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	<title>Georgika &#187; georgika</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Sono nata negli anni &#8217;80</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2022 07:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ecofemminismo]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Sono nata negli anni &#8217;80 in una famiglia di italiani del Sud dei quali ho raccolto  le radici, le emozioni e i  saperi. Donne e uomini emigranti all&#8217;estero rientrati nella Terra Madre, espressione usata per estensione a tutto il territorio della nazione e non solo alla propria porzione di comune di origine. Operai pensionati per i quali, che la generazione [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono nata negli anni &#8217;80 in una famiglia di italiani del Sud dei quali ho raccolto  le radici, le emozioni e i  saperi.</p>
<p style="text-align: justify;">Donne e uomini emigranti all&#8217;estero rientrati nella Terra Madre, espressione usata per estensione a tutto il territorio della nazione e non solo alla propria porzione di comune di origine.</p>
<p style="text-align: justify;">Operai pensionati per i quali, che la generazione seguente scegliesse di collocarsi nella societá attraverso i ruoli di  madri casalinghe e lavoratori statali, poteva essere una sicurezza auspicabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho profondamente a cuore l&#8217; ereditá di questa storia e dei sentimenti ricevuti in ciò che, anno dopo anno,  ho appreso prima e  conservato, rigenerato o smantellato poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho osservato per tutta l&#8217; infanzia donne che si occupavano della cura domestica, delle relazioni sociali e familiar , del verde di casa e dell&#8217; orto.</p>
<p style="text-align: justify;"> Impariamo riproponendo i gesti degli adulti, cosi, quella natura desiderosa di essere parte delle attivitá dei grandi, mi spingeva a emulare i gesti rituali delle persone che mi erano intorno per la maggior parte del tempo: donne dedite alle mansioni della cura con l&#8217; abitudine della lettura.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la crescita, questo stato di cose, si è trasformato in pretese e aspettative gravose: potenziali ore di gioco, socialitá e talenti da coltivare trasformatesi in doveri da apprendere e rispettare per condividere la stessa sorte di genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre ore ed anni sono trascorsi in cui convivere e tentare di ribellarsi sentendosi fuori posto e con una doppia cocente ingiustizia: la prima è stata  che queste  richieste venivano obbligate a me soltanto in quanto ultima ed unica figlia femmina, entrambe condizioni  mai scelte; la seconda, che i miei bisogni, tempo ed emozioni non occupavano alcuno spazio di valore  in questo panorama culturale fatto di cose da maschi e cose da femmine.</p>
<p style="text-align: justify;">Una divisione estesa da un nucleo familiare alla societá.</p>
<p style="text-align: justify;">Era ed è un mondo dove le donne fanno, anche controvoglia e sacrificio, rinunciando a se stesse, incontrando spesso stati di insoddisfazione, frustrazione e depressione, e dove  gli uomini aiutano quando i propri impegni umori e recinti sociali ne svegliano lo slancio di compassione e pudore.</p>
<p style="text-align: justify;">Racconto perchè so per certo che questo è stato ed è un vissuto comune di molte donne appartenenti a generazioni precedenti e successive alla mia e, a tuttora, è la norma per molte altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutta l&#8217; infanzia e l&#8217; adolescenza ho sentito la condizione di donna una condanna perchè , tra le varie  motivazioni e per alcune mansioni, atta a caricare di pesi mentali emotivi e fisici un solo genere per di piú  incapace di trovare un proprio spazio di riscontro agli occhi della societá se non in qualitá di madre modello, lavoratrice stipendiata o meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo sono giunte la ribellione ed i suoi tentativi molteplici, il coraggio di iniziare a fermare la giostra e rifiutare, quello di affermare  opinioni:  un uomo ed una donna sono ugualmente in grado di compiere doveri, piaceri e mansioni con la regolaritá e quotidianitá  che l&#8217; essere un adulto funzionale richiede. Non mi adeguo piú senza repulsione al modello che crea cose da donna e cose da uomini nelle quali la natura biologica non ha nessun punto fermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Vivere tanto a stretto contatto l&#8217; esperienza delle donne e delle pratiche della cura mi ha lasciato un bagaglio culturale ampio di conoscenze  pratiche, a volte legate alle leggi dell&#8217;amore altre solo al dovere, e mi ha condotta ad osservare con occhi diversi i miei bisogni imparando ,non senza fatica e pegno, a dare loro valore. Osservo con occhi diversi i compagni con i quali condividere una coppia perchè, anche se la societá cambia  dietro nozioni e titoli culturali e professionali, statistiche e modelli economici da inseguire, la quotidianitá tende ad essere  l&#8217; unica cartina di tornasole di ogni discorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho appreso leggendo, dallo stesso spiraglio apertomi da quelle donne che mi hanno mostrato i limiti del lavoro di cura, che le cose possono cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho portato queste competenze nella vita di donna adulta, nelle esperienze sociali e relazionali, nel mio lavoro, nell&#8217; assistenza offerta in situazioni di necessitá, nelle attivitá per l&#8217;orto familiare al quale resto legata. Ho memorizzato il valore intrinseco ed estrinseco del lavoro di cura e la necessitá della sua presenza  nelle vite e relazioni umane a cui dona qualitá e spessore.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatica, rinunce, limiti che un costume reiterato richiede alle donne, non possono continuare ad essere normalizzati . Necessitiamo che sia condivisa fra i generi la sua pratica, che non venga considerato progresso e soluzione il ribaltare il carico ad altri individui lavoratrici e lavoratori subalterni .</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente quotidiano è incontrare resistenze alle mie posizioni se  non accetto di compiere mansioni  per un adulto perfettamente in grado di adempierle da sé o che vadano oltre il mio personale confine del giusto linguaggio dell&#8217; affetto e della cura.</p>
