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	<title>Georgika &#187; decrescita felice</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>L&#8217;alba oltre la finestra</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2016 17:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>C’è una finestra nella vita di tutti che è aperta sul mondo. È ampia, dai vetri tersissimi e con lunghe tende bianche mosse costantemente dal vento. È il sole quello che vi si vede attraverso, uno splendido, caldo, sole invernale, di quelli che si riverberano sulla neve scintillando. Solo portando la mano agli occhi, riusciamo a scorgere una sfumatura di [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è una finestra nella vita di tutti che è aperta sul mondo. È ampia, dai vetri tersissimi e con lunghe tende bianche mosse costantemente dal vento. È il sole quello che vi si vede attraverso, uno splendido, caldo, sole invernale, di quelli che si riverberano sulla neve scintillando.<br />
Solo portando la mano agli occhi, riusciamo a scorgere una sfumatura di verde che non ci è più familiare: un verde brillante che ricorda prati antichi e mai violati, il verde intenso di una natura benigna e sgargiante in ogni sua manifestazione. E su quei prati bambini…bambini tra orti piccoli e ordinati, curati nel dettaglio, dove gli adulti ricostruiscono un amore spezzato dall’avidità. Bambini tra foreste altissime e mai ferite dalla stupidità dove uomini e donne semplici, dall’aspetto ancestrale, ancora vivono felici di niente. E bambini sulle rive di fiumi tranquilli, dalle acque limpide come il cielo che riflettono, dove i sassi aspettano la storia per poterla insegnare a chi li ascolterà.<br />
Oltre quella finestra c’è un mondo, nuovo e dimenticato al tempo stesso. È il mondo che ogni anno speriamo di vedere e costruire, il desiderio della mezzanotte, l’incanto che crediamo appartenga alle nuvole. E invece, quel mondo non è una proiezione: è già realtà. Credete che immaginare sia un’attività che appartenga ai sogni? Credete che il futuro sia materia da banchi di scuola? Che avere i piedi per terra significhi sprofondarceli fino a rimanere immobili e diventare apatici? No…immaginare è, al contrario, il verbo che solo al futuro può essere coniugato e la terra è ciò che ci sorregge, non ciò che ci ancora alle nostre vuote abitudini intellettuali.<br />
Ciò che la vostra finestra vi mostra non è un esercizio di fantasia: è ciò per cui lavorare ogni giorno. Nel momento stesso in cui credete di poter volare, vi librate già leggeri nell’aria e quel mondo che pensavate avesse forma solo nella vostra mente, diventa all’improvviso argilla morbida tra le vostre mani. L’unico ingrediente che vi è richiesto è un po’ di coraggio. Coraggio di capire che il viaggio comincia con il movimento lento e cadenzato dei propri piedi, senza aspettare folle oceaniche al nostro fianco.<br />
Dicono che il coraggio sia la capacità di controllare la paura. È vero, ma solo in parte. Il coraggio è il desiderio intensissimo di far deflagrare il cuore: è, a conti fatti, il lavoro incessante che si fa per vedere oltre il pallore di una società ormai esangue. È l’impegno quotidiano necessario a mettere su mattoni di case che ci somiglino e che ci lascino abbastanza spazio per respirare liberi. È la forza di sapere che tutto dipende da noi. E non è facile saperlo. Ma si impara.<br />
Perciò, questa mezzanotte ormai incombente non trascorretela sperando. Pensate all’alba che vedreste dalla vostra finestra e a cosa potreste fare per renderla ancora più sfolgorante. Immaginate il vostro futuro come un piccolo orto dove gli adulti coltivano sé stessi e il mondo, mentre tanti bambini aspettano solo di coglierne i frutti senza doversi fare carico di rimediare agli errori dei loro padri. Guardate alla terra soltanto come all’eterna possibilità di rigenerarvi e a qualunque latitudine, ogni giorno, saprete che il vostro viaggio immaginario ha un’incredibile caratteristica: può essere percorso solo da persone un pizzico coraggiose e molto, molto reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em><br />
<em>Fonte foto in evidenza: www.carlosdmeda.com</em></p>
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		<title>Terra dei Fuochi: il Progetto Veritas al tempo dell’inganno universale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 20:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in avanti.<br />
Il Progetto Veritas, che in Terra dei Fuochi nasce, mette insieme medici affermati e cittadini comuni per dimostrare che, dal basso, si può tutto. Perfino arrivare a quei risultati che richiederebbero mezzi imponenti per essere raggiunti e ai quali la politica, indifferente quando non volutamente assente, sembra proprio non voler pervenire.<br />
