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	<title>Georgika &#187; No Tav</title>
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		<title>NO TAV: UN&#8217;ESPERIENZA DI AUTONOMIA RADICALE</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 10:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Da circa un mese, in Val di Susa, è nata e vive la Libera Repubblica della Maddalena. Molto più di un presidio allestito per impedire la realizzazione del cantiere per il cunicolo esplorativo funzionale al TAV Torino-Lione. Un territorio liberato, che non figura su alcuna mappa del consentito. Un territorio in cui polizia e carabinieri non entrano. In cui si condividono cibo, discussioni, musica e la costruzione delle barricate. Uno spazio sottratto alla sovranità dello Stato. Uno spazio in cui si vive meglio che nelle cellette metropolitane, nella reclusione domestica davanti al televisore, nelle strade vuote di incontri e brulicanti di merce. Il Progresso lo abbiamo già assaggiato, e non c&#8217;è piaciuto. La lotta contro il TAV è, di fatto, lotta contro tutta la classe dominante che lo vuole, lo difende, lo impone. Sta diventato la lotta della condivisione contro lo Stato. Invitiamo gli amanti della libertà a venire. Contro il TAV. Per difendere un territorio liberato, a rischio di sgombero da domenica 26 giugno. Il tempo è adesso”<br />
Così si legge su “Informa-Azione”, un sito web che colletta le lotte contro la repressione, il 24 giugno del 2011, ore 2.01 del mattino. Due giorni dopo, a Chiomonte, sui monti della Maddalena, si scatena l’inferno: circa 2500 agenti di polizia penetrano le barricate civili e caricano i valsusini che da settimane presidiavano pacificamente la collina, lanciando anche ad altezza d’uomo migliaia di lacrimogeni al CS, un gas altamente tossico proibito in guerra, ma non nella guerriglia urbana. Picchiano duramente i civili, distruggono qualunque cosa capiti loro a tiro, sfasciano la stazione mobile di Radio Black Out che continuava a trasmettere anche sotto i lacrimogeni e, alla fine, dopo una giornata di scontri sanguinosi, conquistano l’area. La piazzetta dove c’era il museo archeologico della Maddalena ora “temporaneamente” chiuso (così si legge sul sito web), diventa una roccaforte militare dove ancora oggi sostano le camionette della polizia e si aggira torva la Digos. Dai militari, però, e non dai “repubblicani,” viene insozzata e deturpata. L’accesso alla zona, un tempo testimonianza millenaria di quel valico così importante per le Alpi Occidentali, dove hanno transitato tutti gli invasori e forse Annibale stesso, è ora severamente sorvegliato dall’Esercito Italiano: a Chiomonte il cantiere del TAV è ritenuto strategicamente rilevante. E così, perquisizioni, stretti controlli e niente riprese. Chi siede nel casotto all’entrata ha il potere di lasciare che i visitatori non vengano autorizzati all’ingresso per ore intere, fino a che non si faccia troppo tardi per entrare. A ben guardare, non servono giri di parole per definire ciò che è oggi la Maddalena: le zone in cui si sospende brutalmente il civile diritto a manifestare il dissenso, si cancellano le tracce della storia e si impedisce il libero passaggio, quelle sono zone di guerra.</p>
<p>Spiegare la ferocia con la quale lo Stato italiano ha sgomberato la Maddalena (e in generale trattato negli anni la Val di Susa) soltanto con la ferrea volontà dei vari esecutivi di portare a termine una “grande opera”, è una riflessione poco penetrante e insufficiente per chi non si accontenta dell’informazione massificata. L’esperienza tutta dei NO TAV, peraltro, e più in particolare della “Libera Repubblica”, va molto oltre l’affermazione del diritto di ogni popolo ad autodeterminarsi, così come sancito dalla stessa Unione Europea. Si è sviluppata negli anni come una progressiva sottrazione di sovranità allo Stato e una lenta, ma inesorabile, costruzione di autonomia radicale.<br />
La Valle, che si identifica potentemente con le montagne intorno e che guarda a se stessa come partigiana, ha cominciato a pensare con la sua testa &#8211; quindi ad opporsi &#8211; ancor prima che il TAV fosse un progetto sulla carta. Un Hydra, quella valsusina, così fiera delle proprie differenze interne, che nessuna autorità costituita poteva tollerarne l’esistenza.  Se è vero che cittadini si diventa e lo si diventa in primo luogo conoscendo la città, i luoghi interiori ed ulteriori del proprio vivere, i NO TAV hanno già percorso lunga parte del viaggio. Anzi, sosterrebbe forse Cornelius Castoriadis, sono già giunti alla meta se riconosciamo loro la profonda consapevolezza della loro stessa autonomia e l’innegabile, fortissimo, desiderio di essere senza catene.<br />
