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	<title>Georgika &#187; decrescita</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Io, Noi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 18:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cambiare vita, un po’ per forza e un po’ per coraggio, è una grande responsabilità pratica e intellettuale. Nel mio caso specifico, un’impiegata che sceglie la via contadina è una pazzia agli occhi di qualcuno, una rinascita a quelli di molti. Ma oggi, ciò che si percepisce inizialmente in un cambiamento è la sua valenza economica e la prima considerazione [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cambiare vita, un po’ per forza e un po’ per coraggio, è una grande responsabilità pratica e intellettuale. Nel mio caso specifico, un’impiegata che sceglie la via contadina è una pazzia agli occhi di qualcuno, una rinascita a quelli di molti. Ma oggi, ciò che si percepisce inizialmente in un cambiamento è la sua valenza economica e la prima considerazione che si fa è in merito al posizionamento sul mercato. Sfugge, così, come se fosse una nota a piè di pagina, la lettura principale: la capacità stessa di cambiare, di “ambientarsi”, di mutuare dal nuovo contesto anche nuove prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un astruso collegamento iper-testuale associare il cambiamento personale alla convivenza solidale. Cercare dentro di sé la resilienza, provare a diventare intelligente come le piante che sviluppano in lentezza la loro solo apparentemente immobile esistenza e imparare da una delle tue giornate come potrà essere la prossima non è un percorso che si può fare in solitaria. È un risultato a cui arrivi abbastanza presto se ti poni in ascolto e lasci che la Natura parli per te. Per quanto una vita così, strappata allo  strombazzante “life style” degli spot pubblicitari,  cerchi di sedurti all’idea di un “hortus conclusus”, di un arroccamento totale e difensivo, appartata come sei tra il sole silenzioso di primo mattino e la stanchezza infinita della sera, è proprio dalle piante che si impara il valore assoluto della sinergia, della consociazione. C’è poco da essere isolazionisti quando cominci a comprendere in che modo agisce la terra. <a class="td-modal-image" href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio.jpg" rel="attachment wp-att-13512"><img class="size-medium wp-image-13512 alignleft td-animation-stack-type1-2" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-225x300.jpg" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-225x300.jpg 225w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-696x928.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio-315x420.jpg 315w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/radicchio.jpg 720w" alt="radicchio" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Aldilà della visione puramente attivista dell’agricoltore moderno che può e deve difendere consapevolmente la propria terra dagli attacchi esterni – dall’inquinamento legale di fitofarmaci come da quello illegale della Terra dei Fuochi in cui vivo – c’è una dimensione fatta di “altri”, un riscoprire la gente e ciò che la muove, un legarsi e slegarsi agli Uomini che rende un’assoluta novità il tuo modo di stare a questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tanto gridato individualismo, in una società dove tutto è slogan, diventa in fretta una parola priva di significato se non ci si sforza di capire da cosa trae origine e quanto sia radicato in ognuno di noi. E’ diventato più di una malattia asintomatica e serpeggiante: è quasi un codice genetico. Lottare per snidarlo è un processo interiore che richiede grande onestà intellettuale e libertà dai condizionamenti: implica un desiderio di nudità. Detto nell’Epoca dei Mille Inutili Orpelli, è una sfida seria.