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	<title>Georgika &#187; orto conviviale</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Quaderni di Campagna</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 17:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Due anni fa perdevo il lavoro. E ritrovavo me. Cominciavo il viaggio che avrebbe cambiato tutto, quello che mi avrebbe fatto abbracciare la terra, la mia e quella dei Fuochi, la Decrescita Felice e la politica dal basso. In questo lungo percorso che è solo alla sua alba, ho dato corpo a tanti piccoli e grandi sogni negli anni solo [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Due anni fa perdevo il lavoro. E ritrovavo me. Cominciavo il viaggio che avrebbe cambiato tutto, quello che mi avrebbe fatto abbracciare la terra, la mia e quella dei Fuochi, la Decrescita Felice e la politica dal basso. In questo lungo percorso che è solo alla sua alba, ho dato corpo a tanti piccoli e grandi sogni negli anni solo timidamente accarezzati, ho camminato piano tra la gente e dentro me e ho, soprattutto, messo su una piccola azienda agricola: L’Orto Conviviale. Non da sola, ovviamente. Niente di tutto ciò che sono riuscita a fare, anche se riconosco di aver lavorato tanto, l’ho fatto con le mie sole forze. Ho avuto accanto persone che hanno creduto nella mia visione delle cose, che hanno amato ciò che amavo io e che non hanno mollato mai. Prima fra tutte, la mia famiglia e, immediatamente dopo di loro, i miei fratelli nella lotta ambientalista: il Movimento per la Decrescita Felice e la Rete di Cittadinanza e Comunità.<br />
Nasce dunque da questo lento incedere nel mondo e dalla convinzione di aver avuto una seconda chance, la necessità fisica ed emotiva di annotare tutti questi meravigliosi cambiamenti in una sorta di diario, in un racconto semplice che si dipani come un lungo filo di paglia. A 45 anni suonati avere in dono un’altra vita è una gioia che non può rimanere chiusa nel suo cofanetto. Va esibita, in un certo qual modo ostentata, come un diamante alle dita delle ragazze di tanto tempo fa. Solo che qui c’è un unico valore a fare mostra di sè: quello di un sentiero di campagna lungo il quale possiamo cogliere fiori e, talvolta, trovare spine.<br />
“Georgika”, in un certo senso, è già tutto questo. È la mia finestra sul mondo, il mio spazio di analisi. Quando ho perso il lavoro, in attesa di essere buttata fuori dalla mia vecchia vita, questa signorina vestita di fiori e con uno scarabeo verde brillante per collana, mi ha teso una mano e mi ha consolato. Le porto rispetto per questo: non per i contenuti e le soddisfazioni che nel tempo mi ha certamente dato, ma per il rifugio che è stata. Ho sempre potuto contare su di lei. Adesso che tutto è cambiato, lei è sempre qui con me ad aprirmi la strada: accanto alle esperienze sul territorio, alle considerazioni politiche e alle ricerche storiche, ci saranno racconti di un mondo al tramonto &#8211; quello contadino &#8211; al quale mi tengo stretta con tutte le mie forze e che proverò a tenere vivo anche semplicemente parlandone a voi.<br />
Il Quaderno di Campagna è, per gli agricoltori, il registro di tutti gli interventi effettuati nel campo. Un diario, in definitiva, dello scorrere del tempo agrario tra semine e trapianti, cure, andamenti. La mia Georgika accoglierà questi diari, nel tentativo di essere per me la testimone delle mie nozze con il mondo e per voi solo un piccolissimo spazio di speranza. La campagna è il luogo dove ci si ritrova per una gita, dove ci si rifugia per riflettere e perfino per dipingere. Una dimensione, insomma, in cui l’uomo riconosce se stesso prendendo le distanze da tutto ciò che ostacola il suo pieno realizzarsi. Senza pretendere di essere d’esempio a nessuno, i miei “Quaderni di Campagna” racconteranno perciò di un cambiamento possibile e di una piccola realtà ribelle: quella del mio Orto dove tutto comincia ogni giorno e quella del mio cuore dove tutto ancora sa diventare magnifico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
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		<title>Il Giardino degli Alberi Dimenticati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 15:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi nella mia terra in cui è difficile immaginare la pace e la bellezza. Luoghi dove la natura è cancellata dalla mancanza di speranza e di prospettiva. Luoghi dove l’amore è negato dal narcisismo e dalla brutalità. È in quei luoghi, però, che torno tutte le volte che desidero sentire il flusso della vita perché è lì che [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono luoghi nella mia terra in cui è difficile immaginare la pace e la bellezza. Luoghi dove la natura è cancellata dalla mancanza di speranza e di prospettiva. Luoghi dove l’amore è negato dal narcisismo e dalla brutalità.</p>
