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	<title>Georgika &#187; terra dei fuochi</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>Terra, fuoco, cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 17:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;agricoltura è spesso considerata un tema squisitamente tecnico, noioso e culturalmente disancorato dalla modernità, soprattutto perché, nell&#8217;immaginario collettivo, è stata deprivata di tutta la sua nobiltà.  Eppure, soprattutto nelle agende politiche dei movimenti ambientalisti &#8211; legati alla terra come fonte d&#8217;identità profonda e luogo dell&#8217;esistere &#8211; dovrebbe essere  centrale: dovrebbe poter penetrare nel linguaggio comune, in ogni discorso. E dovrebbe esserlo non solo perché &#8220;palestra di virtù civili&#8221;, come vuole Virgilio nelle Georgiche, ma perché le civiltà contadine di tutto il mondo insegnano una condivisione del vivere imperniata sui beni comuni da opporre all&#8217;idolatria neoliberista dell&#8217;io (basta guardare ai millenari usi civici)  e perché, oggi, l&#8217;agricoltura nella sua declinazione convenzionale costituisce una gravissima problematica ambientale con effetti devastanti sulla salute delle persone, sulla fertilità dei suoli e sui cambiamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;">I contadini risentono ormai drammaticamente delle alterazioni del clima e, con ogni probabilità, sono fra coloro che le registrano prima e con maggior attenzione. Un esempio generazionale e al femminile può ben descrivere l&#8217;accelerazione del cambiamento: mia madre ha conosciuto solo la neve del &#8217;56 che a Napoli fu un evento di portata storica; io, al contrario, avevo visto solo un po&#8217; di zucchero a velo sui tetti della mia città. Ma mia figlia, che oggi ha dieci anni soltanto, ne ha invece fatto esperienza già due volte e di entrambe le volte io ricordo la data. In tutti e due casi, soprattutto nell&#8217;ultimo, le colture hanno riportato danni e nel 2018 (anche per eventi non riconducibili al gelo) i <a title="Italia, con disastri naturali persi 48,8 mld in 20 anni" href="http://https://www.ilmessaggero.it/economia/news/italia_con_disastri_naturali_persi_48_8_mld_in_20_anni-4037097.html">danni riportati in agricoltura</a> ammontano a 600 milioni di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Alluvioni, siccità, nevicate sono fenomeni che influenzano moltissimo l&#8217;andamento dei raccolti. L&#8217;aumento progressivo delle temperature globali, nello specifico, comporta  una diversa distribuzione degli agenti patogeni. In soldoni, significa che le colture soggette a stress idrico (troppa acqua o troppo poca) si ammalano di più, cosa che in agricoltura industriale si traduce in un uso ancora più massiccio di fitofarmaci per evitare che le rese produttive calino drasticamente. Sulle conseguenze nefaste dell&#8217;uso, razionale e irrazionale, dell&#8217;agrochimica mi sono già espressa <a title="Pesticidi, una cultura da eradicare" href="http://http://www.georgika.it/wordpress/?p=489">qui</a>. In questo contesto, vale perciò la pena insistere non tanto sui danni <em>causati</em> <em>in agricoltura </em>dalle alterazioni climatiche, ma principalmente sul processo inverso, ossia su quelli <em>provocati dall&#8217;agricoltura</em> al clima.</p>
<p style="text-align: justify;">I gas climalteranti, la cui produzione naturale viene drammaticamente aumentata da quella antropica, sono essenzialmente l&#8217;anidride carbonica, il metano, i gas fluorurati e il protossido di azoto. Nel complesso, si ritiene che l&#8217;agricoltura convenzionale sia responsabile per circa il 25-30% delle emissioni globali di gas serra perché incide pesantemente sulla produzione della maggior parte di essi. E&#8217; basata, infatti, sull&#8217;uso massiccio di combustibili fossili tanto come carburanti dei mezzi meccanici quanto come coadiuvanti e coformulanti degli agrofarmaci. Inoltre, la spropositata fertilizzazione chimica dei terreni &#8211; oltre a provocare serissimi problemi d&#8217;inquinamento delle falde acquifere &#8211; ha determinato un significativo aumento delle emissioni di protossido di azoto. Rivedere, pertanto, la cultura produttiva attuale non è solo un&#8217;alternativa possibile, ma una necessità impellente.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è di più. Se accostassimo le problematiche ambientali specifiche della Terra dei Fuochi, le alterazioni climatiche e la riflessione fin qui condotta sull&#8217;agricoltura, ci renderemmo conto di quanto, tecnicamente e politicamente, tutto si incroci.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia, in quanto paese sottoscrittore del Protocollo di Kyoto, è tenuta ad elaborare periodicamente l&#8217;Inventario Nazionale delle Emissioni (INES) suddividendolo in sei settori: Energia, Processi Industriali, Solventi, Agricoltura, LULUCF (grosso modo consumo di suolo e silvicoltura) e Rifiuti. In tutti questi ambiti, la combustione dei rifiuti presa in esame è esclusivamente quella legale, ossia derivante da incenerimento, cremazione dei corpi e compostaggio. Nessun accenno, chiaramente, alla combustione <em>illegale </em> dei rifiuti che è invece un fenomeno largamente diffuso non soltanto in Campania, ma in tutto il Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a title="In due anni 250 incendi nello smaltimento dei rifiuti: non è normale " href="http://https://www.lastampa.it/2017/09/13/scienza/in-due-anni-incendi-nello-smaltimento-dei-rifiuti-non-normale-lpUTVvHf7Vd1apoyAi0InI/pagina.html"><em>La Stampa </em></a>e soltanto fino al settembre del 2017, sono 250 gli incendi dolosi negli impianti di gestione dei rifiuti. In Campania, nella sola estate del 2018, sono state 8 le piattaforme di stoccaggio andate a fuoco: colonne di fumo nero, densissime e imponenti, hanno messo a rischio le colture e la salute delle popolazioni circostanti nel raggio di molti chilometri. Una fenomenologia criminale così radicata, che in Terra dei Fuochi si accompagna ad una vera e propria quotidianità di roghi appiccati ad ogni discarica abusiva di rifiuti, influisce sicuramente in maniera catastrofica sui cambiamenti climatici e dovrebbe essere registrata anche all&#8217;interno dell&#8217;INES. Varrebbe dunque la pena, per noi ambientalisti, spingere politicamente perché lo sia.</p>
