<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Georgika &#187; agricoltura</title>
	<atom:link href="https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;tag=agricoltura" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.georgika.it/wordpress</link>
	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 Mar 2023 08:13:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.41</generator>
	<item>
		<title>Liberandoci, libereremo</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=566</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=566#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Jan 2022 17:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[bell hooks]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro di cura]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=566</guid>
		<description><![CDATA[<p>Non dovrebbe essere permesso ai treni veloci di attraversare le campagne e interferire con il canto degli uccelli. Sono arrivata qui, nel mio orto, dietro la spinta di un desiderio più grande di solitudine e riparo, per dedicare a me stessa almeno una manciata di secondi in una giornata -l’ultima dell’anno &#8211; che mi tormenta da ieri. È tutto spoglio, [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=566">Liberandoci, libereremo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non dovrebbe essere permesso ai treni veloci di attraversare le campagne e interferire con il canto degli uccelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono arrivata qui, nel mio orto, dietro la spinta di un desiderio più grande di solitudine e riparo, per dedicare a me stessa almeno una manciata di secondi in una giornata -l’ultima dell’anno &#8211; che mi tormenta da ieri.</p>
<p style="text-align: justify;">È tutto spoglio, disturbato dal cavalcavia che gli alberi denudati dall’autunno non riescono a nascondere e i cani che mi fanno festa, inconsapevoli di me e del treno, non leniscono il mio senso di abbandono. Siedo triste, sulla panca di legno scoperchiata e priva del telo protettivo, a sentire sul viso un piccolo calore, un detrito di sole, mentre provo a concentrarmi su questo ritaglio di vita che ho tra le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sento stanca e mi sembra sia giusto, dopo due mesi di lavoro nell’orto a perdifiato e l’enorme mole di lavoro di cura che ho dovuto gestire mio malgrado. Vorrei vivere questa giornata diversamente, divertendomi e trattandomi come l’ospite più desiderata invece di continuare a sgobbare, cucinare, rispondere amorevolmente a tutte le richieste, comporre diplomaticamente tutti gli scontri. Vorrei davvero avere due giorni di noia e non due giorni di lavori forzati ai quali gli obblighi familiari mi impediscono di sottrarmi. Quante di voi si sono sentite e si sentono così? So di dare parola a moltissime donne che vivono la dicotomia sentimentale tra il donare ricordi robusti ai quali, un giorno, i figli si aggrapperanno e la voglia costante di scappare via per vivere le feste in quanto “feste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Seduta al pallore dell’inverno e reagendo al silenzio, capisco di aver sempre provato angoscia nel vivere il lavoro di cura della casa e (entro certi limiti) della famiglia perché per me è stato molto a lungo soltanto una privazione, la rinuncia forzata al tempo che – una volta terminato il lavoro cosiddetto per il mercato – avrei potuto dedicare alle mie passioni, qualunque esse fossero, all’approfondimento di me o al riposo. Anche oggi che posso definirmi più consapevole delle dinamiche che scaricano perlopiù sulle donne la fatica della cura, è sempre complicato relazionarmi al periodo delle feste e, più in generale, alle faccende domestiche, alla cucina e alle mille piccole e grandi esigenze della gestione familiare. Di fondo vivo psicologicamente male l’ambivalenza valutativa di cui è permeato socialmente questo lavoro (ritenuto fondamentale e infimo al tempo stesso) così come vivo con disagio la mia difficoltà di donna a ritenermi soggetto destinatario di diritti e, in questo ritaglio di tempo rubato, di un diritto in particolare: quello a vivere la cura anche come una grandissima seccatura, una palla al piede e una catena così pesante da potermi trascinare a fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerata essenziale per gli equilibri collettivi, la cura nei fatti non ha nessun rilievo politico e culturale. Quante volte ripetiamo che si da tutto per scontato? Che siamo invisibili e che dovremmo essere pagate? Ma aldilà del riconoscimento pubblico e personale che desidereremmo, il problema è (anche) profondamente intimo e ha radici nella concezione che noi stesse abbiamo o non abbiamo costruito nel tempo del valore da attribuire alle nostre singole esistenze e in quello da attribuire al nostro ruolo dentro casa/famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">bell hooks &#8211; che leggo in questi giorni a scopo ricostituente – nel suo “Elogio del margine” (antologia di testi prodotti tra il 1991 e il 1998) scrive un capitolo meraviglioso dal titolo “Casa. Un sito di resistenza”. La hooks parla di nerezza e patriarcato fuori e dentro le baracche prima, le abitazioni poi, delle donne che hanno subito la schiavitù e l’emarginazione razziale, spiegando quanto sia stato importante e misconosciuto il loro tentativo, attraverso la cura, di non lasciarsi culturalmente e mentalmente “occupare” dal suprematismo bianco. Le loro case erano focolai di resistenza in cui potersi ritrovare aldiquà dei binari che le separavano dalla città dei padroni, vivibile solo in quanto luogo dei privilegi altrui e della loro inferiorità.  