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	<title>Georgika &#187; MDF</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>L&#8217;alba oltre la finestra</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2016 17:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è una finestra nella vita di tutti che è aperta sul mondo. È ampia, dai vetri tersissimi e con lunghe tende bianche mosse costantemente dal vento. È il sole quello che vi si vede attraverso, uno splendido, caldo, sole invernale, di quelli che si riverberano sulla neve scintillando.<br />
Solo portando la mano agli occhi, riusciamo a scorgere una sfumatura di verde che non ci è più familiare: un verde brillante che ricorda prati antichi e mai violati, il verde intenso di una natura benigna e sgargiante in ogni sua manifestazione. E su quei prati bambini…bambini tra orti piccoli e ordinati, curati nel dettaglio, dove gli adulti ricostruiscono un amore spezzato dall’avidità. Bambini tra foreste altissime e mai ferite dalla stupidità dove uomini e donne semplici, dall’aspetto ancestrale, ancora vivono felici di niente. E bambini sulle rive di fiumi tranquilli, dalle acque limpide come il cielo che riflettono, dove i sassi aspettano la storia per poterla insegnare a chi li ascolterà.<br />
Oltre quella finestra c’è un mondo, nuovo e dimenticato al tempo stesso. È il mondo che ogni anno speriamo di vedere e costruire, il desiderio della mezzanotte, l’incanto che crediamo appartenga alle nuvole. E invece, quel mondo non è una proiezione: è già realtà. Credete che immaginare sia un’attività che appartenga ai sogni? Credete che il futuro sia materia da banchi di scuola? Che avere i piedi per terra significhi sprofondarceli fino a rimanere immobili e diventare apatici? No…immaginare è, al contrario, il verbo che solo al futuro può essere coniugato e la terra è ciò che ci sorregge, non ciò che ci ancora alle nostre vuote abitudini intellettuali.<br />
Ciò che la vostra finestra vi mostra non è un esercizio di fantasia: è ciò per cui lavorare ogni giorno. Nel momento stesso in cui credete di poter volare, vi librate già leggeri nell’aria e quel mondo che pensavate avesse forma solo nella vostra mente, diventa all’improvviso argilla morbida tra le vostre mani. L’unico ingrediente che vi è richiesto è un po’ di coraggio. Coraggio di capire che il viaggio comincia con il movimento lento e cadenzato dei propri piedi, senza aspettare folle oceaniche al nostro fianco.<br />
Dicono che il coraggio sia la capacità di controllare la paura. È vero, ma solo in parte. Il coraggio è il desiderio intensissimo di far deflagrare il cuore: è, a conti fatti, il lavoro incessante che si fa per vedere oltre il pallore di una società ormai esangue. È l’impegno quotidiano necessario a mettere su mattoni di case che ci somiglino e che ci lascino abbastanza spazio per respirare liberi. È la forza di sapere che tutto dipende da noi. E non è facile saperlo. Ma si impara.<br />
Perciò, questa mezzanotte ormai incombente non trascorretela sperando. Pensate all’alba che vedreste dalla vostra finestra e a cosa potreste fare per renderla ancora più sfolgorante. Immaginate il vostro futuro come un piccolo orto dove gli adulti coltivano sé stessi e il mondo, mentre tanti bambini aspettano solo di coglierne i frutti senza doversi fare carico di rimediare agli errori dei loro padri. Guardate alla terra soltanto come all’eterna possibilità di rigenerarvi e a qualunque latitudine, ogni giorno, saprete che il vostro viaggio immaginario ha un’incredibile caratteristica: può essere percorso solo da persone un pizzico coraggiose e molto, molto reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em><br />
<em>Fonte foto in evidenza: www.carlosdmeda.com</em></p>