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se ci affidassimo alla Natura, o quantomeno ad una lettura del procedere delle cose senza infingimenti e suggestioni, potremmo riflettere su alcuni punti che abbiamo dimenticato o più semplicemente ignorato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sapremmo così che “in-dividuus” sta per “indivisibile”, un termine preciso ad indicare nell’essere umano una centralità dell’esistere che non è solo culturale, ma organica: le piante non sono definite individui perché, diversamente da noi, replicano in ogni loro parte tutti gli organi vitali. Se private di una di queste parti, continuano a vivere ugualmente e per poter continuare a vivere, oltre a sviluppare una fortissima resilienza, capiscono il senso della sinergia e della consociazione in maniera spontanea: la zucca o il fagiolo, per esempio, muovono i loro cirri dove sanno che troveranno un supporto sul quale arrampicarsi. Molti fiori – è conoscenza antica – come nasturzi e petunie, aiutano le piante eduli a difendersi dagli insetti nocivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo capire anche che la cooperazione, a differenza di quanto ci viene costantemente ripetuto, è una delle modalità privilegiate dall’Universo per la conservazione delle specie: la competitività di stampo darwiniano non è l’unica chiave di lettura. I biologi sanno che, in contesti di equilibrio, è il comportamento cooperativo che favorisce il successo tra le specie. Non vince sempre il più forte, ma anche chi è capace di lavorare con gli altri e per gli altri. E se applicassimo questa semplice evidenza all’economia e a tutte le altre categorie culturali che dall’economia meccanicistica sono state depredate, la brutalità non sarebbe più il tratto distintivo dell’era moderna. O lo sarebbe infinitamente meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="td-modal-image" href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino.jpg" rel="attachment wp-att-13513"><img class="alignright size-medium wp-image-13513 td-animation-stack-type1-2" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-300x225.jpg" srcset="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-300x225.jpg 300w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-768x576.jpg 768w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-80x60.jpg 80w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-696x522.jpg 696w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino-560x420.jpg 560w, http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/02/mandarino.jpg 960w" alt="mandarino" width="300" height="225" /></a>Perciò, passare dall’Io al Noi non è solo un dovere morale o una finalità etica da perseguire con tutte le nostre forze intellettuali: è già nella nostra Natura. E la terra – impareremmo –  non pensa mai al bene di uno solo: un unico albero di mandarini, in un’annata buona, produce molti più frutti di quanto una famiglia numerosa possa consumarne.</p>
<p style="text-align: justify;">Che esplodano dunque gli orti e si aprano al mondo, che ognuno lavori su sé stesso per mettere da parte il protagonismo e che non sia sempre il risultato strettamente economico a guidare le nostre scelte. E’ un’avventura continua quella tra la gente, un viaggio affascinante verso il cuore pulsante dell’umanità. E anche se è difficilissimo e oneroso di questi tempi associarsi, cooperare e stare insieme, dobbiamo rimanere saldi nella convinzione che è questo il nostro gene più fecondo: dobbiamo ricordare che non siamo poi così in-divisibili, ma anche e soprattutto – passatemi il termine – “con-divisibili”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per approfondimenti:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2016/02/08/intelligenza-piante">“L’intelligenza silenziosa e sconosciuta delle piante” su Internazionale, 8 febbraio 2016</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Bioeconomia”, Nicholas Georgescu-Roegen – a cura di Mauro Bonaiuti, Bollati Boringhieri, 2003</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte foto in evidenza: www.pionero.it</em></p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato su Decrescita Felice Social Network:</p>
<p><a title="Io, Noi" href="http://www.decrescita.com/news/io-noi/">http://www.decrescita.com/news/io-noi/</a></p>
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		<title>Francesco e la Decrescita Felice: il futuro della Terra è nelle nostre mani</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 18:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_307" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_foto-del-palco.jpg"><img class="size-medium wp-image-307" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_foto-del-palco-300x200.jpg" alt="Maurizio Pallante, Miriam Corongiu (Georgika) e Padre Alex Zanotelli a &quot;CambiaMenti&quot; - Ph. Enza Sola" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Maurizio Pallante, Miriam Corongiu (Georgika) e Padre Alex Zanotelli a &#8220;CambiaMenti&#8221; &#8211; Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima lettera enciclica di Papa Francesco, pubblicata lo scorso giugno, è un documento basilare per chi voglia accostarsi, con semplicità, ad un&#8217;analisi indipendente del progressivo degrado ambientale e sociale a cui si assiste ogni giorno. Ne abbiamo parlato a Salerno, il 19 novembre, durante il convegno &#8220;CambiaMenti: la cura della casa comune tra Decrescita Felice e l&#8217;enciclica Laudato si&#8221; con Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano da sempre impegnato nella difesa dei diritti dei cittadini e soprattutto dei più poveri, e con Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice, pensatore e saggista.</p>
