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	<title>Georgika &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Terre dei Fuochi. E di Vita.</description>
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		<title>LA MATERNITA’ NON VA MAI IN VACANZA</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 15:52:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[femminismo]]></category>
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		<category><![CDATA[autobiografia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;La maternità non va mai in vacanza&#8221;. Fu questa frase lapidaria di mio padre a suggellare l&#8217;idea, che iniziavo a temere, che io ormai esistevo innanzitutto in funzione di quel piccolo fagottino che da sette mesi era entrato nella mia vita. Era bellissimo, col viso tondo e luminoso come un piccolo sole, io lo adoravo, ma allo stesso tempo non [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;La maternità non va mai in vacanza&#8221;. Fu questa frase lapidaria di mio padre a suggellare l&#8217;idea, che iniziavo a temere, che io ormai esistevo innanzitutto in funzione di quel piccolo fagottino che da sette mesi era entrato nella mia vita. Era bellissimo, col viso tondo e luminoso come un piccolo sole, io lo adoravo, ma allo stesso tempo non ne potevo più: mangiava poco e spesso e non dormiva mai, praticamente mai. Ogni ora piangeva e, come unica detentrice del suo sostentamento, era scontato che potessi occuparmene solo io.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui nato a gennaio, io tornata a lavoro ad aprile con un incastro di orari ed impegni al millisecondo, finalmente salutavo come un&#8217;oasi da miraggio l&#8217;arrivo delle ferie ad agosto e vagliavo coi miei genitori opzioni di svezzamento che mi liberassero da questo incastro continuativo che mi faceva sentire imprigionata. &#8220;La maternità non va mai in vacanza&#8221; fu la frase finale del ragionamento per chiarirmi in definitiva che non avevo più diritto ad ascoltare i miei bisogni, se non nella misura in cui, eventualmente, la cura di mio figlio ne avesse lasciato tempo e possibilità. Mio figlio, perché ovviamente i figli sono delle mamme, era una scelta che nessuno mi aveva imposto e che perciò ancor più implicava una condotta coerente a tempo indefinito, senza contemplare alcun limite di tempo ed energia. Del resto mio marito collaborava, cioè accettava abbastanza di buon grado che si fosse ridotto il tempo dedicato a lui, al cucinare manicaretti, a lucidare la casa, a farmi bella: cosa potevo chiedere di più, considerato che la maternità non va mai in vacanza?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi avevano tenuta sui libri a studiare fino alla laurea a 22 anni perché era importante per costruirmi la vita che volevo, per ritrovarmi poi a 24 anni con un&#8217;altra vita generata da me che era diventata l&#8217;unica per la quale potersi lecitamente chiedere cosa voleva. L&#8217;avrei cresciuta per 22 anni, affinché completasse ciò che serviva per avere la vita che voleva e poi magari dopo un paio d&#8217;anni tutto sarebbe stato messo da parte, per dare spazio esclusivo alla generazione successiva? Un rapido calcolo mi mostrava che l&#8217;equazione era carente in convenienza e ragionevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste chi nasce. E continua ad esistere anche chi l&#8217;ha fatto nascere.  L&#8217;obiettivo non può essere annullare una delle due esistenze, ma è trovare un equilibrio che consenta ad entrambe le vite di essere ciò che vogliono diventare. Per fortuna le donne della famiglia, innanzitutto mia suocera, hanno compreso il punto di vista da donna e genitrice e quando l&#8217;anno dopo, fra le critiche mosse al delegare, si è ripresentata la fatidica frase &#8220;la maternità non va mai in vacanza &#8221; non sono rimasta ad incassare in silenzio quella che volevano propormi come una verità assoluta. Mi sono presa e ripresa il mio spazio d&#8217;espressione, in cui prioritario era avere non l&#8217;approvazione, ma il rispetto per le mie idee. E da allora quella frase nessuno me l&#8217;ha più ripetuta. Soprattutto io non l&#8217;ho mai più ripetuta a me stessa. E’quello che sul serio ha contato per far crescere mio figlio. E me stessa insieme a lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Antonella Cafora</em></p>
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		<title>Quaderni di campagna: la neve!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 18:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[campagna]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere &#8211; &#8220;Neve&#8221;, Maxence Fermine, 1999 La neve è un&#8217;esperienza davvero insolita qui al sud. Ti alzi una mattina, una delle tante, e aprendo le finestre ti accorgi che quando nevica perfino l&#8217;aria ti appare bianca. Fiocchi grandi come tulle da sposa e leggeri come il cuore dei bimbi all&#8217;aperto&#8230;una meraviglia come [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere &#8211; &#8220;Neve&#8221;, Maxence Fermine, 1999</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La neve è un&#8217;esperienza davvero insolita qui al sud. Ti alzi una mattina, una delle tante, e aprendo le finestre ti accorgi che quando nevica perfino l&#8217;aria ti appare bianca. Fiocchi grandi come tulle da sposa e leggeri come il cuore dei bimbi all&#8217;aperto&#8230;una meraviglia come poche.</p>
<p style="text-align: justify;">E che si fa nelle giornate di neve qui da noi? Si cambiano le regole.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa da fare è raccogliere la neve in apposite ciotoline, mi sembra logico, perché possano essere riposte in freezer e annusate quando l&#8217;inverno sarà archiviato. Poi passeggiare in giardino e nell&#8217;orto, rigorosamente senza i vestiti adatti, perché tornare in casa perfettamente asciutte non ha senso. Infine, fotografare i dettagli di un paesaggio che non si dimentica in regioni assolate come questa&#8230;e allora via alle foglie del nespolo bianche e pesanti fino al suolo, alle purissime panoramiche lunari e a quei dettagli sparsi a caso tra alberi e siepi che sono il racconto più preciso di un clima capriccioso, quello che da tempo coniuga i fiori della prima primavera con il ghiaccio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/piselli_neve.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-480" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/piselli_neve-165x300.jpg" alt="piselli_neve" width="165" height="300" /></a>Il rosa pallido degli albicocchi, lì nel bianco della neve, avrebbe un gran successo al cinema come allegoria del risveglio, ma le gemme quest&#8217;anno sono fiorite prematuramente mentre l&#8217;inverno doveva ancora superbamente dispiegarsi. Non è un buon segno per chi di albicocchi ci vive.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; già la seconda volta che mia figlia vede la neve cadere abbondante, mentre mia madre, fino a pochi anni fa, ricordava solo quella del &#8217;56. Il clima cambia in fretta e noi si fa una gran fatica a stargli dietro. Al contrario, i passi fatti dai grandi del mondo sull&#8217;argomento sono troppo lenti e a noi contadini tocca subire le conseguenze di scelte distruttive per l&#8217;intero pianeta. Ne siamo anche responsabili, però: il 25% delle emissioni di gas serra &#8211; dalle quali dipendono queste alterazioni &#8211; vengono proprio dall&#8217;agricoltura convenzionale, quella supermeccanizzata e dipendente dal petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, come non essere felici di questa spruzzata di zucchero a velo sul tuo mondo: hai una bimba dalle guance arrossate dal freddo che ride felice nelle sue scarpe zuppe.</p>