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		<title>Io, Noi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 18:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cambiare vita, un po’ per forza e un po’ per coraggio, è una grande responsabilità pratica e intellettuale. Nel mio caso specifico, un’impiegata che sceglie la via contadina è una pazzia agli occhi di qualcuno, una rinascita a quelli di molti. Ma oggi, ciò che si percepisce inizialmente in un cambiamento è la sua valenza economica e la prima considerazione [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cambiare vita, un po’ per forza e un po’ per coraggio, è una grande responsabilità pratica e intellettuale. Nel mio caso specifico, un’impiegata che sceglie la via contadina è una pazzia agli occhi di qualcuno, una rinascita a quelli di molti. Ma oggi, ciò che si percepisce inizialmente in un cambiamento è la sua valenza economica e la prima considerazione che si fa è in merito al posizionamento sul mercato. Sfugge, così, come se fosse una nota a piè di pagina, la lettura principale: la capacità stessa di cambiare, di “ambientarsi”, di mutuare dal nuovo contesto anche nuove prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un astruso collegamento iper-testuale associare il cambiamento personale alla convivenza solidale. Cercare dentro di sé la resilienza, provare a diventare intelligente come le piante che sviluppano in lentezza la loro solo apparentemente immobile esistenza e imparare da una delle tue giornate come potrà essere la prossima non è un percorso che si può fare in solitaria. È un risultato a cui arrivi abbastanza presto se ti poni in ascolto e lasci che la Natura parli per te. Per quanto una vita così, strappata allo  strombazzante “life style” degli spot pubblicitari,  cerchi di sedurti all’idea di un “hortus conclusus”, di un arroccamento totale e difensivo, appartata come sei tra il sole silenzioso di primo mattino e la stanchezza infinita della sera, è proprio dalle piante che si impara il valore assoluto della sinergia, della consociazione. C’è poco da essere isolazionisti quando cominci a comprendere in che modo agisce la terra. <a class="td-modal-image" href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio.jpg" rel="attachment wp-att-13512"><img class="size-medium wp-image-13512 alignleft td-animation-stack-type1-2" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-225x300.jpg" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-225x300.jpg 225w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-696x928.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-315x420.jpg 315w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio.jpg 720w" alt="radicchio" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Aldilà della visione puramente attivista dell’agricoltore moderno che può e deve difendere consapevolmente la propria terra dagli attacchi esterni – dall’inquinamento legale di fitofarmaci come da quello illegale della Terra dei Fuochi in cui vivo – c’è una dimensione fatta di “altri”, un riscoprire la gente e ciò che la muove, un legarsi e slegarsi agli Uomini che rende un’assoluta novità il tuo modo di stare a questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tanto gridato individualismo, in una società dove tutto è slogan, diventa in fretta una parola priva di significato se non ci si sforza di capire da cosa trae origine e quanto sia radicato in ognuno di noi. E’ diventato più di una malattia asintomatica e serpeggiante: è quasi un codice genetico. Lottare per snidarlo è un processo interiore che richiede grande onestà intellettuale e libertà dai condizionamenti: implica un desiderio di nudità. Detto nell’Epoca dei Mille Inutili Orpelli, è una sfida seria.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se ci affidassimo alla Natura, o quantomeno ad una lettura del procedere delle cose senza infingimenti e suggestioni, potremmo riflettere su alcuni punti che abbiamo dimenticato o più semplicemente ignorato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapremmo così che “in-dividuus” sta per “indivisibile”, un termine preciso ad indicare nell’essere umano una centralità dell’esistere che non è solo culturale, ma organica: le piante non sono definite individui perché, diversamente da noi, replicano in ogni loro parte tutti gli organi vitali. Se private di una di queste parti, continuano a vivere ugualmente e per poter continuare a vivere, oltre a sviluppare una fortissima resilienza, capiscono il senso della sinergia e della consociazione in maniera spontanea: la zucca o il fagiolo, per esempio, muovono i loro cirri dove sanno che troveranno un supporto sul quale arrampicarsi. Molti fiori – è conoscenza antica – come nasturzi e petunie, aiutano le piante eduli a difendersi dagli insetti nocivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo capire anche che la cooperazione, a differenza di quanto ci viene costantemente ripetuto, è una delle modalità privilegiate dall’Universo per la conservazione delle specie: la competitività di stampo darwiniano non è l’unica chiave di lettura. I biologi sanno che, in contesti di equilibrio, è il comportamento cooperativo che favorisce il successo tra le specie. Non vince sempre il più forte, ma anche chi è capace di lavorare con gli altri e per gli altri. E se applicassimo questa semplice evidenza all’economia e a tutte le altre categorie culturali che dall’economia meccanicistica sono state depredate, la brutalità non sarebbe più il tratto distintivo dell’era moderna. O lo sarebbe infinitamente meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="td-modal-image" href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino.jpg" rel="attachment wp-att-13513"><img class="alignright size-medium wp-image-13513 td-animation-stack-type1-2" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-300x225.jpg" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-300x225.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-768x576.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-80x60.jpg 80w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-696x522.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-560x420.jpg 560w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino.jpg 960w" alt="mandarino" width="300" height="225" /></a>Perciò, passare dall’Io al Noi non è solo un dovere morale o una finalità etica da perseguire con tutte le nostre forze intellettuali: è già nella nostra Natura. E la terra – impareremmo –  non pensa mai al bene di uno solo: un unico albero di mandarini, in un’annata buona, produce molti più frutti di quanto una famiglia numerosa possa consumarne.</p>
<p style="text-align: justify;">Che esplodano dunque gli orti e si aprano al mondo, che ognuno lavori su sé stesso per mettere da parte il protagonismo e che non sia sempre il risultato strettamente economico a guidare le nostre scelte. E’ un’avventura continua quella tra la gente, un viaggio affascinante verso il cuore pulsante dell’umanità. E anche se è difficilissimo e oneroso di questi tempi associarsi, cooperare e stare insieme, dobbiamo rimanere saldi nella convinzione che è questo il nostro gene più fecondo: dobbiamo ricordare che non siamo poi così in-divisibili, ma anche e soprattutto – passatemi il termine – “con-divisibili”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per approfondimenti:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2016/02/08/intelligenza-piante">“L’intelligenza silenziosa e sconosciuta delle piante” su Internazionale, 8 febbraio 2016</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Bioeconomia”, Nicholas Georgescu-Roegen – a cura di Mauro Bonaiuti, Bollati Boringhieri, 2003</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: www.pionero.it</em></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato su Decrescita Felice Social Network:</p>
<p><a title="Io, Noi" href="http://www.decrescita.com/news/io-noi/">http://www.decrescita.com/news/io-noi/</a></p>
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		<title>Terra dei Fuochi. E di Vita.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 18:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ci sono tanti modi di intendere la propria esistenza su questa terra: c&#8217;è chi molla e c&#8217;è chi, invece, si impegna ogni giorno; c&#8217;è chi ne fa merce e chi ne coglie solo l&#8217;infinita Bellezza. E c&#8217;è chi, infine, la difende ad ogni costo, anche quando il prezzo è altissimo: Enzo Tosti, storico attivista in Terra dei Fuochi, racconta la sua esperienza e la sua terra. La stessa terra che ha finito per tradirlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class=" size-medium wp-image-271 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a>C’è un uomo in Terra dei Fuochi che brucia di passione. Un uomo semplice, un attivista, una persona buona che subisce potentemente il fascino della vita e che ha dato sempre tutto per gli altri. Non ha un nome famoso, se non tra noi che viviamo qui, in questo lembo di inferno strappato al paradiso, e non vuole nemmeno averlo. Ma va fatto, perché quest’uomo combatte