-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Paolo Piras, Comitato &#8220;No al Progetto Eleonora&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un bel pezzo delle nostre terre martoriate da rifiuti tossici e trivelle: dalla Basilicata alla Campania, dalla Puglia alla Sardegna. Insieme. A Caivano, Terra dei Fuochi. Dove venerdì scorso si è tenuto un convegno su alcuni dei disastri ambientali che affliggono l’Italia, “Fuoco Nero – Rifiuti Tossici e Trivelle a Sud”. E così Georgika è diventato spazio reale, andando oltre l’approfondimento virtuale e organizzando un incontro partecipato tra persone impegnate e liberi cittadini nel quale si sono confrontati saperi ed esperienze maturati nel tempo attraverso video-reportage e testimonianze dei diretti protagonisti, di quegli uomini, cioè, che non si fermano mai e che donano il proprio tempo e la propria professionalità alla comunità intera: Luigi Russo, giornalista e sociologo pugliese, Paolo Piras del comitato sardo “No al Progetto Eleonora”, Padre Maurizio Patriciello parroco di Caivano, Franco Ortolani geologo dell’Università di Napoli Federico II, Vincenzo Tosti storico attivista campano.</p>
<div id="attachment_271" style="width: 209px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class="wp-image-271 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, ed Enzo Tosti storico attivista in Terra dei Fuochi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Presente la Basilicata grazie alle devastanti immagini girate da Andrea Spartaco, reporter di <a href="http://www.basilicata24.it">www.basilicata24.it</a>. Il tutto coordinato dalla conduzione di un giornalista militante: Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire.</p>
<div id="attachment_276" style="width: 209px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/5_luigi-russo-e1445276590984.jpg"><img class="wp-image-276 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/5_luigi-russo-e1445276590984-199x300.jpg" alt="5_luigi russo" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Luigi Russo, sociologo e giornalista pugliese; il professor Franco Ortolani, geologo alla Federico II di Napoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tanti i temi trattati, molte le denunce, in un tragico intersecarsi  di vicende disastrose: il dramma della Terra dei Fuochi si è intrecciato, tra immagini e interviste, con quello delle trivellazioni rese selvagge da uno strumento normativo – lo Sblocca Italia – che accelera burocraticamente l’estrazione di petrolio scarso e di scarsa qualità; l’inquinamento dovuto alla ricerca di idrocarburi, che va a braccetto con la contaminazione delle falde acquifere della Basilicata e di tutte le regioni che ne vengono sporcate, ha colpito il pubblico presente per l’incredibile quanto automatico passaggio dalle attività estrattive alla catena alimentare,  mentre  l’”affaire Xylella” e l’eradicazione forzata degli ulivi, che condanna a morte il patrimonio verde della Puglia, è stato presentato per quello che è nella realtà: l’ultima trovata di un malato sistema economico che privilegia la distruzione della natura al solo scopo di arricchire pochi.</p>
<div id="attachment_277" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/6_padre-maurizio.jpg"><img class="  wp-image-277" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/6_padre-maurizio-300x199.jpg" alt="6_padre maurizio" width="353" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Pino Ciociola e Padre Maurizio Patriciello</p></div>
<p style="text-align: justify;">Eppure, più nero è lo sfondo, meglio si percepiscono i colori. “Fuoco Nero” è stato infatti anche il crocevia di esperienze positive e vittoriose, nonché un momento per mettere a fuoco il valore della resistenza attiva.  I ragazzi sardi di “No al Progetto Eleonora” dopo quattro anni di lotta condotta a colpi di serissimi studi scientifici, manifestazioni e incontri pubblici, hanno battuto la Saras S.p.A. (Raffinerie Sarde, famiglia Moratti) pronta a trivellare l’oristanese: il TAR Regione Sardegna , poche settimane fa, ha ritenuto il Progetto Eleonora incompatibile con il territorio. I “santuari dell’acqua”, proposta concreta del geologo Ortolani, sono una difesa attuabile e concreta delle fonti di acqua potabile tra Campania e Basilicata, come di quelle poste in tutte le altre regioni, mentre la commovente sollevazione del popolo degli ulivi in Puglia, al grido “Li sfiniremo”, da energia a chi, in Terra dei Fuochi, vuole ancora combattere nonostante il calo fisiologico che un’intensa