<p><iframe width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/l-8jojujUWI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Risulta di certo comprensibile che le popolazioni afflitte da un&#8217;ordinaria e locale violenza ambientale non abbiano, probabilmente, sviluppato una sensibilità particolare ad un gravissimo problema globale. Tuttavia, è necessario attivarsi in questa direzione e incrociare sempre la riflessione politica sulla Terra dei Fuochi a quella sul clima. E se, abbandonando per un attimo i Fuochi, ci concentrassimo sulla parola Terra, dovremmo sostenere un deciso cambiamento di passo a favore del modello contadino, l&#8217;unico in grado di poter garantire:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">giustizia ambientale, perché fa a meno dell&#8217;agrochimica</li>
<li style="text-align: justify;">equità, perché incentrata sui beni comuni</li>
<li style="text-align: justify;">economia produttiva di segno positivo, come dimostrano i moderni studi agroecologia</li>
<li style="text-align: justify;">un rinnovato senso di umanità perché la spiritualità diffusa in tutte le civiltà contadine è ciò che ci serve per immaginare un mondo diverso</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In fondo, dedicare tutto a questa terra è quello che facciamo da sempre: combattiamo per lei, per il diritto di restarci, perché non venga deturpata e perché continui ad avere radici lunghissime e delicate nella memoria di ciascuno di noi. L&#8217;agricoltura, dunque, non è solo la storia di questa regione. E&#8217; il futuro radioso che ci attende se sapremo coltivare opportunamente il nostro passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Intervento preparato per Stop Biocidio nell&#8217;ambito di Occupy Climate Change, incontro incentrato sulle strategie di contrasto ai cambiamenti climatici e promosso da Marco Armiero, direttore dell’Environmental Humanities Laboratory del KTH Royal Institute Technology di Stoccolma. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto in evidenza: Luigi Viglione</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>RETE DI CITTADINANZA E COMUNITA&#039;: PROPOSTE E RESISTENZE IN TERRA DEI FUOCHI</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2016 12:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ una stagione nuova. Queste le parole di Enzo Tosti, portavoce della Rete di Cittadinanza e Comunità all’apertura dei lavori di Aversa, dove un tavolo organizzato tra cittadini e sindaci di 10 comuni dell’agro aversano (e non solo), sotto l’egida della Diocesi di Aversa e su richiesta di alcuni dirigenti scolastici disponibili ad aprire i loro plessi ad un rapporto continuativo di partenariato sociale, è stato un primo passo strutturato sul cammino verso i beni comuni. Un cammino da percorrere necessariamente in sinergia.</p>
<div id="attachment_405" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/aversa_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-405" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/aversa_1-225x300.jpg" alt="Enzo Tosti, portavoce della Rete di Cittadinanza e Comunità" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Enzo Tosti, portavoce della Rete di Cittadinanza e Comunità</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dopo le grandi proteste del 2013, dopo il 16 novembre e i 120.000 campani in piazza per la Terra dei Fuochi, è giunto il momento della fase propositiva e di esprimere le alte competenze che la cittadinanza possiede. La Rete di Cittadinanza e Comunità (RCC), che nasce come federazione di associazioni territoriali non solo campane volte all’esercizio della cittadinanza e della responsabilità civica ha proprio questa <em>mission</em> : sviluppare una presenza consapevole sul territorio. Un consapevolezza che vada ben oltre la presa di coscienza del disastro ambientale ormai acclarato e che metta in luce la capacità dei cittadini di farsi <em>pars construens </em>del processo evolutivo delle comunità. Una comunità che faccia della difesa dei piccoli il suo primo obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo incontro, tenutosi nel bellissimo Chiostro di San Francesco alla presenza del Vescovo Spinillo, associazioni e amministratori locali sono stati chiamati a mettere in comune i risultati ottenuti e a cercare insieme strade alternative. I frutti del lavoro delle associazioni aderenti alla Rete sono molti e carichi di speranza: dal progetto EPI.CA portato avanti dai medici di famiglia (geolocalizzazione di patologie tumorali nel comune di Casoria e redazione di un registro dati) al “Progetto Giordano” che vede impegnato il Prof. Antonio Giordano (oncologo campano di fama internazionale e direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia) nello sviluppo di uno studio scientifico nei territori ad alto rischio ambientale, fino alla formulazione di una vera e propria Agenda di Governo stilata dai molti profili tecnici della Rete e che presto verrà inviata sui tavoli dei Sindaci presenti all’incontro.</p>
<div id="attachment_406" style="width: 236px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/aversa-4.jpg"><img class=" wp-image-406" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/10/aversa-4-225x300.jpg" alt="Tra i Sindaci: Renato Natale, Primo Cittadino di Casal di Principe" width="226" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tra i Sindaci: Renato Natale, Primo Cittadino di Casal di Principe</p></div>