<p style="text-align: justify;">I limiti, che incontro spesso e con i quali mi scontro, risultano per me confini da smantellare o iniziare a spostare piú in lá, prendendo quotidianamente consapevolezza del grande  valore che hanno gli insegnamenti e l&#8217; esperienza  appresi e che continuerò ad assimilare dalle donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Un percorso che continua sui passi  del presente verso un futuro diverso per chi verrá dopo di me.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Annamaria Ottaiano</em></p>
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		<title>Tu sei casalinga: non fai niente, beata te!</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 17:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ecofemminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[georgika]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>“Tu stai a casa: non fai niente, beata te” Questo è quello che mi viene detto tutte le volte che dico di essere casalinga. Eppure, a ben guardare, il mio lavoro ne racchiude tanti altri che hanno un valore economico di tutto rispetto. Nonostante ciò, il lavoro di casalinga viene visto secondo il pensiero comune come un non lavoro svolto [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Tu stai a casa: non fai niente, beata te”</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è quello che mi viene detto tutte le volte che dico di essere casalinga. Eppure, a ben guardare, il mio lavoro ne racchiude tanti altri che hanno un valore economico di tutto rispetto. Nonostante ciò, il lavoro di casalinga viene visto secondo il pensiero comune come un non lavoro svolto da donne insoddisfatte o poco acculturate.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di occuparmi della mia famiglia non è stata ragionata, consapevole, ma è stata dettata da un susseguirsi di eventi che mi hanno portato a stare in casa per un po&#8217;. Certo è che non avrei potuto assolutamente affidare la cura dei miei familiari a mani diverse dalle mie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora che i miei figli sono grandi e in procinto di intraprendere le loro strade, mi guardo indietro e so di aver fatto, tutto sommato, un buon lavoro (perché il mio è un lavoro ed è stato chiaramente sancito da una sentenza della <a href="https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/p283048489_sentenza_della_cassazione_cas.html">Cassazione n.6658</a>) e, a chi mi chiede quale sia la mia professione, rispondo che sono un’amministratrice delegata di una piccola società che si occupa di <em>welfare, cooked food , cleaning</em> e tanto altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Carmelina Cutolo</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto in evidenza: https://www.diritto.net/la-pensione-per-le-casalinghe-senza-contributi-versati/</em></p>
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		<title>L&#8217;alba oltre la finestra</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2016 17:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>C’è una finestra nella vita di tutti che è aperta sul mondo. È ampia, dai vetri tersissimi e con lunghe tende bianche mosse costantemente dal vento. È il sole quello che vi si vede attraverso, uno splendido, caldo, sole invernale, di quelli che si riverberano sulla neve scintillando. Solo portando la mano agli occhi, riusciamo a scorgere una sfumatura di [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è una finestra nella vita di tutti che è aperta sul mondo. È ampia, dai vetri tersissimi e con lunghe tende bianche mosse costantemente dal vento. È il sole quello che vi si vede attraverso, uno splendido, caldo, sole invernale, di quelli che si riverberano sulla neve scintillando.<br />
Solo portando la mano agli occhi, riusciamo a scorgere una sfumatura di verde che non ci è più familiare: un verde brillante che ricorda prati antichi e mai violati, il verde intenso di una natura benigna e sgargiante in ogni sua manifestazione. E su quei prati bambini…bambini tra orti piccoli e ordinati, curati nel dettaglio, dove gli adulti ricostruiscono un amore spezzato dall’avidità. Bambini tra foreste altissime e mai ferite dalla stupidità dove uomini e donne semplici, dall’aspetto ancestrale, ancora vivono felici di niente. E bambini sulle rive di fiumi tranquilli, dalle acque limpide come il cielo che riflettono, dove i sassi aspettano la storia per poterla insegnare a chi li ascolterà.<br />
Oltre quella finestra c’è un mondo, nuovo e dimenticato al tempo stesso. È il mondo che ogni anno speriamo di vedere e costruire, il desiderio della mezzanotte, l’incanto che crediamo appartenga alle nuvole. E invece, quel mondo non è una proiezione: è già realtà. Credete che immaginare sia un’attività che appartenga ai sogni? Credete che il futuro sia materia da banchi di scuola? Che avere i piedi per terra significhi sprofondarceli fino a rimanere immobili e diventare apatici? No…immaginare è, al contrario, il verbo che solo al futuro può essere coniugato e la terra è ciò che ci sorregge, non ciò che ci ancora alle nostre vuote abitudini intellettuali.<br />
Ciò che la vostra finestra vi mostra non è un esercizio di fantasia: è ciò per cui lavorare ogni giorno. Nel momento stesso in cui credete di poter volare, vi librate già leggeri nell’aria e quel mondo che pensavate avesse forma solo nella vostra mente, diventa all’improvviso argilla morbida tra le vostre mani. L’unico ingrediente che vi è richiesto è un po’ di coraggio. Coraggio di capire che il viaggio comincia con il movimento lento e cadenzato dei propri piedi, senza aspettare folle oceaniche al nostro fianco.<br />
Dicono che il coraggio sia la capacità di controllare la paura. È vero, ma solo in parte. Il coraggio è il desiderio intensissimo di far deflagrare il cuore: è, a conti fatti, il lavoro incessante che si fa per vedere oltre il pallore di una società ormai esangue. È l’impegno quotidiano necessario a mettere su mattoni di case che ci somiglino e che ci lascino abbastanza spazio per respirare liberi. È la forza di sapere che tutto dipende da noi. E non è facile saperlo. Ma si impara.<br />
