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	<title>Georgika &#187; Internazionale</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Azioni in&#8230;campo!</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 14:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p class="pagetitle" style="text-align: justify;">Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! D’amore e rispetto per la terra da tradurre in gesti quotidiani, suggerendo che le singole scelte contano e che fanno la differenza. Sempre!</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’aula, vivace e rumorosa, la lavagna multimediale fa sfigurare un po’ quella in ardesia che le è rimasta timidamente accanto e ventisette paia di sguardi curiosi mi dicono che, anche se solo per le prossime due ore, ho il grande privilegio di cercare la strada verso la loro immaginazione. Il futuro si costruisce così: disegnando un mondo migliore con i gessetti colorati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645.jpg"><img class="  wp-image-352 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645-300x169.jpg" alt="20160216_091645" width="334" height="188" /></a>In jeans e maglietta mi aggiro un po’ intimorita tra i banchi e chiedo: “Avete mai pensato di fare i contadini da grandi? ” Certo che nessuno ci ha mai pensato! Chi penserebbe oggi che i contadini sono le vere sentinelle della terra? Oggi siamo in molti a studiare, impariamo tecniche antiche e nuove, ci informiamo su ciò che davvero è meglio per le colture, ma soprattutto amiamo intensamente. Sappiamo, per esempio, che in un solo grammo di roccia vivono circa 14.000 microorganismi e che le radici delle piante messe a dimora in un campo dovranno creare milioni di legami con ciascuno di essi: pesticidi e diserbanti spazzano via questo continuo fare all’amore e avvelenano ciò che vi cresce su. Lavoriamo duramente noi contadini, a schiena bassa, e non dovremmo lasciare che i contadini di altri mondi, in Sud America o in Africa, vengano schiavizzati dalle multinazionali dell’agroalimentare: il sudore è lo stesso in ogni angolo del globo, dovremmo avere tutti gli stessi diritti. Conosciamo il potere distruttivo dell’inquinamento, legale ed illegale (ma comunque e sempre criminale) e dovremmo porci a difesa del nostro territorio, perché più di tutti sappiamo che se si ammala la terra, noi ci ammaliamo con lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Li vedo, i ragazzi, mentre vanno via le slide animate e colorate, stare attenti a parole che, forse, non hanno mai sentito. E fanno domande anche, parlando delle loro esperienze in un orto, contenti di potermi dare del tu. Ma come potreste fare voi, se anche non diventaste mai contadini, ad amare la terra e a proteggerla sempre? Prima regola: mangiare bene! Poca carne! Perchè mangiare carne, dimostro loro, non fa solo male alla salute – se si eccede – ma anche all’ambiente: per consumo di suolo, di combustibili fossili e d’acqua.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI.jpg"><img class=" size-medium wp-image-9733 alignright" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>E le verdure? Si, ok…Ma quali verdure? Facciamo un gioco, dividiamoci in squadre!!! Scatta subito il rumore assordante dei banchi che si spostano, il chiasso di chi ha davanti un po’ di svago e le voci, sempre troppo alte, dei ragazzi che si affacciano alla vita. Passano sulla lavagna multimediale le foto di frutta e ortaggi: per ogni abbinamento corretto tra un prodotto della terra e la sua stagione, assegnerò un mandarino del mio albero…ridono!!! E rido felice anch’io.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre ci divertiamo tra un cavolfiore e una prugna, i mandarini si accumulano sui banchi e scopriamo che le melanzane a gennaio non ci sono – e no, proprio non ci sono – e che se le vediamo al supermercato non dobbiamo fidarcene, perché sono coltivate tra mille sostanze nocive. La natura è così perfetta da darci stagione per stagione tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno il nostro organismo. Bisogna assecondare il ritmo delle stagioni, della luna e del cuore, riappropriarsi della simbiosi che è sempre esistita tra noi e la terra. E bisogna soprattutto tornare a comprare dai contadini perché i contadini sanno aspettare e la loro attesa rispetta profumi e sapori e…la squadra B vince!!!Giù di applausi mentre ci ricomponiamo un po’ e andiamo tutti insieme a parlare, tra le ultime risate, di contadini nel mondo.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero.jpg"><img class="wp-image-9737 " src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero-300x200.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In questa foto tratta da “Internazionale”, posano due coltivatori di canna da zucchero, padre e figlio, in Nicaragua: “Il lato oscuro del cibo”. Suggerisco ai ragazzi di guardare oltre l’immagine, perché possano guardare anche oltre il cibo sulle loro tavole. Caffè, zucchero, cacao sono solo alcuni dei prodotti che arrivano da altri mondi e il cui basso costo è fondato sullo sfruttamento del lavoro servile in campi così lontani da sembrare irreali. Quando mostro ai ragazzi un pacco di zucchero da commercio equo e solidale, mi rendo conto che non sanno nemmeno che il vero colore dello zucchero è quello bruno, come la pelle di chi lo raccoglie. Si, costa di più…ma vale sempre la pena privarsi di qualcosa per sostenere le popolazioni che ne hanno bisogno e per mangiare sano.  Si chiamano acquisti responsabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è sulla responsabilità che provo a far leva per parlare di inquinamento: la Campania, Terra tradita dai Fuochi.  Per gentile concessione di Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, instancabile nel difendere i diritti fondamentali di chi si ammala e muore qui da noi, ho potuto mostrare in aula uno dei suoi documenti video.</p>