ogni giorno il biocidio che subiamo da trent’anni: il suo nome, perciò, è Enzo Tosti. Occhiali, 57 anni, argento vivo addosso. E una confessione da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Entra in casa mia come un turbine, Enzo, inconsapevole del sentimento di semplice fratellanza che da subito riuscirà a suscitare nel tuo cuore. Se mi chiedeste qual è il primo ricordo che ho di lui, vi risponderei che è un abbraccio stretto stretto. Un abbraccio dato ad una perfetta sconosciuta a suggerire che siamo tutti superstiti qui, dove i fuochi covano ceneri complesse e drammi infiniti: tutti uniti da una mattanza perpetrata nel silenzio dello Stato dalla violenza ignorante della camorra e dalla gretta avidità dell’imprenditoria di mezza Italia. In quell’abbraccio, vi assicuro, ci si scioglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Enzo Tosti si intreccia con quella dell’ambientalismo campano. Giovane uomo di sinistra, con un percorso simile a quello di tanti altri ragazzi impegnati socialmente nell’area di Napoli Nord, una grande passione per la storia e per la gente, Enzo si imbatte presto nel Grande Bluff: l’industrializzazione forzata di paesi a vocazione agricola come Caivano (dove c’è la parrocchia di Padre Maurizio Patriciello e dove nasce buona parte della resistenza al Biocidio) baratta lo stipendio fisso con la morte. Il profumo della canapa che impregnava i vestiti dei lavoratori anche nei giorni di festa – racconta Enzo – viene sostituito dal fetore del comparto industriale in marcia verso il progresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La terra comincia a bruciare. La gente a morire. Le campagne diventano piene delle polveri delle fonderie circostanti, la camorra costringe i contadini a comprare compost realizzati con gli scarti della lavorazione industriale e interra, ovunque, tonnellate di rifiuti tossici che avveleneranno la nostra vita per sempre nel silenzio complice di chi, qui, non è mai Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi hai detto che negli anni ’80-’90 gli ambientalisti erano grosso modo gli “impegnati”, cioè persone provenienti da ambienti culturali di sinistra che, preoccupandosi della difesa dei diritti tra i lavoratori, hanno poi maturato una coscienza ambientalista. E oggi? Chi sono oggi</strong> <strong>gli attivisti ambientalisti in Campania e nel resto d’Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi l’attivismo ambientalista ha caratteristiche diverse. Il diritto alla vita appartiene a tutti e tutti, senza distinzioni, siamo chiamati alla difesa della nostra terra. Anzi, dobbiamo puntare proprio su quest’attivismo più vero, più spontaneo, che rifugge le etichette e le parti politiche: il potere vuole dare un nome alle cose, ama le sigle che creano contrapposizioni e quindi, per contrastarlo, dobbiamo imparare a dare peso solo alle idee e all’impegno delle persone. L’unica bandiera sotto la quale dobbiamo marciare è quella della Vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In “Un programma politico per la Decrescita”, a cura di Maurizio Pallante, Marco Cedolin – storico esponente dei NO TAV – sostiene che l’aumentare delle conoscenze tecniche sviluppate da un popolo porta prima o poi alla consapevolezza che il sistema sviluppista in cui viviamo non terrà mai conto, nel prendere decisioni, dello stato di salute e di ben-essere dei cittadini, ma soltanto del profitto. Se i tumori e le cure chemioterapiche ad essi connesse continueranno ad aumentare il PIL, si continuerà a non eliminarne le cause di insorgenza, come l’inquinamento, e a favorire le lobby farmaceutiche. C’è tra di voi chi pensa che forse la soluzione non è quella dello sviluppo sostenibile che si richiama comunque  alla logica del profitto, ma che, come scrive Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sii”, sia necessaria ormai “una certa decrescita”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo pensiero si sta facendo pian piano spazio. E’ inutile continuare con le colate di cemento, sottraendo territorio alla naturale vocazione agricola e turistica della nostra terra, quando le case e le strutture ci sono già per tutti. E anche quando parlo di turismo, non mi riferisco certo al turismo che distrugge le bellezze naturali per far posto ai grandi