Perciò, questa mezzanotte ormai incombente non trascorretela sperando. Pensate all’alba che vedreste dalla vostra finestra e a cosa potreste fare per renderla ancora più sfolgorante. Immaginate il vostro futuro come un piccolo orto dove gli adulti coltivano sé stessi e il mondo, mentre tanti bambini aspettano solo di coglierne i frutti senza doversi fare carico di rimediare agli errori dei loro padri. Guardate alla terra soltanto come all’eterna possibilità di rigenerarvi e a qualunque latitudine, ogni giorno, saprete che il vostro viaggio immaginario ha un’incredibile caratteristica: può essere percorso solo da persone un pizzico coraggiose e molto, molto reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em><br />
<em>Fonte foto in evidenza: www.carlosdmeda.com</em></p>
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		<title>Terra dei Fuochi: il Progetto Veritas al tempo dell’inganno universale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 20:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in avanti.<br />
Il Progetto Veritas, che in Terra dei Fuochi nasce, mette insieme medici affermati e cittadini comuni per dimostrare che, dal basso, si può tutto. Perfino arrivare a quei risultati che richiederebbero mezzi imponenti per essere raggiunti e ai quali la politica, indifferente quando non volutamente assente, sembra proprio non voler pervenire.<br />
“Un gruppo di cittadini onesti e risoluti”, direbbe Margareth Mead, quelli della Rete di Cittadinanza e Comunità, hanno messo insieme l’Università Federico II di Napoli, un oncologo di fama internazionale (il Prof. Antonio Giordano dello Sbarro Institute di Philadelphia), attivisti ambientalisti, cittadini comuni e perfino artisti, per poter effettuare test tossicologici su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi e mapparne il sangue allo scopo di verificare la presenza di agenti inquinanti. Si intende misurare il livello di intossicazione della gente tra Napoli Nord e Caserta Sud e lo si farà in maniera del tutto indipendente.<br />
I costi dei test di laboratorio verranno economicamente sostenuti tramite crowdfunding sul web, spettacoli e varie iniziative sul territorio: una grande raccolta fondi, insomma, che rimane lontana dalle questue istituzionali e soprattutto dalle ombre della politica. I test saranno effettuati gratuitamente da un grande staff di medici della storica università napoletana e lo studio finale di biomonitoraggio condotto – e sempre senza compenso – dal Prof. Giordano negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Progetto Veritas" href="http://https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=fGaAGIGKFNI">Progetto Veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio migliore di resilienza non c’è. Un popolo che soffre, davanti alle mistificazioni e alle inadempienze della politica locale e centrale, decide di fare da sé e di riscrivere la storia. Si riorganizza, unisce la proposta alla protesta, si dota di strumenti che sembravano appannaggio solo dell’establishment e resiste, adattandosi con successo ai cambiamenti, cercando esso stesso di produrne di altri e positivi. Cerca la verità. Per riconsegnarla alla gente.<br />
In tempi di referendum costituzionale, del grande inganno che potrebbe portarci all’autarchia elettiva, è doppiamente corretto parlare di resistenza. Dire NO è, in questi casi, un’affermazione di sé stessi, non il diniego immaturo di chi scuote la testa per partito preso. Resistere è attivare un enorme sistema frenante e progredire al tempo stesso: la barricata che, per l’appunto, non rimane mai ferma, che si espone al fuoco nemico. Resistere è impedirsi di cedere all’abbrutimento e al silenzio, alla superficialità e perfino alla facilità. Nessun obiettivo di peso si raggiunge in fretta, nessun cambiamento è figlio della velocità.<br />
È questa la lezione che abbiamo imparato nella Terra dei Fuochi. Sappiamo perfettamente di avere davanti una strada ancora lunghissima e piena di ostacoli, alla scoperta di noi stessi e dei nostri limiti, ma ci proiettiamo verso scelte capaci di futuro e resistiamo sul territorio avanzando continuamente. Sono queste le rivoluzioni di successo, quelle combattute sognando e radicando i sogni nello spazio e nel tempo. E il nome del nostro ultimo progetto, “Veritas”, non è una scelta casuale. Perché è noto: “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”<br />
<em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se anche voi volete partecipare al Progetto Veritas e prendervi cura del futuro, potete donare su <a title="Progetto Veritas - Raccolta Fondi" href="http://https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas">https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte foto in evidenza: Mauro Pagnano</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sul sito nazionale del <a title="Movimento per la Decrescita Felice" href="http://http://decrescitafelice.it/2016/12/terra-dei-fuochi-progetto-veritas-al-tempo-dellinganno-universale/">Movimento per la Decrescita Felice</a></p>
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		<title>Lavoro e Costituzione: una relazione spirituale</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=421</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 19:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Troppa gente in questo Paese pensa di essere – e in fondo è – infelice sul lavoro. Stressato, stanco, insoddisfatto. Mal pagato, umiliato, “mobizzato”. Disperato, disilluso, precario. Sono questi gli aggettivi che perlopiù oggi qualificano il lavoratore e sono (quasi) sempre negativi. Si invecchia tra un ventisette del mese e l’altro e quando ci si guarda allo specchio, ciò che lo [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Troppa gente in questo Paese pensa di essere – e in fondo è – infelice sul lavoro. Stressato, stanco, insoddisfatto. Mal pagato, umiliato, “mobizzato”. Disperato, disilluso, precario. Sono questi gli aggettivi che perlopiù oggi qualificano il lavoratore e sono (quasi) sempre negativi. Si invecchia tra un ventisette del mese e l’altro e quando ci si guarda allo specchio, ciò che lo specchio rimanda è l’immagine di qualcun altro: quella di un uomo o di una donna che in una vita precedente aveva aspettative e sogni e per il quale, ora, accontentarsi è la misura di tutte le cose.<br />
Eppure, scriveva Simone Weil, una filosofa poco main stream, il lavoro è un atto d’amore, una relazione spirituale. Lei sapeva di cosa parlava: aveva lasciato il suo lavoro di insegnante per entrare in fabbrica e aveva vissuto in prima persona la perdita di sé che “la macchina” e otto ore di catena montaggio producevano. Erano gli anni ’30 di un secolo sanguinoso e breve che capovolse tutto e polverizzò l’arte, anni di un’umanità bandita nel deserto dell’Ego e spazzata via dalla sua stessa, caparbia, ferocia. E Simone Weil, sul lavoro, si sentiva una cosa.<br />
