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	<title>Georgika &#187; resistenza</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Aldo dice 26 x 1</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 13:53:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Aldo Cervi non si fermava mai. Le campagne della Bassa Reggiana degli anni ’40 richiedevano ai mezzadri dedizione assoluta e un lavoro durissimo, incessante, ripagato solo con l’ingiustizia: ti spaccavi la schiena con le vacche, il grano, le giornate infinite e una stanchezza che non conosciamo più, ma tra le annate magre e la protervia del padrone, era la fame [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Aldo Cervi non si fermava mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Le campagne della Bassa Reggiana degli anni ’40 richiedevano ai mezzadri dedizione assoluta e un lavoro durissimo, incessante, ripagato solo con l’ingiustizia: ti spaccavi la schiena con le vacche, il grano, le giornate infinite e una stanchezza che non conosciamo più, ma tra le annate magre e la protervia del padrone, era la fame a mangiare te. Terzo di sette fratelli e due sorelle, braccia forti e volontà di ferro, Gino dei Ruban (così lo chiamavano) aveva nella testa un vortice inarrestabile di pensieri sempre pronti a rendergli chiara la strada e un cuore svelto, in ogni momento, a individuare quella forse meno battuta, ma di certo la più giusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapeva parlare, lui. E sapeva anche convincerti. Sorrideva, insisteva, ed era fatta: non si resisteva a quel matto del Gino che con i libri – quelli “rossi” come i Campi dai quali veniva – costruiva pian piano il mondo intorno ai suoi fratelli, un mondo in cui dalle catene ci si doveva liberare e in cui il futuro era sempre una spanna di là dalla porta del fienile. Gli annali della Resistenza srotolano silenziosi il nastro in bianco e nero di una famiglia poverissima, ma piena di risorse che, grazie a tecniche agrarie nuove come il livellamento dei terreni introdotto dai Cervi per primi, riuscì ad affrancarsi dalla mezzadria con la conoscenza e un pizzico di follia. Matti, dunque, dicevano in paese. Contadini di scienza, disse invece il presidente Einaudi una manciata d’anni dopo, quando sette medaglie al valore, rilucenti sul petto di papà Alcide, furono tutto ciò che rimase dei fratelli Cervi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1943, infatti, la grande pagliacciata del fascismo volgeva al termine, ma senza rinunciare al suo lato tragico e a una strage epocale. Aldo, che la dittatura l’aveva sempre avversata perché, nonostante tutta la roboante propaganda di segno opposto, il Duce aveva soffocato nel sangue le rivendicazioni dei contadini ridotti alla fame, aveva già cominciato da tempo a dire basta. Instancabile sulla sua bici, correva da un paese all’altro per leggere di nascosto, portare cibo o vestiti, infiammare i cuori parlando di libertà. La resistenza non fu subito montagne e fucili e, soprattutto, non fu subito un movimento di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">La resistenza fu studiare quando gli altri contadini si davano solo alla zappa. Fu fare agricoltura tra la gente e per la gente quando ognuno badava ai fatti propri. Fu non fare la tessera dei fascio quando tutti si vestivano di nero. La resistenza fu seminare mentre i gerarchi mietevano e fu aprire ai disertori, agli esuli, ai ribelli, quando tutti facevano la spia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le armi vennero dopo, quando fu chiaro che i nazisti e i fascisti della Repubblichina non si potevano mandare via che a calci e quando i processi sommari, le torture inaudite nelle carceri e la barbarie per le strade crebbero fino a detonare. Aldo, Antenore, Gelindo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore – che allora era poco più che un ragazzino – non si tirarono certo indietro. Non ebbero scelta di fronte a quella vita che da principio scorse in timidi rigagnoli e diventò poi, dopo tutti quegli anni di dissenso, un fiume in piena. Non ne ebbe nessuno che con chiarezza avesse visto nel fascismo schiavitù, stupidità e quella volgarità estetica che oggi è palese a tanti, ma che allora educava all&#8217;obbedienza cieca.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, una notte, li presero. “Noi qui – scrisse Aldo a Bianca, nome in codice di una compagna partigiana &#8211; siamo pieni di coraggio, non disperiamo mai, sicuri di vincere anche se dovessimo morire”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 28 dicembre del 1943, solo una settimana prima che le bombe alleate distruggessero il carcere di San Tommaso dov’erano rinchiusi e consentissero la fuga dei prigionieri, sette fratelli “di pane e miele” furono fucilati al freddo e, cadendo, diedero vita a un mito.</p>