<p style="text-align: justify;">Torni dentro, prepari per tutti un brodo caldo con le verdure avanzate sul banco delle vendite, perché in campagna non si butta via niente e perché una madre fa sempre così. E&#8217; la sua &#8220;mammitudine&#8221;. E mentre tutto rallenta e la neve sparisce, lasciando solo un gran freddo e un ricordo per sempre allegro, metti le spezie nel vino, qualche biscotto in un piatto e, scrivendo accanto al fuoco, gusti un vin brulè.</p>
<p style="text-align: justify;">La neve è bella. Ma la vita molto di più.</p>
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		<title>Quaderni di Campagna: &#8220;Mio Nonno è Michelangelo&#8221;, libreria per bimbi grandi e piccini</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 17:48:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando è cominciato il viaggio dell&#8217;Orto Conviviale, la piccola azienda contadina che abbiamo tirato su dal niente, avevo già  le idee abbastanza chiare. Avrebbe dovuto essere una via nuova all&#8217;agricoltura, ma soprattutto una via nuova al cuore delle persone. Essere agricoltori, infatti, non è un lavoro qualunque, non può essere una scelta di ripiego nè un modo come un altro [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando è cominciato il viaggio dell&#8217;Orto Conviviale, la piccola azienda contadina che abbiamo tirato su dal niente, avevo già  le idee abbastanza chiare. Avrebbe dovuto essere una via nuova all&#8217;agricoltura, ma soprattutto una via nuova al cuore delle persone. Essere agricoltori, infatti, non è un lavoro qualunque, non può essere una scelta di ripiego nè un modo come un altro per guadagnarsi da vivere. E&#8217; una specie di missione che ha per compito principale, scriveva Masanobu Fukuoka, la &#8220;coltivazione&#8221; delle persone prima che della terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Se era amore quello che tentavo di restituire, ho trovato l&#8217;opportunità  di farlo proprio in pieno campo, nel sole di un&#8217;estate che volge serenamente al suo autunno e nel gelo di un inverno che è sempre anticipo di primavera. In questo avvicendarsi naturale delle cose, nel ritmo ritrovato di una vita che chiedeva a gran voce di essere liberata, ho incontrato tante persone. Siamo forse onde d&#8217;urto in uno spazio acustico striminzito e, per questo, facciamo tanto rumore. Ma preferiamo guardare a noi stessi come un&#8217;eco in una valle, in attesa che il suono emesso ritorni moltiplicato e più potente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho detto &#8220;siamo&#8221;. Non &#8220;sono&#8221;. Come la mia ci sono tante esperienze resistenti e una di queste è quella di &#8220;Mio Nonno è Michelangelo&#8221;. Un nome strano per una libreria per bimbi, ai servizi riservati ai quali, in genere, diamo nomi poco consistenti e provenienti dal mondo dei cartoon. Invece, Maria Carmela Polisi ha scelto già dal primo passo di evocare una vita differente: Michelangelo era il suo papà , Michelangelo è il suo secondo figlio, Michelangelo è la storia di un sogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nella sua libreria si coltivano le persone e, come faccio io con le piantine appena sbocciate, lei riversa il suo amore sui più piccoli nella speranza che, crescendo, diano buoni frutti. E&#8217; la lettura il suo concime, ma attenzione: lei non legge soltanto, lei anima mondi infiniti. Se vi sedeste in cerchio con i suoi bimbi, che sia sul parquet della libreria o sul prato del parco accanto, ad ascoltarla vi ritrovereste catapultati nella vostra cameretta di un tempo, dove i peluche sapevano diventare gli amici di sempre o gli occhi spaventosi nel buio del sonno che stentava ad arrivare. Sentireste perfino di assomigliare un po&#8217; ai vostri figli, immergendovi nel loro universo di sentimenti violenti, di curiosità  accecante e di paure incomprensibili&#8230;un universo giusto, però, dove non esistono differenze e dove Alice trova la sua realtà  ricomposta.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/DSC_1938.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-465" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/10/DSC_1938-300x199.jpg" alt="dsc_1938" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con Maria Carmela tutto diventa colore. Lo dice l&#8217;ambiente che ha saputo creare non soltanto all&#8217;interno della libreria, ma intorno a sè. Esistono genitori attenti che ancora attribuiscono alla formazione un ruolo importante ed esistono luoghi non comuni dove ci si sente ancora sereni, semplicemente perchè solo in quei posti deponiamo le armi e ci sentiamo leggeri. E in un mondo in cui la maggior parte delle persone, anche di cultura medio-alta, non riesce a comprendere un testo base (analfabetismo di ritorno), la lettura diventa una rivoluzione e le attività  ad essa collegata un&#8217;alternativa seria al deserto che c&#8217;è.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, quando Maria Carmela viene a leggere nel mio Orto è una vera festa. Perchè con lei mi sento vicina al cuore di mia figlia Giorgia, il cui nome è tutto il mio mondo, e vicina al cuore della terra stessa. Quando Maria Carmela viene ad aprire i suoi libri colorati, io riprendo il contatto con ciò che custodisco dentro e fuori di me e, lo ammetto, mi sento decisamente molto meno sola.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Quaderni di Campagna</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 17:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[campagna]]></category>
		<category><![CDATA[movimento per la decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[orto conviviale]]></category>