<p style="text-align: justify;">Partendo dal presupposto che le norme utili al buon governo del territorio spesso sono già in vigore e che agli amministratori locali non ne viene che chiesta l’applicazione, l’Agenda della Rete propone tra le altre cose:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>L’applicazione integrale della Legge Regionale 20/2013 che prevede 1) misure urgenti per la raccolta, la messa in sicurezza, la prevenzione dell’abbandono e del deposito incontrollato di rifiuti contenenti amianto; 2) un registro delle aree interessate da abbandono e rogo di rifiuti</li>
<li>L’applicazione della legge sui rifiuti “assimilabili”, ossia rifiuti speciali non pericolosi che possono essere recuperati o smaltiti in impianti originariamente progettati per trattare rifiuti urbani (Deliberazione del Comitato Interministeriale sui rifiuti del 27/07/1984; dlg 201/2011)</li>
<li>Uso consociato tra Comuni delle Isole Ecologiche, laddove le I.E. siano numericamente inferiori alle esigenze di conferimento del territorio</li>
<li>Conferimento anonimo dei rifiuti speciali per i soggetti non regolari</li>
<li>Istituzione delle compostiere di quartiere per ovviare al problema del conferimento a terzi del rifiuto organico</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I passi da fare sono tanti e richiedono, come evidenziato dai Sindaci presenti, anche una collaborazione costante e disinteressata dei cittadini a fronte dei gravi deficit di bilancio di cui soffrono molti Comuni, del sottodimensionamento del corpo dei Vigili Urbani e, più in generale, delle Forze dell’Ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi, però, è più profonda: la stanchezza e la sfiducia dimostrata da cittadini nei confronti di tutte Ie istituzioni ha origini lontane. Aldilà delle difficoltà tecniche e delle deficienze culturali in tema di <em>res publica</em>, ciò che conta ora è la sinergia, lavorare insieme per il superamento dei molteplici ostacoli di carattere economico e sociale che ci si parano davanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Rete, ad ogni modo, non dimentica le piazze. Poco prima di avviare i lavori di Aversa, alla “fabbrica della puzza” – l’Ecotransider di Gricignano – scoppia un incendio doloso nel capannone che ospita i rifiuti urbani e speciali. Colonne di fumo nero appestano l’aria pochi giorni dopo la grande marcia di circa 5000 cittadini stanchi di sopportare il fetore nauseabondo proveniente da quel sito. La presenza per le strade è uno strumento fondamentale di pressione e non verrà certo abbandonato: potranno essere appoggiate e sostenute le amministrazioni e le realtà che si dimostreranno fattive in tema di tutela ambientale, ma saranno duramente contestati ogni negligenza, ogni crimine e ogni omissione.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, buon lavoro a chi vuol veramente lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti possa cambiare il mondo. In fondo, è così che è sempre andata” (Margaret Mead). Ai Sindaci, che tra i cittadini sono i Primi, è stato chiesto proprio questo: di essere coscienti e risoluti nel cambiare le cose nelle loro comunità. Insieme a tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
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		<title>Azioni in&#8230;campo!</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 14:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! [...]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=349">Azioni in&#8230;campo!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="pagetitle" style="text-align: justify;">Tutti in classe! Un cesto di mandarini e una pen drive sono per oggi i miei attrezzi del mestiere: dai miei orti conviviali alla II B, scuola media “Mauro Leone” in provincia di Napoli, per seminare in conoscenza e coltivare la speranza con “Azioni in…campo!”, il mio semplice progetto su agricoltura buona, economia solidale e difesa ambientale. Si parla d’amore, stamattina! D’amore e rispetto per la terra da tradurre in gesti quotidiani, suggerendo che le singole scelte contano e che fanno la differenza. Sempre!</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’aula, vivace e rumorosa, la lavagna multimediale fa sfigurare un po’ quella in ardesia che le è rimasta timidamente accanto e ventisette paia di sguardi curiosi mi dicono che, anche se solo per le prossime due ore, ho il grande privilegio di cercare la strada verso la loro immaginazione. Il futuro si costruisce così: disegnando un mondo migliore con i gessetti colorati.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645.jpg"><img class="  wp-image-352 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/03/20160216_091645-300x169.jpg" alt="20160216_091645" width="334" height="188" /></a>In jeans e maglietta mi aggiro un po’ intimorita tra i banchi e chiedo: “Avete mai pensato di fare i contadini da grandi? ” Certo che nessuno ci ha mai pensato! Chi penserebbe oggi che i contadini sono le vere sentinelle della terra? Oggi siamo in molti a studiare, impariamo tecniche antiche e nuove, ci informiamo su ciò che davvero è meglio per le colture, ma soprattutto amiamo intensamente. Sappiamo, per esempio, che in un solo grammo di roccia vivono circa 14.000 microorganismi e che le radici delle piante messe a dimora in un campo dovranno creare milioni di legami con ciascuno di essi: pesticidi e diserbanti spazzano via questo continuo fare all’amore e avvelenano ciò che vi cresce su. Lavoriamo duramente noi contadini, a schiena bassa, e non dovremmo lasciare che i contadini di altri mondi, in Sud America o in Africa, vengano schiavizzati dalle multinazionali dell’agroalimentare: il sudore è lo stesso in ogni angolo del globo, dovremmo avere tutti gli stessi diritti. Conosciamo il potere distruttivo dell’inquinamento, legale ed illegale (ma comunque e sempre criminale) e dovremmo porci a difesa del nostro territorio, perché più di tutti sappiamo che se si ammala la terra, noi ci ammaliamo con lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Li vedo, i ragazzi, mentre vanno via le slide animate e colorate, stare attenti a parole che, forse, non hanno mai sentito. E fanno domande anche, parlando delle loro esperienze in un orto, contenti di potermi dare del tu. Ma come potreste fare voi, se anche non diventaste mai contadini, ad amare la terra e a proteggerla sempre? Prima regola: mangiare bene! Poca carne! Perchè mangiare carne, dimostro loro, non fa solo male alla salute – se si eccede – ma anche all’ambiente: per consumo di suolo, di combustibili fossili e d’acqua.