attenzione mediatica porta inevitabilmente con sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte voci, molti pensieri, molte e diverse prospettive. Non solo quattro regioni a confronto, ma anche quattro forze sociali si sono strette intorno a Georgika per rendere possibile questo dibattito: l’associazione Briganti, il Movimento per la Decrescita Felice di Salerno, Decrescita Felice Social Network e la Cooperativa Sociale di Scampia “L’Uomo e il Legno”, grazie alla quale “Fuoco Nero” dovrà “andare a scuola”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sintesi per immagini del convegno sarà, infatti, proposta alle educative e alle scuole di Napoli perché la controinformazione è l’arma principale, la più potente, soprattutto se usata tra i giovanissimi. Se la Saras distribuisce nelle scuole di Sarroch, dove c’è la più grande raffineria del Mediterraneo, un fumetto in cui il gabbiano Gaby spiega che la raffineria non è pericolosa e se a marzo scorso l’ENI, in Basilicata, si muove sullo stesso binario con lo spettacolo teatrale &#8220;<em>Le insostenibili leggerezze di Ciccio“ </em><em> </em>per educare gli adulti del futuro alla civiltà delle fonti fossili, l’unica speranza che abbiamo è contrastare metro dopo metro ogni iniziativa fuorviante e rispondere con modalità uguali e contrarie. Al nero vanno contrapposti i colori più intensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Servirà? Difficile a dirsi proprio oggi che la Campania di Vincenzo De Luca appare all’Expo di nuovo la terra Felix di un tempo : uno schiaffo in piena faccia a chi ha perso i propri figli e a chi tuttora percorre il calvario di una malattia terminale a causa dell’insalubrità ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Servirà comunque a non essere complici. Se non altro, come ha detto Padre Maurizio Patriciello, servirà a non farci maledire dai nostri figli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
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		<title>Amianto, Melpignano si ribella:  “Nessuna sicurezza. Anzi”</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2015 18:42:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/amianto_1.jpg"><img class=" size-full wp-image-94 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/amianto_1.jpg" alt="amianto_1" width="183" height="275" /></a>A mettere insieme amianto e scarti del latte, il primo verrebbe reso… innocuo: ne è sicura la “<em>Project Resources Asbestos</em>”, lo è assai meno la gente di Melpignano (nel leccese). È infatti nel loro paesino (duemila anime) che quell’azienda vuole costruire il primo impianto d’inertizzazione dell’amianto attraverso un altro rifiuto speciale, il siero del latte, utilizzando un procedimento messo a punto dalla “<em>Chemical center</em>”, Università di Bologna, apparentemente semplice: una doppia immersione dei rifiuti d’amianto, per l&#8217;appunto, nel siero del latte. La prima renderebbe solubili le parti in cemento (come ad esempio per l’eternit), la seconda effettuata ad alta temperatura (centottanta gradi) distruggerebbe le fibre d’amianto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui facile e conveniente. Anzi, la “<em>Project Resources Asbestos</em>” (costituita appena il 30 maggio scorso con sede a Cavallino, paesino distante ventiquattro chilometri da Melpignano) garantisce di “offrire innovazione, oltre a qualità” – scrive sul suo sito &#8211; e di essere “rapida e precisa”. Non solo, ma &#8211; stando sempre all’azienda &#8211; l’intero procedimento non prevede liberazione di fibre d’amianto nell’aria, ha come unico scarto acque scaricabili in fogna e si ottengono perfino prodotti commerciabili (idropitture e concimi).</p>
<p style="text-align: justify;">Allora come mai i melpignanesi si ribellano alla costruzione dell’impianto al punto che la questione è approdata un mese fa anche a Montecitorio? Pare, ad esempio, che l’amianto al termine del processo non scompaia del tutto, ma se ne riduca la concentrazione dal 12% al 2%: dove finiranno, quindi, i residui? Dove verranno stoccati i filtri degli impianti che, in parte, li conterranno? E come si può avere certezza che i sottoprodotti della lavorazione siano totalmente senz’amianto?