Nelle loro case ritornavano ad essere se stesse e &#8211; anche se il sessismo non le avrebbe risparmiate nemmeno lì – costruivano le possibilità affettive e culturali in cui altre giovani donne avrebbero potuto autodefinirsi, crescere consapevoli e, alla fine, ribellarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ritornare ad essere se stesse per ribellarsi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho concepito fin dai primi istanti L’Orto Conviviale come la scelta ragionata di contestualità tra casa e politica, offrendo sempre uno spazio di riposo e riflessione a chiunque ne avesse bisogno, aprendo le porte al mondo ecologista, femminista e contadino seguendo semplicemente l’onda del mio profondo desiderio di crescere con mia figlia in un climax intellettuale rigenerativo. Non ho mai distratto forze verso il modello del salotto culturale: volevo praticare una forma di resistenza trasformativa in cui coinvolgere chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia casa e la mia terra non sono mai state neutre, ma fortemente partecipate e partecipative e dentro questi confini così labili, frangibili da tutti, ho sviluppato la mia declinazione di agricoltura e di femminilità. La mia. E’ una vittoria enorme per me.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro la mia stessa educazione che mi voleva straordinaria, ma nell’ordinarietà delle relazioni di potere, affermata professionista e/o instancabile organo riproduttivo, sono riuscita con moltissima fatica e inizialmente senza comunità di supporto a scrollarmi pian piano di dosso l’idea che dovessi essere un ingranaggio perfetto in una macchina infernale. Sono assolutamente sghemba e non nell’accezione commerciale che si da della diversità: sono più verosimilmente un ammasso confuso di desideri, pratiche, studi, martiri ed esaltazioni. Cresciuta con l’idea monolitica di dover eccellere in un settore e in uno soltanto (la ballerina, l’avvocato, l’astronauta) ho vissuto la mia curiosità e il mio eclettismo come un difetto, scoprendo solo tardi che io coincido con le mie necessità intellettuali e fisiche, non con le esigenze del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio percorso politico sui territori, di conseguenza, non è stato mai semplice e nemmeno nelle organizzazioni strettamente ecologiste sono riuscita a riconoscere pienamente il suono della mia voce. Molti movimenti sono ancora attraversati da scelte strategiche che non tengono conto dei tempi delle donne o delle loro esigenze, così come sacrificano sull’altare del buon esito politico il modo in cui ci sentiamo – uomini e donne – in relazione alle tragedie in cui siamo immersi. Nel tentativo di essere riconosciuta dagli altri, di ribellarmi e di trovare un posto che non fosse quello che la mia famiglia e la società mi avevano assegnato, ho dimenticato di attribuirmi un valore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo, ad oggi, di aver potuto imparare a percepire me stessa solo quando da me stessa ho smesso di fuggire, quando pur amando molto la lotta per la giustizia ambientale che mi ha forgiata, mi sono concessa di scendere alla mia fermata. Ho dovuto. Senza smettere di rimboccarmi le maniche: “coloro che ci dominano e ci opprimono sono in posizione di massimo vantaggio proprio quando non abbiamo nulla da dare a noi stesse, quando ci hanno sottratto a tal punto la nostra dignità, la nostra umanità, che non ci rimane nulla, nessun “focolare domestico” dove riprendere possesso di noi stesse”</p>
<p style="text-align: justify;">In questo autoritratto dipinto a tentoni, il focolare domestico ha avuto e continua ad avere per me un ruolo determinante. Non è più lo spazio sessista in cui essere rinchiusa, ma lo spazio di liberazione in cui praticare la mia rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La hooks, sostenitrice della teoria secondo la quale liberazione razziale e patriarcale devono essere due tensioni da unificare, scrive anche “non è un caso che il regime di apartheid sudafricano attacchi e distrugga sistematicamente gli sforzi della nostra gente per costruirsi un sia pur precario focolare domestico, quella piccola realtà privata dove donne e uomini neri possono ricrearsi e ritrovare se stessi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, privarci della terra accrescendo le economie di scala, devastandola, rendendola appannaggio solo dei grandi investitori e svuotandola del significato culturale che ha sempre avuto in tutte le civiltà, tranne che in questa nostra del wasteocene, ha esattamente lo stesso scopo: disperderci e privarci di un luogo in cui praticare la resistenza, in cui ritrovarci e autodefinirci. Oggi, noi che abbiamo il privilegio di avere una casa e di abitare l’emisfero più fortunato, non possiamo esimerci dal farne un avamposto di cambiamento e di praticarvi all’interno la nostra liberazione e quella degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Né quello di bell hooks, né sommessamente il mio, sono perciò un elogio della famiglia tradizionale, né della figura materna o matriarcale. Al contrario. Un focolare domestico è tale se è capace di accogliere ogni differenza e di comporla nell’accettazione e nell’empatia, lasciando spazio alle esigenze di tutti e, in primis, alle nostre. Un focolare domestico è tale se passiamo dalla maternità alle genitorialità e se decliniamo la cura come una possibilità e un dovere da condividere con tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripensare dunque il nostro ruolo all’interno delle nostre famiglie partendo da una comprensione divergente per noi stesse, per quelle che siamo e soprattutto per quello che vorremmo e possiamo ancora essere, significa non solo riconferire dignità a quello che facciamo, ma trovare un pensiero attivo utile a sopportarne il peso. Significa non solo politicizzare (quindi universalizzare) la rilevanza della cura, ma – nel farlo &#8211; costruire uno spazio fisico in cui riconoscerci e avere privacy, ritagliarci tempo libero per ciò che amiamo fare, coltivare l’ebbrezza, la follia, l’arte, la politica, l’amore diverso, mettendo da parte le convenzioni sociali e le assurde aspettative che – talvolta – emanano solo dal modello patriarcale in cui siamo state cresciute.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa, in altri termini, cercare di assomigliarci di più e di amarci a dispetto di tutto, per come siamo: uniche nel nostro “genere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Liberandoci, dunque, libereremo.</p>