		<category><![CDATA[Rete di Cittadinanza e Comunità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Due anni fa perdevo il lavoro. E ritrovavo me. Cominciavo il viaggio che avrebbe cambiato tutto, quello che mi avrebbe fatto abbracciare la terra, la mia e quella dei Fuochi, la Decrescita Felice e la politica dal basso. In questo lungo percorso che è solo alla sua alba, ho dato corpo a tanti piccoli e grandi sogni negli anni solo [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Due anni fa perdevo il lavoro. E ritrovavo me. Cominciavo il viaggio che avrebbe cambiato tutto, quello che mi avrebbe fatto abbracciare la terra, la mia e quella dei Fuochi, la Decrescita Felice e la politica dal basso. In questo lungo percorso che è solo alla sua alba, ho dato corpo a tanti piccoli e grandi sogni negli anni solo timidamente accarezzati, ho camminato piano tra la gente e dentro me e ho, soprattutto, messo su una piccola azienda agricola: L’Orto Conviviale. Non da sola, ovviamente. Niente di tutto ciò che sono riuscita a fare, anche se riconosco di aver lavorato tanto, l’ho fatto con le mie sole forze. Ho avuto accanto persone che hanno creduto nella mia visione delle cose, che hanno amato ciò che amavo io e che non hanno mollato mai. Prima fra tutte, la mia famiglia e, immediatamente dopo di loro, i miei fratelli nella lotta ambientalista: il Movimento per la Decrescita Felice e la Rete di Cittadinanza e Comunità.<br />
Nasce dunque da questo lento incedere nel mondo e dalla convinzione di aver avuto una seconda chance, la necessità fisica ed emotiva di annotare tutti questi meravigliosi cambiamenti in una sorta di diario, in un racconto semplice che si dipani come un lungo filo di paglia. A 45 anni suonati avere in dono un’altra vita è una gioia che non può rimanere chiusa nel suo cofanetto. Va esibita, in un certo qual modo ostentata, come un diamante alle dita delle ragazze di tanto tempo fa. Solo che qui c’è un unico valore a fare mostra di sè: quello di un sentiero di campagna lungo il quale possiamo cogliere fiori e, talvolta, trovare spine.<br />
“Georgika”, in un certo senso, è già tutto questo. È la mia finestra sul mondo, il mio spazio di analisi. Quando ho perso il lavoro, in attesa di essere buttata fuori dalla mia vecchia vita, questa signorina vestita di fiori e con uno scarabeo verde brillante per collana, mi ha teso una mano e mi ha consolato. Le porto rispetto per questo: non per i contenuti e le soddisfazioni che nel tempo mi ha certamente dato, ma per il rifugio che è stata. Ho sempre potuto contare su di lei. Adesso che tutto è cambiato, lei è sempre qui con me ad aprirmi la strada: accanto alle esperienze sul territorio, alle considerazioni politiche e alle ricerche storiche, ci saranno racconti di un mondo al tramonto &#8211; quello contadino &#8211; al quale mi tengo stretta con tutte le mie forze e che proverò a tenere vivo anche semplicemente parlandone a voi.<br />
Il Quaderno di Campagna è, per gli agricoltori, il registro di tutti gli interventi effettuati nel campo. Un diario, in definitiva, dello scorrere del tempo agrario tra semine e trapianti, cure, andamenti. La mia Georgika accoglierà questi diari, nel tentativo di essere per me la testimone delle mie nozze con il mondo e per voi solo un piccolissimo spazio di speranza. La campagna è il luogo dove ci si ritrova per una gita, dove ci si rifugia per riflettere e perfino per dipingere. Una dimensione, insomma, in cui l’uomo riconosce se stesso prendendo le distanze da tutto ciò che ostacola il suo pieno realizzarsi. Senza pretendere di essere d’esempio a nessuno, i miei “Quaderni di Campagna” racconteranno perciò di un cambiamento possibile e di una piccola realtà ribelle: quella del mio Orto dove tutto comincia ogni giorno e quella del mio cuore dove tutto ancora sa diventare magnifico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em></p>
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		<title>Augusta, la Terra dei Fuochi silenziosa</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 10:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Don Palmiro Prisutto]]></category>
		<category><![CDATA[petrolchimico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>La Sicilia è un’isola sfolgorante, se ne percepisce l’intensità non appena si sbarca a Messina. E’ stato tranquillo il viaggio in auto con la troupe cinematografica che realizza il docu-film “Resistenti”: un vario sonnecchiare e un robusto chiacchierare fino ad Augusta, in provincia di Siracusa, dove ci aspettano Padre Palmiro Prisutto e i suoi. Loro difendono la loro terra tra [...]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Sicilia è un’isola sfolgorante, se ne percepisce l’intensità non appena si sbarca a Messina. E’ stato tranquillo il viaggio in auto con la troupe cinematografica che realizza il docu-film “Resistenti”: un vario sonnecchiare e un robusto chiacchierare fino ad Augusta, in provincia di Siracusa, dove ci aspettano Padre Palmiro Prisutto e i suoi. Loro difendono la loro terra tra Augusta, Priolo Gargallo e Melilli, nota alle cronache come il Triangolo della Morte. Un nome che dice tutto.</p>
<div id="attachment_442" style="width: 870px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0022.jpg"><img class="size-large wp-image-442" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/DSC_0022-1024x681.jpg" alt="Augusta, Polo Petrolchimico" width="860" height="572" /></a><p class="wp-caption-text">Augusta, Polo Petrolchimico</p></div>
<p style="text-align: justify;">E’ di un polo petrolchimico che raccontiamo stavolta, un mostro al quale sono stati sacrificati 30km di costa fascinosissima, di storia e di cultura. Al vederlo, ci si spiega perché chiamino “cattedrali nel deserto” questi insediamenti industriali: intorno alle centinaia di ciminiere, alla faccia ferrosa di un gigante che solo apparentemente dorme e alle mille luci che di notte lo rendono una stazione lunare, c’è solo un gran senso di solitudine e di degrado. Le rovine dell’antica Megara Hyblea, fondata nel 750 a.C. dai Greci in cerca di una nuova vita, sono lì, a pochi passi da un disastro ambientale come pochi e così abbandonate a se stesse da preconizzare il futuro di una piana già dimenticata. Un mare bellissimo e pescoso ospita piattaforme petrolifere dai nomi evocativi e lunghi tentacoli di raffinerie: circa 15 anni fa, livelli di mercurio 20.000 volte superiori alla norma lo colorarono di rosso, come in Sardegna, a Porto Scuso. Tra cardi e acacie selvatiche che solo timidamente nascondono le industrie, pascolano indolenti alcune mucche e si coltiva biologicamente. A pochi chilometri case, gente, vite comuni.<br />
Il petrolchimico è una Cattedrale contro una piccola Chiesa. Don Palmiro, un uomo profondamente buono e schivo, ha già pagato sulla propria pelle il costo di una vita all’ombra di quel mostro e non può lasciare che i suoi concittadini continuino a essere carne da macello. Lui parla. Parla ai parrocchiani, ai suoi studenti, ai suoi confratelli e anche per lui, purtroppo, si ripete il clichè della derisione, quando non delle minacce. Perfino la sua Famiglia, quella in Cristo, gli si schiera contro e ne tenta la rimozione: il Vescovo, al contrario del Parroco, ama il silenzio. Ma Don Palmiro resiste: contro i numeri agghiaccianti che vogliono morto un augustano su due nei prossimi anni, contro i voltafaccia dei compaesani che guardano al petrolchimico come ad un faro nella notte dell’endemica disoccupazione siciliana e perfino contro la Chiesa locale, lui va avanti. E con lui un pugno di donne e uomini che non possono rimanere fermi ad aspettare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Guerriere_1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-443" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/Guerriere_1-1024x681.jpg" alt="guerriere_1" width="860" height="572" /></a><br />
