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	<title>Georgika &#187; camorra</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Gomorra: (R)esistere attraverso gli orti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 19:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_248" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti.jpg"><img class="size-medium wp-image-248" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti-300x225.jpg" alt="Orto nel fondo rustico e &quot;liberato&quot; Amato Lamberti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Orto nel fondo rustico e &#8220;liberato&#8221; Amato Lamberti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non convenzionali, pacifiche e profondamente oneste. Queste le armi della Cooperativa (R)esistenza per rispondere alla camorra e alla mala politica locale.</p>
<p style="text-align: justify;">A Chiaiano, a due passi da Scampia e dalla discarica centro di molteplici e deviati interessi, c’è un fondo sano e liberato, dove si coltivano non solo pesche e uva, ma la speranza di cambiare le cose e dove non si seminano solo gli orti, ma un futuro migliore e responsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E a seminare e coltivare tutto questo sono i ragazzi: i ragazzi della Cooperativa, tutti giovanissimi, che ospitano 6 detenuti in affidamento al lavoro, 3 comunità alloggio per minori e un protocollo col dipartimento di giustizia minorile; i ragazzi di tutta Italia, circa 300, che d’estate si riversano sui meravigliosi 14 ettari del fondo per apprezzare il sapore acre della terra e la gioia della convivialità; e i minori a rischio, spesso figli di camorra, che qui imparano la possibilità di guadagnarsi il pane diversamente, nella terra, infilandoci le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi ragazzi, va detto, sono più uomini di tanti altri. Intimidazioni pesanti sono arrivate da chi di Napoli ha pensato di essere padrone: furti di attrezzature agricole per decine di migliaia di euro, fosse scavate a mo’ di tombe all’ingresso del fondo con tanto di immancabili croci; mentre attacchi del tutto incomprensibili – e ingiustificati – sono stati sferrati da chi, invece, la legalità e la voglia di fare avrebbe dovuto sostenerla. Loro sono sempre lì. La presenza costante su quel pezzo di terra attraverso mille attività, la determinazione ad andare avanti qualunque cosa accada, il profondo senso di responsabilità: armi non convenzionali, appunto.</p>
<div id="attachment_249" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona.jpg"><img class="wp-image-249 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona-225x300.jpg" alt="ciro corona" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ciro Corona, Presidente dell&#8217;Associazione &#8220;(R)esistenza Anticamorra&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come non convenzionale è stata la visita al fondo rustico Amato Lamberti, il primo bene confiscato alla camorra, in compagnia di Ciro Corona, 33 anni, presidente della Cooperativa. Ha un anno di tempo, dice, per “cambiare la testa” del figlio di un boss e rubarlo alla criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci proverà facendogli toccare con mano che il futuro è nella terra e nell’armonia del vivere comune, magari spiegandogli che un caffè “alla griglia”, preparato insieme in una cucina da campo, ha una sua specifica ricchezza e che, grazie ad una pianta di peperoncini, si può sempre tornare indietro. O andare avanti, questione di prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna mai dare per scontato e per fissamente predeterminato, il valore che viene attribuito a un orticello. Non è solo ritorno alle origini, recupero del lavoro assurto a nuova dignità perché  contrapposto alle catene di montaggio. Non è solo agricoltura sana, biologica. Non è solo km 0. E non è solo il perno attorno al quale ruota la genuinità e la semplicità delle piccole cose a cui tutti guardiamo con speranza. E’ Libertà. Libertà da tutte le mafie, dalle catene del profitto ad ogni costo, libertà dalla corruzione e dall’illegalità come strumento di agire sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non fu Davide a sconfiggere Golia? Con una sola fionda e un colpo ben assestato. Sarà un orticello, o una confettura di pesche, a sconfiggere la malavita e saranno Ciro Corona e i suoi amici a farlo, se troveranno l’appoggio di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg"><img class=" size-full wp-image-251 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg" alt="nco" width="280" height="130" /></a>Quindi, se vogliamo sostenere Scampia, che non è solo la Gomorra tratteggiata da Roberto Saviano, ma più di 100 associazioni che si battono per il territorio, se vogliamo che la speranza prenda il sopravvento sulla diffidenza e se vogliamo che la legalità diventi la cultura dominante, facciamo anche noi un “pacco alla camorra”. Io l’ho fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, confidiamo noi per primi nel cambiamento. Lavoriamo per poterlo realizzare e diffondiamo la speranza. Ci sono mille e mille realtà che ci dicono, a gran voce, che possiamo farcela e sono là, proprio dove meno ce lo aspetteremmo. Come nei quartieri malfamati di ogni nostra metropoli. Come alle Vele di Scampia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se volete fare un &#8220;pacco&#8221; alla camorra acquistando i prodotti della cooperativa, potete farlo</em> <em>on line su</em> <a title="Nuovo Commercio Organizzato" href="http://www.ncocommercio.com/it/">http://www.ncocommercio.com/it/</a></p>
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		<title>La plastica sa. E parla.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 16:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/lucidisperanza_mano-225x300.jpg"><img class=" size-medium wp-image-148 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/lucidisperanza_mano-225x300-225x300.jpg" alt="lucidisperanza_mano-225x300" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La plastica può prendere vita. E svariate forme di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo trasformarla in altri oggetti e continuare ad usarla, si sa. Oppure, farla diventare un continente e farle generare nuovi ecosistemi. E questo si sa già meno. Ma pochi intuiscono che possiamo perfino farla parlare e farle dire NO.</p>