“Un gruppo di cittadini onesti e risoluti”, direbbe Margareth Mead, quelli della Rete di Cittadinanza e Comunità, hanno messo insieme l’Università Federico II di Napoli, un oncologo di fama internazionale (il Prof. Antonio Giordano dello Sbarro Institute di Philadelphia), attivisti ambientalisti, cittadini comuni e perfino artisti, per poter effettuare test tossicologici su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi e mapparne il sangue allo scopo di verificare la presenza di agenti inquinanti. Si intende misurare il livello di intossicazione della gente tra Napoli Nord e Caserta Sud e lo si farà in maniera del tutto indipendente.<br />
I costi dei test di laboratorio verranno economicamente sostenuti tramite crowdfunding sul web, spettacoli e varie iniziative sul territorio: una grande raccolta fondi, insomma, che rimane lontana dalle questue istituzionali e soprattutto dalle ombre della politica. I test saranno effettuati gratuitamente da un grande staff di medici della storica università napoletana e lo studio finale di biomonitoraggio condotto – e sempre senza compenso – dal Prof. Giordano negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Progetto Veritas" href="http://https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=fGaAGIGKFNI">Progetto Veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio migliore di resilienza non c’è. Un popolo che soffre, davanti alle mistificazioni e alle inadempienze della politica locale e centrale, decide di fare da sé e di riscrivere la storia. Si riorganizza, unisce la proposta alla protesta, si dota di strumenti che sembravano appannaggio solo dell’establishment e resiste, adattandosi con successo ai cambiamenti, cercando esso stesso di produrne di altri e positivi. Cerca la verità. Per riconsegnarla alla gente.<br />
In tempi di referendum costituzionale, del grande inganno che potrebbe portarci all’autarchia elettiva, è doppiamente corretto parlare di resistenza. Dire NO è, in questi casi, un’affermazione di sé stessi, non il diniego immaturo di chi scuote la testa per partito preso. Resistere è attivare un enorme sistema frenante e progredire al tempo stesso: la barricata che, per l’appunto, non rimane mai ferma, che si espone al fuoco nemico. Resistere è impedirsi di cedere all’abbrutimento e al silenzio, alla superficialità e perfino alla facilità. Nessun obiettivo di peso si raggiunge in fretta, nessun cambiamento è figlio della velocità.<br />
È questa la lezione che abbiamo imparato nella Terra dei Fuochi. Sappiamo perfettamente di avere davanti una strada ancora lunghissima e piena di ostacoli, alla scoperta di noi stessi e dei nostri limiti, ma ci proiettiamo verso scelte capaci di futuro e resistiamo sul territorio avanzando continuamente. Sono queste le rivoluzioni di successo, quelle combattute sognando e radicando i sogni nello spazio e nel tempo. E il nome del nostro ultimo progetto, “Veritas”, non è una scelta casuale. Perché è noto: “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”<br />
<em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se anche voi volete partecipare al Progetto Veritas e prendervi cura del futuro, potete donare su <a title="Progetto Veritas - Raccolta Fondi" href="http://https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas">https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte foto in evidenza: Mauro Pagnano</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sul sito nazionale del <a title="Movimento per la Decrescita Felice" href="http://http://decrescitafelice.it/2016/12/terra-dei-fuochi-progetto-veritas-al-tempo-dellinganno-universale/">Movimento per la Decrescita Felice</a></p>
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		<title>Lavoro e Costituzione: una relazione spirituale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 19:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Troppa gente in questo Paese pensa di essere – e in fondo è – infelice sul lavoro. Stressato, stanco, insoddisfatto. Mal pagato, umiliato, “mobizzato”. Disperato, disilluso, precario. Sono questi gli aggettivi che perlopiù oggi qualificano il lavoratore e sono (quasi) sempre negativi. Si invecchia tra un ventisette del mese e l’altro e quando ci si guarda allo specchio, ciò che lo specchio rimanda è l’immagine di qualcun altro: quella di un uomo o di una donna che in una vita precedente aveva aspettative e sogni e per il quale, ora, accontentarsi è la misura di tutte le cose.<br />
Eppure, scriveva Simone Weil, una filosofa poco main stream, il lavoro è un atto d’amore, una relazione spirituale. Lei sapeva di cosa parlava: aveva lasciato il suo lavoro di insegnante per entrare in fabbrica e aveva vissuto in prima persona la perdita di sé che “la macchina” e otto ore di catena montaggio producevano. Erano gli anni ’30 di un secolo sanguinoso e breve che capovolse tutto e polverizzò l’arte, anni di un’umanità bandita nel deserto dell’Ego e spazzata via dalla sua stessa, caparbia, ferocia. E Simone Weil, sul lavoro, si sentiva una cosa.<br />
A distanza di quasi cento anni, quella sensazione ci appartiene anche di più se non possiamo scegliere tra il pane e le cure mediche, tra il lavoro e la salute. Il Mercato è il Grande Fratello orwelliano nelle mani capienti del quale le persone hanno un codice a barre come tutto il resto. Ma c’è ancora quel senso di bruciante insoddisfazione, come il ricordo sbiadito di un’infanzia perduta, a suggerirci che non può finire così.<br />