<h6><em><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/rosa.jpg"><img class="size-medium wp-image-545 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2020/08/rosa-300x199.jpg" alt="rosa" width="300" height="199" /></a>Sono qui, nel mio orto, per riconciliarmi con te, Madre. Vorrei stendermi nel prato freddo e trovare il tuo perdono per quello che ho fatto e per quello che non ho fatto. Vorrei essere in grado di sapere tutto di te, di abbracciare con la conoscenza ogni tua foglia e ogni tua radice, vorrei vivere solo con te, in mezzo a te, nella nostalgia (dolore del ritorno) che sussurri ad ogni mio passo. Vorrei conoscere ogni verso e parlare la tua lingua, ma nell’infinita bellezza che ostenti, riesco solo debolmente ad ascoltare. </em></h6>
<h6 style="text-align: justify;"><em>Sei tu mia madre, io ti sento.</em></h6>
<h6 style="text-align: justify;"></h6>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=566">Liberandoci, libereremo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=566</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Centomila fiori</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=563</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=563#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 17:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
		<category><![CDATA[UNEP]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=563</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il fascino millenario delle api nasce da un livello di cooperazione così organizzato e perfetto da essere diventato riferimento e sogno dell’umanità che vorremmo. Leggere e inconsapevoli della loro generosa natura, le api propagano la biodiversità così necessaria alla sopravvivenza di ogni specie e, ignare del do ut des alla base della mistificazione che permea le nostre relazioni, costruiscono l’habitat [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=563">Centomila fiori</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il fascino millenario delle api nasce da un livello di cooperazione così organizzato e perfetto da essere diventato riferimento e sogno dell’umanità che vorremmo. Leggere e inconsapevoli della loro generosa natura, le api propagano la biodiversità così necessaria alla sopravvivenza di ogni specie e, ignare del <em>do ut des </em>alla base della mistificazione che permea le nostre relazioni, costruiscono l’habitat del mondo che verrà. A differenza di altri insetti impollinatori, non hanno coscienza del soffio impercettibile che la loro vita costituisce nello spazio e nel tempo e producono più miele di quanto sia necessario alla covata: lasciano così in eredità non solo la perfetta geometria delle loro case ceree e la dolcezza del cibo degli dei, ma la dimensione di una società programmata amorevolmente per il futuro. Quella che noi non siamo in grado di realizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto UNEP 2021 (United Nations Environment Program) sottolinea come siano ben tre le crisi planetarie da affrontare: i cambiamenti climatici, l’emorragia di biodiversità e l’inquinamento. Mette anche in evidenza come porre fine a queste crisi sia indispensabile per ridurre la povertà, l’insicurezza alimentare/idrica e le pessime condizioni di salute in cui versiamo. Secondo lo stesso rapporto “i governi dovrebbero includere il capitale naturale nelle misurazioni della performance economica, dare un prezzo al carbonio, eliminare gradualmente i sussidi verso i combustibili fossili e reindirizzare i proventi verso soluzioni a basse emissioni di carbonio” tutti punti essenziali per incamminarci verso la salvezza di un pianeta fustigato dalla nostra presenza e di una natura con cui siamo in guerra da troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa particolarmente effetto ritrovare tra questi goals indifferibili anche le governance partecipate, il <em>multistakeholderism </em>tanto sbandierato in ogni agenda internazionale e mai veramente voluto da tutti gli anelli di ogni catena di comando. L’effettivo diritto di tutte le parti interessate (<em>stakeholders</em>) a prendere parte ai processi decisionali è un claim dal basso, il perno intorno al quale ruotano le rivendicazioni di quei cittadini e di quelle cittadine che vivono l’ingiustizia ambientale e sociale come una ferita indelebile, qualsiasi sia il loro orientamento politico e qualunque sia il loro posto nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">I contadini, per esempio, lamentano da sempre scarsissima attenzione all’agricoltura come lavoro in armonia con la terra contro quell’agricoltura industriale che della terra è solo sfruttamento perché concepita come massimizzazione dei profitti. La sovranità alimentare è il diritto di tutti ad autodeterminarsi attraverso la produzione del cibo buono, sano e giusto, ma rimane una mera enunciazione concettuale nelle mani dei potenti. Al Pre-Summit romano del Food System Summit di settembre, infatti, avuto luogo in questi giorni, avremmo potuto/dovuto assistere allo svolgersi di lavori preparatori aperti davvero ad ogni parte interessata e invece – come denuncia da tempo La Via Campesina – abbiamo potuto solo assistere all’ennesima danza di morte delle corporations legate alla grande produzione, alla grande distribuzione e ai sindacati che inevitabilmente le sostengono snaturando il loro stesso ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La battaglia per una nuova Politica Agricola Comune, nell’ambito della quale risuona il pesante tintinnio di 350 miliardi di euro, non è andata a buon fine e – come sottolinea Fabio Ciconte dalle pagine di Terra e di Domani – dovremo aspettare il 2027, altri sette anni in cui l’agricoltura aggraverà la crisi climatica, per vedere se l’Europa deciderà di spostare l’asse dal greenwashing ai fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non li abbiamo altri sette anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La grandinata record in Emilia Romagna con bombe di ghiaccio grandi come meloni e il caldo record di questi giorni con temperature più alte anche di 18° rispetto alla media stagionale ci dicono che a fallire non sono state la Comunità Europea, né le buone