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI.jpg"><img class=" size-medium wp-image-9733 alignright" src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/CASSETTE-ORTAGGI-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a>E le verdure? Si, ok…Ma quali verdure? Facciamo un gioco, dividiamoci in squadre!!! Scatta subito il rumore assordante dei banchi che si spostano, il chiasso di chi ha davanti un po’ di svago e le voci, sempre troppo alte, dei ragazzi che si affacciano alla vita. Passano sulla lavagna multimediale le foto di frutta e ortaggi: per ogni abbinamento corretto tra un prodotto della terra e la sua stagione, assegnerò un mandarino del mio albero…ridono!!! E rido felice anch’io.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre ci divertiamo tra un cavolfiore e una prugna, i mandarini si accumulano sui banchi e scopriamo che le melanzane a gennaio non ci sono – e no, proprio non ci sono – e che se le vediamo al supermercato non dobbiamo fidarcene, perché sono coltivate tra mille sostanze nocive. La natura è così perfetta da darci stagione per stagione tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno il nostro organismo. Bisogna assecondare il ritmo delle stagioni, della luna e del cuore, riappropriarsi della simbiosi che è sempre esistita tra noi e la terra. E bisogna soprattutto tornare a comprare dai contadini perché i contadini sanno aspettare e la loro attesa rispetta profumi e sapori e…la squadra B vince!!!Giù di applausi mentre ci ricomponiamo un po’ e andiamo tutti insieme a parlare, tra le ultime risate, di contadini nel mondo.</p>
<p><a href="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero.jpg"><img class="wp-image-9737 " src="http://decrescitafelice.it/wp-content/uploads/raccoglitore-canna-da-zucchero-300x200.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In questa foto tratta da “Internazionale”, posano due coltivatori di canna da zucchero, padre e figlio, in Nicaragua: “Il lato oscuro del cibo”. Suggerisco ai ragazzi di guardare oltre l’immagine, perché possano guardare anche oltre il cibo sulle loro tavole. Caffè, zucchero, cacao sono solo alcuni dei prodotti che arrivano da altri mondi e il cui basso costo è fondato sullo sfruttamento del lavoro servile in campi così lontani da sembrare irreali. Quando mostro ai ragazzi un pacco di zucchero da commercio equo e solidale, mi rendo conto che non sanno nemmeno che il vero colore dello zucchero è quello bruno, come la pelle di chi lo raccoglie. Si, costa di più…ma vale sempre la pena privarsi di qualcosa per sostenere le popolazioni che ne hanno bisogno e per mangiare sano.  Si chiamano acquisti responsabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è sulla responsabilità che provo a far leva per parlare di inquinamento: la Campania, Terra tradita dai Fuochi.  Per gentile concessione di Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, instancabile nel difendere i diritti fondamentali di chi si ammala e muore qui da noi, ho potuto mostrare in aula uno dei suoi documenti video.</p>
<p><iframe width="860" height="484" src="https://www.youtube.com/embed/inZN_4Fc_Z4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero, come è vero, che la terra non è una cosa, ma un essere vivente, realtà come quella della Resit di Giugliano in Campania non dovrebbero poter esistere. In questa enorme discarica di proprietà dell’avvocato Cipriano Chianese, imprenditore senza scrupoli e signore dei rifiuti , sono state sversate 350.000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia. Il geologo Renato Balestri, su richiesta della Procura di Napoli, scrive nel famoso rapporto del 2010 che “la contaminazione in corso nell’area vasta di Giugliano è così grave che entro il 2064 provocherà un disastro ambientale totale”. Il Commissario alle Bonifiche Mario De Biase, nel 2013, sostenne che la soluzione più sicura, oltre a convertire in “no food” tutti i terreni coltivati circostanti, avrebbe dovuto essere un enorme sarcofago sotterraneo in cemento armato. Come a Chernobyl o a Fukushima. In quanti ancora dovremo morire, a Giugliano come in qualunque altra terra dei fuochi all’italiana, per la lucida scelleratezza di questa generazione di assassini?</p>
<p style="text-align: justify;">Amare teneramente e senza misura. Custodire la vita. Ripristinare il legame spezzato con la terra. Suscitare meraviglia e stupore per l’infinita Bellezza del Creato. E’ questo che si deve fare, a partire dai piccoli, per riconvertire un manto erboso da tappeto sotto il quale nascondere rifiuti tossici al prato che è sempre stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendo il mio cesto di frutta, ormai vuoto, e rinfodero la mia pen drive: lascio i ragazzi contenta di aver fatto almeno un tentativo in questa direzione e mi dico che però devo aver colpito nel segno se una bimba pienotta, con le mani cariche di mandarini, alla fine del video sulla Terra dei Fuochi mi dice: “Ma questa gente, ai bambini non ci pensa?”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Desidero ringraziare <a title="Pino Ciociola" href="https://www.youtube.com/channel/UCP4vRiVr4SJZcFddrYe_XxA">Pino Ciociola</a> – ed è un moto del cuore, non gesto di cortesia – per essersi reso disponibile con chi, come me,  prova a muovere qualche passo nella giusta direzione. </em></p>