Lavorare non può essere una condanna e non può rendere inutile la vita come a fine giornata capita a molti di pensare. Lavorare dovrebbe essere una questione d’identità, un momento di forte condivisione, proiezione e non alienazione. Dovrebbe poter produrre il giusto reddito per tutti e non sperequazioni sociali. Dovrebbe poter coprire solo alcune ore del giorno e non configurarsi come una rinuncia costante alle nostre vere aspirazioni. Non dovremmo avere tempo libero dal lavoro, ma tempo ritrovato nel lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/liberta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-423" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/12/liberta-300x240.jpg" alt="liberta" width="300" height="240" /></a><br />
Perfino la nostra Costituzione, scritta soltanto pochi anni dopo l’esperienza della Weil, guarda al lavoro come ad un’esperienza di pienezza se lo pone alla base della nostra forma di stato nel primo articolo e “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” nel secondo. E la nostra personalità non è anche – e soprattutto – nel lavoro, atto sociale, che dovrebbe svolgersi?<br />
Le costituzioni si scrivono da sobri – diceva Calamandrei – perché servano quando si è ubriachi, ma dopo la pervicace erosione dei diritti così faticosamente conquistati nel dopoguerra e un’Europa che è tale solo sulla carta, il dettato costituzionale è, nei fatti, un bersaglio per pochi e noti cecchini. In un rapporto datato 28  maggio 2013 , Malcolm Barr della JP Morgan mette nero su bianco che il principale ostacolo alle politiche (neoliberiste) dell’UE sono le costituzioni dei paesi che maggiormente faticano a seguire il passo: Spagna, Italia, Grecia.  Nate dall’antifascismo e impregnate di socialismo, impediscono le riforme necessarie e danno – addirittura – ai lavoratori il diritto di protestare. La libertà, quindi, continua a intrecciarsi al lavoro anche e soprattutto quando si vuole negarla e faremmo bene, in vista del prossimo referendum sulla riforma costituzionale, a capire chiaramente cosa c’è dietro e in quale subdolo modo il nostro esecutivo tenti di distruggere la democrazia rappresentativa.<br />
Nel frattempo, il lavoro inteso dalla Weil come relazione spirituale e dalla Costituzione Italiana come un diritto alla piena esplicazione della personalità umana, sembra rimanere un sogno per molti. Ma se non sognassimo coraggiosamente una società diversa, se non tentassimo di sfuggire alla terribile presa di un’economia ormai superata e se non lavorassimo ogni giorno per costruire un’alternativa concreta, cosa ci qualificherebbe ancora come uomini e donne?<br />
Oggi come oggi, tentare di dar corpo ad un sogno sarà anche un atto eversivo, ma è l’unico modo che abbiamo per conservare quell’umanità che, a dispetto di tutto, si ostina a proiettare la propria immagine nel libero e profondo universo del Sé.<br />
Miriam Corongiu</p>
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		<title>Questione di QUORUM</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2016 10:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Referendum del 17 aprile è davvero una dichiarazione d’amore. E non solo per il nostro mare. Siamo chiamati a riprenderci il ruolo centrale nei processi decisionali che ci spetta di diritto e siamo chiamati a fare una scelta capace di futuro. Ci si chiede un gesto, un SI: un SI al rispetto della Vita le cui ragioni dovrebbero essere [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Referendum del 17 aprile è davvero una dichiarazione d’amore. E non solo per il nostro mare. Siamo chiamati a riprenderci il ruolo centrale nei processi decisionali che ci spetta di diritto e siamo chiamati a fare una scelta capace di futuro. Ci si chiede un gesto, un SI: un SI al rispetto della Vita le cui ragioni dovrebbero essere sempre il faro dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Decidere che le estrazioni in mare di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa debbano essere fermate allo scadere della concessione e non all’esaurimento dei giacimenti è affermare il desiderio di cambiamento. Questo quesito referendario non è solo una goccia nel mare, per quanto possa sembrare di esiguo respiro: è, nei fatti, il punto di partenza del lungo viaggio verso la necessaria transizione dall’ (in)civiltà del petrolio a quella della riduzione degli sprechi energetici in primis e dell’obiettivo 100% rinnovabili poi. E a giudicare dai chiari tentativi del Governo di boicottare le urne con il costosissimo scorporamento dalle prossime amministrative, dal clamoroso anticipo della data, dall’averci riservato un solo giorno per il voto e dal silenzio stampa con cui ha tentato di condire tutta la vicenda, è anche l’occasione per dimostrare che siamo ancora interessati alle sorti del nostro Paese e che abbiamo tutta l’intenzione di tornare a essere protagonisti della vita