Sulle magliette che ha fatto stampare il migliore di loro, Carmelo Miano, si legge: “Se dovessi morire di cancro, sarebbe un omicidio”. Già nel 2001 uno studio del OMS prova che nell’area di Augusta – Priolo si registrano eccessi di mortalità significativi &#8211; per patologie polmonari negli uomini &#8211; nelle zone più vicine al petrolchimico. Ma è solo il principio: è un’escalation di notizie terrificanti fino alle ultime dichiarazioni del Dott. Madeddu, direttore del Registro Tumori di Siracusa-Messina-Catania, che nel 2015 definisce “incontrollabile” il tasso di mortalità per tutti le neoplasie nei prossimi 40 anni.<br />
Di cancro, purtroppo, muore anche Carmelo. Indossano le sue magliette durante le manifestazioni pubbliche che mai radunano grandi folle e in quelle occasioni in cui, per fortuna, possono gioire del corso della giustizia. Sotto la discarica CISMA, a Melilli, pochi giorni prima del nostro arrivo, un sit-in degli attivisti sugella l’arresto di 14 presunti assassini responsabili dello smaltimento illegale di rifiuti tossici: “ricette” le chiamavano, le misture abominevoli in cui mescolavano a calce e ad altri inerti i rifiuti che avrebbero dovuto essere codificati in ben altro modo. Così allegramente confezionati, venivano bruciati nel vicino inceneritore della Gespi.<br />
Sono queste le pennellate principali del mio dipinto siciliano. L’ultima è quella nota ai più, quella buia e fosca dell’elenco dei “caduti” per inquinamento che il Don fa ogni 28 del mese, alla fine della messa. Più di 900 nomi e professioni: impiegati, casalinghe, studenti, bambini, operai, professionisti. Il cancro non guarda in faccia a nessuno, non importa che si lavori nel petrolchimico o meno. Basta viverci accanto. E a chi continua a dire che il nesso di causalità tra ambiente e salute è labile, tocca venire in questi luoghi di morte per rendersi conto che tutte le cause che determinino, anche in maniera opaca, terribili malattie, malformazioni e alterazioni genetiche come ad Augusta, vanno rimosse senza perdere un solo attimo di tempo.<br />
Oltre lo scempio e il disastro, rimangono gli attivisti, i cittadini che non si stancano di lottare e rifuggono il silenzio come l’immobilismo. Di elenco voglio farne uno anch’io, per ricordare che c’è chi non si arrende e per dare dignità a chi spesso viene abbandonato, deriso, minacciato:</p>
<p style="text-align: justify;">Don Palmiro Prisutto</p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro Riera<br />
Cinzia Di Modica e suo figlio Alessio<br />
Lina Iannello e la piccola Chiaretta<br />
Cosimo e Lucia Rapisarda<br />
Giusi Palmi<br />
Maurizio Di Grande<br />
Angela Passarello<br />
Giusi Nanè</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti loro soffrono, hanno sofferto. Nessuno di loro molla. Tra cardi ed acacie selvatiche, non ci sono solo le ciminiere, ma santuari in cui la gente si raccoglie con speranza come l’ “Adonai”, “Mio Signore”: davanti ad un mare che rimanda a genti antiche, io che non ho fede non posso che guardare al Cielo e cogliere in Don Palmiro e nei suoi un frammento di specchio. Quello che riflette con coraggio un Amore che dissolve la storia e ne cancella la disumanità.<br />
<em>Miriam Corongiu</em></p>
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		<title>L&#8217;alba oltre la finestra</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2016 17:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>C’è una finestra nella vita di tutti che è aperta sul mondo. È ampia, dai vetri tersissimi e con lunghe tende bianche mosse costantemente dal vento. È il sole quello che vi si vede attraverso, uno splendido, caldo, sole invernale, di quelli che si riverberano sulla neve scintillando. Solo portando la mano agli occhi, riusciamo a scorgere una sfumatura di [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">C’è una finestra nella vita di tutti che è aperta sul mondo. È ampia, dai vetri tersissimi e con lunghe tende bianche mosse costantemente dal vento. È il sole quello che vi si vede attraverso, uno splendido, caldo, sole invernale, di quelli che si riverberano sulla neve scintillando.<br />
Solo portando la mano agli occhi, riusciamo a scorgere una sfumatura di verde che non ci è più familiare: un verde brillante che ricorda prati antichi e mai violati, il verde intenso di una natura benigna e sgargiante in ogni sua manifestazione. E su quei prati bambini…bambini tra orti piccoli e ordinati, curati nel dettaglio, dove gli adulti ricostruiscono un amore spezzato dall’avidità. Bambini tra foreste altissime e mai ferite dalla stupidità dove uomini e donne semplici, dall’aspetto ancestrale, ancora vivono felici di niente. E bambini sulle rive di fiumi tranquilli, dalle acque limpide come il cielo che riflettono, dove i sassi aspettano la storia per poterla insegnare a chi li ascolterà.<br />
Oltre quella finestra c’è un mondo, nuovo e dimenticato al tempo stesso. È il mondo che ogni anno speriamo di vedere e costruire, il desiderio della mezzanotte, l’incanto che crediamo appartenga alle nuvole. E invece, quel mondo non è una proiezione: è già realtà. Credete che immaginare sia un’attività che appartenga ai sogni? Credete che il futuro sia materia da banchi di scuola? Che avere i piedi per terra significhi sprofondarceli fino a rimanere immobili e diventare apatici? No…immaginare è, al contrario, il verbo che solo al futuro può essere coniugato e la terra è ciò che ci sorregge, non ciò che ci ancora alle nostre vuote abitudini intellettuali.<br />
Ciò che la vostra finestra vi mostra non è un esercizio di fantasia: è ciò per cui lavorare ogni giorno. Nel momento stesso in cui credete di poter volare, vi librate già leggeri nell’aria e quel mondo che pensavate avesse forma solo nella vostra mente, diventa all’improvviso argilla morbida tra le vostre mani. L’unico ingrediente che vi è richiesto è un po’ di coraggio. Coraggio di capire che il viaggio comincia con il movimento lento e cadenzato dei propri piedi, senza aspettare folle oceaniche al nostro fianco.<br />
Dicono che il coraggio sia la capacità di controllare la paura. È vero, ma solo in parte. Il coraggio è il desiderio intensissimo di far deflagrare il cuore: è, a conti fatti, il lavoro incessante che si fa per vedere oltre il pallore di una società ormai esangue. È l’impegno quotidiano necessario a mettere su mattoni di case che ci somiglino e che ci lascino abbastanza spazio per respirare liberi. È la forza di sapere che tutto dipende da noi. E non è facile saperlo. Ma si impara.<br />