<a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0310.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-449" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0310-300x199.jpg" alt="dsc_0310" width="300" height="199" /></a><br />
Già nel 2005 a Venaus, altro cantiere del TAV e teatro di scontri terribili, i valsusini avevano esperito l’ebbrezza dell’indipendenza totale. Per cinque giorni la Libera Repubblica di Venaus, elaboratore completamente disconnesso dal server centrale, aveva vissuto la grande bellezza dell’essere solo se stessa. E’ alla Maddalena, però, che la forma diventa sostanza e la libertà un fatto. Furono “Ventitrè giorni”, ricorda Alberto Perino leader storico dei NO TAV ai microfoni di Radio Siani, “in cui il denaro non esisteva più, dove eravamo tutti uguali, si faceva da mangiare a qualunque ora e si faceva cultura alta, ma distribuita a tutti, dove professori universitari tenevano lezione, mentre un po’ più in là i ragazzi distillavano la grappa e grandi artisti si esibivano in semplicità. Un mondo altro, sconvolgente, che doveva essere distrutto”.<br />
Era la lotta, rileggiamo nel comunicato di Informa-Azione, della “condivisione contro lo Stato”. Una fuoriuscita dall’economia che recuperava il vero, delicatissimo, collante di ogni comunità: la gioia del Poco, l’esaltazione del Tempo e non del Denaro, l’essere progenie bastarda del Grande e del Piccolo uniti nell’amplesso degli intenti comuni. Una rivoluzione reale si liberava dal bozzolo di mille teorie e prendeva corpo da un NO ad un treno veloce, per diventare la culla di un vivere lento, felice, pago di sé, in cui le differenze culturali, regionali, razziali, l’accentuare le quali è strategia storica del potere, si tramutavano in pericolose opportunità di coalizione sediziosa. Una mina che lo Stato aveva la necessità di far brillare il prima possibile.<br />
Dopo ventitrè gloriosi giorni, cadde perciò nella violenza la Maddalena, nostalgicamente ricordata oggi nelle tessere di affiliazione stampate per tutti con lo stesso numero progressivo e codificata nei registri comunali della Val di Susa pieni di bimbe a cui il nome “Maddalena” è stato dato. E cadde con la Libera Repubblica un pezzo di realtà che i governi italiani hanno voluto mortificare nel tempo con provvedimenti via via più autoritari. La repressione giudiziaria a cui sono soggetti i NO TAV, con oltre mille processi indetti a vario titolo contro liberi cittadini liberamente pensanti, colpevoli soltanto d’amare la loro Valle, sono una delle misure che vengono adottate a livello nazionale per soffocare le spinte identitarie di un popolo che vuole fermamente respirare. Tra le “Disposizioni urgenti per la tutela della sicurezza delle città” della legge Minniti e un addestramento sempre più da corpi speciali per le ordinarie forze di polizia, giustificati entrambi dal Terrore e dalle ondate migratorie, la direzione imboccata dall’Italia (e dall’Europa) è chiara.<br />
Debito pubblico e privatizzazioni, tasse astronomiche per le imprese e delocalizzazione del lavoro, trattati internazionali vantaggiosi per i ricchi di sempre e sempre più dilagante povertà, migrazioni di massa e disastri ambientali, obesità bianca e fame nera, solitudini drammatiche in un universo sovrappopolato, campagne abbandonate tra montagne di cemento, il mondo “social” e l’assenza di pietà: è questo il contesto in cui le grandi opere prendono forma ed è questo l’orizzonte contro cui si staglia la Libera Repubblica della Maddalena, un’esperienza di autonomia radicale che si è generata proprio dove è nato lo Stato Italiano e c’è più Stato che altrove.<br />
Ma come la storia insegna che più forti sono le spinte centripete, più forti saranno le reazioni delle periferie e come è vero che i piccoli centri, dove sono più semplici le prove tecniche di comunità, producono in maniera naturale gli anticorpi al sistema che crea sperequazioni sociali a livello planetario, così i NO TAV renderanno immortale la testa centrale del Hydra che idealmente li rappresenta. In un mondo segnato dall’omologazione che mai vuol dire uguaglianza, la loro idea colorata e gioiosa – mai violenta – dell’accoglienza e del vivere in armonia prenderà per sempre corpo nelle mille, composite, anime della Val di Susa e la Libera Repubblica della Maddalena vivrà per sempre nel modus operandi del Movimento e delle lotte ambientaliste di questa nazione: “uno sguardo all’immediato e uno all’infinito”.<br />