<p style="text-align: justify;">È in quei luoghi, però, che torno tutte le volte che desidero sentire il flusso della vita perché è lì che nasco ed è lì che muoio un po’ ogni giorno. Che si chiami Terra dei Fuochi o che sia semplicemente l’orto dietro casa mia, lì trovo la forza di immaginare il futuro e le sue radici. Ed è in un punto preciso del mio campo, tra il gelso intorno al quale si arrampicano le mie piccole zucche e gli albicocchi che nessuno ama più, che tratteggio il disegno di un giardino nuovo, fatto di Alberi Dimenticati.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché gli Alberi Dimenticati esistono, come contorni sfumati dei sogni di quand’ero bambina. Sono alberi come il cotogno, i cui frutti legnosi riempiono di profumo le torte delle nonne o come il nespolo mediterraneo, di cui ci sfugge perfino l’aspetto, del tutto obliato da varietà moderne dai nomi d’oltreoceano.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/pero-cotogno.jpg" rel="attachment wp-att-12246"><img class="size-full wp-image-12246 alignleft" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/pero-cotogno.jpg" alt="Pero Cotogno" width="296" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sedendo per terra, sporcandomi il jeans e le mani, fisso lo sguardo tra le foglie per un po’. Gli uomini hanno scelto le grandi coltivazioni, le rese sicure, l’ingegneria genetica e l’innovazione forzata in un campo, l’agricoltura, in cui la fertilità è figlia solo di una spontaneità che vuole essere addomesticata con dolcezza. Abbiamo creato grandi eserciti in luogo di piccoli e funzionali drappelli di sentinelle, senza renderci conto che ciò che è troppo grande spesso finisce con il perdere l’identità, mentre l’esigenza di sicurezza va trasformandosi in meschinità. E andar dietro alle novità non vuol dire sempre progredire: vuol dire sovente dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna fare i conti, dicono, con il mercato. Dobbiamo immettervi serie ininterrotte di nuove cultivar, preferendo piante resistenti agli attacchi degli insetti fitofagi e commercialmente convenienti solo per un ciclo di 5-9 anni, per poterle poi sostituire con altre varietà quando le rese cominciano a diminuire. Sono piante i cui semi sono ibridi, sterili, privi di futuro, perché ci rendano tutti dipendenti dalle multinazionali dell’agrochimica. E in questa folle corsa alla più gigantesca e distruttiva modifica del paesaggio che sia mai esistita, il modo in cui la natura si è espressa fin dalla sua alba, la biodiversità, diventa essa stessa un termine alla moda e nulla più.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordare gli alberi, questi possenti, fruscianti, tranquilli amici, non è dunque un esercizio di memoria. Bisogna tornare a riconoscerne le fattezze, un po’ come bisogna tornare a interpretare l’alfabeto dei nostri sentimenti. E’ una questione di ritmo: senza seguire quello cadenzato delle stagioni, della luna e del cuore, non potremo che sentirci smarriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò il mio Giardino sarà un ricordo vivente di ciò che non è più e sarà popolato da giovani alberi di specie dimenticate. Sotto i loro rami mostrerò alle persone la loro delicata resistenza al tempo e racconterò loro storie perdute di bambini nemmeno troppo antichi, di tradizioni cancellate dalla modernità e di quanto sia importante, a volte, recuperare il passato per dare vita al futuro. Con i loro frutti preparerò leccornie da mangiare su tovaglie a quadroni stese alla rinfusa sull’erba e su quell’erba inviterò tutti a sdraiarsi, per sentire quella frescura naturale che non ci appartiene quasi più. Si può sognare ad occhi aperti all’ombra di alberi così.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché è vero che, come è accaduto per la lentezza, questi alberi non hanno più voce, se non quella del vento. Ma, a sforzarsi di ascoltare il vento e di prendere la corrente giusta, si può anche imparare a volare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://decrescitafelice.it/2016/09/il-giardino-degli-alberi-dimenticati/">&#8220;Il Giardino degli Alberi Dimenticati&#8221;</a> è stato pubblicato sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=397">Il Giardino degli Alberi Dimenticati</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
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