intenzioni della società civile, ma l’umanità tutta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’agricoltura dovrebbe avere il potere di cambiare le nostre vite e noi, mani nella terra, dovremmo avere sempre la possibilità e il diritto di ricongiungerci a ciò che siamo stati, di dissipare le nostre inquietudini e di ritrovare la nostra identità riallineandoci con gli equilibri naturali. Dovremmo avere il tempo e il modo di sentirci magnifiche piante, felci lussureggianti nelle giungle equatoriali, modeste, ma luminosissime ginestre alle falde del Vesuvio oppure erica bianca nelle piane scozzesi così vicine al cielo. Potremmo essere api e, con infinita pazienza e alacrità, toccare centomila fiori in un volo soltanto per diffondere la speranza e la concretezza della vita, costruire case che non siano di carta e creare abbondanza, non fame, né infelicità, per tutti gli esseri viventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo. Dovremmo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’agricoltura rimane invece terreno di scontro per chi gareggia a essere più potente, per i rapporti di forza e per una visione patriarcale del tutto anacronistica della terra come del mondo. Senza nutrire, dopo il covid e nel mezzo del torpore che ha portato, particolari speranze per il futuro della nostra specie, non sento oggi di poter investire emotivamente e politicamente sulle api come ispirazione e modello.</p>
<p style="text-align: justify;">I questi giorni di sofferenza in cui facciamo la conta dei danni e aspettiamo, tremando, quella dei morti per il caldo fuori misura, mi basterebbe essere uno di quei centomila fiori: sarà anche fede nell’effimero e quindi intima consapevolezza della mia impotenza, ma per un attimo sarò stata baciata da una favola e, sempre e solo per un attimo, mi sarò sentita innocente e viva nell’infinito deserto che c’è.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=563">Centomila fiori</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=563</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Coronavirus: non abbandonate i contadini!</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=517</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=517#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 18:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[contadini]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=517</guid>
		<description><![CDATA[<p>Non vediamo che il nostro pezzo di terra da venti giorni, ormai. Le persone che arrivavano in quest’orto dai comuni limitrofi non hanno più il permesso di varcare i confini amministrativi delle loro città e qui giungono, ormai, solo pochi compaesani o qualche temerario che aggira la polizia percorrendo le strade nascoste di una periferia già poco frequentata. La solitudine [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=517">Coronavirus: non abbandonate i contadini!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non vediamo che il nostro pezzo di terra da venti giorni, ormai.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone che arrivavano in quest’orto dai comuni limitrofi non hanno più il permesso di varcare i confini amministrativi delle loro città e qui giungono, ormai, solo pochi compaesani o qualche temerario che aggira la polizia percorrendo le strade nascoste di una periferia già poco frequentata. La solitudine che da sempre ammantava serena il lavoro nei campi, ora sembra una cappa nebbiosa perfino nelle ore più terse del mattino e il silenzio a cui abbiamo docilmente adattato le nostre vite appare come il vuoto praticato in una grande latta color argento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sappiamo quanto potrà reggere una piccola azienda agricola come questa alle bordate del coronavirus. Noi contadini che abbiamo sempre rivendicato il ruolo di sentinelle, di custodi della biodiversità e il nostro diritto a coltivare oltre i limiti dell’agrochimica, saremo ancora più oppressi dal mercato globale che si nutre di guerre, di emergenze e di squilibri per imporre le proprie leggi e la propria corte marziale. La prossimità su cui abbiamo scommesso tutto per riportare ognuno di voi alla campagna e ai vostri ricordi, attraverso la quale vi parlavamo contenti di comunità e di vita vera, di luce e di convivialità, è stata cancellata da una manciata di decreti inchiodati al muro della quarantena ad infinitum, mentre lo stato italiano assicura aiuti consistenti, di 8 volte superiori, solo ai colossi agroindustriali. Ai nostri diretti carnefici.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure siamo noi, quelli e quelle dei fazzoletti di terra, a garantire la sopravvivenza del nostro mondo, fornendo cibo sicuro al 70% dell’umanità e proteggendo il diritto dei popoli alla sovranità alimentare. Noi siamo la storia, la cultura e il futuro di ogni territorio, il contrasto vero e imprescindibile ai cambiamenti climatici e una cornucopia sempre straripante di possibilità lavorative soprattutto nelle aree interne del paese da troppo tempo abbandonate.</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, però, siamo una promessa di felicità nella ricomposizione. La nostra è un’arca perduta e ritrovata nel guazzabuglio della modernità dove i pruni in fiore sono la siepe che ci proietta nella società che vorremmo. Diamo accoglienza a chi fugge dalle guerre, agli uomini e le donne che vorremmo crocifissi nei centri di espulsione perché “prima gli italiani” e che ora, in virtù della fratellanza sbandierata al tempo della pandemia, andrebbero finalmente considerati solo essere umani. Terrorizzati come noi. Le esigenze della campagna, affamata di braccia, offrono ancora una volta al mondo intero, l’opportunità di sopravvivere alla propria brutalità.</p>
<p style="text-align: justify;">E dove potreste trovare, se non dai contadini come noi, la ribellione ad ogni stereotipata confezione, il sapore della frutta di stagione e le conserve di un tempo pronte per i tempi duri?</p>