<p style="text-align: justify;">Aldo aveva solo 34 anni.  Gelindo, il maggiore, 42. Ettore, l’ultimo, appena 22.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, disse Calamandrei, dopo un raccolto ne viene un altro. Quel matto del Gino lo si può ancora veder venire giù dalle montagne a consegnare scarpe ai partigiani: sono tanti, ogni giorno, quelli in cammino verso la giustizia. Sono tanti quelli che non dimenticano e che si inorgogliscono al nome di sette fratelli uccisi perché seppero scegliere di non abbassare la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ sempre necessario leggere, arare la terra, preparare un piatto di pastasciutta per gli altri e saper riconoscere le forme del fascismo che viene. Perché il fascismo non bussa alla nostra porta presentandosi a viso aperto: si nasconde in un crocifisso sbandierato in tv, nel disprezzo verso i migranti o nell’apprezzamento delle donne che sappiano stare “un passo indietro”. Sopravvive nella convenienza indifferente di chi ama gli orticelli in luogo delle pianure aperte, nella strafottenza dei pochi che amano le altezze vertiginose del potere senza guardare mai in basso e che poi, se in basso guardano, vedono solo una moltitudine di scarafaggi, non vite preziose nelle loro diversità. Il fascismo è imbelle per definizione. La resistenza, per definizione, è audace.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel coraggio di affrontare la paura, per fortuna, appartiene ancora a tanti e Aldo, quelle scarpe da partigiano, non le ha mai tolte. Non si fermava mai, non si è fermato più.</p>
<p style="text-align: justify;">A 75 anni dall’insurrezione che ci rese liberi, ora e sempre, <em>Aldo dice 26 x 1</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://https://www.youtube.com/watch?v=d5zQ_ZRZRm0">La pianura dei sette fratelli, Modena City Ramblers</a></p>
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		<title>Carissimi ragazzi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2016 15:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ai miei nuovi amici della IC, IB e IA &#8211; Liceo Linguistico e Liceo Scientifico “Campana” , Osimo (AN) Carissimi ragazzi, vi scrivo per ringraziarvi dal più profondo del mio cuore per aver scelto il mio blog nell’ambito di “La forza delle idee per la tutela del paesaggio”, una manifestazione che la vostra insegnante di Scienze, la Prof. Bianchini, mi [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ai miei nuovi amici della IC, IB e IA &#8211; Liceo Linguistico e Liceo Scientifico “Campana” , Osimo (AN)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Carissimi ragazzi,</p>
<p style="text-align: justify;">vi scrivo per ringraziarvi dal più profondo del mio cuore per aver scelto il mio blog nell’ambito di <a title="&quot;La forza delle idee per la tutela del paesaggio&quot;" href="https://prezi.com/gjlkfktjigt_/la-forza-delle-idee-per-la-tutela-del-paesaggio/">“La forza delle idee per la tutela del paesaggio”</a>, una manifestazione che la vostra insegnante di Scienze, la Prof. Bianchini, mi ha detto essere stata indetta dal vostro Comune sul tema “La resistenza oggi…”</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se ho fatto della scrittura una delle armi da tenere costantemente affilate per sostenere come posso le battaglie mie e della mia gente, vi assicuro che è molto difficile descrivervi quanto mi avete emozionato con questo bellissimo riconoscimento!!! Si potrebbe pensare che chi decida di difendere la propria terra con le scelte quotidiane, con l’attivismo sul campo o con la penna, riceva automaticamente apprezzamenti e incoraggianti pacche sulle spalle o che provare a fare la cosa giusta sia visto come un esempio di bel vivere. E invece, spesso, accade proprio il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, in Terra dei Fuochi, o comunque in tutti i territori il cui ambiente sia in grave pericolo, coltivare la consapevolezza e avviare un percorso di responsabilità civile è complicato: si toccano gli interessi di chi dalla distruzione