Perciò, questa mezzanotte ormai incombente non trascorretela sperando. Pensate all’alba che vedreste dalla vostra finestra e a cosa potreste fare per renderla ancora più sfolgorante. Immaginate il vostro futuro come un piccolo orto dove gli adulti coltivano sé stessi e il mondo, mentre tanti bambini aspettano solo di coglierne i frutti senza doversi fare carico di rimediare agli errori dei loro padri. Guardate alla terra soltanto come all’eterna possibilità di rigenerarvi e a qualunque latitudine, ogni giorno, saprete che il vostro viaggio immaginario ha un’incredibile caratteristica: può essere percorso solo da persone un pizzico coraggiose e molto, molto reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Miriam Corongiu</em><br />
<em>Fonte foto in evidenza: www.carlosdmeda.com</em></p>
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		<title>Terra dei Fuochi: il Progetto Veritas al tempo dell’inganno universale</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 20:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Terra dei Fuochi non è solo un lembo di terra strappato al paradiso e tramutato in inferno. È una fucina di idee, un grande laboratorio di pensiero. È qui che, facendo di necessità virtù, si sperimentano nuove strade: per sopravvivere, per compiere scelte capaci di futuro, per dimostrare che la barricata non è mai ferma. Si sposta continuamente in avanti.<br />
Il Progetto Veritas, che in Terra dei Fuochi nasce, mette insieme medici affermati e cittadini comuni per dimostrare che, dal basso, si può tutto. Perfino arrivare a quei risultati che richiederebbero mezzi imponenti per essere raggiunti e ai quali la politica, indifferente quando non volutamente assente, sembra proprio non voler pervenire.<br />
“Un gruppo di cittadini onesti e risoluti”, direbbe Margareth Mead, quelli della Rete di Cittadinanza e Comunità, hanno messo insieme l’Università Federico II di Napoli, un oncologo di fama internazionale (il Prof. Antonio Giordano dello Sbarro Institute di Philadelphia), attivisti ambientalisti, cittadini comuni e perfino artisti, per poter effettuare test tossicologici su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi e mapparne il sangue allo scopo di verificare la presenza di agenti inquinanti. Si intende misurare il livello di intossicazione della gente tra Napoli Nord e Caserta Sud e lo si farà in maniera del tutto indipendente.<br />
I costi dei test di laboratorio verranno economicamente sostenuti tramite crowdfunding sul web, spettacoli e varie iniziative sul territorio: una grande raccolta fondi, insomma, che rimane lontana dalle questue istituzionali e soprattutto dalle ombre della politica. I test saranno effettuati gratuitamente da un grande staff di medici della storica università napoletana e lo studio finale di biomonitoraggio condotto – e sempre senza compenso – dal Prof. Giordano negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Progetto Veritas" href="http://https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=fGaAGIGKFNI">Progetto Veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio migliore di resilienza non c’è. Un popolo che soffre, davanti alle mistificazioni e alle inadempienze della politica locale e centrale, decide di fare da sé e di riscrivere la storia. Si riorganizza, unisce la proposta alla protesta, si dota di strumenti che sembravano appannaggio solo dell’establishment e resiste, adattandosi con successo ai cambiamenti, cercando esso stesso di produrne di altri e positivi. Cerca la verità. Per riconsegnarla alla gente.<br />
In tempi di referendum costituzionale, del grande inganno che potrebbe portarci all’autarchia elettiva, è doppiamente corretto parlare di resistenza. Dire NO è, in questi casi, un’affermazione di sé stessi, non il diniego immaturo di chi scuote la testa per partito preso. Resistere è attivare un enorme sistema frenante e progredire al tempo stesso: la barricata che, per l’appunto, non rimane mai ferma, che si espone al fuoco nemico. Resistere è impedirsi di cedere all’abbrutimento e al silenzio, alla superficialità e perfino alla facilità. Nessun obiettivo di peso si raggiunge in fretta, nessun cambiamento è figlio della velocità.<br />
È questa la lezione che abbiamo imparato nella Terra dei Fuochi. Sappiamo perfettamente di avere davanti una strada ancora lunghissima e piena di ostacoli, alla scoperta di noi stessi e dei nostri limiti, ma ci proiettiamo verso scelte capaci di futuro e resistiamo sul territorio avanzando continuamente. Sono queste le rivoluzioni di successo, quelle combattute sognando e radicando i sogni nello spazio e nel tempo. E il nome del nostro ultimo progetto, “Veritas”, non è una scelta casuale. Perché è noto: “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”<br />
<em>Miriam Corongiu</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se anche voi volete partecipare al Progetto Veritas e prendervi cura del futuro, potete donare su <a title="Progetto Veritas - Raccolta Fondi" href="http://https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas">https://www.meridonare.it/progetto/progetto-veritas</a></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte foto in evidenza: Mauro Pagnano</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato sul sito nazionale del <a title="Movimento per la Decrescita Felice" href="http://http://decrescitafelice.it/2016/12/terra-dei-fuochi-progetto-veritas-al-tempo-dellinganno-universale/">Movimento per la Decrescita Felice</a></p>
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		<title>Miriam Corongiu: cambiare non è facile, ma si può fare</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 21:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ll sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice ha voluto intervistarmi e così mi sono raccontata un po&#8217;. Io e la mia terra: pezzi di vita, un amore senza fine. http://decrescitafelice.it/2016/10/miriam-corongiu-cambiare-non-facile-si-puo/ Abbiamo intervistato Miriam Corongiu, nostra attivista nel sud Italia. Miriam è una donna molto caparbia e gentile e di fronte ad un lavoro perso non si è data [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>ll sito nazionale del Movimento per la Decrescita Felice ha voluto intervistarmi e così mi sono raccontata un po&#8217;. Io e la mia terra: pezzi di vita, un amore senza fine.</p>
<p><a title="Miriam Corongiu: cambiare non è facile ma si può fare" href="http://decrescitafelice.it/2016/10/miriam-corongiu-cambiare-non-facile-si-puo/">http://decrescitafelice.it/2016/10/miriam-corongiu-cambiare-non-facile-si-puo/</a></p>
<div class="mav_thumbnail"></div>