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		<title>Fuoco Nero &#8211; Rifiuti Tossici e Trivelle a Sud</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 18:00:08 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_274" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/7_Paolo-Piras.jpg"><img class="wp-image-274 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/7_Paolo-Piras-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Paolo Piras, Comitato &#8220;No al Progetto Eleonora&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un bel pezzo delle nostre terre martoriate da rifiuti tossici e trivelle: dalla Basilicata alla Campania, dalla Puglia alla Sardegna. Insieme. A Caivano, Terra dei Fuochi. Dove venerdì scorso si è tenuto un convegno su alcuni dei disastri ambientali che affliggono l’Italia, “Fuoco Nero – Rifiuti Tossici e Trivelle a Sud”. E così Georgika è diventato spazio reale, andando oltre l’approfondimento virtuale e organizzando un incontro partecipato tra persone impegnate e liberi cittadini nel quale si sono confrontati saperi ed esperienze maturati nel tempo attraverso video-reportage e testimonianze dei diretti protagonisti, di quegli uomini, cioè, che non si fermano mai e che donano il proprio tempo e la propria professionalità alla comunità intera: Luigi Russo, giornalista e sociologo pugliese, Paolo Piras del comitato sardo “No al Progetto Eleonora”, Padre Maurizio Patriciello parroco di Caivano, Franco Ortolani geologo dell’Università di Napoli Federico II, Vincenzo Tosti storico attivista campano.</p>
<div id="attachment_271" style="width: 209px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601.jpg"><img class="wp-image-271 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/2_Enzo-Tosti-e1445276120601-199x300.jpg" alt="2_Enzo Tosti" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire, ed Enzo Tosti storico attivista in Terra dei Fuochi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Presente la Basilicata grazie alle devastanti immagini girate da Andrea Spartaco, reporter di <a href="http://www.basilicata24.it">www.basilicata24.it</a>. Il tutto coordinato dalla conduzione di un giornalista militante: Pino Ciociola, inviato speciale di Avvenire.</p>
<div id="attachment_276" style="width: 209px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/5_luigi-russo-e1445276590984.jpg"><img class="wp-image-276 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/5_luigi-russo-e1445276590984-199x300.jpg" alt="5_luigi russo" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Luigi Russo, sociologo e giornalista pugliese; il professor Franco Ortolani, geologo alla Federico II di Napoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tanti i temi trattati, molte le denunce, in un tragico intersecarsi  di vicende disastrose: il dramma della Terra dei Fuochi si è intrecciato, tra immagini e interviste, con quello delle trivellazioni rese selvagge da uno strumento normativo – lo Sblocca Italia – che accelera burocraticamente l’estrazione di petrolio scarso e di scarsa qualità; l’inquinamento dovuto alla ricerca di idrocarburi, che va a braccetto con la contaminazione delle falde acquifere della Basilicata e di tutte le regioni che ne vengono sporcate, ha colpito il pubblico presente per l’incredibile quanto automatico passaggio dalle attività estrattive alla catena alimentare,  mentre  l’”affaire Xylella” e l’eradicazione forzata degli ulivi, che condanna a morte il patrimonio verde della Puglia, è stato presentato per quello che è nella realtà: l’ultima trovata di un malato sistema economico che privilegia la distruzione della natura al solo scopo di arricchire pochi.</p>
<div id="attachment_277" style="width: 363px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/6_padre-maurizio.jpg"><img class="  wp-image-277" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/10/6_padre-maurizio-300x199.jpg" alt="6_padre maurizio" width="353" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Fuoco Nero&#8221;: Pino Ciociola e Padre Maurizio Patriciello</p></div>
<p style="text-align: justify;">Eppure, più nero è lo sfondo, meglio si percepiscono i colori. “Fuoco Nero” è stato infatti anche il crocevia di esperienze positive e vittoriose, nonché un momento per mettere a fuoco il valore della resistenza attiva.  I ragazzi sardi di “No al Progetto Eleonora” dopo quattro anni di lotta condotta a colpi di serissimi studi scientifici, manifestazioni e incontri pubblici, hanno battuto la Saras S.p.A. (Raffinerie Sarde, famiglia Moratti) pronta a trivellare l’oristanese: il TAR Regione Sardegna , poche settimane fa, ha ritenuto il Progetto Eleonora incompatibile con il territorio. I “santuari dell’acqua”, proposta concreta del geologo Ortolani, sono una difesa attuabile e concreta delle fonti di acqua potabile tra Campania e Basilicata, come di quelle poste in tutte le altre regioni, mentre la commovente sollevazione del popolo degli ulivi in Puglia, al grido “Li sfiniremo”, da energia a chi, in Terra dei Fuochi, vuole ancora combattere nonostante il calo fisiologico che un’intensa attenzione mediatica porta inevitabilmente con sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte voci, molti pensieri, molte e diverse prospettive. Non solo quattro regioni a confronto, ma anche quattro forze sociali si sono strette intorno a Georgika per rendere possibile questo dibattito: l’associazione Briganti, il Movimento per la Decrescita Felice di Salerno, Decrescita Felice Social Network e la Cooperativa Sociale di Scampia “L’Uomo e il Legno”, grazie alla quale “Fuoco Nero” dovrà “andare a scuola”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sintesi per immagini del convegno sarà, infatti, proposta alle educative e alle scuole di Napoli perché la controinformazione è l’arma principale, la più potente, soprattutto se usata tra i giovanissimi. Se la Saras distribuisce nelle scuole di Sarroch, dove c’è la più grande raffineria del Mediterraneo, un fumetto in cui il gabbiano Gaby spiega che la raffineria non è pericolosa e se a marzo scorso l’ENI, in Basilicata, si muove sullo stesso binario con lo spettacolo teatrale &#8220;<em>Le insostenibili leggerezze di Ciccio“ </em><em> </em>per educare gli adulti del futuro alla civiltà delle fonti fossili, l’unica speranza che abbiamo è contrastare metro dopo metro ogni iniziativa fuorviante e rispondere con modalità uguali e contrarie. Al nero vanno