Avanti NO TAV, il tempo è adesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo pubblicato su <a href="http://www.decrescita.com/news/no-tav-la-libera-repubblica-della-maddalena/?doing_wp_cron=1504521580.8827209472656250000000">Decrescita Felice Social Network</a></em></p>
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		<title>Terra dei Fuochi. E di Vita.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 18:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ci sono tanti modi di intendere la propria esistenza su questa terra: c&#8217;è chi molla e c&#8217;è chi, invece, si impegna ogni giorno; c&#8217;è chi ne fa merce e chi ne coglie solo l&#8217;infinita Bellezza. E c&#8217;è chi, infine, la difende ad ogni costo, anche quando il prezzo è altissimo: Enzo Tosti, storico attivista in Terra dei Fuochi, racconta la sua esperienza e la sua terra. La stessa terra che ha finito per tradirlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class=" size-medium wp-image-271 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a>C’è un uomo in Terra dei Fuochi che brucia di passione. Un uomo semplice, un attivista, una persona buona che subisce potentemente il fascino della vita e che ha dato sempre tutto per gli altri. Non ha un nome famoso, se non tra noi che viviamo qui, in questo lembo di inferno strappato al paradiso, e non vuole nemmeno averlo. Ma va fatto, perché quest’uomo combatte ogni giorno il biocidio che subiamo da trent’anni: il suo nome, perciò, è Enzo Tosti. Occhiali, 57 anni, argento vivo addosso. E una confessione da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Entra in casa mia come un turbine, Enzo, inconsapevole del sentimento di semplice fratellanza che da subito riuscirà a suscitare nel tuo cuore. Se mi chiedeste qual è il primo ricordo che ho di lui, vi risponderei che è un abbraccio stretto stretto. Un abbraccio dato ad una perfetta sconosciuta a suggerire che siamo tutti superstiti qui, dove i fuochi covano ceneri complesse e drammi infiniti: tutti uniti da una mattanza perpetrata nel silenzio dello Stato dalla violenza ignorante della camorra e dalla gretta avidità dell’imprenditoria di mezza Italia. In quell’abbraccio, vi assicuro, ci si scioglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Enzo Tosti si intreccia con quella dell’ambientalismo campano. Giovane uomo di sinistra, con un percorso simile a quello di tanti altri ragazzi impegnati socialmente nell’area di Napoli Nord, una grande passione per la storia e per la gente, Enzo si imbatte presto nel Grande Bluff: l’industrializzazione forzata di paesi a vocazione agricola come Caivano (dove c’è la parrocchia di Padre Maurizio Patriciello e dove nasce buona parte della resistenza al Biocidio) baratta lo stipendio fisso con la morte. Il profumo della canapa che impregnava i vestiti dei lavoratori anche nei giorni di festa – racconta Enzo – viene sostituito dal fetore del comparto industriale in marcia verso il progresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La terra comincia a bruciare. La gente a morire. Le campagne diventano piene delle polveri delle fonderie circostanti, la camorra costringe i contadini a comprare compost realizzati con gli scarti della lavorazione industriale e interra, ovunque, tonnellate di rifiuti tossici che avveleneranno la nostra vita per sempre nel silenzio complice di chi, qui, non è mai Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi hai detto che negli anni ’80-’90 gli ambientalisti erano grosso modo gli “impegnati”, cioè persone provenienti da ambienti culturali di sinistra che, preoccupandosi della difesa dei diritti tra i lavoratori, hanno poi maturato una coscienza ambientalista. E oggi? Chi sono oggi</strong> <strong>gli attivisti ambientalisti in Campania e nel resto d’Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi l’attivismo ambientalista ha caratteristiche diverse. Il diritto alla vita appartiene a tutti e tutti, senza distinzioni, siamo