politica dalla quale cercano di escluderci a tutti i costi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo possiamo, ma dobbiamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/si-lo-voglio1.jpg"><img class=" size-medium wp-image-376 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/si-lo-voglio1-300x293.jpg" alt="si, lo voglio" width="300" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli inviti all’astensionismo proprio all’apertura di un’intera stagione referendaria, vergognosi per un capo di Governo, dovrebbero farci saltare dalla sedia e ci dicono quanto la nostra classe dirigente abbia a cuore l’opinione dei cittadini. Noi della Decrescita Felice crediamo, invece, che la somma di tanti comportamenti virtuosi possa smuovere le montagne e non solo perché alla matematica non si sfugge. Ci crediamo perché riprenderci il nostro ruolo nel mondo, facendo scaturire dall’amore per l’Universo un profondo senso di responsabilità per tutto ciò che ci circonda, significa scegliere ogni giorno da che parte stare. Significa rifiutare la passività e agire concretamente sul territorio, anche incamminandoci verso i seggi elettorali in una domenica di aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa cercare di ristabilire correttamente il vero ordine tra causa ed effetto e gridare all’ingiustizia laddove la rileviamo. L’oro nero affama e uccide le popolazioni che vivono nei distretti petroliferi. In nome del petrolio si scatenano infinite guerre i cui devastanti effetti si ripercuotono non solo dove vengono combattute, ma anche qui dove ci sentiamo più al sicuro. Non è progresso quello che ci costringe a scegliere tra lavoro e salute, non è futuro quello in cui una parte del mondo sfrutta l’altra per potersi approvvigionare di risorse sempre più rare mentre distrugge l’intero ecosistema solo per poter stabilire il primato del più forte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/04/no-triv_3.jpg" rel="attachment wp-att-13804"><img class="alignright size-medium wp-image-13804" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/04/no-triv_3-229x300.jpg" alt="no triv_3" width="229" height="300" /></a>Voi non credete che tutto questo c’entri con il referendum del 17 aprile? Noi SI.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché siamo con orgoglio le lumache che credono nei piccoli passi e perché sappiamo che ogni cambiamento -che non sia solo di facciata &#8211; richiede tempo e sempre una scintilla da cui far divampare il fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica prossima, perciò, diciamo SI al nostro futuro e dichiariamo con passione il nostro amore per il mare e per la vita. In fondo è, come sempre, una questione di Quorum.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato su <a title="Decrescita Felice Social Network" href="http://www.decrescita.com/news/">Decrescita Felice Social Network</a></p>
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		<title>Terra dei Fuochi. E di Vita.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2016 18:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ci sono tanti modi di intendere la propria esistenza su questa terra: c&#8217;è chi molla e c&#8217;è chi, invece, si impegna ogni giorno; c&#8217;è chi ne fa merce e chi ne coglie solo l&#8217;infinita Bellezza. E c&#8217;è chi, infine, la difende ad ogni costo, anche quando il prezzo è altissimo: Enzo Tosti, storico attivista in Terra dei Fuochi, racconta la [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=330">Terra dei Fuochi. E di Vita.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ci sono tanti modi di intendere la propria esistenza su questa terra: c&#8217;è chi molla e c&#8217;è chi, invece, si impegna ogni giorno; c&#8217;è chi ne fa merce e chi ne coglie solo l&#8217;infinita Bellezza. E c&#8217;è chi, infine, la difende ad ogni costo, anche quando il prezzo è altissimo: Enzo Tosti, storico attivista in Terra dei Fuochi, racconta la sua esperienza e la sua terra. La stessa terra che ha finito per tradirlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class=" size-medium wp-image-271 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a>C’è un uomo in Terra dei Fuochi che brucia di passione. Un uomo semplice, un attivista, una persona buona che subisce potentemente il fascino della vita e che ha dato sempre tutto per gli altri. Non ha un nome famoso, se non tra noi che viviamo qui, in questo lembo di inferno strappato al paradiso, e non vuole nemmeno averlo. Ma va fatto, perché quest’uomo combatte ogni giorno il biocidio che subiamo da trent’anni: il suo nome, perciò, è Enzo Tosti. Occhiali, 57 anni, argento vivo addosso. E una confessione da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Entra in casa mia come un turbine, Enzo, inconsapevole del sentimento di semplice fratellanza che da subito riuscirà a suscitare nel tuo cuore. Se mi chiedeste qual è il primo ricordo che ho di lui, vi risponderei che è un abbraccio stretto stretto. Un abbraccio dato ad una perfetta sconosciuta a suggerire