<p style="text-align: justify;">I temi affrontati, mettendo in risalto i punti nodali dell&#8217;Enciclica &#8211; davvero densa di contenuti &#8211; sono stati molti (dalle emissioni di CO2 alle fonti energetiche rinnovabili) e si sono inevitabilmente incrociati con la realtà campana, così difficile dal punto di vista socio-ambientale e al centro di un aspro scontro in sede di Consiglio Regionale sulla privatizzazione del servizio idrico. Alex Zanotelli ne è stato uno dei protagonisti, animando la protesta dei Movimenti per l&#8217;Acqua contro una legge dell&#8217;amministrazione De Luca (PD) in totale continuità con quella precedente e di parte politica opposta. Beni comuni, dunque, come l&#8217;aria, l&#8217;acqua e la terra al centro di una lunga conversazione in cui si è discusso dei meccanismi di potere che ci hanno portato a tale grado di devastazione e delle possibili soluzioni alternative.</p>
<div id="attachment_304" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_zanotelli.jpg"><img class="wp-image-304 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_zanotelli-300x200.jpg" alt="Padre Alex Zanotelli a &quot;CambiaMenti&quot; - Ph. Enza Sola" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Padre Alex Zanotelli, Miriam Corongiu (Georgika) a &#8220;CambiaMenti&#8221; &#8211; Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il papa stesso individua nell&#8217;attuale paradigma tecnocratico  &#8211; e nella finanza ad esso legato &#8211; il fondamento dei mali che oggi ci affliggono. La ricerca del solo profitto, il sentirsi dominatori assoluti della natura e la mancanza di capacità di vedere che il mondo, al contrario del nostro appetito, è un sistema &#8220;finito&#8221; di risorse saranno i vettori dell&#8217;imminente estinzione della nostra specie se non freneremo questo triste andazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne convengono anche Pallante e Zanotelli convergendo, nella sostanza, sulla proposta della Decrescita Felice come concreta e praticabile via alternativa al sistema della crescita a tutti i costi, un sistema che ci ancora al Prodotto Interno Lordo per misurare il nostro benessere e ci rende, nei fatti, tra le più infelici società della storia.</p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo che ci induce a desiderare sempre qualcos&#8217;altro e che per soddisfare i nostri falsi bisogni annienta gli ecosistemi e crea discariche umane e materiali, è coraggioso sostituire uno slogan con una riflessione e dissonante parlare di sobrietà. Tuttavia, è talmente in pericolo il futuro della Terra, così devastante lo scempio dell&#8217;ambiente e a tal punto legato alle condizioni di vita dell&#8217;immensa folla di poveri del pianeta, che Francesco si sente in dovere di ricordarci che siamo andati troppo oltre e che &#8220;una certa decrescita&#8221; si è resa ormai necessaria.</p>
<div id="attachment_309" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_pallante.jpg"><img class="wp-image-309 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_pallante-200x300.jpg" alt="cambiamenti_pallante" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Maurizio Pallante, Miriam Corongiu (Georgika) a &#8220;CambiaMenti&#8221; &#8211; Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">Basta disegnare un triangolo su una qualunque cartina geografica d&#8217;Italia per rendersi conto che quello tristemente noto come &#8220;Triangolo della Morte&#8221; in Terra dei Fuochi è solo uno dei tanti che potremmo tracciare. E&#8217; la cultura dello scarto, dell&#8217;usa e getta, che produce rifiuti di ogni genere ed è la nostra assoluta mancanza di lungimiranza o, se vogliamo, la nostra più becera forma di inettitudine &#8211; quando non parliamo di evidente criminosità &#8211; a farci concepire un prato solo come un tappeto sotto il quale nascondere rifiuti tossici.