<p><iframe width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/inZN_4Fc_Z4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero, come è vero, che la terra non è una cosa, ma un essere vivente, realtà come quella della Resit di Giugliano in Campania non dovrebbero poter esistere. In questa enorme discarica di proprietà dell’avvocato Cipriano Chianese, imprenditore senza scrupoli e signore dei rifiuti , sono state sversate 350.000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia. Il geologo Renato Balestri, su richiesta della Procura di Napoli, scrive nel famoso rapporto del 2010 che “la contaminazione in corso nell’area vasta di Giugliano è così grave che entro il 2064 provocherà un disastro ambientale totale”. Il Commissario alle Bonifiche Mario De Biase, nel 2013, sostenne che la soluzione più sicura, oltre a convertire in “no food” tutti i terreni coltivati circostanti, avrebbe dovuto essere un enorme sarcofago sotterraneo in cemento armato. Come a Chernobyl o a Fukushima. In quanti ancora dovremo morire, a Giugliano come in qualunque altra terra dei fuochi all’italiana, per la lucida scelleratezza di questa generazione di assassini?</p>
<p style="text-align: justify;">Amare teneramente e senza misura. Custodire la vita. Ripristinare il legame spezzato con la terra. Suscitare meraviglia e stupore per l’infinita Bellezza del Creato. E’ questo che si deve fare, a partire dai piccoli, per riconvertire un manto erboso da tappeto sotto il quale nascondere rifiuti tossici al prato che è sempre stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendo il mio cesto di frutta, ormai vuoto, e rinfodero la mia pen drive: lascio i ragazzi contenta di aver fatto almeno un tentativo in questa direzione e mi dico che però devo aver colpito nel segno se una bimba pienotta, con le mani cariche di mandarini, alla fine del video sulla Terra dei Fuochi mi dice: “Ma questa gente, ai bambini non ci pensa?”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Desidero ringraziare <a title="Pino Ciociola" href="https://www.youtube.com/channel/UCP4vRiVr4SJZcFddrYe_XxA">Pino Ciociola</a> – ed è un moto del cuore, non gesto di cortesia – per essersi reso disponibile con chi, come me,  prova a muovere qualche passo nella giusta direzione. </em></p>
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		<title>Io, Noi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 18:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cambiare vita, un po’ per forza e un po’ per coraggio, è una grande responsabilità pratica e intellettuale. Nel mio caso specifico, un’impiegata che sceglie la via contadina è una pazzia agli occhi di qualcuno, una rinascita a quelli di molti. Ma oggi, ciò che si percepisce inizialmente in un cambiamento è la sua valenza economica e la prima considerazione che si fa è in merito al posizionamento sul mercato. Sfugge, così, come se fosse una nota a piè di pagina, la lettura principale: la capacità stessa di cambiare, di “ambientarsi”, di mutuare dal nuovo contesto anche nuove prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un astruso collegamento iper-testuale associare il cambiamento personale alla convivenza solidale. Cercare dentro di sé la resilienza, provare a diventare intelligente come le piante che sviluppano in lentezza la loro solo apparentemente immobile esistenza e imparare da una delle tue giornate come potrà essere la prossima non è un percorso che si può fare in solitaria. È un risultato a cui arrivi abbastanza presto se ti poni in ascolto e lasci che la Natura parli per te. Per quanto una vita così, strappata allo  strombazzante “life style” degli spot pubblicitari,  cerchi di sedurti all’idea di un “hortus conclusus”, di un arroccamento totale e difensivo, appartata come sei tra il sole silenzioso di primo mattino e la stanchezza infinita della sera, è proprio dalle piante che si impara il valore assoluto della sinergia, della consociazione. C’è poco da essere isolazionisti quando cominci a comprendere in che modo agisce la terra. <a class="td-modal-image" href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio.jpg" rel="attachment wp-att-13512"><img class="size-medium wp-image-13512 alignleft td-animation-stack-type1-2" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-225x300.jpg" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-225x300.jpg 225w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-696x928.