che siamo tutti superstiti qui, dove i fuochi covano ceneri complesse e drammi infiniti: tutti uniti da una mattanza perpetrata nel silenzio dello Stato dalla violenza ignorante della camorra e dalla gretta avidità dell’imprenditoria di mezza Italia. In quell’abbraccio, vi assicuro, ci si scioglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Enzo Tosti si intreccia con quella dell’ambientalismo campano. Giovane uomo di sinistra, con un percorso simile a quello di tanti altri ragazzi impegnati socialmente nell’area di Napoli Nord, una grande passione per la storia e per la gente, Enzo si imbatte presto nel Grande Bluff: l’industrializzazione forzata di paesi a vocazione agricola come Caivano (dove c’è la parrocchia di Padre Maurizio Patriciello e dove nasce buona parte della resistenza al Biocidio) baratta lo stipendio fisso con la morte. Il profumo della canapa che impregnava i vestiti dei lavoratori anche nei giorni di festa – racconta Enzo – viene sostituito dal fetore del comparto industriale in marcia verso il progresso.</p>
<p style="text-align: justify;">La terra comincia a bruciare. La gente a morire. Le campagne diventano piene delle polveri delle fonderie circostanti, la camorra costringe i contadini a comprare compost realizzati con gli scarti della lavorazione industriale e interra, ovunque, tonnellate di rifiuti tossici che avveleneranno la nostra vita per sempre nel silenzio complice di chi, qui, non è mai Stato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi hai detto che negli anni ’80-’90 gli ambientalisti erano grosso modo gli “impegnati”, cioè persone provenienti da ambienti culturali di sinistra che, preoccupandosi della difesa dei diritti tra i lavoratori, hanno poi maturato una coscienza ambientalista. E oggi? Chi sono oggi</strong> <strong>gli attivisti ambientalisti in Campania e nel resto d’Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi l’attivismo ambientalista ha caratteristiche diverse. Il diritto alla vita appartiene a tutti e tutti, senza distinzioni, siamo chiamati alla difesa della nostra terra. Anzi, dobbiamo puntare proprio su quest’attivismo più vero, più spontaneo, che rifugge le etichette e le parti politiche: il potere vuole dare un nome alle cose, ama le sigle che creano contrapposizioni e quindi, per contrastarlo, dobbiamo imparare a dare peso solo alle idee e all’impegno delle persone. L’unica bandiera sotto la quale dobbiamo marciare è quella della Vita.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In “Un programma politico per la Decrescita”, a cura di Maurizio Pallante, Marco Cedolin – storico esponente dei NO TAV – sostiene che l’aumentare delle conoscenze tecniche sviluppate da un popolo porta prima o poi alla consapevolezza che il sistema sviluppista in cui viviamo non terrà mai conto, nel prendere decisioni, dello stato di salute e di ben-essere dei cittadini, ma soltanto del profitto. Se i tumori e le cure chemioterapiche ad essi connesse continueranno ad aumentare il PIL, si continuerà a non eliminarne le cause di insorgenza, come l’inquinamento, e a favorire le lobby farmaceutiche. C’è tra di voi chi pensa che forse la soluzione non è quella dello sviluppo sostenibile che si richiama comunque  alla logica del profitto, ma che, come scrive Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato sii”, sia necessaria ormai “una certa decrescita”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo pensiero si sta facendo pian piano spazio. E’ inutile continuare con le colate di cemento, sottraendo territorio alla naturale vocazione agricola e turistica della nostra terra, quando le case e le strutture ci sono già per tutti. E anche quando parlo di turismo, non mi riferisco certo al turismo che distrugge le bellezze naturali per far posto ai grandi complessi-vacanze: non può esserci vero progresso se non si rispettano i luoghi e i paesaggi. E se non si rispettano i luoghi, non si rispetta l’Uomo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu ripeti spesso che la via per sensibilizzare le persone al dramma dell’inquinamento, è parlare loro di salute. Tuttavia, nel 2013, quando 130.000 persone sono scese in piazza contro il biocidio, tutti ci siamo commossi al vedere sfilare le mamme che portavano come un vessillo la foto dei figli uccisi dalla Terra dei Fuochi, ma poi la maggior parte di noi è ritornata nella comodità delle proprie case e ha lasciato che fossero le mamme, da sole, a combattere per tutti. Le persone non vogliono sentir parlare di tumori o leucemie: tende a scappare e a sotterrare la testa. Inoltre, il 30 dicembre scorso, l’Istituto Superiore della Sanità pubblica uno studio in cui si ammette finalmente che in Campania c’è un legame tra insalubrità dei luoghi e un aumento delle patologie tumorali soprattutto tra i bambini: di nuovo una valanga di polemiche o i soliti silenzi ci dicono che – sull’argomento salute – dobbiamo ricominciare ogni giorno daccapo. Siamo proprio sicuri che la via per arrivare al cuore delle persone sia la salute? Sono state valutate altre