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è questo che il Papa sottolinea: si è persa l&#8217;intima connessione con il Creato, abbiamo dimenticato quanta bellezza si nasconde nella semplicità di Francesco e quanto amore potremmo tornare a provare se solo ci distaccassimo, con il pensiero e con le azioni, da questa società che ci vuole disperati per poter andare avanti e che ci mette gli uni contro gli altri per poterci controllare meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">La distinzione principe, oggi &#8211; dice Thomas Berry, ecoteologo spesso citato da Zanotelli &#8211; è fra chi preserva il mondo e chi lo distrugge. Continuare ad alimentare il nostro insaziabile ego e perpetuare insostenibili stili di vita  basati sullo scellerato sfruttamento dei tre quarti della popolazione mondiale ci fa riconsiderare, insieme alla Conferenza Episcopale Australiana del 2006 citata in &#8220;Laudato si&#8221;, gli ambiti del comandamento &#8220;non uccidere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, sta tutto nella responsabilità, la nostra e quella dei potenti della Terra che si riuniranno a giorni a Parigi per il COP 21 e per ragionare sulle emissioni di CO2. Le loro decisioni potranno allontanare il futuro di desertificazione che ci attende.</p>
<div id="attachment_310" style="width: 349px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_libro.jpg"><img class=" wp-image-310" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/11/cambiamenti_libro-300x200.jpg" alt="Ph. Enza Sola" width="339" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">Ph. Enza Sola</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tutto è ancora possibile, ma dobbiamo cominciare a percepire la realtà per quella che è e non per quella costruita ad arte nella pubblicità. Se saremo capaci di gettare la luce della consapevolezza sul nostro immaginario, sarà più semplice scegliere di vivere diversamente e praticare il valore della resistenza. Ci vuole solo un po&#8217; di coraggio e un pizzico in meno di pigrizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il convegno &#8220;CambiaMenti&#8221; è stato organizzato dal Movimento per la Decrescita Felice di Salerno. Georgika ne è, orgogliosamente, parte attiva.</em></p>
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		<title>La plastica sa. E parla.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 16:00:44 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/lucidisperanza_mano-225x300.jpg"><img class=" size-medium wp-image-148 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/lucidisperanza_mano-225x300-225x300.jpg" alt="lucidisperanza_mano-225x300" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La plastica può prendere vita. E svariate forme di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo trasformarla in altri oggetti e continuare ad usarla, si sa. Oppure, farla diventare un continente e farle generare nuovi ecosistemi. E questo si sa già meno. Ma pochi intuiscono che possiamo perfino farla parlare e farle dire NO.</p>
<p style="text-align: justify;">Al CNR (Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali) di Portici, nel Napoletano, si sperimenta, per esempio, un insolito versante del riutilizzo della plastica: un “riciclatore incentivante”. E’ una macchina capace di compattare e di trasformare la PET, attraverso una stampante 3D, in oggetti di artigianato locale, come decorazioni per i presepi o cornetti portafortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche un’idea originale come questa e, per il momento, di limitata applicazione, può aiutare quando si parla di plastica. Perché la plastica si fotodegrada, in mare si smembra grazie anche al movimento meccanico delle onde, ma non si distrugge mai del tutto. È eterna. Prova ne sono le “Isole di Plastica”, che si formano grazie all’ammassarsi dei rifiuti in zone di relativa quiete: le correnti marine si incontrano e creano punti di stasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcuni studi pubblicati nel corso del 2014<a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #0089c4;">[1]</span></a>, l’isola nota ai più, la Great Pacific Garbage Patch, nel solo Pacifico Orientale raggiunge il peso minimo di 21.290 tonnellate, cioè il peso di 132 Boeing 747 o di 120 balenottere azzurre, il più grande animale esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Miliardi di minuscoli frammenti plastici, perciò, si conglomerano fino a raggiungere l’estensione di veri e propri nuovi continenti. Ma non solo. Imitando il plancton, diventano cibo per le specie ittiche entrando così anche nella nostra catena alimentare, con conseguenze non ben definite scientificamente, e generano, addirittura, nuovi ecosistemi. La Plastisfera è, difatti, l’insieme delle comunità microbiche che popolano i rifiuti plastici in mare e ancora non è chiaro in che modo interagisca con fauna e flora marine.</p>