A distanza di quasi cento anni, quella sensazione ci appartiene anche di più se non possiamo scegliere tra il pane e le cure mediche, tra il lavoro e la salute. Il Mercato è il Grande Fratello orwelliano nelle mani capienti del quale le persone hanno un codice a barre come tutto il resto. Ma c’è ancora quel senso di bruciante insoddisfazione, come il ricordo sbiadito di un’infanzia perduta, a suggerirci che non può finire così.<br />
Lavorare non può essere una condanna e non può rendere inutile la vita come a fine giornata capita a molti di pensare. Lavorare dovrebbe essere una questione d’identità, un momento di forte condivisione, proiezione e non alienazione. Dovrebbe poter produrre il giusto reddito per tutti e non sperequazioni sociali. Dovrebbe poter coprire solo alcune ore del giorno e non configurarsi come una rinuncia costante alle nostre vere aspirazioni. Non dovremmo avere tempo libero dal lavoro, ma tempo ritrovato nel lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/liberta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-423" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/liberta-300x240.jpg" alt="liberta" width="300" height="240" /></a><br />
Perfino la nostra Costituzione, scritta soltanto pochi anni dopo l’esperienza della Weil, guarda al lavoro come ad un’esperienza di pienezza se lo pone alla base della nostra forma di stato nel primo articolo e “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” nel secondo. E la nostra personalità non è anche – e soprattutto – nel lavoro, atto sociale, che dovrebbe svolgersi?<br />
Le costituzioni si scrivono da sobri – diceva Calamandrei – perché servano quando si è ubriachi, ma dopo la pervicace erosione dei diritti così faticosamente conquistati nel dopoguerra e un’Europa che è tale solo sulla carta, il dettato costituzionale è, nei fatti, un bersaglio per pochi e noti cecchini. In un rapporto datato 28  maggio 2013 , Malcolm Barr della JP Morgan mette nero su bianco che il principale ostacolo alle politiche (neoliberiste) dell’UE sono le costituzioni dei paesi che maggiormente faticano a seguire il passo: Spagna, Italia, Grecia.  Nate dall’antifascismo e impregnate di socialismo, impediscono le riforme necessarie e danno – addirittura – ai lavoratori il diritto di protestare. La libertà, quindi, continua a intrecciarsi al lavoro anche e soprattutto quando si vuole negarla e faremmo bene, in vista del prossimo referendum sulla riforma costituzionale, a capire chiaramente cosa c’è dietro e in quale subdolo modo il nostro esecutivo tenti di distruggere la democrazia rappresentativa.<br />
Nel frattempo, il lavoro inteso dalla Weil come relazione spirituale e dalla Costituzione Italiana come un diritto alla piena esplicazione della personalità umana, sembra rimanere un sogno per molti. Ma se non sognassimo coraggiosamente una società diversa, se non tentassimo di sfuggire alla terribile presa di un’economia ormai superata e se non lavorassimo ogni giorno per costruire un’alternativa concreta, cosa ci qualificherebbe ancora come uomini e donne?<br />
Oggi come oggi, tentare di dar corpo ad un sogno sarà anche un atto eversivo, ma è l’unico modo che abbiamo per conservare quell’umanità che, a dispetto di tutto, si ostina a proiettare la propria immagine nel libero e profondo universo del Sé.<br />
Miriam Corongiu</p>
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		<title>Il Giardino degli Alberi Dimenticati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 15:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ci sono luoghi nella mia terra in cui è difficile immaginare la pace e la bellezza. Luoghi dove la natura è cancellata dalla mancanza di speranza e di prospettiva. Luoghi dove l’amore è negato dal narcisismo e dalla brutalità. È in quei luoghi, però, che torno tutte le volte che desidero sentire il flusso della vita perché è lì che [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono luoghi nella mia terra in cui è difficile immaginare la pace e la bellezza. Luoghi dove la natura è cancellata dalla mancanza di speranza e di prospettiva. Luoghi dove l’amore è negato dal narcisismo e dalla brutalità.</p>
<p style="text-align: justify;">È in quei luoghi, però, che torno tutte le volte che desidero sentire il flusso della vita perché è lì che nasco ed è lì che muoio un po’ ogni giorno. Che si chiami Terra dei Fuochi o che sia semplicemente l’orto dietro casa mia, lì trovo la forza di immaginare il futuro e le sue radici. Ed è in un punto preciso del mio campo, tra il gelso intorno al quale si arrampicano le mie piccole zucche e gli albicocchi che nessuno ama più, che tratteggio il disegno di un giardino nuovo, fatto di Alberi Dimenticati.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché gli Alberi Dimenticati esistono, come contorni sfumati dei sogni di quand’ero bambina. Sono alberi come il cotogno, i cui frutti legnosi riempiono di profumo le torte delle nonne o come il nespolo mediterraneo, di cui ci sfugge perfino l’aspetto, del tutto obliato da varietà moderne dai nomi d’oltreoceano.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/pero-cotogno.jpg" rel="attachment wp-att-12246"><img class="size-full wp-image-12246 alignleft" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/pero-cotogno.jpg" alt="Pero Cotogno" width="296" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sedendo per terra, sporcandomi il jeans e le mani, fisso lo sguardo tra le foglie per un po’. Gli uomini hanno scelto le grandi coltivazioni, le rese sicure, l’ingegneria genetica e l’innovazione forzata in un campo, l’agricoltura, in cui la fertilità è figlia solo di una spontaneità che vuole essere addomesticata con dolcezza. Abbiamo creato grandi eserciti in luogo di piccoli e funzionali drappelli di sentinelle, senza renderci conto che ciò che è troppo grande spesso finisce con il perdere l’identità, mentre l’esigenza di sicurezza va trasformandosi in meschinità. E andar dietro alle novità non vuol dire sempre progredire: vuol dire sovente dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna fare i conti, dicono, con il mercato. Dobbiamo immettervi serie ininterrotte di nuove cultivar, preferendo piante resistenti agli attacchi degli insetti fitofagi e commercialmente convenienti solo per un ciclo di 5-9 anni, per poterle poi sostituire con altre varietà quando le rese cominciano a diminuire. Sono piante i cui semi sono ibridi, sterili, privi di futuro, perché ci rendano tutti dipendenti dalle multinazionali dell’agrochimica. E in questa folle corsa alla più gigantesca e distruttiva modifica del paesaggio che sia mai esistita, il modo in cui la natura si è espressa fin dalla sua alba, la biodiversità, diventa essa stessa un termine alla moda e nulla più.