della natura ha tutto da guadagnare, si finisce con lo scontrarsi con l’indifferenza della gente che preferisce rimanere a guardare (quando non ti consiglia vivamente di andare a zappare) oppure ci si deve misurare con una grande sofferenza, come quella delle mamme che qui hanno perso i loro piccoli e che di questa sofferenza hanno fatto la loro più grande fonte di coraggio. Ci si sente spesso soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, leggere il messaggio della Prof. Bianchini che mi mostrava il vostro bellissimo lavoro, mi ha riempito il cuore di gioia e soprattutto di speranza, una speranza che ho portato orgogliosa a tutti i miei compagni di lotta: loro hanno fatto tanto più di me per questa terra che, ne sono certa, “un giorno sarà bellissima”.</p>
<p style="text-align: justify;">E soprattutto sono contenta per una cosa. Voi avete dimostrato a me e a tutti che il web, un blog, i social networks sono una risorsa potentissima, se usati correttamente. Avete giustamente rimarcato, nella vostra presentazione, l’espressione “credere nel valore delle parole”. Scrivere non vuol dire solo raccontare, ma farsi testimoni della verità, denunciare le ingiustizie, porsi a difesa dei più deboli. Le parole possono ferire: noi usiamole per amare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, vi invito ad andare sempre oltre le parole stesse. Siatene all’altezza, perché sono la carne che veste la vostra anima. Che siano sempre ponti tra le persone e mai strumenti per offendere la dignità altrui, perché hanno un ruolo molto più alto che essere scagliate come pietre. Fatevi sempre rapire dalla musica che svelano, perché la bellezza della vita risiede nella meraviglia che i vostri occhi sapranno scorgervi. E soprattutto, rendetele vere con le vostre azioni: traducete in scelte quotidiane le parole che più vi assomigliano. Allenatevi alla coerenza e alla speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se farete qualche passo in questa direzione e tenterete con tutto l’impegno di cui siete capaci di allineare il dire e il fare, allora questa terra, oggi, è già bellissima. Vi prometto che anch’io tenterò con tutte le mie forze di essere sempre all’altezza di ciò che scrivo e sempre cercherò di essere, nel mio piccolo, la sentinella della mia terra, come spero che voi lo siate per la vostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo ringraziandovi ancora tanto. Ringrazio con affetto anche la vostra professoressa che di voi ha tanta stima e che difende il vostro crescere, ogni giorno, con il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Siate sempre belli come vi vedo oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Miriam Corongiu</p>
<p style="text-align: justify;">p.s. a quelli che incautamente mi consigliano di andare a zappare, io rispondo che non è un insulto: è un augurio! Io, che lavoro la terra a mani nude, lo so!</p>
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		<title>Gomorra: (R)esistere attraverso gli orti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 19:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Non convenzionali, pacifiche e profondamente oneste. Queste le armi della Cooperativa (R)esistenza per rispondere alla camorra e alla mala politica locale. A Chiaiano, a due passi da Scampia e dalla discarica centro di molteplici e deviati interessi, c’è un fondo sano e liberato, dove si coltivano non solo pesche e uva, ma la speranza di cambiare le cose e dove [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_248" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti.jpg"><img class="size-medium wp-image-248" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti-300x225.jpg" alt="Orto nel fondo rustico e &quot;liberato&quot; Amato Lamberti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Orto nel fondo rustico e &#8220;liberato&#8221; Amato Lamberti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non convenzionali, pacifiche e profondamente oneste. Queste le armi della Cooperativa (R)esistenza per rispondere alla camorra e alla mala politica locale.</p>