<p style="text-align: justify;">Al CNR (Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali) di Portici, nel Napoletano, si sperimenta, per esempio, un insolito versante del riutilizzo della plastica: un “riciclatore incentivante”. E’ una macchina capace di compattare e di trasformare la PET, attraverso una stampante 3D, in oggetti di artigianato locale, come decorazioni per i presepi o cornetti portafortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche un’idea originale come questa e, per il momento, di limitata applicazione, può aiutare quando si parla di plastica. Perché la plastica si fotodegrada, in mare si smembra grazie anche al movimento meccanico delle onde, ma non si distrugge mai del tutto. È eterna. Prova ne sono le “Isole di Plastica”, che si formano grazie all’ammassarsi dei rifiuti in zone di relativa quiete: le correnti marine si incontrano e creano punti di stasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcuni studi pubblicati nel corso del 2014<a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #0089c4;">[1]</span></a>, l’isola nota ai più, la Great Pacific Garbage Patch, nel solo Pacifico Orientale raggiunge il peso minimo di 21.290 tonnellate, cioè il peso di 132 Boeing 747 o di 120 balenottere azzurre, il più grande animale esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Miliardi di minuscoli frammenti plastici, perciò, si conglomerano fino a raggiungere l’estensione di veri e propri nuovi continenti. Ma non solo. Imitando il plancton, diventano cibo per le specie ittiche entrando così anche nella nostra catena alimentare, con conseguenze non ben definite scientificamente, e generano, addirittura, nuovi ecosistemi. La Plastisfera è, difatti, l’insieme delle comunità microbiche che popolano i rifiuti plastici in mare e ancora non è chiaro in che modo interagisca con fauna e flora marine.</p>
<p style="text-align: justify;">Sbaglieremmo, però, a pensare che le Garbage Patches siano solo una realtà oceanica. Già nel 2010, la spedizione denominata “Expedition Med” ha stimato, tramite rilievi effettuati su 40 stazioni analizzate a largo di Francia, Spagna e Nord Italia, che il peso dei detriti di plastica, entro 20 cm dalla superficie dell’acqua, è di circa 500 tonnellate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’estate scorsa, un monitoraggio di Goletta Verde e Accademia del Leviatano su 1700km di “mare nostrum”, ha evidenziato una situazione oltremodo preoccupante<a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftn2" name="_ftnref2"><span style="color: #0089c4;">[2]</span></a>, tale da farci ipotizzare, in un futuro non troppo lontano, che anche da noi possa formarsi un’isola in plastica e che non sia astruso sostenere che la composizione stessa delle nostre sabbie si stia conseguentemente alterando. Come si può facilmente intuire, ripulire disastri di tale portata significa affrontare costi immani: si stima (Università dell’Oregon) che sia necessaria una quantità di energia, quindi ancora una volta petrolio, pari a 250 volte la massa dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione, come sempre, è a monte del problema. Produrre meno rifiuti, smaltirli correttamente e, quando possibile, riutilizzarli. La plastica parla da sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei luoghi di camorra (Casal Di Principe, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa), il buio dell&#8217;inverno è stato rischiarato da “Luci di Speranza”: 50.000 bottiglie di plastica, raccolte da associazioni, volontari e scuole, sono state riciclate e trasformate in opere d’arte da Giovanni Pirozzi. Contro le imponenti e dispendiosissime luminarie delle grandi città turistiche, le Luci di Speranza hanno dato coraggio a territori sviliti dalla malavita e martoriati da roghi e tombamenti di rifiuti tossici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/cigno-pet1.jpg"><img class=" size-medium wp-image-152 alignright" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/cigno-pet1-225x300.jpg" alt="cigno pet" width="225" height="300" /></a>Un grandioso presepe ha ingentilito la piccola piazza di Casal di Principe con i suo cigni di PET e ci ha fatto accarezzare il sogno di un esistere differente, una vita dove perfino la plastica si anima e diventa il simbolo del riscatto. La plastica ha parlato e ha detto NO. Ed è stato il NO più commovente, la risposta più silenziosa e più assordante al sistema che dei rifiuti fa merce e della vita una nullità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può vivere diversamente, la plastica lo sa.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta, ovvio, è sempre la nostra: possiamo inondare il mondo di spazzatura e morirci dentro. Possiamo alterare tutti gli equilibri naturali e portare all’implosione il nostro pianeta. Oppure, possiamo provare a vederla da altre angolazioni. Possiamo immaginare e creare una realtà che ci somiglia di più.</p>
<p style="text-align: justify;">E per renderla migliore, possiamo provare a farli parlare i rifiuti. Non ci vuole così tanta fantasia. Ascoltandoli bene, ci direbbero molte cose intelligenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftnref1" name="_ftn1"><span style="color: #0089c4;">[1]</span></a> dalla Sea Education-Woods Hole Oceanographic Institution e dalla School of Oceanography dell’ Università di Washington</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftnref2" name="_ftn2"><span style="color: #0089c4;">[2]</span></a> nell’Adriatico ci sono 27 rifiuti galleggianti per kmq, in maggioranza plastica; 26 nel Tirreno, con altissima concentrazione (150/kmq) lungo la costa di Castellammare di Stabia; meglio il Mar Ionio, favorito dalla sua posizione geografica.</p>
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