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-315x420.jpg 315w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio.jpg 720w" alt="radicchio" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Aldilà della visione puramente attivista dell’agricoltore moderno che può e deve difendere consapevolmente la propria terra dagli attacchi esterni – dall’inquinamento legale di fitofarmaci come da quello illegale della Terra dei Fuochi in cui vivo – c’è una dimensione fatta di “altri”, un riscoprire la gente e ciò che la muove, un legarsi e slegarsi agli Uomini che rende un’assoluta novità il tuo modo di stare a questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tanto gridato individualismo, in una società dove tutto è slogan, diventa in fretta una parola priva di significato se non ci si sforza di capire da cosa trae origine e quanto sia radicato in ognuno di noi. E’ diventato più di una malattia asintomatica e serpeggiante: è quasi un codice genetico. Lottare per snidarlo è un processo interiore che richiede grande onestà intellettuale e libertà dai condizionamenti: implica un desiderio di nudità. Detto nell’Epoca dei Mille Inutili Orpelli, è una sfida seria.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se ci affidassimo alla Natura, o quantomeno ad una lettura del procedere delle cose senza infingimenti e suggestioni, potremmo riflettere su alcuni punti che abbiamo dimenticato o più semplicemente ignorato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapremmo così che “in-dividuus” sta per “indivisibile”, un termine preciso ad indicare nell’essere umano una centralità dell’esistere che non è solo culturale, ma organica: le piante non sono definite individui perché, diversamente da noi, replicano in ogni loro parte tutti gli organi vitali. Se private di una di queste parti, continuano a vivere ugualmente e per poter continuare a vivere, oltre a sviluppare una fortissima resilienza, capiscono il senso della sinergia e della consociazione in maniera spontanea: la zucca o il fagiolo, per esempio, muovono i loro cirri dove sanno che troveranno un supporto sul quale arrampicarsi. Molti fiori – è conoscenza antica – come nasturzi e petunie, aiutano le piante eduli a difendersi dagli insetti nocivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo capire anche che la cooperazione, a differenza di quanto ci viene costantemente ripetuto, è una delle modalità privilegiate dall’Universo per la conservazione delle specie: la competitività di stampo darwiniano non è l’unica chiave di lettura. I biologi sanno che, in contesti di equilibrio, è il comportamento cooperativo che favorisce il successo tra le specie. Non vince sempre il più forte, ma anche chi è capace di lavorare con gli altri e per gli altri. E se applicassimo questa semplice evidenza all’economia e a tutte le altre categorie culturali che dall’economia meccanicistica sono state depredate, la brutalità non sarebbe più il tratto distintivo dell’era moderna. O lo sarebbe infinitamente meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="td-modal-image" href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino.jpg" rel="attachment wp-att-13513"><img class="alignright size-medium wp-image-13513 td-animation-stack-type1-2" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-300x225.jpg" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-300x225.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-768x576.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-80x60.jpg 80w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-696x522.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-560x420.jpg 560w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino.jpg 960w" alt="mandarino" width="300" height="225" /></a>Perciò, passare dall’Io al Noi non è solo un dovere morale o una finalità etica da perseguire con tutte le nostre forze intellettuali: è già nella nostra Natura. E la terra – impareremmo –  non pensa mai al bene di uno solo: un unico albero di mandarini, in un’annata buona, produce molti più frutti di quanto una famiglia numerosa possa consumarne.</p>
<p style="text-align: justify;">Che esplodano dunque gli orti e si aprano al mondo, che ognuno lavori su sé stesso per mettere da parte il protagonismo e che non sia sempre il risultato strettamente economico a guidare le nostre scelte. E’ un’avventura continua quella tra la gente, un viaggio affascinante verso il cuore pulsante dell’umanità. E anche se è difficilissimo e oneroso di questi tempi associarsi, cooperare e stare insieme, dobbiamo rimanere saldi nella convinzione che è questo il nostro gene più fecondo: dobbiamo ricordare che non siamo poi così in-divisibili, ma anche e soprattutto – passatemi il termine – “con-divisibili”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per approfondimenti:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2016/02/08/intelligenza-piante">“L’intelligenza silenziosa e sconosciuta delle piante” su Internazionale, 8 febbraio 2016</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Bioeconomia”, Nicholas Georgescu-Roegen – a cura di Mauro Bonaiuti, Bollati Boringhieri, 2003</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: www.pionero.it</em></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato su Decrescita Felice Social Network:</p>
<p><a title="Io, Noi" href="http://www.decrescita.com/news/io-noi/">http://www.decrescita.com/news/io-noi/</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=335">Io, Noi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
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