<p><em>Abbiamo intervistato Miriam Corongiu, nostra attivista nel sud Italia. Miriam è una donna molto caparbia e gentile e di fronte ad un lavoro perso non si è data per vinta ma ha rivoluzionato tutto quanto aveva intorno. In meglio. Con fatica ma in meglio.</em></p>
<ol>
<li><em><strong>Come è nato il tuo avvicinamento al lavoro agricolo? Prima che lavoro svolgevi?</strong></em></li>
</ol>
<p><em>Nella mia vita non ho mai pensato nemmeno una volta di poter fare la contadina! Ho sempre lavorato in contesti aziendali medio-grandi, da ultimo nell’Ufficio Tecnico di una compagnia di navigazione a Napoli. Vivo in campagna da circa 10 anni, ma solo da 4 ho ripensato il mio esistere: più o meno da quando ho incominciato ad interessarmi di decrescita felice e ho rielaborato il mio rapporto con la terra.</em></p>
<p><em> </em></p>
<ol start="2">
<li><em><strong>Come ti sei sentita nel passaggio tra il vecchio stile di vita e quello attuale?</strong></em></li>
</ol>
<p><em>Smarrita…ma anche estremamente libera. Non è facile cambiare sistema, abitudini, prospettive. La prima cosa che mi è sfuggita per un po’ dopo il licenziamento, per esempio, è stata la gestione del tempo. La mia vita era così incardinata tra le lancette di mille orologi che, quando ho potuto rallentare il passo, ho avuto qualche difficoltà a riorganizzarmi. Ma c’è voluto poco per assaporare la libertà. Anche se adesso tutto è estremamente faticoso, posso scegliere quando fermarmi a riprendere fiato oppure quando darci dentro e sfinirmi. E’ uno dei ritrovati piaceri della vita a cui ripenso spesso durante il giorno. Il lunedì, per esempio, non è più così traumatico e la domenica pomeriggio sempre piacevolmente lenta e serena.</em></p>
<p><em> </em></p>
<ul>
<li><em><b><strong>Come riesci a mettere insieme il pranzo con la cena e a far fronte alle diverse spese che una normale famiglia ha?</strong></b></em></li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<p><em>Al momento percepisco la cosiddetta NASpI, l’indennità di disoccupazione prevista dal Jobs Act. Ancora per poco, però. Il progetto di azienda agricola a cui stiamo lavorando è in start-up e non guadagniamo molto, ma abbiamo puntato sull’accoglienza e sulla genuinità come valori aggiunti: cerchiamo di parlare con le persone, di far capire loro che si può vivere diversamente, che un percorso di libertà coincide con quello della responsabilità. Li portiamo nell’orto perché sentano il contatto con la terra e perché capiscano che c’è un tempo per tutto. Le persone sono contente di queste piccole esperienze perché appartengono ad un passato che ricordano a stento, ma che per loro è stato fonte di gioia. Si fermano con noi e tornano sempre. Quindi ci sentiamo pieni di speranza per il futuro: conosciamo la nostra direzione. Per quanto riguarda pranzo e cena, chi vive in campagna e ha qualche animale…beh, di fame non morirà mai. Per il resto, risparmiamo e fabbrichiamo molte delle cose che ci servono oppure dei doni che facciamo nelle ricorrenze.</em></p>
<p><em><strong>Mi racconti una tua “giornata tipo”?</strong></em></p>
<p><em>In realtà, ho molte giornate tipo!!! E sono un po’ diverse a seconda che sia estate o inverno, perché il mio lavoro segue il ritmo delle stagioni. Anche se è mio marito a svolgere la maggior parte del lavoro in campagna, tra orto e frutteto, io ho imparato a prendermene cura: quindi spesso imbraccio la zappetta per il diserbo manuale, mi occupo della semina e della messa a dimora delle nuove plantule, raccolgo i frutti quando è tempo. Il grosso del mio lavoro, però, è in cucina perché preparo marmellate, conserve, liquori e altre specialità artigianali. Qui si fanno anche il vino e la birra! Mi occupo di mia figlia, delle pulizie di casa (non ho più la collaboratrice domestica che era necessaria prima), studio intensamente agricoltura…e poi dedico una parte del mio tempo all’attivismo. Faccio parte di MDF, gruppo di Salerno, e mi occupo di inquinamento ambientale in Terra dei Fuochi all’interno della Rete di Cittadinanza e Comunità. Ho un mio blog in cui affronto tematiche legate all’ambiente e alla ecosostenibilità e scrivo per il sito nazionale di MDF. Insomma, il mio tempo dev’essere ottimizzato più di prima, ma ho la libertà di spenderlo come voglio.</em></p>
<p><em><strong>I tuoi familiari come hanno preso la tua scelta di ritornare alla terra?</strong></em></p>
<p><em>Sono stati tutti increduli all’inizio. Mio suocero, l’agricoltore capostipite, una volta mi ha detto: “Ma tu, con quelle mani così piccole…sei sicura? La terra sporca…” Era abituato a vedermi prendere l’auto tutta truccata per andare in ufficio, mi vede ora con i capelli su e gli stivali di gomma. Gli risposi che le cose che sporcano sono altre. Mio marito mi ha incoraggiata moltissimo e a mia figlia non è parso vero di avere la mamma tutta per sé.</em></p>
<p><em><strong>Quali sono state o sono le maggiori difficoltà che incontri?</strong></em></p>
<p><em><strong>Quali sono stati i vantaggi e le soddisfazioni che hai da questo tuo nuovo stile di vita?</strong></em></p>
<p><em>Trovo difficile tutto: lavorare tanto fisicamente, doversi inventare di nuovo la vita a 44 anni, studiare alla fine di una giornata intensa, pochi soldi. E di soldi non ce ne saranno mai tanti perché abbiamo deciso di resistere al mercato più che possiamo…però sono anche tanto felice: questa vita la tengo stretta tra le mani. E’ finalmente mia. Faccio ciò che amo, vedo la natura letteralmente sbocciarmi tra le dita, sto con mia figlia tanto di più. Aver scelto di accontentarsi di pochi soldi, significa anche liberarsi da tante schiavitù.</em></p>
<p><em><strong>Vivi in un territorio molto vicino alla “Terra dei Fuochi”. Come affronti questa situazione? Come proteggi quello che coltivi?</strong></em></p>
<p><em>La Terra dei Fuochi non appartiene solo alla Campania. Aldilà dei territori direttamente interessati da gravi problematiche ambientali, nessuno può sentirsi lontano da tanta sofferenza. Affronto questa consapevolezza lavorando alacremente sul territorio per generare il cambiamento, facendo nel mio infinitamente piccolo ciò che è utile alla pianificazione comune delle attività. Ed è stata questa la svolta più grande nel tornare all’agricoltura: il passaggio mentale da “terra” a “territorio”. Non si può, secondo me, essere contadini senza essere sentinelle del proprio campo. Difendere il mio pezzo di terra significa scendere in strada a rivendicare rispetto per essa, significa raccontare ai bimbi nelle scuole che la responsabilità verso la natura si impara attraverso le piccole scelte di tutti i giorni, significa stare al computer fino a tardi a fare ricerche e a scrivere, significa stare tra la gente e cercare di amarla tanto, anche quando ti costa.</em></p>
<p><em><strong>Cosa si sta facendo per risolvere questa situazione e cosa auspichi perché si risolva?</strong></em></p>