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordare gli alberi, questi possenti, fruscianti, tranquilli amici, non è dunque un esercizio di memoria. Bisogna tornare a riconoscerne le fattezze, un po’ come bisogna tornare a interpretare l’alfabeto dei nostri sentimenti. E’ una questione di ritmo: senza seguire quello cadenzato delle stagioni, della luna e del cuore, non potremo che sentirci smarriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò il mio Giardino sarà un ricordo vivente di ciò che non è più e sarà popolato da giovani alberi di specie dimenticate. Sotto i loro rami mostrerò alle persone la loro delicata resistenza al tempo e racconterò loro storie perdute di bambini nemmeno troppo antichi, di tradizioni cancellate dalla modernità e di quanto sia importante, a volte, recuperare il passato per dare vita al futuro. Con i loro frutti preparerò leccornie da mangiare su tovaglie a quadroni stese alla rinfusa sull’erba e su quell’erba inviterò tutti a sdraiarsi, per sentire quella frescura naturale che non ci appartiene quasi più. Si può sognare ad occhi aperti all’ombra di alberi così.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché è vero che, come è accaduto per la lentezza, questi alberi non hanno più voce, se non quella del vento. Ma, a sforzarsi di ascoltare il vento e di prendere la corrente giusta, si può anche imparare a volare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://decrescitafelice.it/2016/09/il-giardino-degli-alberi-dimenticati/">&#8220;Il Giardino degli Alberi Dimenticati&#8221;</a> è stato pubblicato sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Terra dei Fuochi. E di Vita.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 18:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ci sono tanti modi di intendere la propria esistenza su questa terra: c&#8217;è chi molla e c&#8217;è chi, invece, si impegna ogni giorno; c&#8217;è chi ne fa merce e chi ne coglie solo l&#8217;infinita Bellezza. E c&#8217;è chi, infine, la difende ad ogni costo, anche quando il prezzo è altissimo: Enzo Tosti, storico attivista in Terra dei Fuochi, racconta la sua esperienza e la sua terra. La stessa terra che ha finito per tradirlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class=" size-medium wp-image-271 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a>C’è un uomo in Terra dei Fuochi che brucia di passione. Un uomo semplice, un attivista, una persona buona che subisce potentemente il fascino della vita e che ha dato sempre tutto per gli altri. Non ha un nome famoso, se non tra noi che viviamo qui, in questo lembo di inferno strappato al paradiso, e non vuole nemmeno averlo. Ma va fatto, perché quest’uomo combatte ogni giorno il biocidio che subiamo da trent’anni: il suo nome, perciò, è Enzo Tosti. Occhiali, 57 anni, argento vivo addosso. E una confessione da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Entra in casa mia come un turbine, Enzo, inconsapevole del sentimento di semplice fratellanza che da subito riuscirà a suscitare nel tuo cuore. Se mi chiedeste qual è il primo ricordo che ho di lui, vi risponderei che è un abbraccio stretto stretto. Un abbraccio dato ad una perfetta sconosciuta a suggerire che siamo tutti superstiti qui, dove i fuochi covano ceneri complesse e drammi infiniti: tutti uniti da una mattanza perpetrata nel silenzio dello Stato dalla violenza ignorante della camorra e dalla gretta avidità dell’imprenditoria di mezza Italia. In quell’abbraccio, vi assicuro, ci si scioglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Enzo Tosti si intreccia con quella dell’ambientalismo campano. Giovane uomo di sinistra, con un percorso simile a quello di tanti altri ragazzi impegnati socialmente nell’area di Napoli Nord, una grande passione per la storia e per la gente, Enzo si imbatte presto nel Grande Bluff: l’industrializzazione forzata di paesi a vocazione agricola come Caivano (dove c’è la parrocchia di Padre Maurizio Patriciello e dove nasce buona parte della resistenza al Biocidio) baratta lo stipendio fisso con la morte. Il profumo della canapa che impregnava i vestiti dei lavoratori anche nei giorni di festa – racconta Enzo – viene sostituito dal fetore del comparto industriale in marcia verso il progresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La terra comincia a bruciare. La gente a morire. Le campagne diventano piene delle polveri delle fonderie circostanti, la camorra costringe i contadini a comprare compost realizzati con gli scarti della lavorazione industriale e interra, ovunque, tonnellate di rifiuti tossici che avveleneranno la nostra vita per sempre nel silenzio complice di chi, qui, non è mai Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi hai detto che negli anni ’80-’90 gli ambientalisti erano grosso modo gli “impegnati”, cioè persone provenienti da ambienti culturali di sinistra che, preoccupandosi della difesa dei diritti tra i lavoratori, hanno poi maturato una coscienza ambientalista. E oggi? Chi sono oggi</strong> <strong>gli attivisti ambientalisti in Campania e nel resto d’Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi l’attivismo ambientalista ha caratteristiche diverse. Il diritto alla vita appartiene a tutti e tutti, senza distinzioni, siamo chiamati alla difesa della nostra terra. Anzi, dobbiamo puntare proprio su quest’attivismo più vero, più spontaneo, che rifugge le etichette e le parti politiche: il potere vuole dare un nome alle cose, ama le sigle che creano contrapposizioni e quindi, per contrastarlo, dobbiamo imparare a dare peso solo alle idee e all’impegno delle persone. L’unica bandiera sotto la quale dobbiamo marciare è quella della Vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In “Un programma politico per la Decrescita”, a cura di Maurizio Pallante, Marco Cedolin – storico esponente dei NO TAV – sostiene che l’aumentare delle conoscenze tecniche sviluppate da un popolo porta prima o poi alla consapevolezza che il sistema sviluppista in cui viviamo non terrà mai conto, nel prendere decisioni, dello stato di salute e di ben-essere dei cittadini, ma soltanto del