complessi-vacanze: non può esserci vero progresso se non si rispettano i luoghi e i paesaggi. E se non si rispettano i luoghi, non si rispetta l’Uomo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu ripeti spesso che la via per sensibilizzare le persone al dramma dell’inquinamento, è parlare loro di salute. Tuttavia, nel 2013, quando 130.000 persone sono scese in piazza contro il biocidio, tutti ci siamo commossi al vedere sfilare le mamme che portavano come un vessillo la foto dei figli uccisi dalla Terra dei Fuochi, ma poi la maggior parte di noi è ritornata nella comodità delle proprie case e ha lasciato che fossero le mamme, da sole, a combattere per tutti. Le persone non vogliono sentir parlare di tumori o leucemie: tende a scappare e a sotterrare la testa. Inoltre, il 30 dicembre scorso, l’Istituto Superiore della Sanità pubblica uno studio in cui si ammette finalmente che in Campania c’è un legame tra insalubrità dei luoghi e un aumento delle patologie tumorali soprattutto tra i bambini: di nuovo una valanga di polemiche o i soliti silenzi ci dicono che – sull’argomento salute – dobbiamo ricominciare ogni giorno daccapo. Siamo proprio sicuri che la via per arrivare al cuore delle persone sia la salute? Sono state valutate altre possibilità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il motivo per cui dopo il 2013 c’è stata una dispersione delle forze in gioco risiede nell’individualismo che permea la vita di ognuno di noi, anche inconsapevolmente. La grandissima attenzione mediatica – che comunque ha portato, grazie allo strumento normativo della L.6/2014 (peraltro insufficiente) alla legittimazione di Terra dei Fuochi,– ha alimentato anche il personalismo, il protagonismo, il professionismo nell’associazionismo. La gente non si è sentita più convolta nei processi conoscitivi e in quelli decisionali. Di conseguenza, è ritornata a casa. Il più grande lavoro da fare, quindi, è su noi stessi: bisogna smettere di parlare di “IO” e passare al “NOI” cercando di esaltare i talenti di ognuno, senza farli diventare strumento di potere.</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg"><img class="size-medium wp-image-9561" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg" srcset="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg 300w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg 640w" alt="" width="300" height="156" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritornando all’Enciclica Papale: Francesco dice che il degrado ambientale e sociale, causato dalla cultura dello scarto, è il frutto della visione tecnocratica della natura considerata come terreno di conquista: sei d’accordo? E la vita condotta da un ambientalista, tra terre violate e vite perdute, quanto avvicina alla Bellezza del Creato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Papa Francesco ha un grandissimo merito: quello di aver scritto un documento eversivo alla portata di tutti. Non sembra nemmeno scritto da un Papa. E la semplicità del linguaggio, insieme alla chiarezza di esposizione dei temi ha, secondo me, proprio questo significato: siamo TUTTI chiamati a difendere la nostra terra, ad amare la Natura e l’Uomo, ognuno per il proprio ruolo, ognuno con il suo grado di responsabilità. E’ questo l’appello più grande, come ti dicevo prima, alle persone: non al rivoluzionario di turno, non al professionista dell’attivismo, ma alla gente comune.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Personalmente, si, credo che girando tra la gente e studiando, verificando con mano il disastro ambientale in Campania e in altre zone d’Italia, si impara che dev’esserci per forza Qualcuno di più grande. La Vita esplode prepotente anche dove tutto sembra perso: ho visto la Natura riappropriarsi del deserto lasciato dalle industrie e dalla munnezza, l’edera vincere il cemento. Non si può che provare rispetto e deferenza per una forza tanto più grande di noi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Enzo parla con grande commozione di questo Amore che ha imparato ad accogliere. E’ un uomo generoso nelle emozioni, mai stanco di parlare e di testimoniare con il suo impegno quanto è profondo il trasporto che prova per la gente e per la sua terra. Una Terra che non è solo quella dei Fuochi, ai suoi occhi, ma ogni