<p><em>Direbbe Enzo Tosti, portavoce della Rete di Cittadinanza e Comunità, che questa è una stagione nuova. C’è stato il tempo delle grandi sollevazioni popolari, come con la marcia dei 120.000 a Napoli nel 2013: ora è tempo di una resistenza diversa, strutturata e consapevole. Cerchiamo di riprenderci il territorio metro dopo metro, tra la gente, dialogando con quelle forze istituzionali disposte ad ascoltare le nostre proposte e combattendo con ogni mezzo quelle che invece fanno orecchie da mercante. A livello locale, chiediamo non solo bonifiche e controllo capillare del territorio, ma che vengano semplicemente applicate le leggi già esistenti, che si guardi ai rifiuti come ad una risorsa (nel 2016 non si può ancora parlare di nuovi inceneritori) e che non vadano perduti i fondi stanziati. A livello centrale, invece, che si lavori per un cambiamento del paradigma economico. E’ ormai chiaro a tutti che Terra dei Fuochi è il frutto di un sistema malato che porta il nome di capitalismo. Stato e Camorra sono solo due termini dell’equazione: il terzo è l’imprenditoria, quella criminale ed irresponsabile, che per profitto distrugge l’ambiente e la salute.</em></p>
<p><em><strong>A chi dice che ritornare alla terra è una illusione ed è troppo faticoso, cosa rispondi?</strong></em></p>
<p><em>Non è assolutamente un’illusione ed è “troppo” faticoso solo per chi non è seriamente intenzionato a incamminarsi su questo percorso. Indubbiamente, però, non è facile. Si può essere agricoltori in molti modi diversi: si può scegliere la via convenzionale, ad alto input chimico, e entrare nelle logiche della grande distribuzione (per fare un esempio) oppure la via contadina e puntare sulla diversificazione delle attività, sull’agricoltura naturale, sulla difesa della biodiversità e, in fin dei conti, sull’amore per la terra. Bisogna, in quest’ultimo caso, studiare tantissimo, parlare con i contadini e con i tecnici, stare mani nella terra e osservare. Vivere di agricoltura si può: personalmente ritengo che non ci si arricchisca, se la si pratica in un certo modo, ma si può.</em></p>
<p><em><strong>A chi, sempre di più, desiderano un’altra vita magari in campagna o comunque più sana sotto ogni punto di vista, cosa consiglieresti di molto concreto di fare?</strong></em></p>
<p><em>Ai cambiamenti bisogna prepararsi: se si desidera un’altra vita, mai smettere di progettarla. Non vale solo per le scelte lavorative, che spesso purtroppo non sono possibili, ma per qualunque direzione si voglia imboccare nel quotidiano. Che riguardi l’alimentazione, l’agricoltura o tanto altro bisogna studiare molto, informarsi correttamente e liberarsi da tutti quei parametri standardizzati che tendono ad imporci un comportamento uniforme. La decrescita felice è stata questo per me: una liberazione. Quando ho cominciato a pensare diversamente, in maniera indipendente, ho scoperto che la rosa delle scelte possibili nella mia vita era infinita. E ho scoperto che se armonizzavo la mia ritrovata libertà con la responsabilità, ritrovavo anche la salute, il senso della partecipazione e quello della relazione.</em></p>
<p><em><strong>Rifaresti tutto quello che hai fatto fino a ora?</strong></em></p>
<p><em>Tornare alla terra è stata la scelta più passionale della mia vita. E chi si pentirebbe mai di una scelta fatta per amore?</em></p>
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		<title>Carissimi ragazzi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2016 15:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[ancona]]></category>
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		<category><![CDATA[Liceo Scientifico Campana]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ai miei nuovi amici della IC, IB e IA &#8211; Liceo Linguistico e Liceo Scientifico “Campana” , Osimo (AN) Carissimi ragazzi, vi scrivo per ringraziarvi dal più profondo del mio cuore per aver scelto il mio blog nell’ambito di “La forza delle idee per la tutela del paesaggio”, una manifestazione che la vostra insegnante di Scienze, la Prof. Bianchini, mi [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ai miei nuovi amici della IC, IB e IA &#8211; Liceo Linguistico e Liceo Scientifico “Campana” , Osimo (AN)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Carissimi ragazzi,</p>
<p style="text-align: justify;">vi scrivo per ringraziarvi dal più profondo del mio cuore per aver scelto il mio blog nell’ambito di <a title="&quot;La forza delle idee per la tutela del paesaggio&quot;" href="https://prezi.com/gjlkfktjigt_/la-forza-delle-idee-per-la-tutela-del-paesaggio/">“La forza delle idee per la tutela del paesaggio”</a>, una manifestazione che la vostra insegnante di Scienze, la Prof. Bianchini, mi ha detto essere stata indetta dal vostro Comune sul tema “La resistenza oggi…”</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se ho fatto della scrittura una delle armi da tenere costantemente affilate per sostenere come posso le battaglie mie e della mia gente, vi assicuro che è molto difficile descrivervi quanto mi avete emozionato con questo bellissimo riconoscimento!!! Si potrebbe pensare che chi decida di difendere la propria terra con le scelte quotidiane, con l’attivismo sul campo o con la penna, riceva automaticamente apprezzamenti e incoraggianti pacche sulle spalle o che provare a fare la cosa giusta sia visto come un esempio di bel vivere. E invece, spesso, accade proprio il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui, in Terra dei Fuochi, o comunque in tutti i territori il cui ambiente sia in grave pericolo, coltivare la consapevolezza e avviare un percorso di responsabilità civile è complicato: si toccano gli interessi di chi dalla distruzione della natura ha tutto da guadagnare, si finisce con lo scontrarsi con l’indifferenza della gente che preferisce rimanere a guardare (quando non ti consiglia vivamente di andare a zappare) oppure ci si deve misurare con una grande sofferenza, come quella delle mamme che qui hanno perso i loro piccoli e che di questa sofferenza hanno fatto la loro più grande fonte di coraggio. Ci si sente spesso soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, leggere il messaggio della Prof. Bianchini che mi mostrava il vostro bellissimo lavoro, mi ha riempito il cuore di gioia e soprattutto di speranza, una speranza che ho portato orgogliosa a tutti i miei compagni di lotta: loro hanno fatto tanto più di me per questa terra che, ne sono certa, “un giorno sarà bellissima”.</p>