chiamati alla difesa della nostra terra. Anzi, dobbiamo puntare proprio su quest’attivismo più vero, più spontaneo, che rifugge le etichette e le parti politiche: il potere vuole dare un nome alle cose, ama le sigle che creano contrapposizioni e quindi, per contrastarlo, dobbiamo imparare a dare peso solo alle idee e all’impegno delle persone. L’unica bandiera sotto la quale dobbiamo marciare è quella della Vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In “Un programma politico per la Decrescita”, a cura di Maurizio Pallante, Marco Cedolin – storico esponente dei NO TAV – sostiene che l’aumentare delle conoscenze tecniche sviluppate da un popolo porta prima o poi alla consapevolezza che il sistema sviluppista in cui viviamo non terrà mai conto, nel prendere decisioni, dello stato di salute e di ben-essere dei cittadini, ma soltanto del profitto. Se i tumori e le cure chemioterapiche ad essi connesse continueranno ad aumentare il PIL, si continuerà a non eliminarne le cause di insorgenza, come l’inquinamento, e a favorire le lobby farmaceutiche. C’è tra di voi chi pensa che forse la soluzione non è quella dello sviluppo sostenibile che si richiama comunque  alla logica del profitto, ma che, come scrive Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sii”, sia necessaria ormai “una certa decrescita”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo pensiero si sta facendo pian piano spazio. E’ inutile continuare con le colate di cemento, sottraendo territorio alla naturale vocazione agricola e turistica della nostra terra, quando le case e le strutture ci sono già per tutti. E anche quando parlo di turismo, non mi riferisco certo al turismo che distrugge le bellezze naturali per far posto ai grandi complessi-vacanze: non può esserci vero progresso se non si rispettano i luoghi e i paesaggi. E se non si rispettano i luoghi, non si rispetta l’Uomo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu ripeti spesso che la via per sensibilizzare le persone al dramma dell’inquinamento, è parlare loro di salute. Tuttavia, nel 2013, quando 130.000 persone sono scese in piazza contro il biocidio, tutti ci siamo commossi al vedere sfilare le mamme che portavano come un vessillo la foto dei figli uccisi dalla Terra dei Fuochi, ma poi la maggior parte di noi è ritornata nella comodità delle proprie case e ha lasciato che fossero le mamme, da sole, a combattere per tutti. Le persone non vogliono sentir parlare di tumori o leucemie: tende a scappare e a sotterrare la testa. Inoltre, il 30 dicembre scorso, l’Istituto Superiore della Sanità pubblica uno studio in cui si ammette finalmente che in Campania c’è un legame tra insalubrità dei luoghi e un aumento delle patologie tumorali soprattutto tra i bambini: di nuovo una valanga di polemiche o i soliti silenzi ci dicono che – sull’argomento salute – dobbiamo ricominciare ogni giorno daccapo. Siamo proprio sicuri che la via per arrivare al cuore delle persone sia la salute? Sono state valutate altre possibilità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il motivo per cui dopo il 2013 c’è stata una dispersione delle forze in gioco risiede nell’individualismo che permea la vita di ognuno di noi, anche inconsapevolmente. La grandissima attenzione mediatica – che comunque ha portato, grazie allo strumento normativo della L.6/2014 (peraltro insufficiente) alla legittimazione di Terra dei Fuochi,– ha alimentato anche il personalismo, il protagonismo, il professionismo nell’associazionismo. La gente non si è sentita più convolta nei processi conoscitivi e in quelli decisionali. Di conseguenza, è ritornata a casa. Il più grande lavoro da fare, quindi, è su noi stessi: bisogna smettere di parlare di “IO” e passare al “NOI” cercando di esaltare i talenti di ognuno, senza farli diventare strumento di potere.