contrapposti i colori più intensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Servirà? Difficile a dirsi proprio oggi che la Campania di Vincenzo De Luca appare all’Expo di nuovo la terra Felix di un tempo : uno schiaffo in piena faccia a chi ha perso i propri figli e a chi tuttora percorre il calvario di una malattia terminale a causa dell’insalubrità ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Servirà comunque a non essere complici. Se non altro, come ha detto Padre Maurizio Patriciello, servirà a non farci maledire dai nostri figli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gomorra: (R)esistere attraverso gli orti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 19:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_248" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti.jpg"><img class="size-medium wp-image-248" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/orto-amato-lamberti-300x225.jpg" alt="Orto nel fondo rustico e &quot;liberato&quot; Amato Lamberti" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Orto nel fondo rustico e &#8220;liberato&#8221; Amato Lamberti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non convenzionali, pacifiche e profondamente oneste. Queste le armi della Cooperativa (R)esistenza per rispondere alla camorra e alla mala politica locale.</p>
<p style="text-align: justify;">A Chiaiano, a due passi da Scampia e dalla discarica centro di molteplici e deviati interessi, c’è un fondo sano e liberato, dove si coltivano non solo pesche e uva, ma la speranza di cambiare le cose e dove non si seminano solo gli orti, ma un futuro migliore e responsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">E a seminare e coltivare tutto questo sono i ragazzi: i ragazzi della Cooperativa, tutti giovanissimi, che ospitano 6 detenuti in affidamento al lavoro, 3 comunità alloggio per minori e un protocollo col dipartimento di giustizia minorile; i ragazzi di tutta Italia, circa 300, che d’estate si riversano sui meravigliosi 14 ettari del fondo per apprezzare il sapore acre della terra e la gioia della convivialità; e i minori a rischio, spesso figli di camorra, che qui imparano la possibilità di guadagnarsi il pane diversamente, nella terra, infilandoci le mani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi ragazzi, va detto, sono più uomini di tanti altri. Intimidazioni pesanti sono arrivate da chi di Napoli ha pensato di essere padrone: furti di attrezzature agricole per decine di migliaia di euro, fosse scavate a mo’ di tombe all’ingresso del fondo con tanto di immancabili croci; mentre attacchi del tutto incomprensibili – e ingiustificati – sono stati sferrati da chi, invece, la legalità e la voglia di fare avrebbe dovuto sostenerla. Loro sono sempre lì. La presenza costante su quel pezzo di terra attraverso mille attività, la determinazione ad andare avanti qualunque cosa accada, il profondo senso di responsabilità: armi non convenzionali, appunto.</p>
<div id="attachment_249" style="width: 235px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona.jpg"><img class="wp-image-249 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/ciro-corona-225x300.jpg" alt="ciro corona" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ciro Corona, Presidente dell&#8217;Associazione &#8220;(R)esistenza Anticamorra&#8221;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Come non convenzionale è stata la visita al fondo rustico Amato Lamberti, il primo bene confiscato alla camorra, in compagnia di Ciro Corona, 33 anni, presidente della Cooperativa. Ha un anno di tempo, dice, per “cambiare la testa” del figlio di un boss e rubarlo alla criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci proverà facendogli toccare con mano che il futuro è nella terra e nell’armonia del vivere comune, magari spiegandogli che un caffè “alla griglia”, preparato insieme in una cucina da campo, ha una sua specifica ricchezza e che, grazie ad una pianta di peperoncini, si può sempre tornare indietro. O andare avanti, questione di prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna mai dare per scontato e per fissamente predeterminato, il valore che viene attribuito a un orticello. Non è solo ritorno alle origini, recupero del lavoro assurto a nuova dignità perché  contrapposto alle catene di montaggio. Non è solo agricoltura sana, biologica. Non è solo km 0. E non è solo il perno attorno al quale ruota la genuinità e la semplicità delle piccole cose a cui tutti guardiamo con speranza. E’ Libertà. Libertà da tutte le mafie, dalle catene del profitto ad ogni costo, libertà dalla corruzione e dall’illegalità come strumento di agire sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non fu Davide a sconfiggere Golia? Con una sola fionda e un colpo ben assestato. Sarà un orticello, o una confettura di pesche, a sconfiggere la malavita e saranno Ciro Corona e i suoi amici a farlo, se troveranno l’appoggio di tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg"><img class=" size-full wp-image-251 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/nco.jpg" alt="nco" width="280" height="130" /></a>Quindi, se vogliamo sostenere Scampia, che non è solo la Gomorra tratteggiata da Roberto Saviano, ma più di 100 associazioni che si battono per il territorio, se vogliamo che la speranza prenda il sopravvento sulla diffidenza e se vogliamo che la legalità diventi la cultura dominante, facciamo anche noi un “pacco alla camorra”. Io l’ho fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma soprattutto, confidiamo noi per primi nel cambiamento. Lavoriamo per poterlo realizzare e diffondiamo la speranza. Ci sono mille e mille realtà che ci dicono, a gran voce, che possiamo farcela e sono là, proprio dove meno ce lo aspetteremmo. Come nei quartieri malfamati di ogni nostra metropoli. Come alle Vele di Scampia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se volete fare un &#8220;pacco&#8221; alla camorra acquistando i prodotti della cooperativa, potete farlo</em> <em>on line su</em> <a title="Nuovo Commercio Organizzato" href="http://www.ncocommercio.com/it/">http://www.ncocommercio.com/it/</a></p>