profitto. Se i tumori e le cure chemioterapiche ad essi connesse continueranno ad aumentare il PIL, si continuerà a non eliminarne le cause di insorgenza, come l’inquinamento, e a favorire le lobby farmaceutiche. C’è tra di voi chi pensa che forse la soluzione non è quella dello sviluppo sostenibile che si richiama comunque  alla logica del profitto, ma che, come scrive Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sii”, sia necessaria ormai “una certa decrescita”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo pensiero si sta facendo pian piano spazio. E’ inutile continuare con le colate di cemento, sottraendo territorio alla naturale vocazione agricola e turistica della nostra terra, quando le case e le strutture ci sono già per tutti. E anche quando parlo di turismo, non mi riferisco certo al turismo che distrugge le bellezze naturali per far posto ai grandi complessi-vacanze: non può esserci vero progresso se non si rispettano i luoghi e i paesaggi. E se non si rispettano i luoghi, non si rispetta l’Uomo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu ripeti spesso che la via per sensibilizzare le persone al dramma dell’inquinamento, è parlare loro di salute. Tuttavia, nel 2013, quando 130.000 persone sono scese in piazza contro il biocidio, tutti ci siamo commossi al vedere sfilare le mamme che portavano come un vessillo la foto dei figli uccisi dalla Terra dei Fuochi, ma poi la maggior parte di noi è ritornata nella comodità delle proprie case e ha lasciato che fossero le mamme, da sole, a combattere per tutti. Le persone non vogliono sentir parlare di tumori o leucemie: tende a scappare e a sotterrare la testa. Inoltre, il 30 dicembre scorso, l’Istituto Superiore della Sanità pubblica uno studio in cui si ammette finalmente che in Campania c’è un legame tra insalubrità dei luoghi e un aumento delle patologie tumorali soprattutto tra i bambini: di nuovo una valanga di polemiche o i soliti silenzi ci dicono che – sull’argomento salute – dobbiamo ricominciare ogni giorno daccapo. Siamo proprio sicuri che la via per arrivare al cuore delle persone sia la salute? Sono state valutate altre possibilità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il motivo per cui dopo il 2013 c’è stata una dispersione delle forze in gioco risiede nell’individualismo che permea la vita di ognuno di noi, anche inconsapevolmente. La grandissima attenzione mediatica – che comunque ha portato, grazie allo strumento normativo della L.6/2014 (peraltro insufficiente) alla legittimazione di Terra dei Fuochi,– ha alimentato anche il personalismo, il protagonismo, il professionismo nell’associazionismo. La gente non si è sentita più convolta nei processi conoscitivi e in quelli decisionali. Di conseguenza, è ritornata a casa. Il più grande lavoro da fare, quindi, è su noi stessi: bisogna smettere di parlare di “IO” e passare al “NOI” cercando di esaltare i talenti di ognuno, senza farli diventare strumento di potere.</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg"><img class="size-medium wp-image-9561" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg" srcset="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg 300w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg 640w" alt="" width="300" height="156" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritornando all’Enciclica Papale: Francesco dice che il degrado ambientale e sociale, causato dalla cultura dello scarto, è il frutto della visione tecnocratica della natura considerata come terreno di conquista: sei d’accordo? E la vita condotta da un ambientalista, tra terre violate e vite perdute, quanto avvicina alla Bellezza del Creato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Papa Francesco ha un grandissimo merito: quello di aver scritto un documento eversivo alla portata di tutti. Non sembra nemmeno scritto da un Papa. E la semplicità del linguaggio, insieme alla chiarezza di esposizione dei temi ha, secondo me, proprio questo significato: siamo TUTTI chiamati a difendere la nostra terra, ad amare la Natura e l’Uomo, ognuno per il proprio ruolo, ognuno con il suo grado di responsabilità. E’ questo l’appello più grande, come ti dicevo prima, alle persone: non al rivoluzionario di turno, non al professionista dell’attivismo, ma alla gente comune.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Personalmente, si, credo che girando tra la gente e studiando, verificando con mano il disastro ambientale in Campania e in altre zone d’Italia, si impara che dev’esserci per forza Qualcuno di più grande. La Vita esplode prepotente anche dove tutto sembra perso: ho visto la Natura riappropriarsi del deserto lasciato dalle industrie e dalla munnezza, l’edera vincere il cemento. Non si può che provare rispetto e deferenza per una forza tanto più grande di noi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Enzo parla con grande commozione di questo Amore che ha imparato ad accogliere. E’ un uomo generoso nelle emozioni, mai stanco di parlare e di testimoniare con il suo impegno quanto è profondo il trasporto che prova per la gente e per la sua terra. Una Terra che non è solo quella dei Fuochi, ai suoi occhi, ma ogni angolo del mondo che riporti le ferite inferte dalla nostra stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Terra che, alla fine, lo ha tradito: nel sangue di Enzo sono stati trovati alti livelli di pcb 118-126 (policlorobifenili, inquinanti simili alla diossina), già riscontrati nel sangue di uno dei tanti martiri della Terra dei Fuochi e tipici della zona Caffaro di Brescia. Gli è stata diagnosticata una forma di leucemia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai scoperto di aver contratto la leucemia pochi mesi fa. Vivere in Terra dei Fuochi, guidare nelle discariche – tra i roghi – giornalisti, politici, la Guardia Forestale e chiunque avesse più voce di te per gridare che la Campania muore, richiede un prezzo troppo alto. Perché hai deciso di parlare pubblicamente della tua malattia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non sono alla ricerca di un pubblico commosso, né tantomeno voglio trarre profitto dal mio stato di salute. So già – perché Padre Maurizio è oggetto di continui attacchi personali e perché alle mamme orfane dei propri figli sono state dette cose terribili – che anche a me, probabilmente, verranno mosse molte accuse. Io, però, che ho sempre rifiutato tutte quelle opportunità che comportavano un compromesso, sono pronto a controbattere con forza