<p style="text-align: justify;">A Chiaiano, a due passi da Scampia e dalla discarica centro di molteplici e deviati interessi, c’è un fondo sano e liberato, dove si coltivano non solo pesche e uva, ma la speranza di cambiare le cose e dove non si seminano solo gli orti, ma un futuro migliore e responsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E a seminare e coltivare tutto questo sono i ragazzi: i ragazzi della Cooperativa, tutti giovanissimi, che ospitano 6 detenuti in affidamento al lavoro, 3 comunità alloggio per minori e un protocollo col dipartimento di giustizia minorile; i ragazzi di tutta Italia, circa 300, che d’estate si riversano sui meravigliosi 14 ettari del fondo per apprezzare il sapore acre della terra e la gioia della convivialità; e i minori a rischio, spesso figli di camorra, che qui imparano la possibilità di guadagnarsi il pane diversamente, nella terra, infilandoci le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi ragazzi, va detto, sono più uomini di tanti altri. Intimidazioni pesanti sono arrivate da chi di Napoli ha pensato di essere padrone: furti di attrezzature agricole per decine di migliaia di euro, fosse scavate a mo’ di tombe all’ingresso del fondo con tanto di immancabili croci; mentre attacchi del tutto incomprensibili – e ingiustificati – sono stati sferrati da chi, invece, la legalità e la voglia di fare avrebbe dovuto sostenerla. Loro sono sempre lì. La presenza costante su quel pezzo di terra attraverso mille attività, la determinazione ad andare avanti qualunque cosa accada, il profondo senso di responsabilità: armi non convenzionali, appunto.</p>
<div id="attachment_249" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona.jpg"><img class="wp-image-249 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona-225x300.jpg" alt="ciro corona" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ciro Corona, Presidente dell&#8217;Associazione &#8220;(R)esistenza Anticamorra&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come non convenzionale è stata la visita al fondo rustico Amato Lamberti, il primo bene confiscato alla camorra, in compagnia di Ciro Corona, 33 anni, presidente della Cooperativa. Ha un anno di tempo, dice, per “cambiare la testa” del figlio di un boss e rubarlo alla criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci proverà facendogli toccare con mano che il futuro è nella terra e nell’armonia del vivere comune, magari spiegandogli che un caffè “alla griglia”, preparato insieme in una cucina da campo, ha una sua specifica ricchezza e che, grazie ad una pianta di peperoncini, si può sempre tornare indietro. O andare avanti, questione di prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna mai dare per scontato e per fissamente predeterminato, il valore che viene attribuito a un orticello. Non è solo ritorno alle origini, recupero del lavoro assurto a nuova dignità perché  contrapposto alle catene di montaggio. Non è solo agricoltura sana, biologica. Non è solo km 0. E non è solo il perno attorno al quale ruota la genuinità e la semplicità delle piccole cose a cui tutti guardiamo con speranza. E’ Libertà. Libertà da tutte le mafie, dalle catene del profitto ad ogni costo, libertà dalla corruzione e dall’illegalità come strumento di agire sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non fu Davide a sconfiggere Golia? Con una sola fionda e un colpo ben assestato. Sarà un orticello, o una confettura di pesche, a sconfiggere la malavita e saranno Ciro Corona e i suoi amici a farlo, se troveranno l’appoggio di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg"><img class=" size-full wp-image-251 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg" alt="nco" width="280" height="130" /></a>Quindi, se vogliamo sostenere Scampia, che non è solo la Gomorra tratteggiata da Roberto Saviano, ma più di 100 associazioni che si battono per il territorio, se vogliamo che la speranza prenda il sopravvento sulla diffidenza e se vogliamo che la legalità diventi la cultura dominante, facciamo anche noi un “pacco alla camorra”. Io l’ho fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, confidiamo noi per primi nel cambiamento. Lavoriamo per poterlo realizzare e diffondiamo la speranza. Ci sono mille e mille realtà che ci dicono, a gran voce, che possiamo farcela e sono là, proprio dove meno ce lo aspetteremmo. Come nei quartieri malfamati di ogni nostra metropoli. Come alle Vele di Scampia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se volete fare un &#8220;pacco&#8221; alla camorra acquistando i prodotti della cooperativa, potete farlo</em> <em>on line su</em> <a title="Nuovo Commercio Organizzato" href="http://www.ncocommercio.com/it/">http://www.ncocommercio.com/it/</a></p>
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