<p style="text-align: justify;">Dove, se non qui, potete ancora percepire la forza della natura che si rigenera a dispetto di ogni contagio? Questi non sono articoli da megastore, né da centri commerciali. Non sono cianfrusaglie a buon mercato, ma i risultati di un lavoro durissimo e generoso del quale vorremmo parlarvi ancora a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci abbandonate. Venite da noi!</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo messo da parte i nostri libri per regalarvi una storia in più da vivere e vi offriremo le nostre margherite selvatiche per ricordarvi che c’è sempre un’altra primavera. Non troverete mai né storie, né margherite nei grandi supermercati, né ricordi, né sogni. Anche nella paura e nel disagio potete continuare a costruire il mondo che vorreste, percorrendo quei pochi metri che vi separano da noi per comprare la natura che si fa agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo ancora, sempre stati, la vostra nostalgia più grande.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo ancora, sempre saremo, la vostra speranza più ardente.</p>
<p style="text-align: justify;">Non cancellate i nostri giorni. Non dimenticate.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è bisogno che finisca tutto per tornare a vivere, quando ogni giorno c’è la possibilità di ricominciare.</p>
<p><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p><em><a title="L'Orto Conviviale" href="https://www.facebook.com/lortoconviviale/?ref=bookmarks">L&#8217;Orto Conviviale</a></em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=517">Coronavirus: non abbandonate i contadini!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=517</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Terra, fuoco, cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=499</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=499#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 17:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[terra dei fuochi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=499</guid>
		<description><![CDATA[<p>L&#8217;agricoltura è spesso considerata un tema squisitamente tecnico, noioso e culturalmente disancorato dalla modernità, soprattutto perché, nell&#8217;immaginario collettivo, è stata deprivata di tutta la sua nobiltà.  Eppure, soprattutto nelle agende politiche dei movimenti ambientalisti &#8211; legati alla terra come fonte d&#8217;identità profonda e luogo dell&#8217;esistere &#8211; dovrebbe essere  centrale: dovrebbe poter penetrare nel linguaggio comune, in ogni discorso. E dovrebbe [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=499">Terra, fuoco, cambiamenti climatici</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;agricoltura è spesso considerata un tema squisitamente tecnico, noioso e culturalmente disancorato dalla modernità, soprattutto perché, nell&#8217;immaginario collettivo, è stata deprivata di tutta la sua nobiltà.  Eppure, soprattutto nelle agende politiche dei movimenti ambientalisti &#8211; legati alla terra come fonte d&#8217;identità profonda e luogo dell&#8217;esistere &#8211; dovrebbe essere  centrale: dovrebbe poter penetrare nel linguaggio comune, in ogni discorso. E dovrebbe esserlo non solo perché &#8220;palestra di virtù civili&#8221;, come vuole Virgilio nelle Georgiche, ma perché le civiltà contadine di tutto il mondo insegnano una condivisione del vivere imperniata sui beni comuni da opporre all&#8217;idolatria neoliberista dell&#8217;io (basta guardare ai millenari usi civici)  e perché, oggi, l&#8217;agricoltura nella sua declinazione convenzionale costituisce una gravissima problematica ambientale con effetti devastanti sulla salute delle persone, sulla fertilità dei suoli e sui cambiamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;">I contadini risentono ormai drammaticamente delle alterazioni del clima e, con ogni probabilità, sono fra coloro che le registrano prima e con maggior attenzione. Un esempio generazionale e al femminile può ben descrivere l&#8217;accelerazione del cambiamento: mia madre ha conosciuto solo la neve del &#8217;56 che a Napoli fu un evento di portata storica; io, al contrario, avevo visto solo un po&#8217; di zucchero a velo sui tetti della mia città. Ma mia figlia, che oggi ha dieci anni soltanto, ne ha invece fatto esperienza già due volte e di entrambe le volte io ricordo la data. In tutti e due casi, soprattutto nell&#8217;ultimo, le colture hanno riportato danni e nel 2018 (anche per eventi non riconducibili al gelo) i <a title="Italia, con disastri naturali persi 48,8 mld in 20 anni" href="http://https://www.ilmessaggero.it/economia/news/italia_con_disastri_naturali_persi_48_8_mld_in_20_anni-4037097.html">danni riportati in agricoltura</a> ammontano a 600 milioni di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Alluvioni, siccità, nevicate sono fenomeni che influenzano moltissimo l&#8217;andamento dei raccolti. L&#8217;aumento progressivo delle temperature globali, nello specifico, comporta  una diversa distribuzione degli agenti patogeni. In soldoni, significa che le colture soggette a stress idrico (troppa acqua o troppo poca) si ammalano di più, cosa che in agricoltura industriale si traduce in un uso ancora più massiccio di fitofarmaci per evitare che le rese produttive calino drasticamente. Sulle conseguenze nefaste dell&#8217;uso, razionale e irrazionale, dell&#8217;agrochimica mi sono già espressa <a title="Pesticidi, una cultura da eradicare" href="http://http://www.georgika.it/wordpress/?p=489">qui</a>. In questo contesto, vale perciò la pena insistere non tanto sui danni <em>causati</em> <em>in agricoltura </em>dalle alterazioni climatiche, ma principalmente sul processo inverso, ossia su quelli <em>provocati dall&#8217;agricoltura</em> al clima.</p>