possibilità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il motivo per cui dopo il 2013 c’è stata una dispersione delle forze in gioco risiede nell’individualismo che permea la vita di ognuno di noi, anche inconsapevolmente. La grandissima attenzione mediatica – che comunque ha portato, grazie allo strumento normativo della L.6/2014 (peraltro insufficiente) alla legittimazione di Terra dei Fuochi,– ha alimentato anche il personalismo, il protagonismo, il professionismo nell’associazionismo. La gente non si è sentita più convolta nei processi conoscitivi e in quelli decisionali. Di conseguenza, è ritornata a casa. Il più grande lavoro da fare, quindi, è su noi stessi: bisogna smettere di parlare di “IO” e passare al “NOI” cercando di esaltare i talenti di ognuno, senza farli diventare strumento di potere.</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg"><img class="size-medium wp-image-9561" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg" srcset="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ-300x156.jpg 300w, http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/terra-fuochi-FQ.jpg 640w" alt="" width="300" height="156" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ritornando all’Enciclica Papale: Francesco dice che il degrado ambientale e sociale, causato dalla cultura dello scarto, è il frutto della visione tecnocratica della natura considerata come terreno di conquista: sei d’accordo? E la vita condotta da un ambientalista, tra terre violate e vite perdute, quanto avvicina alla Bellezza del Creato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Papa Francesco ha un grandissimo merito: quello di aver scritto un documento eversivo alla portata di tutti. Non sembra nemmeno scritto da un Papa. E la semplicità del linguaggio, insieme alla chiarezza di esposizione dei temi ha, secondo me, proprio questo significato: siamo TUTTI chiamati a difendere la nostra terra, ad amare la Natura e l’Uomo, ognuno per il proprio ruolo, ognuno con il suo grado di responsabilità. E’ questo l’appello più grande, come ti dicevo prima, alle persone: non al rivoluzionario di turno, non al professionista dell’attivismo, ma alla gente comune.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Personalmente, si, credo che girando tra la gente e studiando, verificando con mano il disastro ambientale in Campania e in altre zone d’Italia, si impara che dev’esserci per forza Qualcuno di più grande. La Vita esplode prepotente anche dove tutto sembra perso: ho visto la Natura riappropriarsi del deserto lasciato dalle industrie e dalla munnezza, l’edera vincere il cemento. Non si può che provare rispetto e deferenza per una forza tanto più grande di noi.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Enzo parla con grande commozione di questo Amore che ha imparato ad accogliere. E’ un uomo generoso nelle emozioni, mai stanco di parlare e di testimoniare con il suo impegno quanto è profondo il trasporto che prova per la gente e per la sua terra. Una Terra che non è solo quella dei Fuochi, ai suoi occhi, ma ogni angolo del mondo che riporti le ferite inferte dalla nostra stupidità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Terra che, alla fine, lo ha tradito: nel sangue di Enzo sono stati trovati alti livelli di pcb 118-126 (policlorobifenili, inquinanti simili alla diossina), già riscontrati nel sangue di uno dei tanti martiri della Terra dei Fuochi e tipici della zona Caffaro di Brescia. Gli è stata diagnosticata una forma di leucemia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai scoperto di aver contratto la leucemia pochi mesi fa. Vivere in Terra dei Fuochi, guidare nelle discariche – tra i roghi – giornalisti, politici, la Guardia Forestale e chiunque avesse più voce di te per gridare che la Campania muore, richiede un prezzo troppo alto. Perché hai deciso di parlare pubblicamente della tua malattia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non sono alla ricerca di un pubblico commosso, né tantomeno voglio trarre profitto dal mio stato di salute. So già – perché Padre Maurizio è oggetto di continui attacchi personali e perché alle mamme orfane dei propri figli sono state dette cose terribili – che anche a me, probabilmente, verranno mosse molte accuse. Io, però, che ho sempre rifiutato tutte quelle opportunità che comportavano un compromesso, sono pronto a controbattere con forza le obiezioni di chi si azzarderà ad attaccarmi. Io non sono un eroe. Né voglio esserlo. Ho il dovere morale di gridare per tutti quelli che si ammalano di “ambiente” e non lo sanno: a differenza loro, io lo so. Voglio continuare a essere, in fondo, quello che sono sempre stato: io voglio essere solo Enzo Tosti.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Solo Enzo Tosti”. Guardo il mio amico: i suoi occhi, lucidi specchi di un cuore grande e di una forza che non so misurare, fissi nei miei che spero tradiscano quanto sono fiera di avergli aperto le porte della mia casa e della mia vita. E mentre spengo il mio improvvisatissimo registratore, mi dico che anche io sono “solo Miriam”, ma che non sarò mai all’altezza del suo coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardandolo andare via e sentendomi ad ogni passo avvampare, più decisa di prima a difendere la mia terra, capisco che è questo il motivo per cui è venuto da me. Per accendere un fuoco che faccia un po’ di luce fra i tanti che qui portano solo morte.</p>