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		<title>La plastica sa. E parla.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 16:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/lucidisperanza_mano-225x300.jpg"><img class=" size-medium wp-image-148 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/lucidisperanza_mano-225x300-225x300.jpg" alt="lucidisperanza_mano-225x300" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La plastica può prendere vita. E svariate forme di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo trasformarla in altri oggetti e continuare ad usarla, si sa. Oppure, farla diventare un continente e farle generare nuovi ecosistemi. E questo si sa già meno. Ma pochi intuiscono che possiamo perfino farla parlare e farle dire NO.</p>
<p style="text-align: justify;">Al CNR (Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali) di Portici, nel Napoletano, si sperimenta, per esempio, un insolito versante del riutilizzo della plastica: un “riciclatore incentivante”. E’ una macchina capace di compattare e di trasformare la PET, attraverso una stampante 3D, in oggetti di artigianato locale, come decorazioni per i presepi o cornetti portafortuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche un’idea originale come questa e, per il momento, di limitata applicazione, può aiutare quando si parla di plastica. Perché la plastica si fotodegrada, in mare si smembra grazie anche al movimento meccanico delle onde, ma non si distrugge mai del tutto. È eterna. Prova ne sono le “Isole di Plastica”, che si formano grazie all’ammassarsi dei rifiuti in zone di relativa quiete: le correnti marine si incontrano e creano punti di stasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcuni studi pubblicati nel corso del 2014<a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftn1" name="_ftnref1"><span style="color: #0089c4;">[1]</span></a>, l’isola nota ai più, la Great Pacific Garbage Patch, nel solo Pacifico Orientale raggiunge il peso minimo di 21.290 tonnellate, cioè il peso di 132 Boeing 747 o di 120 balenottere azzurre, il più grande animale esistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Miliardi di minuscoli frammenti plastici, perciò, si conglomerano fino a raggiungere l’estensione di veri e propri nuovi continenti. Ma non solo. Imitando il plancton, diventano cibo per le specie ittiche entrando così anche nella nostra catena alimentare, con conseguenze non ben definite scientificamente, e generano, addirittura, nuovi ecosistemi. La Plastisfera è, difatti, l’insieme delle comunità microbiche che popolano i rifiuti plastici in mare e ancora non è chiaro in che modo interagisca con fauna e flora marine.</p>
<p style="text-align: justify;">Sbaglieremmo, però, a pensare che le Garbage Patches siano solo una realtà oceanica. Già nel 2010, la spedizione denominata “Expedition Med” ha stimato, tramite rilievi effettuati su 40 stazioni analizzate a largo di Francia, Spagna e Nord Italia, che il peso dei detriti di plastica, entro 20 cm dalla superficie dell’acqua, è di circa 500 tonnellate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’estate scorsa, un monitoraggio di Goletta Verde e Accademia del Leviatano su 1700km di “mare nostrum”, ha evidenziato una situazione oltremodo preoccupante<a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftn2" name="_ftnref2"><span style="color: #0089c4;">[2]</span></a>, tale da farci ipotizzare, in un futuro non troppo lontano, che anche da noi possa formarsi un’isola in plastica e che non sia astruso sostenere che la composizione stessa delle nostre sabbie si stia conseguentemente alterando. Come si può facilmente intuire, ripulire disastri di tale portata significa affrontare costi immani: si stima (Università dell’Oregon) che sia necessaria una quantità di energia, quindi ancora una volta petrolio, pari a 250 volte la massa dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione, come sempre, è a monte del problema. Produrre meno rifiuti, smaltirli correttamente e, quando possibile, riutilizzarli. La plastica parla da sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei luoghi di camorra (Casal Di Principe, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa), il buio dell&#8217;inverno è stato rischiarato da “Luci di Speranza”: 50.000 bottiglie di plastica, raccolte da associazioni, volontari e scuole, sono state riciclate e trasformate in opere d’arte da Giovanni Pirozzi. Contro le imponenti e dispendiosissime luminarie delle grandi città turistiche, le Luci di Speranza hanno dato coraggio a territori sviliti dalla malavita e martoriati da roghi e tombamenti di rifiuti tossici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/cigno-pet1.jpg"><img class=" size-medium wp-image-152 alignright" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/cigno-pet1-225x300.jpg" alt="cigno pet" width="225" height="300" /></a>Un grandioso presepe ha ingentilito la piccola piazza di Casal di Principe con i suo cigni di PET e ci ha fatto accarezzare il sogno di un esistere differente, una vita dove perfino la plastica si anima e diventa il simbolo del riscatto. La plastica ha parlato e ha detto NO. Ed è stato il NO più commovente, la risposta più silenziosa e più assordante al sistema che dei rifiuti fa merce e della vita una nullità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può vivere diversamente, la plastica lo sa.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta, ovvio, è sempre la nostra: possiamo inondare il mondo di spazzatura e morirci dentro. Possiamo alterare tutti gli equilibri naturali e portare all’implosione il nostro pianeta. Oppure, possiamo provare a vederla da altre angolazioni. Possiamo immaginare e creare una realtà che ci somiglia di più.</p>