</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora. Uno dei punti di forza del progetto è il riciclo non soltanto del siero del latte, ma anche di altri scarti, purché sufficientemente acidi da poter essere adoperati nella lavorazione, come quelli derivanti dalla viticoltura o dalla spremitura delle olive, cioè “rifiuti alimentari tipici della regione in cui sorge l’impianto”. Tuttavia per trattare le dieci tonnellate di amianto al giorno previste dal piano aziendale, servono da cinquanta a mille tonnellate di siero di latte, di cui certo “la regione in cui sorge l’impianto non dispone”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è finita: secondo gli abitanti di Melpignano e le loro associazioni neppure sarebbe chiaro come la reazione chimica tra amianto e siero di latte possa riprodursi con quegli scarti acidi, né si capirebbe quali dovrebbero essere le procedure di sicurezza nelle fasi di trasporto, stoccaggio e trattamento dei manufatti contenenti amianto.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito, da Montecitorio è stato fatto sapere lo scorso 2 marzo che l’”Istituto superiore per la ricerca ambientale” (Ispra) non è mai stato coinvolto nella valutazione di quel progetto a Melpignano, e che neppure si possiedono le indicazioni tecniche per dare un parere. Tuttavia, secondo legge, l’impianto dovrebbe essere sottoposto a valutazione d’impatto ambientale dagli enti locali deputati a farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Attenzione, però, il paesino pugliese è la punta del classico iceberg. L’Inail ha censito (fino al giugno 2013) la presenza sul territorio nazionale di settantatré discariche, delle quali solo diciannove in esercizio, mentre ben otto regioni (gran parte meridionali) ne sono completamente sprovviste. Un numero tanto basso di discariche (che deve far fronte a trenta milioni di tonnellate di rifiuti contenenti amianto ancora da smaltire) significa spedire i rifiuti all’estero, con conseguente innalzamento esponenziale dei costi di smaltimento. Questo da una parte. Dall’altra premono intanto un centinaio di brevetti per la denaturazione dell’amianto, nessuno dei quali mostrerebbe però adeguati standard di sicurezza e un almeno accettabile rapporto costi/benefici.</p>
<p style="text-align: justify;">Morale? Ventitré anni dopo la messa al bando dell’amianto (nel 1992), l’Italia &#8211; primo Paese europeo a sancirla &#8211; rimane ancora alle prese con le dismissioni dei prodotti che lo contengono e impreparata ad affrontare l’emergenza sanitaria che, immancabilmente, è già scattata. Il mesotelioma maligno, che ha come causa principale proprio l’amianto (insieme a diverse patologie correlate), è in forte aumento. Considerando poi il lungo periodo di latenza tra esposizione e malattia, il picco di una della neoplasie più aggressive che si conosca è previsto per il 2022. Nel frattempo circa ottocento persone ne muoiono ogni anno, naturalmente anche a causa della burocrazia e del traffico illegale di rifiuti tossici, che continua pressoché indisturbato.</p>
<p style="text-align: justify;">Va poi aggiunto che lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto (Rca) nemmeno è ancora obbligatorio, col risultato che se i costi rimarranno tanto alti (anche per assenza di discariche e adeguati impianti d’inertizzazione), quegli stessi rifiuti continueranno a essere abbandonati abusivamente in giro per campagne e città, restando esposti agli agenti atmosferici che provocano spargimento nell’aria delle loro fibre cancerogene.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultima annotazione. L’Italia in realtà si era dotata (nel 2012) di un “Piano nazionale amianto”, che è rimasto sulla carta. La Cigl, Cisl e Uil Piemonte, ancora nell’ottobre scorso, ribadivano come sia necessario classificare “Siti di interesse nazionale” le discariche di amianto, incentivare con sgravi fiscali lo smaltimento degli Rca e prevederne il conferimento gratuito in discarica, coinvolgendo l’Inail nelle spese di bonifica almeno di scuole e ospedali e definire un limite massimo di vita (venticinque/trent’anni) per i manufatti in amianto.</p>
<p>A causa della inadeguatezza delle politiche ambientali in materia, dunque, l’amianto rappresenterà un problema spinoso per moltissimi anni a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Come spesso, troppo, accade, l’eredità che intendiamo lasciare ai nostri figli ha poca capacità di futuro e il mondo che vorremmo per loro, in fondo, già non esiste più.</p>
<p style="text-align: justify;">In greco, “asbestinon” significa “inestinguibile, perpetuo”. Ma qui d’inestinguibile e perpetua c’è solo la nostra superficialità e la nostra ottusità nel credere che la tecnologia ci salverà da tutti gli errori del passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
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