le obiezioni di chi si azzarderà ad attaccarmi. Io non sono un eroe. Né voglio esserlo. Ho il dovere morale di gridare per tutti quelli che si ammalano di “ambiente” e non lo sanno: a differenza loro, io lo so. Voglio continuare a essere, in fondo, quello che sono sempre stato: io voglio essere solo Enzo Tosti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Solo Enzo Tosti”. Guardo il mio amico: i suoi occhi, lucidi specchi di un cuore grande e di una forza che non so misurare, fissi nei miei che spero tradiscano quanto sono fiera di avergli aperto le porte della mia casa e della mia vita. E mentre spengo il mio improvvisatissimo registratore, mi dico che anche io sono “solo Miriam”, ma che non sarò mai all’altezza del suo coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardandolo andare via e sentendomi ad ogni passo avvampare, più decisa di prima a difendere la mia terra, capisco che è questo il motivo per cui è venuto da me. Per accendere un fuoco che faccia un po’ di luce fra i tanti che qui portano solo morte.</p>
<p style="text-align: justify;"> <em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: Parallelo 41</em></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il percorso di Georgika sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/">http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/</a></p>
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		<title>Un anno differente</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2015 16:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/alberelli.jpg"><img class=" size-medium wp-image-324 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/alberelli-225x300.jpg" alt="alberelli" width="225" height="300" /></a>Auguri amici carissimi! Il mio anno e&#8217; stato un vortice di cambiamenti e Georgika il loro timido specchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho provato a parlarvi di amore per la Terra e a fare piccole cose che ne fossero la dimostrazione. Ho incontrato anche tante persone che mi hanno aiutato a camminare piu&#8217; sicura e nuove strade da percorrere: per questo chiudo il 2015 piena di speranza e di fiducia nell&#8217;anno che verrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri a chi su questa pagina ha colto un fiorellino e a chi vi ha trovato spine: che il vostro anno sia una lunga primavera&#8230;e se è l&#8217;inverno ad esservi riservato, vi auguro di saper apprezzare la perfezione di un singolo fiocco di neve anche al centro della tormenta.</p>
<p><em>&#8220;Un anno differente&#8221; è stato pubblicato sul sito del Movimento per la Decrescita Felice</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/2015/12/un-anno-differente/">http://decrescitafelice.it/2015/12/un-anno-differente/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fuoco Nero &#8211; Rifiuti Tossici e Trivelle a Sud</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=268</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 18:00:08 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_274" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/7_Paolo-Piras.jpg"><img class="wp-image-274 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/7_Paolo-Piras-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Paolo Piras, Comitato &#8220;No al Progetto Eleonora&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un bel pezzo delle nostre terre martoriate da rifiuti tossici e trivelle: dalla Basilicata alla Campania, dalla Puglia alla Sardegna. Insieme. A Caivano, Terra dei Fuochi. Dove venerdì scorso si è tenuto un convegno su alcuni dei disastri ambientali che affliggono l’Italia, “Fuoco Nero – Rifiuti Tossici e Trivelle a Sud”. E così Georgika è diventato spazio reale, andando oltre l’approfondimento virtuale e organizzando un incontro partecipato tra persone impegnate e liberi cittadini nel quale si sono confrontati saperi ed esperienze maturati nel tempo attraverso video-reportage e testimonianze dei diretti protagonisti, di quegli uomini, cioè, che non si fermano mai e che donano il proprio tempo e la propria professionalità alla comunità intera: Luigi Russo, giornalista e sociologo pugliese, Paolo Piras del comitato sardo “No al Progetto Eleonora”, Padre Maurizio Patriciello parroco di Caivano, Franco Ortolani geologo dell’Università di Napoli Federico II, Vincenzo Tosti storico attivista campano.</p>
<div id="attachment_271" style="width: 209px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class="wp-image-271 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, ed Enzo Tosti storico attivista in Terra dei Fuochi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Presente la Basilicata grazie alle devastanti immagini girate da Andrea Spartaco, reporter di <a href="http://www.basilicata24.it">www.basilicata24.it</a>. Il tutto coordinato dalla conduzione di un giornalista militante: Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire.</p>
<div id="attachment_276" style="width: 209px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/5_luigi-russo-e1445276590984.jpg"><img class="wp-image-276 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/5_luigi-russo-e1445276590984-199x300.jpg" alt="5_luigi russo" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Luigi Russo, sociologo e giornalista pugliese; il professor Franco Ortolani, geologo alla Federico II di Napoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tanti i temi trattati, molte le denunce, in un tragico intersecarsi  di vicende disastrose: il dramma della Terra dei Fuochi si è intrecciato, tra immagini e interviste, con quello delle trivellazioni rese selvagge da uno strumento normativo – lo Sblocca Italia – che accelera burocraticamente l’estrazione di petrolio scarso e di scarsa qualità; l’inquinamento dovuto alla ricerca di idrocarburi, che va a braccetto con la contaminazione delle falde acquifere della Basilicata e di tutte le regioni che ne vengono sporcate, ha colpito il pubblico presente per l’incredibile quanto automatico passaggio dalle attività estrattive alla catena alimentare,  mentre  l’”affaire Xylella” e l’eradicazione forzata degli ulivi, che condanna a morte il patrimonio verde della Puglia, è stato presentato per quello che è nella realtà: l’ultima trovata di un malato sistema economico che privilegia la distruzione della natura al solo scopo di arricchire pochi.</p>