<p style="text-align: justify;">I gas climalteranti, la cui produzione naturale viene drammaticamente aumentata da quella antropica, sono essenzialmente l&#8217;anidride carbonica, il metano, i gas fluorurati e il protossido di azoto. Nel complesso, si ritiene che l&#8217;agricoltura convenzionale sia responsabile per circa il 25-30% delle emissioni globali di gas serra perché incide pesantemente sulla produzione della maggior parte di essi. E&#8217; basata, infatti, sull&#8217;uso massiccio di combustibili fossili tanto come carburanti dei mezzi meccanici quanto come coadiuvanti e coformulanti degli agrofarmaci. Inoltre, la spropositata fertilizzazione chimica dei terreni &#8211; oltre a provocare serissimi problemi d&#8217;inquinamento delle falde acquifere &#8211; ha determinato un significativo aumento delle emissioni di protossido di azoto. Rivedere, pertanto, la cultura produttiva attuale non è solo un&#8217;alternativa possibile, ma una necessità impellente.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è di più. Se accostassimo le problematiche ambientali specifiche della Terra dei Fuochi, le alterazioni climatiche e la riflessione fin qui condotta sull&#8217;agricoltura, ci renderemmo conto di quanto, tecnicamente e politicamente, tutto si incroci.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia, in quanto paese sottoscrittore del Protocollo di Kyoto, è tenuta ad elaborare periodicamente l&#8217;Inventario Nazionale delle Emissioni (INES) suddividendolo in sei settori: Energia, Processi Industriali, Solventi, Agricoltura, LULUCF (grosso modo consumo di suolo e silvicoltura) e Rifiuti. In tutti questi ambiti, la combustione dei rifiuti presa in esame è esclusivamente quella legale, ossia derivante da incenerimento, cremazione dei corpi e compostaggio. Nessun accenno, chiaramente, alla combustione <em>illegale </em> dei rifiuti che è invece un fenomeno largamente diffuso non soltanto in Campania, ma in tutto il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a title="In due anni 250 incendi nello smaltimento dei rifiuti: non è normale " href="http://https://www.lastampa.it/2017/09/13/scienza/in-due-anni-incendi-nello-smaltimento-dei-rifiuti-non-normale-lpUTVvHf7Vd1apoyAi0InI/pagina.html"><em>La Stampa </em></a>e soltanto fino al settembre del 2017, sono 250 gli incendi dolosi negli impianti di gestione dei rifiuti. In Campania, nella sola estate del 2018, sono state 8 le piattaforme di stoccaggio andate a fuoco: colonne di fumo nero, densissime e imponenti, hanno messo a rischio le colture e la salute delle popolazioni circostanti nel raggio di molti chilometri. Una fenomenologia criminale così radicata, che in Terra dei Fuochi si accompagna ad una vera e propria quotidianità di roghi appiccati ad ogni discarica abusiva di rifiuti, influisce sicuramente in maniera catastrofica sui cambiamenti climatici e dovrebbe essere registrata anche all&#8217;interno dell&#8217;INES. Varrebbe dunque la pena, per noi ambientalisti, spingere politicamente perché lo sia.</p>
<p><iframe width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/l-8jojujUWI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Risulta di certo comprensibile che le popolazioni afflitte da un&#8217;ordinaria e locale violenza ambientale non abbiano, probabilmente, sviluppato una sensibilità particolare ad un gravissimo problema globale. Tuttavia, è necessario attivarsi in questa direzione e incrociare sempre la riflessione politica sulla Terra dei Fuochi a quella sul clima. E se, abbandonando per un attimo i Fuochi, ci concentrassimo sulla parola Terra, dovremmo sostenere un deciso cambiamento di passo a favore del modello contadino, l&#8217;unico in grado di poter garantire:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">giustizia ambientale, perché fa a meno dell&#8217;agrochimica</li>
<li style="text-align: justify;">equità, perché incentrata sui beni comuni</li>
<li style="text-align: justify;">economia produttiva di segno positivo, come dimostrano i moderni studi agroecologia</li>
<li style="text-align: justify;">un rinnovato senso di umanità perché la spiritualità diffusa in tutte le civiltà contadine è ciò che ci serve per immaginare un mondo diverso</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In fondo, dedicare tutto a questa terra è quello che facciamo da sempre: combattiamo per lei, per il diritto di restarci, perché non venga deturpata e perché continui ad avere radici lunghissime e delicate nella memoria di ciascuno di noi. L&#8217;agricoltura, dunque, non è solo la storia di questa regione. E&#8217; il futuro radioso che ci attende se sapremo coltivare opportunamente il nostro passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Intervento preparato per Stop Biocidio nell&#8217;ambito di Occupy Climate Change, incontro incentrato sulle strategie di contrasto ai cambiamenti climatici e promosso da Marco Armiero, direttore dell’Environmental Humanities Laboratory del KTH Royal Institute Technology di Stoccolma. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto in evidenza: Luigi Viglione</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=499">Terra, fuoco, cambiamenti climatici</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=499</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quaderni di Campagna</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=457</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=457#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 17:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[campagna]]></category>
		<category><![CDATA[movimento per la decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[orto conviviale]]></category>
		<category><![CDATA[Rete di Cittadinanza e Comunità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=457</guid>
		<description><![CDATA[<p>Due anni fa perdevo il lavoro. E ritrovavo me. Cominciavo il viaggio che avrebbe cambiato tutto, quello che mi avrebbe fatto abbracciare la terra, la mia e quella dei Fuochi, la Decrescita Felice e la politica dal basso. In questo lungo percorso che è solo alla sua alba, ho dato corpo a tanti piccoli e grandi sogni negli anni solo [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=457">Quaderni di Campagna</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Due anni fa perdevo il lavoro. E ritrovavo me. Cominciavo il viaggio che avrebbe cambiato tutto, quello che mi avrebbe fatto abbracciare la terra, la mia e quella dei Fuochi, la Decrescita Felice e la politica dal basso. In questo lungo percorso che è solo alla sua alba, ho dato corpo a tanti piccoli e grandi sogni negli anni solo timidamente accarezzati, ho camminato piano tra la gente e dentro me e ho, soprattutto, messo su una piccola azienda agricola: L’Orto Conviviale. Non da sola, ovviamente. Niente di tutto ciò che sono riuscita a fare, anche se riconosco di aver lavorato tanto, l’ho fatto con le mie sole forze. Ho avuto accanto persone che hanno creduto nella mia visione delle cose, che hanno amato ciò che amavo io e che non hanno mollato mai. Prima fra tutte, la mia famiglia e, immediatamente dopo di loro, i miei fratelli nella lotta ambientalista: il Movimento per la Decrescita Felice e la Rete di Cittadinanza e Comunità.<br />