<p style="text-align: justify;"> <em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: Parallelo 41</em></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il percorso di Georgika sul sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/">http://decrescitafelice.it/2016/01/terra-dei-fuochi-e-di-vita/</a></p>
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		<title>Un anno differente</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2015 16:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Auguri amici carissimi! Il mio anno e&#8217; stato un vortice di cambiamenti e Georgika il loro timido specchio. Ho provato a parlarvi di amore per la Terra e a fare piccole cose che ne fossero la dimostrazione. Ho incontrato anche tante persone che mi hanno aiutato a camminare piu&#8217; sicura e nuove strade da percorrere: per questo chiudo il 2015 [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/alberelli.jpg"><img class=" size-medium wp-image-324 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/12/alberelli-225x300.jpg" alt="alberelli" width="225" height="300" /></a>Auguri amici carissimi! Il mio anno e&#8217; stato un vortice di cambiamenti e Georgika il loro timido specchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho provato a parlarvi di amore per la Terra e a fare piccole cose che ne fossero la dimostrazione. Ho incontrato anche tante persone che mi hanno aiutato a camminare piu&#8217; sicura e nuove strade da percorrere: per questo chiudo il 2015 piena di speranza e di fiducia nell&#8217;anno che verrà.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri a chi su questa pagina ha colto un fiorellino e a chi vi ha trovato spine: che il vostro anno sia una lunga primavera&#8230;e se è l&#8217;inverno ad esservi riservato, vi auguro di saper apprezzare la perfezione di un singolo fiocco di neve anche al centro della tormenta.</p>
<p><em>&#8220;Un anno differente&#8221; è stato pubblicato sul sito del Movimento per la Decrescita Felice</em></p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/2015/12/un-anno-differente/">http://decrescitafelice.it/2015/12/un-anno-differente/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Georgika sul sito del Movimento per la Decrescita Felice</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2015 14:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da questo mese, Georgika sarà ospite fissa del portale nazionale del Movimento per la Decrescita Felice. Un ulteriore spazio di riflessione sulle tematiche ambientali, su stili di vita alternativi e su nuove forme di economia: un tentativo, insomma, di diventare grandi attraverso un percorso di consapevolezza e responsabilità. Questo mese: &#8220;Xylella Fastidiosa e pesticidi: l&#8217;evoluzione del land grabbing&#8221;. Il Salento tra sospetti [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da questo mese, Georgika sarà ospite fissa del portale nazionale del Movimento per la Decrescita Felice.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore spazio di riflessione sulle tematiche ambientali, su stili di vita alternativi e su nuove forme di economia: un tentativo, insomma, di diventare grandi attraverso un percorso di consapevolezza e responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo mese: &#8220;Xylella Fastidiosa e pesticidi: l&#8217;evoluzione del land grabbing&#8221;. Il Salento tra sospetti parassiti, ulivi eradicati, pesticidi imposti con la forza e l&#8217;opposizione degli attivisti.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno, una video-intervista rilasciata a Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, dal dott. Agostino Di Ciaula  &#8211; coordinatore nazionale del Comitato scientifico dell’Isde (Medici per l’ambiente) &#8211; sulle tragiche conseguenze dell&#8217;uso massiccio di pesticidi in agricoltura.</p>
<p><a title="Xylella Fastidiosa e Pesticidi: l'evoluzione del &quot;land grabbing&quot;" href="http://decrescitafelice.it/2015/11/xylella-fastidiosa-e-pesticidi-levoluzione-del-land-grabbing/">http://decrescitafelice.it/2015/11/xylella-fastidiosa-e-pesticidi-levoluzione-del-land-grabbing/</a></p>
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		<title>Gomorra: (R)esistere attraverso gli orti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 19:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_248" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti.jpg"><img class="size-medium wp-image-248" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti-300x225.jpg" alt="Orto nel fondo rustico e &quot;liberato&quot; Amato Lamberti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Orto nel fondo rustico e &#8220;liberato&#8221; Amato Lamberti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non convenzionali, pacifiche e profondamente oneste. Queste le armi della Cooperativa (R)esistenza per rispondere alla camorra e alla mala politica locale.</p>