angolo del mondo che riporti le ferite inferte dalla nostra stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Terra che, alla fine, lo ha tradito: nel sangue di Enzo sono stati trovati alti livelli di pcb 118-126 (policlorobifenili, inquinanti simili alla diossina), già riscontrati nel sangue di uno dei tanti martiri della Terra dei Fuochi e tipici della zona Caffaro di Brescia. Gli è stata diagnosticata una forma di leucemia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai scoperto di aver contratto la leucemia pochi mesi fa. Vivere in Terra dei Fuochi, guidare nelle discariche – tra i roghi – giornalisti, politici, la Guardia Forestale e chiunque avesse più voce di te per gridare che la Campania muore, richiede un prezzo troppo alto. Perché hai deciso di parlare pubblicamente della tua malattia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non sono alla ricerca di un pubblico commosso, né tantomeno voglio trarre profitto dal mio stato di salute. So già – perché Padre Maurizio è oggetto di continui attacchi personali e perché alle mamme orfane dei propri figli sono state dette cose terribili – che anche a me, probabilmente, verranno mosse molte accuse. Io, però, che ho sempre rifiutato tutte quelle opportunità che comportavano un compromesso, sono pronto a controbattere con forza le obiezioni di chi si azzarderà ad attaccarmi. Io non sono un eroe. Né voglio esserlo. Ho il dovere morale di gridare per tutti quelli che si ammalano di “ambiente” e non lo sanno: a differenza loro, io lo so. Voglio continuare a essere, in fondo, quello che sono sempre stato: io voglio essere solo Enzo Tosti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Solo Enzo Tosti”. Guardo il mio amico: i suoi occhi, lucidi specchi di un cuore grande e di una forza che non so misurare, fissi nei miei che spero tradiscano quanto sono fiera di avergli aperto le porte della mia casa e della mia vita. E mentre spengo il mio improvvisatissimo registratore, mi dico che anche io sono “solo Miriam”, ma che non sarò mai all’altezza del suo coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardandolo andare via e sentendomi ad ogni passo avvampare, più decisa di prima a difendere la mia terra, capisco che è questo il motivo per cui è venuto da me. Per accendere un fuoco che faccia un po’ di luce fra i tanti che qui portano solo morte.</p>
<p style="text-align: justify;"> <em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: Parallelo 41</em></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il percorso di Georgika sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/">http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/</a></p>
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		<title>Un anno differente</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2015 16:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Auguri amici carissimi! Il mio anno e&#8217; stato un vortice di cambiamenti e Georgika il loro timido specchio. Ho provato a parlarvi di amore per la Terra e a fare piccole cose che ne fossero la dimostrazione. Ho incontrato anche tante persone che mi hanno aiutato a camminare piu&#8217; sicura e nuove strade da percorrere: per questo chiudo il 2015 [...]</p>
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<p style="text-align: justify;">Ho provato a parlarvi di amore per la Terra e a fare piccole cose che ne fossero la dimostrazione. Ho incontrato anche tante persone che mi hanno aiutato a camminare piu&#8217; sicura e nuove strade da percorrere: per questo chiudo il 2015 piena di speranza e di fiducia nell&#8217;anno che verrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri a chi su questa pagina ha colto un fiorellino e a chi vi ha trovato spine: che il vostro anno sia una lunga primavera&#8230;e se è l&#8217;inverno ad esservi riservato, vi auguro di saper apprezzare la perfezione di un singolo fiocco di neve anche al centro della tormenta.</p>
<p><em>&#8220;Un anno differente&#8221; è stato pubblicato sul sito del Movimento per la Decrescita Felice</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/2015/12/un-anno-differente/">http://decrescitafelice.it/2015/12/un-anno-differente/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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