Nasce dunque da questo lento incedere nel mondo e dalla convinzione di aver avuto una seconda chance, la necessità fisica ed emotiva di annotare tutti questi meravigliosi cambiamenti in una sorta di diario, in un racconto semplice che si dipani come un lungo filo di paglia. A 45 anni suonati avere in dono un’altra vita è una gioia che non può rimanere chiusa nel suo cofanetto. Va esibita, in un certo qual modo ostentata, come un diamante alle dita delle ragazze di tanto tempo fa. Solo che qui c’è un unico valore a fare mostra di sè: quello di un sentiero di campagna lungo il quale possiamo cogliere fiori e, talvolta, trovare spine.<br />
“Georgika”, in un certo senso, è già tutto questo. È la mia finestra sul mondo, il mio spazio di analisi. Quando ho perso il lavoro, in attesa di essere buttata fuori dalla mia vecchia vita, questa signorina vestita di fiori e con uno scarabeo verde brillante per collana, mi ha teso una mano e mi ha consolato. Le porto rispetto per questo: non per i contenuti e le soddisfazioni che nel tempo mi ha certamente dato, ma per il rifugio che è stata. Ho sempre potuto contare su di lei. Adesso che tutto è cambiato, lei è sempre qui con me ad aprirmi la strada: accanto alle esperienze sul territorio, alle considerazioni politiche e alle ricerche storiche, ci saranno racconti di un mondo al tramonto &#8211; quello contadino &#8211; al quale mi tengo stretta con tutte le mie forze e che proverò a tenere vivo anche semplicemente parlandone a voi.<br />
Il Quaderno di Campagna è, per gli agricoltori, il registro di tutti gli interventi effettuati nel campo. Un diario, in definitiva, dello scorrere del tempo agrario tra semine e trapianti, cure, andamenti. La mia Georgika accoglierà questi diari, nel tentativo di essere per me la testimone delle mie nozze con il mondo e per voi solo un piccolissimo spazio di speranza. La campagna è il luogo dove ci si ritrova per una gita, dove ci si rifugia per riflettere e perfino per dipingere. Una dimensione, insomma, in cui l’uomo riconosce se stesso prendendo le distanze da tutto ciò che ostacola il suo pieno realizzarsi. Senza pretendere di essere d’esempio a nessuno, i miei “Quaderni di Campagna” racconteranno perciò di un cambiamento possibile e di una piccola realtà ribelle: quella del mio Orto dove tutto comincia ogni giorno e quella del mio cuore dove tutto ancora sa diventare magnifico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=457">Quaderni di Campagna</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=457</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Azioni in&#8230;campo!</title>
		<link>https://www.georgika.it/wordpress/?p=349</link>
		<comments>https://www.georgika.it/wordpress/?p=349#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 14:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[terra dei fuochi]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[economia solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Giugliano]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[pino ciociola]]></category>
		<category><![CDATA[Pomigliano]]></category>
		<category><![CDATA[Resit]]></category>
		<category><![CDATA[scuola media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.georgika.it/wordpress/?p=349</guid>
		<description><![CDATA[<p>Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=349">Azioni in&#8230;campo!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="pagetitle" style="text-align: justify;">Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! D’amore e rispetto per la terra da tradurre in gesti quotidiani, suggerendo che le singole scelte contano e che fanno la differenza. Sempre!</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’aula, vivace e rumorosa, la lavagna multimediale fa sfigurare un po’ quella in ardesia che le è rimasta timidamente accanto e ventisette paia di sguardi curiosi mi dicono che, anche se solo per le prossime due ore, ho il grande privilegio di cercare la strada verso la loro immaginazione. Il futuro si costruisce così: disegnando un mondo migliore con i gessetti colorati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645.jpg"><img class="  wp-image-352 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645-300x169.jpg" alt="20160216_091645" width="334" height="188" /></a>In jeans e maglietta mi aggiro un po’ intimorita tra i banchi e chiedo: “Avete mai pensato di fare i contadini da grandi? ” Certo che nessuno ci ha mai pensato! Chi penserebbe oggi che i contadini sono le vere sentinelle della terra? Oggi siamo in molti a studiare, impariamo tecniche antiche e nuove, ci informiamo su ciò che davvero è meglio per le colture, ma soprattutto amiamo intensamente. Sappiamo, per esempio, che in un solo grammo di roccia vivono circa 14.000 microorganismi e che le radici delle piante messe a dimora in un campo dovranno creare milioni di legami con ciascuno di essi: pesticidi e diserbanti spazzano via questo continuo fare all’amore e avvelenano ciò che vi cresce su. Lavoriamo duramente noi contadini, a schiena bassa, e non dovremmo lasciare che i contadini di altri mondi, in Sud America o in Africa, vengano schiavizzati dalle multinazionali dell’agroalimentare: il sudore è lo stesso in ogni angolo del globo, dovremmo avere tutti gli stessi diritti. Conosciamo il potere distruttivo dell’inquinamento, legale ed illegale (ma comunque e sempre criminale) e dovremmo porci a difesa del nostro territorio, perché più di tutti sappiamo che se si ammala la terra, noi ci ammaliamo con lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Li vedo, i ragazzi, mentre vanno via le slide animate e colorate, stare attenti a parole che, forse, non hanno mai sentito. E fanno domande anche, parlando delle loro esperienze in un orto, contenti di potermi dare del tu. Ma come potreste fare voi, se anche non diventaste mai contadini, ad amare la terra e a proteggerla sempre? Prima regola: mangiare bene! Poca carne! Perchè mangiare carne, dimostro loro, non fa solo male alla salute – se si eccede – ma anche all’ambiente: per consumo di suolo, di combustibili fossili e d’acqua.