<p style="text-align: justify;">A Chiaiano, a due passi da Scampia e dalla discarica centro di molteplici e deviati interessi, c’è un fondo sano e liberato, dove si coltivano non solo pesche e uva, ma la speranza di cambiare le cose e dove non si seminano solo gli orti, ma un futuro migliore e responsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E a seminare e coltivare tutto questo sono i ragazzi: i ragazzi della Cooperativa, tutti giovanissimi, che ospitano 6 detenuti in affidamento al lavoro, 3 comunità alloggio per minori e un protocollo col dipartimento di giustizia minorile; i ragazzi di tutta Italia, circa 300, che d’estate si riversano sui meravigliosi 14 ettari del fondo per apprezzare il sapore acre della terra e la gioia della convivialità; e i minori a rischio, spesso figli di camorra, che qui imparano la possibilità di guadagnarsi il pane diversamente, nella terra, infilandoci le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi ragazzi, va detto, sono più uomini di tanti altri. Intimidazioni pesanti sono arrivate da chi di Napoli ha pensato di essere padrone: furti di attrezzature agricole per decine di migliaia di euro, fosse scavate a mo’ di tombe all’ingresso del fondo con tanto di immancabili croci; mentre attacchi del tutto incomprensibili – e ingiustificati – sono stati sferrati da chi, invece, la legalità e la voglia di fare avrebbe dovuto sostenerla. Loro sono sempre lì. La presenza costante su quel pezzo di terra attraverso mille attività, la determinazione ad andare avanti qualunque cosa accada, il profondo senso di responsabilità: armi non convenzionali, appunto.</p>
<div id="attachment_249" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona.jpg"><img class="wp-image-249 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona-225x300.jpg" alt="ciro corona" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ciro Corona, Presidente dell&#8217;Associazione &#8220;(R)esistenza Anticamorra&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come non convenzionale è stata la visita al fondo rustico Amato Lamberti, il primo bene confiscato alla camorra, in compagnia di Ciro Corona, 33 anni, presidente della Cooperativa. Ha un anno di tempo, dice, per “cambiare la testa” del figlio di un boss e rubarlo alla criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci proverà facendogli toccare con mano che il futuro è nella terra e nell’armonia del vivere comune, magari spiegandogli che un caffè “alla griglia”, preparato insieme in una cucina da campo, ha una sua specifica ricchezza e che, grazie ad una pianta di peperoncini, si può sempre tornare indietro. O andare avanti, questione di prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna mai dare per scontato e per fissamente predeterminato, il valore che viene attribuito a un orticello. Non è solo ritorno alle origini, recupero del lavoro assurto a nuova dignità perché  contrapposto alle catene di montaggio. Non è solo agricoltura sana, biologica. Non è solo km 0. E non è solo il perno attorno al quale ruota la genuinità e la semplicità delle piccole cose a cui tutti guardiamo con speranza. E’ Libertà. Libertà da tutte le mafie, dalle catene del profitto ad ogni costo, libertà dalla corruzione e dall’illegalità come strumento di agire sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non fu Davide a sconfiggere Golia? Con una sola fionda e un colpo ben assestato. Sarà un orticello, o una confettura di pesche, a sconfiggere la malavita e saranno Ciro Corona e i suoi amici a farlo, se troveranno l’appoggio di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg"><img class=" size-full wp-image-251 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg" alt="nco" width="280" height="130" /></a>Quindi, se vogliamo sostenere Scampia, che non è solo la Gomorra tratteggiata da Roberto Saviano, ma più di 100 associazioni che si battono per il territorio, se vogliamo che la speranza prenda il sopravvento sulla diffidenza e se vogliamo che la legalità diventi la cultura dominante, facciamo anche noi un “pacco alla camorra”. Io l’ho fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, confidiamo noi per primi nel cambiamento. Lavoriamo per poterlo realizzare e diffondiamo la speranza. Ci sono mille e mille realtà che ci dicono, a gran voce, che possiamo farcela e sono là, proprio dove meno ce lo aspetteremmo. Come nei quartieri malfamati di ogni nostra metropoli. Come alle Vele di Scampia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se volete fare un &#8220;pacco&#8221; alla camorra acquistando i prodotti della cooperativa, potete farlo</em> <em>on line su</em> <a title="Nuovo Commercio Organizzato" href="http://www.ncocommercio.com/it/">http://www.ncocommercio.com/it/</a></p>
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