<p style="text-align: justify;">E soprattutto sono contenta per una cosa. Voi avete dimostrato a me e a tutti che il web, un blog, i social networks sono una risorsa potentissima, se usati correttamente. Avete giustamente rimarcato, nella vostra presentazione, l’espressione “credere nel valore delle parole”. Scrivere non vuol dire solo raccontare, ma farsi testimoni della verità, denunciare le ingiustizie, porsi a difesa dei più deboli. Le parole possono ferire: noi usiamole per amare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, vi invito ad andare sempre oltre le parole stesse. Siatene all’altezza, perché sono la carne che veste la vostra anima. Che siano sempre ponti tra le persone e mai strumenti per offendere la dignità altrui, perché hanno un ruolo molto più alto che essere scagliate come pietre. Fatevi sempre rapire dalla musica che svelano, perché la bellezza della vita risiede nella meraviglia che i vostri occhi sapranno scorgervi. E soprattutto, rendetele vere con le vostre azioni: traducete in scelte quotidiane le parole che più vi assomigliano. Allenatevi alla coerenza e alla speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se farete qualche passo in questa direzione e tenterete con tutto l’impegno di cui siete capaci di allineare il dire e il fare, allora questa terra, oggi, è già bellissima. Vi prometto che anch’io tenterò con tutte le mie forze di essere sempre all’altezza di ciò che scrivo e sempre cercherò di essere, nel mio piccolo, la sentinella della mia terra, come spero che voi lo siate per la vostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo ringraziandovi ancora tanto. Ringrazio con affetto anche la vostra professoressa che di voi ha tanta stima e che difende il vostro crescere, ogni giorno, con il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Siate sempre belli come vi vedo oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Miriam Corongiu</p>
<p style="text-align: justify;">p.s. a quelli che incautamente mi consigliano di andare a zappare, io rispondo che non è un insulto: è un augurio! Io, che lavoro la terra a mani nude, lo so!</p>
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		<title>Questione di QUORUM</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2016 10:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Miriam Corongiu]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[17 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice social network]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il Referendum del 17 aprile è davvero una dichiarazione d’amore. E non solo per il nostro mare. Siamo chiamati a riprenderci il ruolo centrale nei processi decisionali che ci spetta di diritto e siamo chiamati a fare una scelta capace di futuro. Ci si chiede un gesto, un SI: un SI al rispetto della Vita le cui ragioni dovrebbero essere [...]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Referendum del 17 aprile è davvero una dichiarazione d’amore. E non solo per il nostro mare. Siamo chiamati a riprenderci il ruolo centrale nei processi decisionali che ci spetta di diritto e siamo chiamati a fare una scelta capace di futuro. Ci si chiede un gesto, un SI: un SI al rispetto della Vita le cui ragioni dovrebbero essere sempre il faro dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Decidere che le estrazioni in mare di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa debbano essere fermate allo scadere della concessione e non all’esaurimento dei giacimenti è affermare il desiderio di cambiamento. Questo quesito referendario non è solo una goccia nel mare, per quanto possa sembrare di esiguo respiro: è, nei fatti, il punto di partenza del lungo viaggio verso la necessaria transizione dall’ (in)civiltà del petrolio a quella della riduzione degli sprechi energetici in primis e dell’obiettivo 100% rinnovabili poi. E a giudicare dai chiari tentativi del Governo di boicottare le urne con il costosissimo scorporamento dalle prossime amministrative, dal clamoroso anticipo della data, dall’averci riservato un solo giorno per il voto e dal silenzio stampa con cui ha tentato di condire tutta la vicenda, è anche l’occasione per dimostrare che siamo ancora interessati alle sorti del nostro Paese e che abbiamo tutta l’intenzione di tornare a essere protagonisti della vita politica dalla quale cercano di escluderci a tutti i costi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo possiamo, ma dobbiamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/si-lo-voglio1.jpg"><img class=" size-medium wp-image-376 alignleft" src="http://www.georgika.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/04/si-lo-voglio1-300x293.jpg" alt="si, lo voglio" width="300" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli inviti all’astensionismo proprio all’apertura di un’intera stagione referendaria, vergognosi per un capo di Governo, dovrebbero farci saltare dalla sedia e ci dicono quanto la nostra classe dirigente abbia a cuore l’opinione dei cittadini. Noi della Decrescita Felice crediamo, invece, che la somma di tanti comportamenti virtuosi possa smuovere le montagne e non solo perché alla matematica non si sfugge. Ci crediamo perché riprenderci il nostro ruolo nel mondo, facendo scaturire dall’amore per l’Universo un profondo senso di responsabilità per tutto ciò che ci circonda, significa scegliere ogni giorno da che parte stare. Significa rifiutare la passività e agire concretamente sul territorio, anche incamminandoci verso i seggi elettorali in una domenica di aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">Significa cercare di ristabilire correttamente il vero ordine tra causa ed effetto e gridare all’ingiustizia laddove la rileviamo. L’oro nero affama e uccide le popolazioni che vivono nei distretti petroliferi. In nome del petrolio si scatenano infinite guerre i cui devastanti effetti si ripercuotono non solo dove vengono combattute, ma anche qui dove ci sentiamo più al sicuro. Non è progresso quello che ci costringe a scegliere tra lavoro e salute, non è futuro quello in cui una parte del mondo sfrutta l’altra per potersi approvvigionare di risorse sempre più rare mentre distrugge l’intero ecosistema solo per poter stabilire il primato del più forte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/04/no-triv_3.jpg" rel="attachment wp-att-13804"><img class="alignright size-medium wp-image-13804" src="http://www.decrescita.com/news/wp-content/uploads/2016/04/no-triv_3-229x300.jpg" alt="no triv_3" width="229" height="300" /></a>Voi non credete che tutto questo c’entri con il referendum del 17 aprile? Noi SI.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché siamo con orgoglio le lumache che credono nei piccoli passi e perché sappiamo che ogni cambiamento -che non sia solo di facciata &#8211; richiede tempo e sempre una scintilla da cui far divampare il fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica prossima, perciò, diciamo SI al nostro futuro e dichiariamo con passione il nostro amore per il mare e per la vita. In fondo è, come sempre, una questione di Quorum.</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo pubblicato su <a title="Decrescita Felice Social Network" href="http://www.decrescita.com/news/">Decrescita Felice Social Network</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress/?p=371">Questione di QUORUM</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.georgika.it/wordpress">Georgika</a>.</p>
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