</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg"><img class="size-medium wp-image-9561" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg" srcset="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg 300w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg 640w" alt="" width="300" height="156" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritornando all’Enciclica Papale: Francesco dice che il degrado ambientale e sociale, causato dalla cultura dello scarto, è il frutto della visione tecnocratica della natura considerata come terreno di conquista: sei d’accordo? E la vita condotta da un ambientalista, tra terre violate e vite perdute, quanto avvicina alla Bellezza del Creato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Papa Francesco ha un grandissimo merito: quello di aver scritto un documento eversivo alla portata di tutti. Non sembra nemmeno scritto da un Papa. E la semplicità del linguaggio, insieme alla chiarezza di esposizione dei temi ha, secondo me, proprio questo significato: siamo TUTTI chiamati a difendere la nostra terra, ad amare la Natura e l’Uomo, ognuno per il proprio ruolo, ognuno con il suo grado di responsabilità. E’ questo l’appello più grande, come ti dicevo prima, alle persone: non al rivoluzionario di turno, non al professionista dell’attivismo, ma alla gente comune.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Personalmente, si, credo che girando tra la gente e studiando, verificando con mano il disastro ambientale in Campania e in altre zone d’Italia, si impara che dev’esserci per forza Qualcuno di più grande. La Vita esplode prepotente anche dove tutto sembra perso: ho visto la Natura riappropriarsi del deserto lasciato dalle industrie e dalla munnezza, l’edera vincere il cemento. Non si può che provare rispetto e deferenza per una forza tanto più grande di noi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Enzo parla con grande commozione di questo Amore che ha imparato ad accogliere. E’ un uomo generoso nelle emozioni, mai stanco di parlare e di testimoniare con il suo impegno quanto è profondo il trasporto che prova per la gente e per la sua terra. Una Terra che non è solo quella dei Fuochi, ai suoi occhi, ma ogni angolo del mondo che riporti le ferite inferte dalla nostra stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Terra che, alla fine, lo ha tradito: nel sangue di Enzo sono stati trovati alti livelli di pcb 118-126 (policlorobifenili, inquinanti simili alla diossina), già riscontrati nel sangue di uno dei tanti martiri della Terra dei Fuochi e tipici della zona Caffaro di Brescia. Gli è stata diagnosticata una forma di leucemia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai scoperto di aver contratto la leucemia pochi mesi fa. Vivere in Terra dei Fuochi, guidare nelle discariche – tra i roghi – giornalisti, politici, la Guardia Forestale e chiunque avesse più voce di te per gridare che la Campania muore, richiede un prezzo troppo alto. Perché hai deciso di parlare pubblicamente della tua malattia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non sono alla ricerca di un pubblico commosso, né tantomeno voglio trarre profitto dal mio stato di salute. So già – perché Padre Maurizio è oggetto di continui attacchi personali e perché alle mamme orfane dei propri figli sono state dette cose terribili – che anche a me, probabilmente, verranno mosse molte accuse. Io, però, che ho sempre rifiutato tutte quelle opportunità che comportavano un compromesso, sono pronto a controbattere con forza le obiezioni di chi si azzarderà ad attaccarmi. Io non sono un eroe. Né voglio esserlo. Ho il dovere morale di gridare per tutti quelli che si ammalano di “ambiente” e non lo sanno: a differenza loro, io lo so. Voglio continuare a essere, in fondo, quello che sono sempre stato: io voglio essere solo Enzo Tosti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Solo Enzo Tosti”. Guardo il mio amico: i suoi occhi, lucidi specchi di un cuore grande e di una forza che non so misurare, fissi nei miei che spero tradiscano quanto sono fiera di avergli aperto le porte della mia casa e della mia vita. E mentre spengo il mio improvvisatissimo registratore, mi dico che anche io sono “solo Miriam”, ma che non sarò mai all’altezza del suo coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardandolo andare via e sentendomi ad ogni passo avvampare, più decisa di prima a difendere la mia terra, capisco che è questo il motivo per cui è venuto da me. Per accendere un fuoco che faccia un po’ di luce fra i tanti che qui portano solo morte.</p>
<p style="text-align: justify;"> <em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: Parallelo 41</em></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il percorso di Georgika sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/">http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/</a></p>
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