<p style="text-align: justify;">Sbaglieremmo, però, a pensare che le Garbage Patches siano solo una realtà oceanica. Già nel 2010, la spedizione denominata “Expedition Med” ha stimato, tramite rilievi effettuati su 40 stazioni analizzate a largo di Francia, Spagna e Nord Italia, che il peso dei detriti di plastica, entro 20 cm dalla superficie dell’acqua, è di circa 500 tonnellate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’estate scorsa, un monitoraggio di Goletta Verde e Accademia del Leviatano su 1700km di “mare nostrum”, ha evidenziato una situazione oltremodo preoccupante<a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftn2" name="_ftnref2"><span style="color: #0089c4;">[2]</span></a>, tale da farci ipotizzare, in un futuro non troppo lontano, che anche da noi possa formarsi un’isola in plastica e che non sia astruso sostenere che la composizione stessa delle nostre sabbie si stia conseguentemente alterando. Come si può facilmente intuire, ripulire disastri di tale portata significa affrontare costi immani: si stima (Università dell’Oregon) che sia necessaria una quantità di energia, quindi ancora una volta petrolio, pari a 250 volte la massa dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione, come sempre, è a monte del problema. Produrre meno rifiuti, smaltirli correttamente e, quando possibile, riutilizzarli. La plastica parla da sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei luoghi di camorra (Casal Di Principe, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa), il buio dell&#8217;inverno è stato rischiarato da “Luci di Speranza”: 50.000 bottiglie di plastica, raccolte da associazioni, volontari e scuole, sono state riciclate e trasformate in opere d’arte da Giovanni Pirozzi. Contro le imponenti e dispendiosissime luminarie delle grandi città turistiche, le Luci di Speranza hanno dato coraggio a territori sviliti dalla malavita e martoriati da roghi e tombamenti di rifiuti tossici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/cigno-pet1.jpg"><img class=" size-medium wp-image-152 alignright" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/cigno-pet1-225x300.jpg" alt="cigno pet" width="225" height="300" /></a>Un grandioso presepe ha ingentilito la piccola piazza di Casal di Principe con i suo cigni di PET e ci ha fatto accarezzare il sogno di un esistere differente, una vita dove perfino la plastica si anima e diventa il simbolo del riscatto. La plastica ha parlato e ha detto NO. Ed è stato il NO più commovente, la risposta più silenziosa e più assordante al sistema che dei rifiuti fa merce e della vita una nullità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può vivere diversamente, la plastica lo sa.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta, ovvio, è sempre la nostra: possiamo inondare il mondo di spazzatura e morirci dentro. Possiamo alterare tutti gli equilibri naturali e portare all’implosione il nostro pianeta. Oppure, possiamo provare a vederla da altre angolazioni. Possiamo immaginare e creare una realtà che ci somiglia di più.</p>
<p style="text-align: justify;">E per renderla migliore, possiamo provare a farli parlare i rifiuti. Non ci vuole così tanta fantasia. Ascoltandoli bene, ci direbbero molte cose intelligenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftnref1" name="_ftn1"><span style="color: #0089c4;">[1]</span></a> dalla Sea Education-Woods Hole Oceanographic Institution e dalla School of Oceanography dell’ Università di Washington</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftnref2" name="_ftn2"><span style="color: #0089c4;">[2]</span></a> nell’Adriatico ci sono 27 rifiuti galleggianti per kmq, in maggioranza plastica; 26 nel Tirreno, con altissima concentrazione (150/kmq) lungo la costa di Castellammare di Stabia; meglio il Mar Ionio, favorito dalla sua posizione geografica.</p>
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