<p style="text-align: justify;">E per renderla migliore, possiamo provare a farli parlare i rifiuti. Non ci vuole così tanta fantasia. Ascoltandoli bene, ci direbbero molte cose intelligenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftnref1" name="_ftn1"><span style="color: #0089c4;">[1]</span></a> dalla Sea Education-Woods Hole Oceanographic Institution e dalla School of Oceanography dell’ Università di Washington</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/la-plastica-sa-e-parla/#_ftnref2" name="_ftn2"><span style="color: #0089c4;">[2]</span></a> nell’Adriatico ci sono 27 rifiuti galleggianti per kmq, in maggioranza plastica; 26 nel Tirreno, con altissima concentrazione (150/kmq) lungo la costa di Castellammare di Stabia; meglio il Mar Ionio, favorito dalla sua posizione geografica.</p>
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		<title>Addio a Federico Bisceglia, il ragazzo che amava la Verità</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2015 11:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[terra dei fuochi]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_86" style="width: 235px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/marfella_bisceglia.jpg"><img class="wp-image-86 size-medium" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/marfella_bisceglia-225x300.jpg" alt="marfella_bisceglia" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il Dott. Antonio Marfella, Caivano, accanto all&#8217;Ulivo dei Giusti</p></div>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Era un ragazzo diretto, Federico Bisceglia. Un magistrato competente, un professionista coraggioso e un oratore in gamba, ma era sempre e solo un ragazzo.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">E’ morto in una notte di fine febbraio, in un tragico e poco chiaro incidente stradale, mentre viaggiava nella sua Calabria. In Campania esercitava la sua professione e per la Terra dei Fuochi, tra le altre indagini, si batteva.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">“La verità si difende da sola”, ha detto ieri Padre Maurizio Patriciello durante la messa celebrata per ricordarlo. Non sempre, purtroppo. La verità ha, invece, bisogno di uomini come il giudice Bisceglia per essere snidata e compresa, ha necessità costante di uomini che ne avvertano la sete e che non abbiano paura di guardarla in faccia.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">A Caivano, nella Chiesa di S. Paolo Apostolo, al Parco Verde, dove si consumano storie di ordinario degrado, c’erano tutti quelli che qui, tra Fuochi e Veleni, lo avevano conosciuto e amato: comitati territoriali, mamme guerriere, medici impegnati, privati cittadini. </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Si sono uniti ad un sacerdote eccezionale nel dirgli addio e nel ringraziarlo per essere stato un esempio di straordinaria passione nel compiere, semplicemente, il proprio dovere.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Ed è questo che stupisce, oggi, di uomini come Federico Bisceglia: la determinazione e l’amore nel fare “solo” il proprio lavoro. Tutti i giorni, contro tutti. </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">In una realtà che premia l’ipocrisia e mitizza l’arrivismo, la morte di un ragazzo con gli occhiali, dal forte accento del sud, che stigmatizza con forza le devianze e la pochezza delle istituzioni, non solo fa notizia, ma sgomenta. Non per i dubbi e le domande che suscitano le circostanze in cui si è verificata, ma per la desolazione e il vuoto che lascia in chi a questa terra è legato e da questa terra si sente, in qualche modo, tradito.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Ci difendeva, Federico, a spada tratta. Si schierava con i giusti e davanti al Tempio si indignava con forza: i bambini non si toccano. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">In chiesa, tra telecamere e macchine fotografiche, fra tante persone commosse e le parole dolcissime di un prete traboccante amore per la sua terra e per la sua gente, due ulivi: per Federico e per Fortuna, morta tragicamente a sei anni in una squallida storia di violenza al Parco verde e per la quale il giudice Bisceglia pretendeva giustizia. In un vaso la Campania, nell’altro la Calabria.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">I combattenti della Terra dei Fuochi hanno silenziosamente depositato un pugno di queste terre martoriate sulle radici degli alberelli, giovanissimi, come le vittime che queste stesse terre hanno mietuto, mentre un lungo applauso partiva dalle navate quale ultimo saluto a chi, ora, la Verità la contempla da vicino.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">“Restiamo uniti” sono le parole conclusive di un’omelia che è stata una carezza. Un appello ai gruppi e ai comitati che ora, dopo anni di guerriglia pacifica con le istituzioni, si sentono stanchi e affaticati dalla mancanza oggettiva di risultati apprezzabili. La politica ci ignora e ignora le proprie responsabilità. Con le Regionali alle porte, le vittime da inquinamento ambientale non esistono o sono solo argomento da palco elettorale.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">La morte di un magistrato, che di queste vittime perorava la difficilissima causa, è tanto più assurda da accettare quanto più si comprende che i tempi della giustizia terrena saranno straordinariamente lunghi. </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">La morte di un ragazzo pulito, che faceva solo il proprio lavoro e lo faceva bene, è tanto più drammatica quanto più paragonata al deserto morale che c’è.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;">Ma la morte di Federico Bisceglia è anche un fiore, anzi, una piantina di ulivo. Affonderà le sue forti radici in questa terra svilita e la renderà fertile. Perché certe vite e certi uomini hanno il potere di essere nutrimento per la loro epoca e perché il seme della giustizia, una volta gettato, non può che portare molto frutto e tanta, tantissima, speranza. </span></p>
<p><em>Miriam Corongiu</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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