<div id="attachment_277" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/6_padre-maurizio.jpg"><img class="  wp-image-277" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/6_padre-maurizio-300x199.jpg" alt="6_padre maurizio" width="353" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Pino Ciociola e Padre Maurizio Patriciello</p></div>
<p style="text-align: justify;">Eppure, più nero è lo sfondo, meglio si percepiscono i colori. “Fuoco Nero” è stato infatti anche il crocevia di esperienze positive e vittoriose, nonché un momento per mettere a fuoco il valore della resistenza attiva.  I ragazzi sardi di “No al Progetto Eleonora” dopo quattro anni di lotta condotta a colpi di serissimi studi scientifici, manifestazioni e incontri pubblici, hanno battuto la Saras S.p.A. (Raffinerie Sarde, famiglia Moratti) pronta a trivellare l’oristanese: il TAR Regione Sardegna , poche settimane fa, ha ritenuto il Progetto Eleonora incompatibile con il territorio. I “santuari dell’acqua”, proposta concreta del geologo Ortolani, sono una difesa attuabile e concreta delle fonti di acqua potabile tra Campania e Basilicata, come di quelle poste in tutte le altre regioni, mentre la commovente sollevazione del popolo degli ulivi in Puglia, al grido “Li sfiniremo”, da energia a chi, in Terra dei Fuochi, vuole ancora combattere nonostante il calo fisiologico che un’intensa attenzione mediatica porta inevitabilmente con sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte voci, molti pensieri, molte e diverse prospettive. Non solo quattro regioni a confronto, ma anche quattro forze sociali si sono strette intorno a Georgika per rendere possibile questo dibattito: l’associazione Briganti, il Movimento per la Decrescita Felice di Salerno, Decrescita Felice Social Network e la Cooperativa Sociale di Scampia “L’Uomo e il Legno”, grazie alla quale “Fuoco Nero” dovrà “andare a scuola”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sintesi per immagini del convegno sarà, infatti, proposta alle educative e alle scuole di Napoli perché la controinformazione è l’arma principale, la più potente, soprattutto se usata tra i giovanissimi. Se la Saras distribuisce nelle scuole di Sarroch, dove c’è la più grande raffineria del Mediterraneo, un fumetto in cui il gabbiano Gaby spiega che la raffineria non è pericolosa e se a marzo scorso l’ENI, in Basilicata, si muove sullo stesso binario con lo spettacolo teatrale &#8220;<em>Le insostenibili leggerezze di Ciccio“ </em><em> </em>per educare gli adulti del futuro alla civiltà delle fonti fossili, l’unica speranza che abbiamo è contrastare metro dopo metro ogni iniziativa fuorviante e rispondere con modalità uguali e contrarie. Al nero vanno contrapposti i colori più intensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Servirà? Difficile a dirsi proprio oggi che la Campania di Vincenzo De Luca appare all’Expo di nuovo la terra Felix di un tempo : uno schiaffo in piena faccia a chi ha perso i propri figli e a chi tuttora percorre il calvario di una malattia terminale a causa dell’insalubrità ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Servirà comunque a non essere complici. Se non altro, come ha detto Padre Maurizio Patriciello, servirà a non farci maledire dai nostri figli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2015 08:46:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi comincia una nuova esperienza! Georgika è lo spazio libero per noi che abbiamo voglia di conoscere, scoprire e approfondire temi legati al mondo della natura, lasciandocene stupire, confermandoci figli della terra e investigando sullo scempio ambientale di cui siamo al contempo vittime e responsabili. Nei Menu in alto, potrete trovare le informazioni che vi guideranno alla comprensione delle finalità del sito [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/rosa.jpg"><img class=" size-medium wp-image-63 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/rosa-300x225.jpg" alt="rosa" width="300" height="225" /></a>Oggi comincia una nuova esperienza!</p>
<p>Georgika è lo spazio libero per noi che abbiamo voglia di conoscere, scoprire e approfondire temi legati al mondo della natura, lasciandocene stupire, confermandoci figli della terra e investigando sullo scempio ambientale di cui siamo al contempo vittime e responsabili.</p>
<p>Nei Menu in alto, potrete trovare le informazioni che vi guideranno alla comprensione delle finalità del sito e cenni su chi scrive. Con il tempo, saranno disponibili link interessanti all&#8217;approfondimento delle tematiche trattate e consigli di lettura. Ma non ci fermeremo a questo: le idee sono fiori sempre pronti a spuntare!</p>
<p>Di ogni suggerimento e di ogni opinione, qui, si farà tesoro. Siete perciò tutti invitati a considerare gli articoli e le riflessioni che qui verranno pubblicati come un&#8217;esperienza di lettura interattiva: parliamo insieme del mondo che vorremmo e proviamo insieme a costruirlo!</p>
<p>E mentre questo laboratorio prende il via, i ringraziamenti non sono solo un obbligo, ma un&#8217;esigenza del cuore:</p>
<p>a Mario, bravissimo e paziente nell&#8217;allestire questo sito a mia misura;</p>
<p>alla mia famiglia e a mio marito, che incoraggiano ogni mia iniziativa e che sopportano il vortice dei miei pensieri;</p>
<p>a mio padre, perché è a lui che penso quando guardo a quel poco che sono riuscita a costruire;</p>
<p>alle mie amiche, Francesca e Paola, che ci sono sempre, mi prendono per mano e mi spingono oltre i miei evidentissimi limiti;</p>
<p>ad un vecchio amico, che voleva fare il giornalista, e che per primo mi ha fatto credere che potessi fare anch&#8217;io un&#8217;esperienza di scrittura;</p>
<p>alla maternità, alla vita stessa, alle cesure della mia esistenza, alle difficoltà e alle ferite, senza le quali, nel meglio e nel peggio, non sarei quella che sono;</p>
<p>alla terra, all&#8217;orto, alle coccinelle, ai narcisi di inizio primavera, alle ortiche e alle margherite selvatiche, perché senza di loro non avrei scoperto qual è il centro del mio esistere;</p>
<p>e già che ci siamo, allo scarabeo verde e blu della foto, che non solo si è lasciato pazientemente fotografare, ma che ha ispirato parte dei mie giorni.</p>
<p>Grazie, infine, a tutti voi che vi fermerete qui: se troverete un fiore, coglietelo pure e portatelo con voi. E se saranno spine quelle che vedrete, non arrendetevi: insieme possiamo renderle meno pungenti e, in questo modo, ogni passo che faremo sarà un pezzetto di terra strappato al deserto che c&#8217;è.</p>
<p>&nbsp;</p>
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