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI.jpg"><img class=" size-medium wp-image-9733 alignright" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>E le verdure? Si, ok…Ma quali verdure? Facciamo un gioco, dividiamoci in squadre!!! Scatta subito il rumore assordante dei banchi che si spostano, il chiasso di chi ha davanti un po’ di svago e le voci, sempre troppo alte, dei ragazzi che si affacciano alla vita. Passano sulla lavagna multimediale le foto di frutta e ortaggi: per ogni abbinamento corretto tra un prodotto della terra e la sua stagione, assegnerò un mandarino del mio albero…ridono!!! E rido felice anch’io.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre ci divertiamo tra un cavolfiore e una prugna, i mandarini si accumulano sui banchi e scopriamo che le melanzane a gennaio non ci sono – e no, proprio non ci sono – e che se le vediamo al supermercato non dobbiamo fidarcene, perché sono coltivate tra mille sostanze nocive. La natura è così perfetta da darci stagione per stagione tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno il nostro organismo. Bisogna assecondare il ritmo delle stagioni, della luna e del cuore, riappropriarsi della simbiosi che è sempre esistita tra noi e la terra. E bisogna soprattutto tornare a comprare dai contadini perché i contadini sanno aspettare e la loro attesa rispetta profumi e sapori e…la squadra B vince!!!Giù di applausi mentre ci ricomponiamo un po’ e andiamo tutti insieme a parlare, tra le ultime risate, di contadini nel mondo.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero.jpg"><img class="wp-image-9737 " src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero-300x200.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In questa foto tratta da “Internazionale”, posano due coltivatori di canna da zucchero, padre e figlio, in Nicaragua: “Il lato oscuro del cibo”. Suggerisco ai ragazzi di guardare oltre l’immagine, perché possano guardare anche oltre il cibo sulle loro tavole. Caffè, zucchero, cacao sono solo alcuni dei prodotti che arrivano da altri mondi e il cui basso costo è fondato sullo sfruttamento del lavoro servile in campi così lontani da sembrare irreali. Quando mostro ai ragazzi un pacco di zucchero da commercio equo e solidale, mi rendo conto che non sanno nemmeno che il vero colore dello zucchero è quello bruno, come la pelle di chi lo raccoglie. Si, costa di più…ma vale sempre la pena privarsi di qualcosa per sostenere le popolazioni che ne hanno bisogno e per mangiare sano.  Si chiamano acquisti responsabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è sulla responsabilità che provo a far leva per parlare di inquinamento: la Campania, Terra tradita dai Fuochi.  Per gentile concessione di Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, instancabile nel difendere i diritti fondamentali di chi si ammala e muore qui da noi, ho potuto mostrare in aula uno dei suoi documenti video.</p>
<p><iframe width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/inZN_4Fc_Z4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero, come è vero, che la terra non è una cosa, ma un essere vivente, realtà come quella della Resit di Giugliano in Campania non dovrebbero poter esistere. In questa enorme discarica di proprietà dell’avvocato Cipriano Chianese, imprenditore senza scrupoli e signore dei rifiuti , sono state sversate 350.000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia. Il geologo Renato Balestri, su richiesta della Procura di Napoli, scrive nel famoso rapporto del 2010 che “la contaminazione in corso nell’area vasta di Giugliano è così grave che entro il 2064 provocherà un disastro ambientale totale”. Il Commissario alle Bonifiche Mario De Biase, nel 2013, sostenne che la soluzione più sicura, oltre a convertire in “no food” tutti i terreni coltivati circostanti, avrebbe dovuto essere un enorme sarcofago sotterraneo in cemento armato. Come a Chernobyl o a Fukushima. In quanti ancora dovremo morire, a Giugliano come in qualunque altra terra dei fuochi all’italiana, per la lucida scelleratezza di questa generazione di assassini?</p>
<p style="text-align: justify;">Amare teneramente e senza misura. Custodire la vita. Ripristinare il legame spezzato con la terra. Suscitare meraviglia e stupore per l’infinita Bellezza del Creato. E’ questo che si deve fare, a partire dai piccoli, per riconvertire un manto erboso da tappeto sotto il quale nascondere rifiuti tossici al prato che è sempre stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendo il mio cesto di frutta, ormai vuoto, e rinfodero la mia pen drive: lascio i ragazzi contenta di aver fatto almeno un tentativo in questa direzione e mi dico che però devo aver colpito nel segno se una bimba pienotta, con le mani cariche di mandarini, alla fine del video sulla Terra dei Fuochi mi dice: “Ma questa gente, ai bambini non ci pensa?”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Desidero ringraziare <a title="Pino Ciociola" href="https://www.youtube.com/channel/UCP4vRiVr4SJZcFddrYe_XxA">Pino Ciociola</a> – ed è un moto del cuore, non gesto di cortesia – per essersi reso disponibile con chi, come me,  prova a muovere qualche passo nella giusta direzione. </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=349">Azioni in&#8230;campo!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.georgika.it/wordpress/?feed=rss2&#038;p=349</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
